Decine di studenti gazawi intrappolati nella Striscia in attesa di arrivare in Italia
Un nuovo requisito linguistico rischia di impedire l'evacuazione verso gli atenei italiani, mentre cresce la richiesta di una soluzione straordinaria per chi vive sotto i bombardamentiAlmeno sessanta studenti palestinesi della Striscia di Gaza, già selezionati per frequentare corsi universitari in Italia tramite l'assegnazione di borse di studio finanziate dagli atenei italiani nell'ambito del progetto IUPALS coordinato dalla Crui, rischiano di non poter lasciare il loro Paese a causa di un requisito burocratico insorto solo in un secondo momento: la certificazione di conoscenza della lingua italiana di livello B2.
La vicenda, riportata da diverse testate e da diverse pagine social, ha suscitato forti critiche da parte di associazioni, docenti e organizzazioni che tutti i giorni si occupano di diritto allo studio. Innanzitutto, gli studenti coinvolti sostengono che il possesso della attestazione linguistica non fosse previsto al momento della candidatura né durante la selezione; l’unico requisito era l'invio di una mail in cui si confermasse la propria volontà a seguire corsi in lingua italiana.
Per chi vive ancora nella Striscia ottenere una certificazione B2 rappresenta un ostacolo praticamente insormontabile. Essendo le strutture educative in gran parte distrutte dalla guerra e gli spostamenti estremamente limitati, sostenere un esame ufficiale di lingua è in poche parole impossibile.
Alcuni degli studenti raccontano di aver scoperto il nuovo requisito soltanto quando sono state predisposte le liste per l'evacuazione, rimanendo esclusi nonostante fossero già risultati vincitori delle borse. Tutto ciò è riconducibile alle linee guida che sono state pubblicate a maggio su Universitaly per l’immatricolazione degli alunni internazionali. Le procedure prevedono che l’accettazione da parte di un’università italiana non possa garantire il rilascio del visto, quindi anche in presenza della borsa di studio, la decisione finale per il trasferimento rimane di competenza esclusiva dell’ambasciata o del consolato italiano nel Paese da cui lo studente presenta domanda.
Secondo le ricostruzioni, il requisito non sarebbe stato applicato però ai circa 230 studenti palestinesi arrivati in Italia nelle precedenti operazioni dei corridoi universitari. Tale aspetto non ha fatto che alimentare le contestazioni che sostengono che le nuove condizioni sarebbero dovute intervenute quando il percorso di selezione era già concluso.
Alla richiesta della certificazione linguistica si aggiungerebbe inoltre un ulteriore elemento previsto dalle procedure consolari: la valutazione del cosiddetto “rischio migratorio”, un criterio che, secondo i critici, rischia di complicare ulteriormente l'accesso ai visti per studenti che dovrebbero essere evacuati da un territorio in guerra.
Docenti universitari, organizzazioni della società civile e rappresentanti del mondo accademico chiedono ora al ministero dell’Istruzione e del Merito, al ministero degli Esteri e al ministero dell’Interno di adottare una soluzione straordinaria. La proposta è consentire agli studenti di raggiungere l'Italia e completare l'apprendimento della lingua direttamente negli atenei, attraverso corsi propedeutici già previsti in molti percorsi di internazionalizzazione. L'obiettivo dei corridoi universitari in fondo è offrire una possibilità di studio e di salvezza a giovani che vivono in un contesto di emergenza umanitaria. Per questo motivo, sostengono, subordinare l'evacuazione a un requisito impossibile da soddisfare rischia di svuotare il progetto della sua finalità originaria.
La vicenda resta aperta, mentre gli studenti attendono una decisione che potrebbe determinare non solo il loro futuro accademico, ma anche la possibilità di lasciare una delle aree più colpite dal conflitto.
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