Dalla crisi orientale al possibile stop al bando del gas russo: il dossier energia divide il governo
Il tema degli approvvigionamenti è diventato inevitabilmente una dimensione politica e un elemento centrale per la sicurezza strategica del PaeseLa crisi energetica non smette di essere una delle emergenze al centro dell’agenda politica italiana ed europea; spinta da una nuova instabilità geopolitica che rischia di mettere in discussione strategie e scelte che fino a poche settimane fa venivano considerate irreversibili, sul tavolo di Palazzo Chigi si intrecciano in questi giorni due dossier cruciali: la sicurezza degli approvvigionamenti e il futuro delle importazioni di gas russo.
Il denominatore comune si identifica nella crisi dello Stretto di Hormuz, l’importante snodo strategico attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale e una quota rilevante di gas naturale liquefatto a livello globale. La chiusura della tratta commerciale, conseguenza delle tensioni militari tra Iran e Stati Uniti, ha provocato un crollo del traffico marittimo e un’impennata dei prezzi energetici, con effetti immediati anche sull’Europa.
In questo scenario di forti tensioni e perenne incertezza, il dibattito sul gas russo si è fatto spazio trasformandosi in un grande interrogativo, che appare sempre più difficile da ignorare. In primis, è stato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha lanciato un segnale chiaro: “Sul gas penso che sia necessario sospendere il bando che scatterà il 1° gennaio 2027 sui 20 miliardi di metri cubi che vengono dalla Russia. Abbiamo una società che vive con questo gas”. Il bando russo viene percepito da Descalzi come un ostacolo alla resilienza economica del Paese e un rischio concreto per la stabilità energetica del continente.
Di fatto, con la crisi in Medio Oriente, diventa ancora più complesso sostituire quelle forniture. Infatti, il blocco di Hormuz ha ridotto la disponibilità globale di GNL e fatto salire ulteriormente i prezzi, rendendo più difficile per l’Europa garantire continuità agli approvvigionamenti. Nonostante le sanzioni e i piani di uscita, i dati mostrano una realtà molto più complessa, che vede aumentare nei primi mesi del 2026 le importazioni europee di gas naturale liquefatto russo, spinte proprio dalle tensioni internazionali e dalla riduzione delle forniture alternative.
Il risultato è un vero e proprio “corto circuito” politico ed economico. Da un lato Bruxelles esclude la sospensione del Patto di stabilità poiché “non ci sono ancora le condizioni per ricorrere alla clausola generale”, dall’altro si fa sempre più irrompente la necessità di garantire energia a famiglie e imprese.
In Italia il tema si trova a dividere anche la maggioranza di governo, essendo la partita energetica inevitabilmente anche una dimensione politica e un elemento centrale per la sicurezza strategica di ogni singolo Paese.
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