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    ITALIA - giovedì 25 giugno 2026, 11:30

    Mentre il caldo avanza, il Po si ritira mettendo in rischio l’agricoltura

    Tra siccità, temperature record, risalita del cuneo salino e proliferazione di specie invasive, il principale corso d’acqua italiano mostra i segni di una crisi sempre più forte
    Italiadice.it Mentre il caldo avanza, il Po si ritira mettendo in rischio l’agricoltura Italiadice.it

    Il Po, il più lungo fiume italiano, sta attraversando una delle fasi più delicate degli ultimi anni. L’ondata di caldo che sta investendo l’Italia ha provocato un drastico abbassamento dei livelli idrici, trasformando in molti tratti il “Grande Fiume” in quello che può venire definito un torrente. Si tratta in realtà di un fenomeno che riguarda tutto il Paese e rappresenta uno dei segnali più allarmanti della crescente fragilità climatica.

    Secondo i dati diffusi dall’associazione nazionale Consorzi Gestione e Tutela del Territorio e Acque Irrigue (Anbi), in appena una settimana la portata del Po è diminuita del 60%. A Pontelagoscuro, nel Ferrarese, il flusso è precipitato da oltre 900 metri cubi al secondo a poco più di 300, presentando conseguenze immediate per l’agricoltura e la gestione delle risorse idriche, come l’inevitabile sospensione del servizio irriguo nel Delta Po.

    L'immagine, sottolinea l'associazione è quella di una “pentola che bolle”: “Il riscaldamento della crosta terrestre incrementa le necessità idriche dei corpi viventi – specifica Anbi –, ma al contempo favorisce l'evaporazione: vale a dire che aumentano le esigenze non solo agricole, ma diminuiscono le disponibilità”.

    Le cause della crisi sono riconducibili a diversi fattori. Gli esperti indicano come elementi determinanti l’insufficiente accumulo di neve sulle Alpi durante l’inverno e le temperature insolitamente elevate registrate nei mesi freddi che hanno accelerato la fusione delle riserve nivali. A ciò si aggiungono le alte temperature di giugno, che hanno incrementato l’evaporazione e la richiesta d’acqua da parte di colture, ecosistemi e popolazione.

    L’allarme è particolarmente forte nel Delta, dove il mare sta risalendo il corso del fiume attraverso il cosiddetto cuneo salino; l’acqua salata sta infatti penetrando nell’entroterra, mettendo a rischio terreni agricoli e coltivazioni. L’utilizzo di acqua troppo salina per l’irrigazione può infatti compromettere in modo irreversibile la fertilità dei suoli e la produttività delle aziende agricole.

    La sofferenza del Po non si limita però alla scarsità d’acqua. Anche l’equilibrio ecologico del fiume è sotto pressione. A Torino, ad esempio, si registra una crescente diffusione dell’elodea, una pianta acquatica originaria del Nord America e spesso utilizzata negli acquari domestici. La specie, favorita dalle acque più calde e dai bassi livelli del fiume, forma estesi tappeti vegetali che ostacolano il naturale flusso dell’acqua e alterano gli habitat fluviali. Gli esperti segnalano inoltre come gli sversamenti irresponsabili di specie ornamentali possano aggravare ulteriormente una situazione già critica.

    Il quadro attuale determinante per la crisi del Po, secondo gli osservatori del settore, non può più essere considerato un’emergenza temporanea ma una nuova condizione con cui il Paese dovrà confrontarsi.

    Il fiume resta una risorsa strategica per milioni di cittadini, per l’agricoltura e per l’economia italiana. Le immagini delle secche che emergono dal letto del fiume e delle rive sempre più arretrate raccontano una realtà che va oltre la cronaca estiva: quella di un territorio che deve adattarsi rapidamente a un clima che cambia.

    Monica Martini
    luogo Italia
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    Tag:
    +Risorse - acqua - Crisi - agricoltura - Po - torrente - Fiume - Calore - ANBI

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