Il TGV arriva in Italia, il Gruppo FS lancia l’allarme: “Vagoni troppo alti per le gallerie”
Il convoglio francese, a causa della sua altezza di 32 centimetri in più rispetto a Frecciarossa e Italo, rischia di non poter viaggiare sulla linea ferroviaria tradizionale in situazioni di emergenza o guastoNon è stata ancora trovata una soluzione che metta a tacere l’acceso confronto tra il Gruppo FS e quello SNCF, sulla tematica che vede protagonista l’ingresso dell’operatore francese nel mercato italiano dell’alta velocità.
La Société nationale des chemins de fer, già a metà 2024, aveva annunciato le sue intenzioni a introdurre in Italia il nodo per collegare Torino-Venezia e Torino-Roma passando per Milano. La proposta, che secondo i piani vedrebbe la sua concretizzazione nel settembre 2027, prevede l’utilizzo di TGV-M a due piani, un convoglio che andrebbe a competere direttamente con Frecciarossa e Italo.
Ad accendere il dibattito tra le due Compagnie sarebbe stata una caratteristica dimensionale del treno francese; la struttura che raggiunge l’altezza di circa 4,32 metri si distingue dalle carrozze dei Trenitalia e Italo, che si fermano ai 4 metri. Secondo la Rete Ferroviaria Italiana (RFI), questi 32 centimetri rischiano di creare dei problemi consistenti, poiché in alcune parti della rete, e in particolare lungo la linea tradizionale, tale altezza potrebbe non essere facilmente compatibile con diverse gallerie e tunnel costruiti nel corso del ‘800 .
Durante le situazioni di emergenza o guasto, se un treno si ferma sulla linea ad alta velocità, questo può essere deviato sulla linea convenzionale parallela per liberare rapidamente il tracciato. Se il TGV-M risultasse veramente non idoneo a viaggiare all’interno di alcune gallerie storiche, questa operazione diventerebbe impossibile in determinate tratte, creando disagi all’intera circolazione ferroviaria. Proprio per questo motivo Rfi, la società del Gruppo Fs che gestisce la rete ferroviaria, ha ingaggiato una battaglia.
Questa questione è stata sollevata da RFI nel PIR 2026 (Prospetto Informativo della Rete), il documento che definisce le regole, le capacità e le tariffe per l’accesso all’infrastruttura ferroviaria italiana per gli operatori. Per tutti i treni ad alta velocità, incluso il TGV-M, veniva proposto l’obbligo di essere compatibili anche con la rete tradizionale affiancata. Tuttavia, l’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) ha respinto questa “modifica”, ritenendo che non esista una norma nazionale o europea che imponga tale requisito e che una simile condizione potrebbe limitare l’ingresso di nuovi operatori nell’alta velocità.
Il Gruppo non si è però dato per sconfitto e ha deciso di presentare ricorso, attraverso Trenitalia, al TAR del Piemonte. A quel punto la stessa mossa è stata effettuata in parallelo da Italo con un secondo ricorso. Nel mese di novembre, i giudici amministrativi hanno dato ragione ai ricorrenti, ritenendo la decisione dell’Autorità “non adeguatamente motivata”.
La questione resta così ancora aperta. Si tratta di una problematica che va sciolta in ogni caso prima dell’ingresso di SNCF nel mercato italiano dell’alta velocità.
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