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    ITALIA - giovedì 2 luglio 2026, 16:48

    L’elettricità in Italia costa il doppio rispetto al resto dell’Europa

    Un dato positivo è stato registrato sul fronte delle fonti rinnovabili, che risultano aver contribuito al 48% del fabbisogno nazionale di energia
    Italiadice.it L’elettricità in Italia costa il doppio rispetto al resto dell’Europa Italiadice.it

    Con la presentazione in Parlamento della relazione annuale dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera), ancora una volta è stato dimostrato come i costi delle bollette nel nostro Paese raggiungano livelli che in molti altri Paesi europei sembrano impensabili.

    “Il Pun medio 2025 (Prezzo unico nazionale dell'elettricità) è stato di 115,9 euro al Megawattora (+7% sul 2024), il più alto tra le principali borse europee. I prezzi italiani restano strutturalmente superiori a quelli di Francia (61,1 euro/MWh) e Spagna (65,3 euro/MWh), per la forte dipendenza dalla generazione a gas”. Sono questi i principali dati che Nicola Dell'Acqua, presidente dell’Arera, l'agenzia pubblica dell'energia, acqua e rifiuti, ha annunciato in Sala della Regina della Camera.

    Sul fronte dell’elettricità, sebbene nel corso dello scorso anno in Italia si è registrata una moderata riduzione del prezzo totale (-1,6%) che ha raggiunto 35,12 c€/kWh, la componente energia è rimasta invariata (-0,1%: da 19,69 a 19,68 c€/kWh). A diminuire sono stati i costi di rete (-5,8%, da 6,23 a 5,87 c€/ kWh) e la componente fiscale (-2,1%).

    I consumatori domestici in Italia pagano un prezzo superiore del 13% rispetto a quelli all’Area euro, con un differenziale di 4,03 c€/kWh che per l’appunto è riconducibile esclusivamente alla componente energia. Più nei dettagli, la crescita maggiore si è verificata nella generazione da gas naturale che è aumentato del 7% e dal fotovoltaico si è innalzato del 25%; per eolico e idroelettrico è stato invece registrato un calo rispettivamente del 3% e del 21%. Questo non fa che creare speranza sul fronte delle fonti rinnovabili, che risultano aver contribuito in totale per il 48% al fabbisogno nazionale di energia elettrica.

    Sulla stessa lunghezza d’onda, nel 2025 il prezzo dell’elettricità per le imprese è sceso appena dell’1% (a 26,25 c€/kWh), dimostrando come anche i clienti non domestici debbano affrontare alcuni dei costi fra i più alti d’Europa. 

    “L’Italia resta un Paese manifatturiero che dipende in misura significativa da energia importata, e il differenziale dei prezzi dell’elettricità e del gas rispetto alla media europea continua a pesare sulla competitività delle imprese e sui bilanci delle famiglie — sottolinea Dell’Acqua —. Ridurre questo divario non è solo un obiettivo regolatorio: è una condizione di equità sociale e di tenuta del sistema produttivo nazionale”.

    “Incrementare l'utilizzo di energia elettrica rinnovabile prodotta a livello nazionale - prosegue il presidente dell’Arera — è la strategia migliore per l’Europa al fine di ridurre la sua vulnerabilità alla volatilità delle forniture energetiche internazionali e all'aumento dei prezzi dell’energia”.

    Se si pensa alla situazione che si è andata a creare nel momento in cui il gas russo non è più stato disponibile, si nota come l’Europa si sia ritrovata ad affrontare il forte rischio di sotto-utilizzazione dei terminali gas, il cui livello di utilizzazione raramente supera il 35%. Se ora venissero approvati i nuovi terminali in Calabria (Gioia Tauro), Sicilia (Porto Empedocle), Sardegna (Porto Torres, Portovesme e Oristano) e Marche (Falconara Marittima), all'interno del Pese si darebbe il via libera a una soluzione più concreta e definitiva.

    Monica Martini
    luogo Italia
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    Tag:
    europa - gas - prezzi - Energia - Costi - Arera - Elettricità - rinnovabili - Nicola Dell'Acqua

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