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<rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" version="2.0"><channel><title><![CDATA[Italiadice.it > Varie > Italia]]></title><link><![CDATA[https://www.italiadice.it/varie/]]></link><atom:link href="https://www.italiadice.it/rss/varie/rss2.0.xml?page=15rss2.0.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[Tutte le notizie di Varie dell'Italia]]></description><lastBuildDate>Sat, 27 Jun 2026 13:38:39 +0200</lastBuildDate><image><url>https://static.italiadice.it/italia/images/logo.png</url><title><![CDATA[Italiadice.it > Varie > Italia]]></title><link><![CDATA[https://www.italiadice.it/varie/]]></link></image><item><title><![CDATA[Devianza giovanile, un “diffuso allarme sociale” che richiede nuovi interventi]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/devianza-giovanile-un-diffuso-allarme-sociale-che-richiede-nuovi-interventi_122695.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/devianza-giovanile-un-diffuso-allarme-sociale-che-richiede-nuovi-interventi_122695.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122695/150998.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Mettendo a confronto le percezioni e le esperienze dei cittadini riguardanti i reati commessi dai ragazzi, Eurispes ha avviato un&rsquo;indagine per analizzare e comprendere uno dei fenomeni pi&ugrave; delicati e complessi della nostra societ&agrave;: la devianza giovanile.</p>
<p>Il presidente dell&rsquo;istituto di Ricerca del italiani Gian Maria Fara definisce la delinquenza minorile come un problema che richiede indispensabilmente di essere affrontato con &ldquo;un approccio multidisciplinare che tenga conto dell&rsquo;attivit&agrave; di contrasto, esplori dinamiche, tendenze e si interroghi su origini e motivazioni&rdquo;.</p>
<p>Partendo dalle conseguenze che ha creato la pandemia Covid-19, per poi attraversare tutti i cambiamenti che il sistema scolastico ed educativo sta affrontando in questi anni, i fenomeni migratori, l&rsquo;impoverimento delle famiglie e l&rsquo;impatto dei social, sono tantissimi i fattori che hanno provocato nei ragazzi la nascita di comportamenti devianti.</p>
<p>Non potendo definire la realt&agrave; giovanile come un gruppo sociodemografico omogeneo, &egrave; giusto prendere in esame uno per uno gli episodi di devianza e criminalit&agrave;. A nascondersi dietro l&rsquo;esigenza di &ldquo;ribellione&rdquo; spesso si trovano carenze affettive ed educative e condizioni di disagio sociale, come abusi e sfruttamento. Contemporaneamente spesso i ragazzi vengono arruolati dalla criminalit&agrave; organizzata anche se cresciuti in contesti apparentemente meno problematici, ambienti del tutto &ldquo;normali&rdquo; dove una devianza &ldquo;borghese&rdquo; e &ldquo;normalizzata&rdquo; si traduce in episodi di vandalismo, bullismo, formazione di gang giovanili, ma anche comportamenti autodistruttivi, dallo sballo ritualizzato alle dipendenze, o ancora comportamenti irresponsabili alla guida. Questa trasgressione spesso finisce per esprimere il disagio derivante dal confronto con una societ&agrave; di cui non ci si sente realmente parte, n&eacute; tantomeno protagonista.</p>
<p>Un ruolo significativo pu&ograve; essere attribuito anche ai social network e alle piattaforme digitali, che sebbene da un lato rappresentino strumenti di comunicazione e socializzazione, dall&rsquo;altro contribuiscono alla diffusione e alla normalizzazione di modelli negativi. Attraverso la viralit&agrave; dei contenuti, comportamenti aggressivi o violenti rischiano infatti di essere amplificati, trasformandosi in esempi imitabili e riducendo la percezione delle conseguenze che tali azioni possono provocare.</p>
<p>L&rsquo;indagine ha evidenziato come la percezione della sicurezza legata alla violenza giovanile divida l&rsquo;opinione pubblica. Molti cittadini ritengono che il fenomeno sia in crescita rispetto al passato e individuano tra le principali cause l&rsquo;indebolimento del ruolo educativo della famiglia, la carenza di una cultura della legalit&agrave;, il disagio economico e la mancanza di opportunit&agrave; lavorative. In particolare, il tema della sicurezza urbana viene strettamente collegato alle condizioni di degrado e alla qualit&agrave; della vita dei singoli territori.</p>
