Foodinho sotto controllo giudiziario: 40mila rider vittime di sfruttamento
La società di delivery del colosso spagnolo Glovo si trova al centro di una nuova inchiesta partita da Milano, per retribuzioni sotto la soglia di povertà e contratti in contrasto con la leggeIl pm di Milano Paolo Storari ha disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario per caporalato su Foodinho, la società di delivery del colosso spagnolo Glovo. Al centro dell’inchiesta ci sono retribuzioni bassissime, contratti in contrasto con la legge e testimonianze di condizioni di lavoro difficili.
Il mondo delle consegne a domicilio in Italia si trova così nuovamente scosso da un nuovo capitolo giudiziario che mira a verificare e fermare le presunte forme di sfruttamento del lavoro dei rider, ai quali sempre più frequentemente non vengono riconosciuti nel modo corretto i loro diritti.
Secondo gli accertamenti condotti dal Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri, circa 40.000 ciclofattorini impiegati in tutta Italia — e 2.000 solo nell’area metropolitana di Milano — avrebbero percepito salari significativamente inferiori alla “soglia di povertà” e in netto contrasto con i contratti collettivi nazionali. In alcuni casi, la retribuzione si sarebbe attestata fino al 76-81% sotto i livelli di riferimento previsti dal diritto del lavoro.
Nel decreto del pubblico ministero Paolo Storari, l’azione urgente mira a garantire, tramite la nomina di uno o più amministratori giudiziari, il rispetto delle norme e la corretta applicazione dei diritti lavorativi ai rider, regolarizzandone l’attività e cercando di impedire il ripetersi di violazioni penali legate al cosiddetto caporalato.
La denuncia parte anche dalle stesse testimonianze raccolte dagli investigatori; numerosi lavoratori hanno infatti raccontato di venire geolocalizzati e penalizzati in caso di ritardi, e di guadagnare una media di circa 2,5-3,7 euro a consegna, non sufficiente a raggiungere un reddito dignitoso dopo giornate lavorative di oltre 10 ore, senza trascurare i pericoli che i viaggi che devono effettuare possono comportare.
L’amministratore di Foodinho, Pierre Miquel Oscar, figura tra gli indagati per caporalato; secondo gli inquirenti, avrebbe impiegato manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori.
La vicenda riapre infine ancora una volta il dibattito sulle condizioni dei rider che prestano servizio per le grandi piattaforme di consegna, tra accuse di basso compenso, attribuzione di partita IVA a lavoratori di fatto subordinati e interventi giudiziari e sindacali che chiedono tutele più adeguate.
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