Il Sud si svuota: non solo i giovani si trasferiscono, partono ora con loro anche i nonni
L’ultimo rapporto Svimez evidenzia un doppio fenomeno di emigrazione di massa che coinvolge sia i laureati che le loro famiglie, con forti ripercussioni demografiche ed economiche per il MezzogiornoNegli ultimi 22 anni il Sud Italia ha perso 350mila giovani laureati, spinti verso il Centro e il Nord alla ricerca di opportunità migliori. Si tratta di un fenomeno critico, ma ormai noto, al quale si aggiunge ora la preoccupante situazione che coinvolge gli anziani, i cosiddetti “nonni con la valigia”, che emigrano seguendo figli e nipoti stabilitisi altrove.
Sono questi alcuni degli aspetti più allarmanti che appaiono nell’ultimo rapporto “Un Paese, due emigrazioni” presentato dalla Svimez in collaborazione con Save the Children. La “fuga di cervelli” si conferma ancora una volta il sintomo principale che crea crepe profonde nelle società meridionali. I dati del rapporto mostrano come tra il 2002 e il 2024 sia stata registrata una perdita netta di circa 270 mila giovani qualificati al netto dei rientri.
Tale fenomeno non coinvolge solo i trasferimenti che vengono effettuati all’interno del Paese. Nello stesso arco temporale oltre 63 mila giovani laureati meridionali hanno scelto di traslocare all’estero, con una perdita complessiva stimata in circa 45 mila giovani qualificati per le regioni del Sud. Queste migrazioni, anticipate spesso già alla fase universitaria, segnano un peggioramento demografico profondo e costante.
Un altro elemento significativo è la forte componente femminile in questi flussi migratori, poiché tra i laureati meridionali emigrati circa 195 mila sono donne, ossia 42 mila in più rispetto agli uomini.
Accanto ai giovani, l’altra dinamica migratoria in crescita riguarda gli over 75 che, nonostante spesso mantengano formalmente la residenza nel Meridione, vivono stabilmente in altri paesi e città. Secondo i dati del rapporto, tra il 2002 e il 2024 il numero di anziani meridionali che si trasferiscono al Centro-Nord è passato da 96 mila a oltre 184 mila.
Questa migrazione “sommersa” è in gran parte legata al ricongiungimento familiare con i parenti stretti emigrati e alla ricerca di servizi sanitari e assistenziali più efficienti rispetto a quelli che sono attualmente disponibili nel Mezzogiorno.
L’impatto di questo doppio fenomeno si traduce anche in termini economici. La Svimez quantifica in circa 6,8 miliardi di euro all’anno il costo associato alla sola mobilità dei giovani, comprese le risorse pubbliche investite nella loro formazione che poi vengono trasferite altrove. Parallelamente, la perdita di capitale umano e demografico rischia di accelerare lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione e l’ulteriore “fuga” dei servizi e delle risorse, con riflessi negativi sul sistema produttivo locale.
Infatti si può notare come, mentre alcune università meridionali stiano mostrando segnali di miglioramento nella capacità di trattenere studenti, la tendenza generale rimane quella di una mobilità strutturale che indebolisce il sistema sociale del Sud Italia. Gli anziani che seguono le famiglie trasferite, oltre a contribuire allo svuotamento delle loro terre, minano anche la base di conoscenze, tradizioni e reti sociali che storicamente caratterizzano il Mezzogiorno.
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