<p>Ora si ritengono necessari determinati interventi integrati che coinvolgano famiglia, scuola, istituzioni, associazioni e comunit&agrave; locali, in modo da contrastare efficientemente questo &ldquo;diffuso allarme sociale&rdquo;. La prevenzione, il sostegno educativo, il contrasto alla dispersione scolastica e la promozione dell&rsquo;inclusione sociale rappresentano solo alcuni degli strumenti fondamentali per intercettare il disagio prima che si trasformi in veri e propri comportamenti devianti.</p>
<p>La sfida, dunque, non riguarda soltanto la repressione dei reati, ma la costruzione di un contesto sociale capace di offrire ai giovani opportunit&agrave; concrete di crescita, partecipazione e futuro.</p>]]></description><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 15:15:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Caldo, afa e notti tropicali: la nuova geografia della vivibilità urbana in Italia]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/caldo-afa-e-notti-tropicali-la-nuova-geografia-della-vivibilita-urbana-in-italia_122671.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/caldo-afa-e-notti-tropicali-la-nuova-geografia-della-vivibilita-urbana-in-italia_122671.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122671/150956.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il cambiamento climatico sta modificando in modo sempre pi&ugrave; evidente la qualit&agrave; della vita nelle citt&agrave; italiane. A confermarlo &egrave; l'Indice del Clima elaborato dal Sole 24 Ore sulla base dei dati raccolti da 3B Meteo nel periodo 2015-2025, che prende in analisi sedici parametri meteorologici per valutare il benessere climatico dei capoluoghi. La classifica, aggiornata al 2026, evidenzia una crescente difficolt&agrave; soprattutto per molte citt&agrave; della Pianura Padana, sempre pi&ugrave; penalizzate da caldo intenso, afa e scarsa ventilazione.</p>
<p>A dominare la graduatoria nazionale, ovvero le citt&agrave; che sono in grado di offrire ai propri abitanti le condizioni meteo migliori, sono quelle adriatiche e costiere. Sul podio si collocano Bari, Barletta-Andria-Trani e Pescara, seguite da Ancona e Chieti. Questi territori beneficiano di una maggiore ventilazione, minore persistenza dell'afa e condizioni climatiche generalmente equilibrate durante l'anno.</p>
<p>All'estremo opposto della classifica si trovano invece numerosi centri del Nord Italia. Tra i casi pi&ugrave; critici emergono Cremona e Mantova, che si posizionano nelle ultime posizioni nazionali. Le due citt&agrave; lombarde sono vittime soprattutto degli effetti delle elevate temperature estive, dell'umidit&agrave; persistente e della scarsa circolazione dell'aria, elementi che rendono sempre pi&ugrave; difficili le condizioni di comfort durante i mesi pi&ugrave; caldi.</p>
<p>Anche Firenze registra un risultato poco incoraggiante. Il capoluogo toscano occupa infatti il 78&deg; posto su 107 province analizzate. A pesare sono innanzitutto i numerosi giorni caratterizzati da temperature percepite superiori ai 32 gradi e i lunghi periodi di caldo intenso che negli ultimi anni hanno interessato principelmente l'area urbana. La citt&agrave; risulta sempre pi&ugrave; esposta alle cosiddette "ondate africane", fenomeno che incide negativamente sulla qualit&agrave; della vita, in particolare per anziani e soggetti fragili.</p>
<p>L'indagine prende in considerazione indicatori quali ondate di calore, notti tropicali, caldo estremo, umidit&agrave; relativa, ventilazione, precipitazioni intense e periodi di siccit&agrave;. L'obiettivo non &egrave; individuare la citt&agrave; con il clima pi&ugrave; caldo o pi&ugrave; freddo, ma quella che offre il miglior equilibrio climatico durante l'arco dell'anno.</p>
