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    ITALIA - Thursday 26 March 2026, 11:45

    Aviaria in Italia: “Nessun elemento fa pensare a un rischio immediato per la popolazione”

    A rassicurare principalmente la popolazione è il dato che attesta che al momento non esista alcuna conferma della possibilità di trasmissione da uomo a uomo
    Aviaria in Italia: “Nessun elemento fa pensare a un rischio immediato per la popolazione”

    In queste ultime ore si sono accesi i riflettori sulla Regione Lombardia, dopo nella giornata di ieri, mercoledì 15 aprile, è diventata virale la notizia che ha visto l’identificazione del primo caso umano in Italia e in territorio europeo di infezione da virus influenzale A(H9N2) in una persona fragile, con patologie pregresse. Il paziente, che sembrerebbe avere contratto l’influenza aviaria in un Paese extraeuropeo (Africa), è attualmente ricoverato.

    Le verifiche previste dai protocolli sono state eseguite tempestivamente e tutti i contatti del paziente —  sanitari, familiari e anche i passeggeri dello stesso volo — sono stati individuati nell’ambito delle attività ordinarie di prevenzione e sorveglianza, risultando tutti negativi agli esami di accertamento.

    A intervenire tempestivamente è stato il Ministero della Salute che, oltre a rendere pubblico questo caso di contagio, ha specificato come l’infezione sia possibile solo tramite esposizione diretta a pollame infetto o a materiali e ambienti contaminati. Diffusa in tutto il mondo, questo tipo di influenza, se causata da una forma altamente patogenica, può far insorgere la malattia in modo improvviso, seguita da una morte rapida quasi nel 100% dei casi.

    La paura che ultimamente si è diffusa riguardante una possibile nuova pandemia ha messo in moto una serie di misure straordinarie di prevenzione in tutto il mondo. In realtà va detto che, per ora, tutti i casi umani osservati non hanno mai presentato sintomi gravi, anzi tali sembrano essere sempre lievi, se non persino assenti.

    Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, è intervenuto sottolineando come “questo episodio conferma quanto sia centrale oggi la sorveglianza globale delle malattie infettive. I virus influenzali di origine aviaria, come l'H9N2, sono osservati speciali proprio per la loro capacità di mutare e, in alcuni casi, adattarsi all'uomo. In questo caso specifico, però, parliamo di un’infezione importata e in un contesto clinico ben definito. Non ci sono elementi che facciano pensare a un rischio immediato per la popolazione”.

    Anche l’ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha spiegato come per la popolazione generale il rischio di contagio rimanga basso; tale può diventare “moderato” solo per le persone che lavorano a stretto contatto con animali infetti in contesti di allevamento. Come rassicurazione principale, rimane imprescindibile il fatto che al momento non esista alcuna conferma della possibilità di trasmissione da uomo a uomo.

    Le autorità, inoltre, risultano categoriche anche a riguardo di uno dei quesiti che più spesso viene posto dagli italiani, quello che mette in discussione la sicurezza alimentare. “Mangiare carne avicola e uova è sicuro” è l’unica risposta che si può trarre dalle ricerche che dimostrano che il virus non possa essere trasmesso attraverso il consumo di prodotti cotti. Di fatto, il rischio di contatto con cibo contaminato è minimo, poiché grazie alla rigidità delle normative UE, viene imposto subito l’abbattimento e lo smaltimento sicuro degli animali negli allevamenti colpiti. Basti pensare, come in Toscana, più precisamente ai Campi Bisenzio a Firenze, un caso di influenza aviaria ha fatto scattare una tempestiva operazione veterinaria che in meno di 12 ore ha visto la soppressione di 1.000 volatili.

    L’epidemiologo Gianni Rezza rassicura anch’egli gli italiani, invitando però a essere prudenti e vigili: "Quest'episodio è importante perché ci ricorda come siano numerosi i virus, d'origine aviaria o anche suina, che possono fare il salto di specie ed avere quindi un potenziale pandemico per cui è necessario migliorare i sistemi di sorveglianza nei paesi poveri e mettere a punto farmaci o vaccini in grado di fare fronte a un'eventuale emergenza”. “Il paziente identificato in Lombardia — precisa Calogero Terregino, direttore del Centro di referenza nazionale ed europeo per l'influenza aviaria presso l'istituto Zooprofilattico delle Venezie — non è un caso italiano, ma di importazione. È una persona che si è infettata entrando in contatto con materiale contaminato o con uccelli infetti nel suo Paese di origine, in Africa. In quei contesti si registrano anche casi umani perché circolano genotipi particolari che non abbiamo in Europa. Questo significa che non c'è un rischio per la popolazione italiana di infettarsi attraverso il pollame con questi virus”.

    Monica Martini
    luogo Italia
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    Tag:
    influenza - sanità - Aviaria - Malattia - Lombardia - Africa - contagi - Pandemia
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