Lavorare per sport: un giovane su tre sogna un futuro fra competizioni e trionfi
Con un contributo del 3,4% del Pil europeo, il settore sportivo smette di essere solo una questione di agonismo e diventa un comparto strategico con forte incidenza nel sistema produttivoL’industria dello sport in Europa si conferma ogni giorno un motore economico e occupazionale non indifferente, capace di offrire innovative dinamiche digitali e ridefinire continuamente il rapporto tra competizioni, tecnologia e finanza.
Il settore sportivo infatti non è più solo una questione di agonismo, ma può essere definito un vero e proprio comparto strategico con forte incidenza nel sistema produttivo, in quanto contribuisce ad oggi al 3,4% del Pil dell’Unione europea.
Con 1,6 milioni di persone occupate nel mondo sportivo (2024), all’interno di quest’ultimo si è registrata una crescita del +6,5% su base annua, diventando una delle principali attrattive per le nuove generazioni. L’ente indipendente britannico per l’orientamento professionale The Careers & Enterprise Company ha individuato come tra gli studenti che iniziano la scuola secondaria a 11 anni, ad avere tra le proprie ambizioni di carriera il settore sportivo è il 29%; seguono le professioni legate al mondo dell’arte e della musica (19%) e la cura degli animali (15%). È importante, inoltre, specificare come questa percentuale non nasconda solo desideri e ambizioni, ma sia la fotografia di un mercato reale che assorbe continuamente nuovi giovani talenti giovani, con oltre un terzo dei lavoratori totali che ha tra i 15 e 29 anni.
Secondo i più recenti dati di Eurostat, nel 2023 in Europa erano circa 1,55 milioni le persone impiegate nel settore sportivo, pari allo 0,76% dell’occupazione totale. L’anno dopo tale numero è aumentato raggiungendo circa 1,6 milioni di occupati, con un trend in crescita del +6,5% su base annua, avviato a seguito della pandemia. La fisionomia del comparto sembra in aggiunta mutarsi sempre più rapidamente, allontanandosi dallo stereotipo del campo di gioco per abbracciare strutture aziendali complesse. La spinta maggiore porta verso la qualificazione professionale, che crea lavoro autonomo e offre posti di lavoro alle donne, che hanno raggiunto nel 2024 una copertura record di 721.100 unità. Secondo le previsioni questi dati nel corso dei prossimi anni sono destinati a crescere ulteriormente.
Il principale motore di questi mutamenti è la tecnologia, che agisce da acceleratore, mutando lo sport in un ecosistema dominato da marketing a finanza, fino a data, media e operations. Secondo lo Sports Business Journal, il settore agonistico presenta sotto ogni punto di vista la complessità di una multinazionale, dove la gestione dei dati si conferma una funzione vitale quanto l’allenamento fisico. Sotto questa prospettiva, oggi, il confine tra sport e finanza digitale si fa sempre più sottile, generando figure professionali, delle quali solo fino a pochi anni fa non ce n’era traccia.
“Il cambiamento che stiamo osservando — afferma Davide Renna, uno dei principali sport trader professionisti a livello europeo — non riguarda solo le professioni, ma il modo in cui le nuove generazioni si avvicinano al lavoro. C’è una crescente attrazione verso ambiti che uniscono dati, tecnologia e capacità decisionale. Anche nel mondo dello sport, sempre più spesso, non si tratta solo di passione ma di competenze legate all’analisi, alla gestione del rischio e alla lettura degli scenari”.
L’evoluzione sportiva, che coinvolge l’innovazione tecnologica e definisce costanti nuovi modelli di business digitali, fa spiccare tra le carriere più ambite l’eSports manager, un architetto delle strategie dei team di videogiochi competitivi che si occupa della gestione dell’organizzazione complessiva, e lo sport trader, un professionista capace di operare sugli eventi con un approccio strutturato e orientato al processo. Davide Renna sottolinea come il fascino di queste nuovi mestieri risieda nell’unione tra tecnologia e capacità decisionale: “Lo sport trading è ancora poco conosciuto in Italia, ma rappresenta un ambito in forte evoluzione. Non è una questione di intuizione, ma di metodo: analisi dei dati, gestione del rischio e capacità di prendere decisioni in condizioni di incertezza. È proprio questa combinazione che lo rende una delle professioni più interessanti per chi vuole sviluppare competenze trasferibili anche ad altri contesti”.
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