<p>La fotografia scattata dall'Indice del Clima rappresenta un ulteriore segnale della necessit&agrave; di investire in strategie di adattamento urbano: incremento delle aree verdi, mitigazione delle isole di calore, gestione sostenibile delle risorse idriche e pianificazione urbana orientata alla resilienza climatica. Temi chesaranno sempre pi&ugrave; centrali per garantire la qualit&agrave; della vita nelle citt&agrave; italiane dei prossimi decenni.</p>]]></description><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 10:08:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Pregiudizi e cittadinanza: Victoria Karam racconta il volto nascosto dell’Italia contemporanea]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/pregiudizi-e-cittadinanza-victoria-karam-racconta-il-volto-nascosto-dellitalia-contemporanea_122497.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/pregiudizi-e-cittadinanza-victoria-karam-racconta-il-volto-nascosto-dellitalia-contemporanea_122497.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122497/150676.jpg" title="Victoria Karam" alt="Victoria Karam" /><br /><p>In questi giorni Victoria Karam sta viaggiando in tutt&rsquo;Italia per presentare il suo libro &ldquo;Volti italiani&rdquo;. Un progetto, nato sui social con l&rsquo;obiettivo di abbattere i pregiudizi attraverso ci&ograve; che pi&ugrave; accomuna ciascun individuo, i volti e le storie, &egrave; divenuto un volume che raccoglie quindici testimonianze di persone con background migratorio che offrono un racconto potente e autentico dell&rsquo;Italia contemporanea.</p>
<p>Protagonisti sono coloro che chiamano la penisola italiana &ldquo;casa&rdquo; pur senza es&shy;serne ancora riconosciuti come cittadini. Percorsi di vita centrali nel dibattito pubblico sul tema della cittadinanza.&nbsp;</p>
<p>Victoria Karam, assistente parlamentare a Bruxelles e coordinatrice delle Politiche Ue del Pd a Vicenza, &egrave; nata in Italia da genitori brasiliani e ha dovuto attendere 22 anni per venir riconosciuta come legittima cittadina italiana. &ldquo;In casi come il mio non si pu&ograve; nemmeno parlare di integrazione, sono nata qui e cantavo l&rsquo;inno nazionale gi&agrave; a tre anni. Eppure, a causa di un ritardo nella presentazione della domanda per la cittadinanza ho dovuto attendere fino a 22 anni per essere riconosciuta come italiana &mdash; racconta di se stessa l&rsquo;autrice &mdash;. Questo non significa solo non avere avuto lo stesso diritto di voto dei propri coetanei, ma anche essere limitati nelle scelte lavorative, dovendo rinunciare a incarichi statali, a una carriera nella magistratura o nelle forze dell&rsquo;ordine. avere difficolt&agrave; per ottenere un mutuo, un affitto, o esperienze come l&rsquo;Erasmus&rdquo;.</p>
<p>Lei, come tanti altri italiani &ldquo;di fatto&rdquo;, conosce bene un lato del Paese che troppo spesso viene ignorato perch&eacute; invisibile. La missione che si &egrave; posta &egrave; quella di cambiare la legge sulla cittadinanza: &ldquo;Non vuol dire regalare qualcosa. Vuol dire semplicemente riconoscere l&rsquo;Italia che oggi esiste&rdquo;.</p>
<p>Samir, arrivato all&rsquo;eta di quattordici anni dopo aver attraver&shy;sato il Mediterraneo, &egrave; guida di un atleta non vedente, che per&ograve; non ha potuto accompagnare alle Paralimpiadi perch&eacute; privo di cittadinanza e quindi dei permessi necessari. Andrei, nato in Romania, si &egrave; formato nelle scuole e nelle universit&agrave; del Paese, diventando ricercatore ma mai italiano a causa dei troppi intoppi burocratici che ha dovuto affrontare e del reddito insufficiente.</p>
<p>Queste sono solo due delle tantissime storie di resilienza che caratterizzano la vita di tutte quelle persone che sebbene si sentano parte di questa Nazione per la legge sono solo ancora degli stranieri.</p>
<p>&ldquo;Volti Italiani&rdquo; ha aperto uno spiraglio in molte regioni e citt&agrave;, che ha permesso a decine di ragazze e ragazzi con radici in Marocco, Albania, Etiopia, Gambia, Sri Lanka, Honduras, Egitto, Ucraina, Iran, Per&ugrave;, Nigeria, Cina, Burkina Faso, Georgia, Brasile e Turchia di affacciarsi per far sentire la propria voce.</p>
<p>La speranza per Victoria Karam risiede soprattutto nelle nuove generazioni, maggiormente abituate a vivere a street contatto con la diversit&agrave;: &ldquo;Crescono e frequentano la scuola insieme a figli di genitori stranieri, vedono ragazzi di seconda generazione distinguersi in competizioni musicali o sport, basta pensare a figure come Ghali e Paola Enogu. Tutto questo contribuisce a formare una mentalit&agrave; pi&ugrave; aperta tra i pi&ugrave; giovani&rdquo;. Tuttavia se si punta a ottenere un cambiamento nel giro di poco tempo &ldquo;resta necessario un intervento concreto da parte delle istituzioni. Servirebbero investimenti mirati, soprattutto per chi arriva in Italia in et&agrave; adulta e ha bisogno di impararla lingua, trovare un lavoro stabile e costruire reti di socialit&agrave;&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Fri, 19 Jun 2026 12:21:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Case di lusso in Italia: boom di richieste di mutui dall’estero]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/case-di-lusso-in-italia-boom-di-richieste-di-mutui-dallestero_122487.