In piedi dopo la paralisi: la ricerca italiana riesce a far camminare quattro giovani
Grazie alla neurostimolazione controllata dal movimento del tronco, i ragazzi con lesione midollare completa hanno potuto salire scale e affrontare superfici irregolariLa ricerca italiana si conferma ancora una volta un’eccellenza nel panorama sanitario mondiale. Attraverso la neurostimolazione controllata dal movimento del tronco, quattro giovani con lesione midollare completa sono riusciti non solo a camminare, ma anche a salire scale e affrontare superfici irregolari.
A guidare il nuovo studio del team del laboratorio Mine, nato dalla collaborazione tra Università Vita-Salute San Raffaele e Scuola Superiore Sant’Anna e pubblicato su Med – Cell Press, sono stati Silvestro Micera, guru della robotica e professore di Bioingegneria alla Scuola Superiore Sant’Anna, e Pietro Mortini, direttore dell’Unità di Neurochirurgia e Radiochirurgia Gamma Knife dell’Irccs Ospedale San Raffaele e professore ordinario di Neurochirurgia all’Università Vita-Salute San Raffaele.
Al centro dell’indagine tre uomini e una donna sotto i 35 anni con paralisi completa degli arti inferiori, privi della capacità di contrarre volontariamente i muscoli degli arti inferiori. Tutti e quattro hanno completato il test dei 10 metri e quello dei 6 minuti grazie a una nuova modalità di controllo della stimolazione elettrica epidurale del midollo spinale, senza assistenza manuale e senza sostegno del peso corporeo. Ben tre di loro sono riusciti a camminare per più di 10 minuti di seguito e uno ha percorso oltre 132 metri in 42 minuti.
La ricerca non ha permesso ai partecipanti di recuperare la contrazione volontaria dei muscoli delle gambe, ma ha reso possibile il loro movimento mediante la stimolazione, controllata grazie a piccole attività volontarie del tronco.
Il sistema sfrutta un generatore di impulsi — una sorta di pacemaker collegato a 32 elettrodi posizionati nello spazio epidurale del midollo spinale — capace di attivare circuiti nervosi coinvolti nel movimento degli arti inferiori. I pazienti, imparando a utilizzare piccoli gesti volontari del busto per modulare la stimolazione e trasformarla in una sequenza motoria utile alla deambulazione, sono riusciti a innescare una lieve estensione volontaria del tronco, con una media di circa 9 gradi, senza modificare le impostazioni del neurostimolare.
La scoperta di questa forma di deambulazione assistita dalla tecnologia rappresenta un avanzamento importante nella ricerca che permette di superare il concetto legato alla capacità di camminare in laboratorio, che spesso non coincide con la possibilità di muoversi in ambienti reali.
Il San Raffaele e la Scuola Superiore Sant’Anna collaborano da tempo integrando neuroscienze, ingegneria e tecnologie assistive. L’obiettivo ora è quello di migliorare i dispositivi di stimolazione elettrica epidurale del midollo spinale rendendoli sempre più precisi e facilmente controllabili, in modo da restituire attraverso una combinazione di tecnologia, stimolazione e addestramento un po’ di autonomia a quelle persone che oggi dipendono completamente da ausili esterni.
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