Trump annuncia il blocco nello Stretto di Hormuz: stop alle imbarcazioni di tutte le Nazioni
A seguito del fallito tentativo di trasformare la tregua tra Stati Uniti e Iran in un accordo di pace, la via principale di commercio del 20% del petrolio mondiale è stata sbarrataCon il fallimento delle trattative tra Stati Uniti e Iran in Pakistan, Donald Trump ha deciso di cambiare marcia, annunciando il blocco navale che scatterà oggi, 13 aprile. L’obiettivo è blindare lo Stretto di Hormuz, la via principale di commercio del 20% del petrolio mondiale.
“Le forze del Comando centrale degli Stati Uniti — è stato reso noto — inizieranno ad attuare un blocco di tutto il traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani da domani alle 10 ora americana, in conformità con la proclamazione del presidente. Il blocco sarà applicato imparzialmente nei confronti delle imbarcazioni di tutte le Nazioni che entrano o escono dai porti e dalle aree costiere iraniane, compresi tutti i porti iraniani sul Golfo Persico e sul Golfo dell’Oman. Le forze del Centcom non ostacoleranno la libertà di navigazione per le imbarcazioni che transitano nello Stretto di Hormuz da e verso porti non iraniani”. La tensione riesplode così con il nuovo piano degli Usa che dovrebbe portare al controllo da parte della Us Navy di tutte le rotte che portano agli scali dell’Iran.
La proposta del blocco navale dello Stretto è stata fatta, in primo luogo, dall’ex generale Jack Keane sul New York Post e appoggiata subito dal vicepresidente del Lexington Institute Rebecca Grant, che sostiene come una strategia simile abbia già funzionato in passato con il Venezuela. Eliminando il principale strumento di pressione dell’Iran nei negoziati, si va a creare una pressione nei confronti dei Paesi che si riforniscono da questa rotta, ovvero Cina e India, che potrebbero in risposta spingere Teheran a firmare i patti con gli Stati Uniti, e quindi soddisfare le pretese dello stesso Trump.
L’emittente televisiva statunitense Cnn si è chiesta sarcasticamente “Perché Trump vorrebbe bloccare lo stretto che desidera riaprire?”. La risposta che si è data si basa sui dati della società di analisi Kpler che testimoniano come l’Iran in realtà permetta al proprio petrolio di entrare e uscire dalla regione durante la guerra, con una media di 1,85 milioni di barili di greggio esportati al giorno fino a marzo e circa 100mila barili al giorno in più rispetto ai tre mesi precedenti. “Facendo saltare il banco e chiudendo lo Stretto, Trump vuole tagliare una fonte chiave di finanziamento per il governo e le operazioni militari iraniane”, precisa la Cnn che però evidenzia come la misura rischi di trasformarsi in un autogol: “Strozzare lo Stretto significa esporre il mondo a una catastrofica crisi energetica, ancora peggiore di quella in corso. Con il risultato inevitabile di incendiare, ulteriormente, i prezzi. Non solo. Il blocco rischia di alzare la tensione con la Cina: il gigante asiatico acquista circa il 90% delle esportazioni di petrolio iraniano, pari a circa 1,7 milioni di barili al giorno”.
Da parte dell’Iran, non è si fatto attendere un responso: “Godetevi gli attuali prezzi alla pompa. Con il cosiddetto 'blocco', presto rimpiangerete i 4-5 dollari al gallone”, ha riportato su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Il capo della Marina ha evidenziato come “le minacce del presidente degli Stati Uniti di imporre un blocco marittimo contro l'Iran siano completamente ridicole e divertenti”.
Inoltre, secondo il Wall Street Journal, Trump e i suoi consiglieri non ha messo di lato la possibilità di riprendere gli attacchi militari nel Paese del Medio Oriente.
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