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/case-di-lusso-in-italia-boom-di-richieste-di-mutui-dallestero_122487.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122487/150653.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&Egrave; da sempre noto a tutti come il Bel Paese sia una delle mete pi&ugrave; attrattive per chi desidera investire nel mattone di lusso. Nel dettaglio, per&ograve;, ultimamente si sta verificando un vero e proprio boom di acquisti dall&rsquo;estero provenienti da Stati Uniti, Paesi Bassi, Germania, Svizzera e Paesi Scandinavi. Si parla di una cifra record di 21,4 milioni euro di richieste di mutui per l&rsquo;acquisto di immobili di fascia elevata; l&rsquo;incremento &egrave; pari al 63% rispetto allo stesso periodo (da gennaio a maggio) dell&rsquo;anno scorso.</p>
<p>Basandoci sugli ultimi dati pubblicati da Luxforsale Finance, divisione di Luxforsale specializzata nei mutui per clienti stranieri sviluppata in partnership con Quantum Creditech, &egrave; sempre pi&ugrave; evidente come il trend che interessa il real estate italiano si stia imponendo fortemente nel panorama internazionale.</p>
<p>A testimoniare la portata del fenomeno non &egrave; soltanto il numero delle domande, ma i volume dei finanziamenti che sono passati da 8,4 a 12,27 milioni. L&rsquo;interesse per gli acquirenti altospendenti verso il patrimonio immobiliare italiano disponibile sul mercato sembra derivare soprattutto da oltreoceano, dove il differenziale tra i loro tassi di interesse e quelli italiani pu&ograve; arrivare fino a circa tre punti percentuali a favore della penisola. I clienti americani tendono a rivolgere lo sguardo verso l&rsquo;Europa soprattutto perch&eacute; davanti a loro si presenta la possibilit&agrave; di risparmiare su un&rsquo;abitazione di pari valore e di favorire di un il regime fiscale noto per essere altrettanto competitivo. L'Italia infatti offre agevolazioni significative proprio per chi trasferisce la propria residenza, tra cui la flat tax da 100.000 euro annui sui redditi prodotti all&rsquo;estero rivolta ai neo-residenti con elevata capacit&agrave; patrimoniale.</p>
<p>Il profilo individuato come l&rsquo;acquirente principale per le case di lusso &egrave; quello dell&rsquo;imprenditore o manager dotato di elevata capacit&agrave; di spesa in cerca di una seconda casa, mentre una percentuale rilevante (circa il 25%) viene coperta dalle famiglie volenterose a trasferire la propria residenza in Italia, che desiderano pianificare il proprio futuro all&rsquo;interno del Paese.</p>
<p>Ad occupare le prime posizione della classifica delle regioni che vengono scelte sono la Lombardia, la Toscana, la Liguria, la Puglia e la Sicilia che assorbono la quota maggiore di richiese di mutui tra ville con affaccio sul mare e soluzioni di nuova generazione disponibili nei centri storici, spaziando dalle dimore suggestive sulle colline a quelle in riva ai laghi. Tra le location pi&ugrave; ricercate dalla clientela internazionale spiccano infatti la citt&agrave; viva e innovativa di Milano e il paesaggio aulico di Como.</p>
<p>Seppur l&rsquo;Italia si distingua per il suo patrimonio storico-cuturale e paesaggistico unico, tra i fattori principali che spingono gli stranieri a compiere un investimento immobiliare nella penisola ci sono il clima, la qualit&agrave; della vita, ma anche i vantaggi economici. Tantissimi immobili di pregio presentano ancora valori inferiori rispetto a quelli di Londra, Parigi o Monaco, con margini di rivalutazione nel tempo considerati solidi dagli analisti.</p>]]></description><pubDate>Fri, 19 Jun 2026 11:12:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Rifiuti elettronici: in Lazio nasce il primo impianto europeo per il recupero delle terre rare]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/rifiuti-elettronici-in-lazio-nasce-il-primo-impianto-europeo-per-il-recupero-delle-terre-rare_122417.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/rifiuti-elettronici-in-lazio-nasce-il-primo-impianto-europeo-per-il-recupero-delle-terre-rare_122417.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122417/150518.jpg" title="" alt="" /><br /><p>In un momento della storia dove &egrave; sempre pi&ugrave; necessario riuscire a garantire la fornitura di materiali essenziali per industria digitale, automotive ed energia, la Commissione europea fa nascere a Frosinone il primo impianto Ue per il recupero di terre rare da magneti permanenti provenienti dai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.</p>
