In Italia le nascine registrano il minimo storico dal secondo dopoguerra
I 355mila nuovi bambini e i 652mila decessi che si sono verificati nel 2025 dimostrano come lo squilibrio demografico cresca sempre di piùNel 2025 in Italia sono state registrate appena 355mila nascite, il minimo storico dal secondo dopoguerra. La penisola si allontana così dalla soglia del ricambio generazionale, scivolando sempre di più verso una vecchiaia lenta e irreversibile, con un tasso di fecondità pari a 1,14 figli per donna.
Secondo il “Dossier Natalità 2026: Volere o Potere”, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con Istat e presentato ieri, martedì 28 luglio, a Roma presso il Palazzo Wedekind, tra gli italiani in età feconda che non avranno altri figli, soltanto il 5,5% dichiara che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita, mentre ben il 62,2% sostiene di aver rinunciato a causa delle difficoltà incontrate. Tra ostacoli economici, lavorativi e sociali, la denatalità è diventata una conseguenza delle difficoltà che impediscono a milioni di persone di realizzare il proprio progetto di vita.
Spesso si parla di cambiamento culturale o della mancanza di desiderio di avere figli, ma dalle testimonianze dirette dei cittadini italiani si intuisce che il basso numero di nascite dipenda soprattutto da fattori esterni dalla singola persona o dalla coppia. Se le intenzioni di fecondità dichiarate dalle donne si fossero mutate in realtà, lo scorso anno sarebbero nati circa 760mila bambini, più del doppio di quelli effettivamente venuti alla luce.
La ministra per le pari opportunità e la famiglia Eugenia Roccella afferma con convinzione come già “negli anni novanta il calo di natalità in Italia era ben visibile ma, con una media di 1,19 figli per donna, molto simile a quella attuale, nascevano oltre 150mila bambini in più rispetto a oggi. Questo male viene da lontano, ma per troppo tempo non è stato riconosciuto”.
“Oggi siamo a 1,14 e il tasso di sostituzione, cioè quello che permetterebbe alla popolazione di rimanere stabile, è 2,1, quindi siamo quasi alla metà di quello che sarebbe necessario — interviene durante la presentazione del Dossier il presidente Istat, Francesco Maria Chelli —. Al 2050 per ogni 100 giovani fino a 14 anni, ci saranno circa 300 over 65. I motivi per cui non si fanno figli sono tanti: difficoltà economiche, soprattutto per gli uomini, precarietà lavorativa, soprattutto per le donne, motivi di assistenza agli anziani nelle famiglie”.
Quasi una donna su due, il 49,9%, e il 24% degli uomini è titubante nell’avere figli perché teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità o paternità. Anche il welfare non aiuta di certo chi desidera creare una famiglia: oltre 3 milioni di donne risultano inattive per motivi familiari, contro 151mila uomini, e 763 mila persone rinunciano ai figli anche per la necessità di assistere i propri genitori.
A fronte delle 355mila nascite sono stati registrati 652 mila decessi, con un saldo naturale negativo di 297 mila persone che dimostra come lo squilibrio demografico cresca sempre di più.
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