Mancano ancora 123 anni per ottenere la parità di genere in Italia
Presentato a Roma l’Osservatorio “Rita Levi-Montalcini Svimez - W20”, un nuovo strumento di analisi che riconosce l’uguaglianza come leva strategica per lo sviluppo sostenibile del PaeseIeri al Museo MAXXI di Roma si è tenuta la presentazione dell’Osservatorio “Rita Levi-Montalcini Svimez - W20”, un nuovo strumento di analisi e monitoraggio dedicato alle disuguaglianze di genere, che presta particolare attenzione alle comparazioni internazionali e alle differenze territoriali in Italia. L’Osservatorio, nei prossimi anni, raccogliendo dati ed elaborando indicatori, si occuperà di produrre studi e raccomandazioni per orientare politiche pubbliche più eque, riconoscendo la parità di genere come leva strategica per lo sviluppo sostenibile del Paese e per il futuro delle nuove generazioni.
A emergere è stata la riduzione globale dei divari di genere, poiché procede ancora troppo a rilento; resta infatti da colmare il 31,3%. L’Italia, in particolare, si trova a scontare ritardi strutturali, con il lavoro che continua a rappresentare la frontiera più critica, tra occupazione femminile stagnante, part-time involontario e salari che penalizzano le donne in ogni area e qualifica del Paese. A questo, si sommano carriere discontinue e pensioni più leggere del 44%. Le donne sono mediamente più istruite nei Paesi G20, ma faticano a inserirsi nei settori trainanti del futuro, in quanto essendo che l’espansione occupazionale riguarda prevalentemente ambiti e mansioni connesse a discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) e ICT, al loro interno le donne sono storicamente sottorappresentate. In aggiunta, molte di loro vengono inquadrate con un contratto a tempo determinato - una su cinque - con incidenze particolarmente gravi anche nel collocamento nelle fasce reddituali più basse, visto che oltre il 60% dei lavoratori a termine che prendono meno di 10.000 euro annui sono figure femminili. Infine, il part-time involontario nel nostro Paese raggiunge livelli record, con una lavoratrice part-time su due che sarebbe disposta a lavorare a tempo pieno.
Ancora oggi, le donne, specialmente al Sud, si informano meno di politica. A incidere è anche il fattore isolamento dovuto alla scarsa e frammentata partecipazione al mondo del lavoro, che è determinante per la costruzione di reti sociali che siano favorevoli alla nascita di discussioni politiche. Ad informarsi almeno settimanalmente sono il 54,1% degli uomini, contro il 42,5% delle donne.
Penalizzate sono soprattutto le donne del Mezzogiorno, soprattutto della Basilicata, Puglia, Sicilia, Calabria e Campania, dove i tassi di inattività femminile superano quelli di occupazione anche al netto della componente inattiva per motivi di studio.
Oltre le marcate disparità territoriali, la fotografia della situazione femminile risulta fortemente disomogenea in diverse dimensioni. In primo luogo, nel settore dell’istruzione e della salute si è prossimi alla parità, con una percentuale del 95%, mentre nella partecipazione economica si è fermi al 61%, segnalando un divario ancora ampio. Rimane però critico il valore nel potere politico, con appena un 22,9%. Se sommati tutti insieme, questi dati collocano l’Italia all’85esimo posto nel ranking globale; in riferimento alle 19 principali economie mondiali, l’Unione Europea e l’Unione Africana - i Paesi del G20 - l’Italia è all’undicesimo posto, dietro al Brasile e davanti all’Indonesia.
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