<p>Il progetto Inspiree, parte dei 47 interventi selezionati dall&rsquo;Unione europea, ha come obiettivo quello di rafforzare l&rsquo;autonomia del continente. Finanziata nell&rsquo;ambito del programma LIFE Programme, con il supporto della CINEA, la proposta si inserisce nella strategia sulle materie prime critiche che punta a incrementare la quota di sostanze recuperate e riciclate all&rsquo;interno dell&rsquo;Unione.</p>
<p>Ad autorizzare la sua realizzazione &egrave; stato il ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.&nbsp;&ldquo;Con questa autorizzazione compiamo un passo strategico per il futuro industriale del Paese &mdash; con questa parole Vannia Gava, viceministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha introdotto il progetto innovativo &mdash;. Garantire l'approvvigionamento di materie prime critiche significa oggi rafforzare la nostra autonomia industriale, energetica e tecnologica. Il recupero delle terre rare dai RAEE &egrave; una sfida ambientale, ma anche una scelta di politica industriale che punta a ridurre le dipendenze esterne e a rendere l'Italia protagonista e competitiva&rdquo;.</p>
<p>Si tratta del primo impianto europeo su scala industriale dedicato al recupero di terre rare dai rifiuti elettrici ed elettronici, che sorger&agrave; all&rsquo;interno dello stabilimento di Itelyum Regeneration e rappresenta lo scale-up di una tecnologia gi&agrave; sperimentata in versione pilota a Ceccano, in provincia di Frosinone. Il suo funzionamento si divider&agrave; in due fasi: si parte con il disassemblaggio dei magneti e si prosegue con il trattamento idrometallurgico per il recupero delle terre rare. Fino ad ora il progetto ha consentito il trattamento di circa 20 tonnellate annue di magneti permanenti, mentre dovrebbe arrivare a processare ogni anno 2mila tonnellate di magneti, ricavandone tra le 500 e le 700 tonnellate di composti di terre rare.</p>
<p>L&rsquo;avvio dello stabilimento candida la citt&agrave; di Ceccano a diventare uno dei poli europei del riciclo avanzato delle terre rare in relazione a uno dei settori maggiormente strategici al fine della transizione energetica e digitale e della sicurezza industriale. &ldquo;Il progetto Life Inspiree conferma il ruolo centrale dell'Italia nello sviluppo di tecnologie avanzate e rappresenta un modello concreto di integrazione tra innovazione industriale, sostenibilit&agrave; ambientale e sicurezza economica&rdquo;, precisa ancora Vannia Gava.</p>
<p>L&rsquo;Ue spinge a ottenere l&rsquo;autonomia industriale, energetica e tecnologia, evitando di dipendere dalla filiera di questi materiali, attualmente in mano alla Cina. Solo grazie a questo impianto l&rsquo;Ue, rafforzando la propria posizione sul mercato, riuscir&agrave; ad affrontare nuove crisi internazionali con protezioni maggiori. Il sito di Frosinone &egrave; solo uno dei tantissimi stabilimenti in programma in Europa per il riciclo di terre rare e delle altre materie prime critiche.</p>]]></description><pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:18:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Flexitariani in ascesa in Italia: come stanno cambiando le abitudini alimentari nel Paese]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/flexitariani-in-ascesa-in-italia-come-stanno-cambiando-le-abitudini-alimentari-nel-paese_122403.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/flexitariani-in-ascesa-in-italia-come-stanno-cambiando-le-abitudini-alimentari-nel-paese_122403.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122403/150497.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Chi adotta una dieta flessitariana, detta anche dieta semi-vegetariana, sta scegliendo delle abitudini quotidiane incentrate su alimenti di origine prevalentemente vegetale con un consumo limitato di carne e altri prodotti di derivazione animale. Da una parte queste persone riconoscono l&rsquo;importanza delle proteine che vengono assunte tramite la carne, specialmente in periodi particolarmente stressanti o caratterizzati da carenze nutrizionali, dall&rsquo;altra desiderano vorrebbero alimenarsi soprattutto attraverso piatti vegetali, come frutta, verdura e cereali integrali.</p>
