Abbandono agli studi, le disuguaglianze iniziano molto prima
In Italia la dispersione scolastica è diminuita, ma resta fortemente legata alle condizioni familiari, economiche e territorialiSaranno gli studenti e le studentesse della provincia autonoma di Bolzano i primi a tornare tra i banchi di scuola il prossimo 7 settembre. A seguire, sarà la volta dei ragazzi e delle ragazze della Valle d’Aosta, del Veneto e della Provincia autonoma di Trento, prima del ritorno a scuola nel resto d’Italia nel corso del mese.
Sono queste le settimane, al rientro dalle vacanze estive, in cui ci si interroga su quanto il sistema educativo italiano incida sulla vita dei giovani, senza trascurare l’importante fenomeno dell’abbandono scolastico.
Secondo l’analisi pubblicata dalla fondazione Openpolis – Con i Bambini, l’anno scorso la quota dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni che aveva al massimo la licenza media e non risultava inserita in percorsi di istruzione o formazione era pari all’8,2%, una percentuale inferiore all’obiettivo europeo prefissato del 9%. Questo risultato è, di fatto, il frutto di un decennio di impegno e sforzi volti a raggiungere il traguardo dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che a metà degli anni Duemila sembrava ancora molto lontano, quando la quota degli abbandoni superava il 20%.
Se questo cambiamento rappresenta un importante miglioramento all’interno del sistema scolastico, dall’altro evidenzia una criticità ancora presente nella società, che deve essere analizzata in relazione alle altre fragilità educative. In determinati contesti territoriali e sociali — nelle città e nei quartieri più poveri — il fenomeno dell’abbandono resta infatti ancora molto diffuso.
Lo stesso report mette in relazione due indicatori diversi, raccolti per le aree subcomunali delle città metropolitane italiane: il primo è quello delle uscite precoci dal sistema di istruzione, mentre il secondo misura l’incidenza delle famiglie in potenziale disagio economico. Quest’ultimo dato è calcolato come percentuale di famiglie con figli a carico, in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e nessun componente è occupato o percettore di pensione da lavoro. I risultati dimostrano come, al crescere della percentuale di famiglie fragili, aumenti anche il tasso di giovani che lasciano precocemente gli studi.
A incidere sulla permanenza nel sistema scolastico è quindi anche il contesto in cui si vive, in particolare nelle periferie e nei territori caratterizzati da maggiori fragilità sociali ed economiche. Un elemento che evidenzia come la condizione di partenza e gli esiti educativi siano ancora oggi strettamente connessi.
A Catania, oltre un giovane su quattro lascia la scuola prima di raggiungere il diploma(26,5% del totale nel 2021). Seguono Palermo, che presenta una percentuale di abbandono del 19,8%, e Napoli, al terzo posto con il 17,6%.
Un recente approfondimento sulle competenze alfabetiche e sull’accesso precoce ai libri evidenzia come le disuguaglianze educative possano manifestarsi già molto prima dell’età in cui si rileva l’abbandono scolastico. Contrastare la dispersione significa, dunque, agire non solo sulla continuità dei percorsi formativi, ma anche sulle condizioni familiari, economiche e territoriali che possono ostacolarne la prosecuzione.
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