La salute mentale dimenticata: il caso El Koudri riapre il dibattito sui tagli ai servizi
Dalle cure interrotte ai centri psichiatrici in crisi, dopo la tragedia di Modena emergono le falle di un sistema territoriale sempre più fragileLa vicenda di Salim El Koudri, il 31enne che la scorsa settimana ha travolto con l’auto diversi pedoni nel centro di Modena ferendo otto persone, ha riportato al centro del dibattito pubblico una questione rimasta troppo a lungo ai margini: lo stato della salute mentale in Italia e il progressivo indebolimento dei servizi territoriali. Secondo quanto è emerso nel giro delle ore successive ai fatti, il giovane laureato in Economia aziendale e al momento disoccupato portava sulle spalle un importante disagio psichico, che lo ha spinto dal 2022 al 2024 a seguire un percorso terapeutico presso il Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia.
Il caso ha sollevato interrogativi sulla capacità del sistema sanitario di monitorare e accompagnare nel tempo gli assistiti. Dai centri di salute mentale alle strutture territoriali, molti servizi soffrono oggi di carenza di personale, criticità strutturali e riduzione delle risorse. Seguito stabilmente sono solo l’1,6 - 1,7% della popolazione, sebbene il numero di persone che ogni anno soffrono di disturbi mentali sia stimato fino a dieci volte superiore. L’incapacità del sistema di sorvegliare in modo continuativo i pazienti più fragili dopo l’interruzione volontaria delle cure riguarda migliaia di persone che involontariamente finiscono progressivamente “fuori dai radar” dell’assistenza.
Secondo i dati richiamati in questi giorni dagli esperti, gran parte delle interruzioni dei percorsi terapeutici avviene perché i pazienti smettono di frequentare le strutture e, dopo mesi senza contatti, il rapporto con il servizio viene chiuso per motivi amministrativi. Una dinamica che colpisce soprattutto chi vive in condizioni di isolamento sociale, disagio economico o disturbi psichiatrici complessi.
Il dibattito ha acceso i riflettori anche sul tema delle responsabilità delle istituzioni. A seguito del graduale depotenziamento dei centri di salute mentale, con servizi territoriali ridotti, neuropsichiatrie infantili in difficoltà e una crescente scarsità di operatori specializzati, le autorità spesso si trovano a intervenire solo nelle emergenze, quando il disagio è già esploso.
L’accusa che la società avanza ora è quella che mette in discussione gli anni di disinvestimento nei servizi di prossimità e nella prevenzione, aggravati dalla mancanza di coordinamento tra sanità, servizi sociali e istituzioni territoriali. Lo stesso mondo della psichiatria in realtà insiste sulla necessità di rafforzare il lavoro integrato tra famiglie, assistenza territoriale ed enti statali. Per molti specialisti, il nodo centrale resta la continuità della presa in carico, in quanto senza la possibilità di monitore costantemente i pazienti e di servirsi di reti di supporto efficaci, le persone più vulnerabili rischiano di interrompere le cure senza che nessuno riesca più a seguirli e aiutarli.
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