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ITALIA - Thursday 02 April 2026, 15:39

Italia, un’economia avanzata ma senza giovani: il paradosso denunciato dall’Eurispes

Sebbene il Pil pro capite del Paese si attesti intorno ai 30mila euro, le condizioni per i ragazzi risultano da “periferia europea”
Italia, un’economia avanzata ma senza giovani: il paradosso denunciato dall’Eurispes

“L’Italia è un paese con Pil da economia avanzata e condizioni per i giovani da periferia europea. E questo non è un paradosso temporaneo: è una condizione strutturale”. È questa l’analisi che emerge dalla ricerca comparativa realizzata dall’Eurispes su 22 Paesi europei, che mette in luce una frattura tra ricchezza complessiva e opportunità reali per i ragazzi.

Nonostante l’economia dell’Italia sia per definizione avanzata, per le nuove generazioni le condizioni di vita e di lavoro appaiono sempre più simili a quelle delle aree periferiche d’Europa. Con un Pil pro capite italiano che si attesta intorno ai 30.594 euro, ben al di sopra della media delle Nazioni dell’Est Europa ferma a circa 17mila euro, i giovani italiani si trovano di fronte a un mercato del lavoro più fragile rispetto a quello dei Paesi considerati meno sviluppati.

Il tasso di occupazione dei neolaureati, infatti, si ferma al 58,9%, contro oltre l’80% registrato nei Paesi dell’Est in crescita, con il fenomeno dei Neet — giovani dai 15 ai 29 anni che non studiano né lavorano — che raggiunge il 22%, quasi il triplo rispetto alla media del cluster nord-europeo (8,7%). A questo si aggiunge un’alta incidenza di lavoro part-time involontario (62,9%) e una percentuale di laureati tra i 25 e i 34 anni significativamente più bassa rispetto alla media europea (14 punti in meno).

Il risultato è un sistema che, pur essendo economicamente avanzato, non riesce a trattenere il proprio capitale umano. L’Italia perde circa 34.700 giovani ogni anno, con un saldo netto negativo di uscite verso l’estero di oltre 173mila unità tra il 2019 e il 2023. Si tratta di una fuga che comporta un costo economico estremamente rilevante, pari a circa 1,66 miliardi di euro di Pil annuali. 

Le conseguenze non sono però solo immediate, ma anche di lungo periodo. Secondo le proiezioni, il deficit demografico potrebbe raggiungere 1,13 milioni di giovani entro il 2050, aggravando ulteriormente gli squilibri già evidenti tra generazioni e territori. In questo contesto, il fenomeno dell’emigrazione giovanile non appare più come un semplice paradosso temporaneo, ma come una condizione strutturale. L’Italia — sottolinea l’Eurispes — non è solo un Paese da cui i giovani partono: è un sistema che fatica sempre più a offrire loro prospettive adeguate e ottimiste, trasformando un punto di forza, il capitale umano, in una perdita enorme per il futuro della penisola.

Monica Martini
luogo Italia
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Tag:
europa - ragazzi - lavoro - Giovani - economia - PIL - Emigrazione - futuro - neet - Eurispes - Prospettiva
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