Pregiudizi e cittadinanza: Victoria Karam racconta il volto nascosto dell’Italia contemporanea
Il progetto, nato sui social e divenuto un libro, mira a scardinare i pregiudizi attraverso ciò che più accomuna ciascun individuo: i volti e le storieIn questi giorni Victoria Karam sta viaggiando in tutt’Italia per presentare il suo libro “Volti italiani”. Un progetto, nato sui social con l’obiettivo di abbattere i pregiudizi attraverso ciò che più accomuna ciascun individuo, i volti e le storie, è divenuto un volume che raccoglie quindici testimonianze di persone con background migratorio che offrono un racconto potente e autentico dell’Italia contemporanea.
Protagonisti sono coloro che chiamano la penisola italiana “casa” pur senza esserne ancora riconosciuti come cittadini. Percorsi di vita centrali nel dibattito pubblico sul tema della cittadinanza.
Victoria Karam, assistente parlamentare a Bruxelles e coordinatrice delle Politiche Ue del Pd a Vicenza, è nata in Italia da genitori brasiliani e ha dovuto attendere 22 anni per venir riconosciuta come legittima cittadina italiana. “In casi come il mio non si può nemmeno parlare di integrazione, sono nata qui e cantavo l’inno nazionale già a tre anni. Eppure, a causa di un ritardo nella presentazione della domanda per la cittadinanza ho dovuto attendere fino a 22 anni per essere riconosciuta come italiana — racconta di se stessa l’autrice —. Questo non significa solo non avere avuto lo stesso diritto di voto dei propri coetanei, ma anche essere limitati nelle scelte lavorative, dovendo rinunciare a incarichi statali, a una carriera nella magistratura o nelle forze dell’ordine. avere difficoltà per ottenere un mutuo, un affitto, o esperienze come l’Erasmus”.
Lei, come tanti altri italiani “di fatto”, conosce bene un lato del Paese che troppo spesso viene ignorato perché invisibile. La missione che si è posta è quella di cambiare la legge sulla cittadinanza: “Non vuol dire regalare qualcosa. Vuol dire semplicemente riconoscere l’Italia che oggi esiste”.
Samir, arrivato all’eta di quattordici anni dopo aver attraversato il Mediterraneo, è guida di un atleta non vedente, che però non ha potuto accompagnare alle Paralimpiadi perché privo di cittadinanza e quindi dei permessi necessari. Andrei, nato in Romania, si è formato nelle scuole e nelle università del Paese, diventando ricercatore ma mai italiano a causa dei troppi intoppi burocratici che ha dovuto affrontare e del reddito insufficiente.
Queste sono solo due delle tantissime storie di resilienza che caratterizzano la vita di tutte quelle persone che sebbene si sentano parte di questa Nazione per la legge sono solo ancora degli stranieri.
“Volti Italiani” ha aperto uno spiraglio in molte regioni e città, che ha permesso a decine di ragazze e ragazzi con radici in Marocco, Albania, Etiopia, Gambia, Sri Lanka, Honduras, Egitto, Ucraina, Iran, Perù, Nigeria, Cina, Burkina Faso, Georgia, Brasile e Turchia di affacciarsi per far sentire la propria voce.
La speranza per Victoria Karam risiede soprattutto nelle nuove generazioni, maggiormente abituate a vivere a street contatto con la diversità: “Crescono e frequentano la scuola insieme a figli di genitori stranieri, vedono ragazzi di seconda generazione distinguersi in competizioni musicali o sport, basta pensare a figure come Ghali e Paola Enogu. Tutto questo contribuisce a formare una mentalità più aperta tra i più giovani”. Tuttavia se si punta a ottenere un cambiamento nel giro di poco tempo “resta necessario un intervento concreto da parte delle istituzioni. Servirebbero investimenti mirati, soprattutto per chi arriva in Italia in età adulta e ha bisogno di impararla lingua, trovare un lavoro stabile e costruire reti di socialità”.
Italia immigrazione - Bruxelles - Stranieri - Cittadinanza - Victoria Karam - Volti italiani

Condividi