Al via dal 1° luglio il nuovo dazio europeo per i piccoli pacchi
L’Italia, con l’introduzione della tassa prevista dalla Legge di Bilancio, rischia un aggravio complessivo di 5 euro riguardante prodotti dal valore spesso contenutoLa Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica Confetra ha scritto al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti per chiedere la cancellazione della tassa italiana di 2 euro prevista dalla Legge di Bilancio per le spedizioni. Una richiesta che nasce per alleggerire il prezzo richiesto per gli acquisti dal valore inferiore ai 150 euro che dal 1° luglio saranno soggetti del nuovo dazio europeo di 3 euro sui piccoli pacchi provenienti dai paesi extracomunitari.
In Italia la misura è stata introdotta a inizio 2026 per contrastare l’avanzata dei colossi cinesi dell’e-commerce e dell’ultra fast fashion, che solo due anni fa, secondo i dati dell'Unione europea, ha comportato l’arrivo di 4,6 miliardi piccoli pacchi nel mercato unico. “Un’invasione di cavallette senza precedenti, anche come conseguenza indiretta dei dazi americani”, ha definito più volte il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso.
Sospesa fino a marzo e prorogata fino a luglio per farla partire in concomitanza con il dazio europeo, la tassa ha come obiettivo quello di coprire i costi di gestione doganale, che sono stati pari a 122,5 milioni di euro nel 2026 e oltre 240 milioni dal 2027.
In base alle stime di Confetra, queste aspettative risultano però “irrealistiche”, in quanto si prevedono minori incassi per lo spostamento del traffico in Stati come Belgio, Paesi Bassi e Ungheria: “È una misura che va a colpire pacchi piccoli: un aereo o un camion ne trasporta migliaia. Per questo far arrivare le spedizioni in un altro Paese europeo e poi su strada in Italia è davvero conveniente — ha evidenziato il direttore generale di Confetra, Andrea Cappa, all’Ansa —. Prima del rinvio della tassa a luglio, nei primi due mesi dell’anno, i dati dell’Agenzia delle Dogane registrano un crollo di oltre il 50% delle spedizioni, dal valore di 25 milioni di euro”.
Il governo del nostro Paese ora si trova infatti davanti alla decisione che da un lato prevede la salvaguardia della tassa attualmente sospesa, mentre dall’altro la rinuncia per evitare la sovrapposizione con il dazio europeo. Un aggravio complessivo di 5 euro riguardante prodotti dal valore spesso molto contenuto è ritenuto eccessivo da parte di molte imprese del settore; proprio per questo il ministero dell'Economia sta già valutando possibili correttivi.
Anche Confcommercio, che da parte sua percepisce il dazio europeo come “una misura concreta per mitigare la concorrenza sleale e tutelare le migliaia di aziende italiane”, teme che l’aggiunta ulteriore dei 2 euro, con Iva annessa, possa provocare un sorta di “effetto boomerang”, come affermato dal vicepresidente e presidente di Aice-Associazione italiana commercio estero, Riccardo Garosci: “L’introduzione del dazio europeo di 3 euro sulle spedizioni di modico valore provenienti da Paesi extra UE è una misura concreta, sostenuta con forza da Aice, per mitigare la concorrenza sleale e tutelare le migliaia di aziende italiane che operano soprattutto nei settori dell’abbigliamento e accessori e articoli per la casa. Evitiamo, però, l’effetto boomerang per le imprese e per le entrate dello Stato che sarebbe provocato dall’introduzione del contributo aggiuntivo nazionale di 2 euro: la distorsione di traffico, con le merci che entrano comunque in UE attraverso altri Paesi per poi raggiungere i consumatori italiani, infatti, azzererebbe le entrate fiscali previste”. Evitare di introdurre misure aggiuntive rispetto a quelle già adottate a livello europeo, per Garosci significa non penalizzare le imprese nazionali e favorire l’ingresso delle merci attraverso altri Paesi dell’Unione.
L’unica certezza al momento coinvolge la tassa di 3 euro, primo tassello della riforma delle dogane dell’Ue che sarà completata nel 2028 con il nuovo sistema informatico comune (Data Hub).
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