Flexitariani in ascesa in Italia: come stanno cambiando le abitudini alimentari nel Paese
Una tendenza che sembra avere più successo del vegetarianismo o del veganismo, probabilmente perché non presenta regole ferree e ammette la possibilità di “sgarrare”Chi adotta una dieta flessitariana, detta anche dieta semi-vegetariana, sta scegliendo delle abitudini quotidiane incentrate su alimenti di origine prevalentemente vegetale con un consumo limitato di carne e altri prodotti di derivazione animale. Da una parte queste persone riconoscono l’importanza delle proteine che vengono assunte tramite la carne, specialmente in periodi particolarmente stressanti o caratterizzati da carenze nutrizionali, dall’altra desiderano vorrebbero alimenarsi soprattutto attraverso piatti vegetali, come frutta, verdura e cereali integrali.
I numeri registrati dal Rapporto Italia Eurispes 2026 suggeriscono effettivamente un cambiamento significavo degli stili nutrizionali degli italiani che evidenzia come sempre più persone (il 23%) optano di ridurre il consumo di carne e prodotti animali senza eliminarli del tutto. Nel dettaglio, oltre il 20% dei cittadini sostiene di essere favorevole alla dieta vegetariana, ma dubita di riuscire a sostenerla con costanza.
Questa tendenza sembra avere più successo del vegetarianismo o del veganismo, probabilmente perché non presenta regole ferree e ammette la possibilità di “sgarrare”. Rinunciare a una abitudine che si impara fin dai primi anni di vita può essere molto difficile; se in aggiunta si temono tutte le conseguenze che le diete estreme possono portare nella vita di tutti i giorni, molte persone tornano inevitabilmente sui propri passi e decidono di prediligere una dieta più flessibile ed equilibrata, fatta di varietà e complementarietà tra cibi animali e vegetali.
In generale è inevitabile riconoscere come la sensibilità che la società ha verso lo sfruttamento animale stia cambiando. I prodotti bio e “senza” aumentano sempre di più sugli scaffali dei supermercati, la diffusione degli alimenti funzionali è in forte crescita e il ruolo dell’informazione nutrizionale diventa sempre più fondamentale per determinare il modo in cui gli italiani si rapportano al cibo, alla salute e alle diverse filiere.
In un Paese in cui il totale di chi si dichiara vegetariano o vegano cala rispetto all’anno precedente (dal 9,5% all’8,5%), la quota vegana cresce: chi esclude completamente i prodotti di origine animale è passato dal 2,9% nel 2025 al 3,2% nel 2026, raggiungendo il livello più alto mai registrato in Italia. Sarebbe scorretto però raccontare una crescita indistinta del “popolo veg”, perché quest’anno i vegetariani sono scesi dal 6,6% al 5,3%.
Secondo i dati di YouGov, più di 15 milioni di famiglie italiane hanno portato nelle loro case almeno un prodotto plant-based, pari a quasi il 60% delle famiglie del Paese. Si tratta di una frequenza di acquisto che aumenta del 10% di anno in anno.
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