Anche la Finlandia e la Svezia sono pronte a riportare i “dublinanti” in Italia
A seguito del nuovo Patto Ue su asilo e migrazione, si allarga il fronte dei Paesi che intendono riattivare i trasferimenti verso RomaIl caso dei cosiddetti “dublinanti” si allarga e torna al centro del dibattito europeo sull’immigrazione. Dopo Germania, Svizzera e Austria, anche Finlandia e Svezia hanno annunciato l’intenzione di trasferire in Italia alcuni richiedenti asilo che, dopo essere stati identificati o aver presentato domanda nel nostro Paese, si sono successivamente spostati in altri Stati europei.
La novità arriva a poche settimane dall’entrata in vigore del nuovo Patto europeo su asilo e migrazione il 12 giugno. È proprio l’applicazione delle nuove regole a essere indicata da Helsinki e Stoccolma come base giuridica per la ripresa dei trasferimenti.
La Finlandia è al momento l’ultimo Paese ad aver annunciato ufficialmente la ripresa delle procedure. “È importante che le norme sulla responsabilità per l’esame delle richieste d’asilo siano applicate correttamente, e riteniamo che l’entrata in vigore del Patto consenta la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia”, è riportato su una nota del governo finlandese. “I nostri rimpatri sono in fase di preparazione”.
Dalla Svezia, una portavoce del ministero per la Migrazione precisa: “Da quando è entrato in vigore il patto europeo i trasferimenti ai sensi del regolamento di Dublino funzionano meglio”.
La posizione delle Nazioni europee si basa sul principio secondo cui la responsabilità dell’esame di una domanda di asilo deve essere attribuita allo Stato competente secondo le regole Ue. In questo caso, dunque, l’Italia potrebbe essere chiamata a riprendere in carico persone che hanno avuto il proprio territorio come primo approdo e che hanno poi proseguito il loro percorso verso il Nord Europa.
Salgono quindi a cinque i Paesi che hanno annunciato trasferimenti o li hanno in parte già effettuati, con la Germania, la Svizzera e l'Austria. Il numero complessivo delle persone coinvolte, però, resta ancora da definire con precisione. Per la sola Svizzera, si parlerebbe di circa 600 persone.
A riguardo delle nuove regole, entrate in vigore lo scorso 12 giugno, resta da chiarire fino a che punto possano essere applicate a persone arrivate in Italia prima di quella data. Il governo italiano sostiene che il nuovo sistema non dovrebbe essere applicato retroattivamente agli arrivi precedenti al 12 giugno. Su questo punto, tuttavia, permane un margine di interpretazione e confronto tra gli Stati.
La questione è particolarmente importante perché può incidere significativamente sul numero effettivo di persone che l’Italia sarà chiamata a riprendere in carico.
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