<p>I numeri registrati dal Rapporto Italia Eurispes 2026 suggeriscono effettivamente un cambiamento significavo degli stili nutrizionali degli italiani che evidenzia come sempre pi&ugrave; persone (il 23%) optano di ridurre il consumo di carne e prodotti animali senza eliminarli del tutto. Nel dettaglio, oltre il 20% dei cittadini sostiene di essere favorevole alla dieta vegetariana, ma dubita di riuscire a sostenerla con costanza.</p>
<p>Questa tendenza sembra avere pi&ugrave; successo del vegetarianismo o del veganismo, probabilmente perch&eacute; non presenta regole ferree e ammette la possibilit&agrave; di &ldquo;sgarrare&rdquo;. Rinunciare a una abitudine che si impara fin dai primi anni di vita pu&ograve; essere molto difficile; se in aggiunta si temono tutte le conseguenze che le diete estreme possono portare nella vita di tutti i giorni, molte persone tornano inevitabilmente sui propri passi e decidono di prediligere una dieta pi&ugrave; flessibile ed equilibrata, fatta di variet&agrave; e complementariet&agrave; tra cibi animali e vegetali.</p>
<p>In generale &egrave; inevitabile riconoscere come la sensibilit&agrave; che la societ&agrave; ha verso lo sfruttamento animale stia cambiando. I prodotti bio e &ldquo;senza&rdquo; aumentano sempre di pi&ugrave; sugli scaffali dei supermercati, la diffusione degli alimenti funzionali &egrave; in forte crescita e il ruolo dell&rsquo;informazione nutrizionale diventa sempre pi&ugrave; fondamentale per determinare il modo in cui gli italiani si rapportano al cibo, alla salute e alle diverse filiere.</p>
<p>In un Paese in cui il totale di chi si dichiara vegetariano o vegano cala rispetto all&rsquo;anno precedente (dal 9,5% all&rsquo;8,5%), la quota vegana cresce: chi esclude completamente i prodotti di origine animale &egrave; passato dal 2,9% nel 2025 al 3,2% nel 2026, raggiungendo il livello pi&ugrave; alto mai registrato in Italia. Sarebbe scorretto per&ograve; raccontare una crescita indistinta del &ldquo;popolo veg&rdquo;, perch&eacute; quest&rsquo;anno i vegetariani sono scesi dal 6,6% al 5,3%.</p>
<p>Secondo i dati di YouGov, pi&ugrave; di 15 milioni di famiglie italiane hanno portato nelle loro case almeno un prodotto plant-based, pari a quasi il 60% delle famiglie del Paese. Si tratta di una frequenza di acquisto che aumenta del 10% di anno in anno.</p>]]></description><pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:33:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[È l’Italia a detenere il record europeo per il numero di Zone a Traffico Limitato]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/litalia-a-detenere-il-record-europeo-per-il-numero-di-zone-a-traffico-limitato_122274.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/litalia-a-detenere-il-record-europeo-per-il-numero-di-zone-a-traffico-limitato_122274.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122274/150288.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;Italia &egrave; il Paese europeo che detiene il primato per il numero di Zone a Traffico Limitato (Ztl), ospitandone ben 446 su circa 500 totali, e che conta pi&ugrave; della met&agrave; (56%) delle limitazioni alla circolazione e sugli accessi urbani (Uvar), incluse le Low Emission Zone (Lez) e i sistemi di congestion charge.</p>
<p>Tali dati emergono dall&rsquo;ultimo studio dell&rsquo;Osservatorio Auto e Mobilit&agrave; della Luiss Business School, intitolato &ldquo;Auto e Citt&agrave;, oltre il divieto&rdquo;, che analizza il rapporto tra mobilit&agrave; privata e spazio urbano alla luce delle nuove esigenze ambientali, economiche e sociali.</p>
<p>Le Zone a Traffico Limitato, nate come uno strumento a disposizione dei sindaci per proteggere il patrimonio artistico archeologico limitando il traffico ai non residenti locali, sono spesso oggetto di critiche nel dibattito pubblico. Nel nostro Paese, che copre l&rsquo;89% di tutte le ZTL presenti in Europa, spesso si fanno spazio diverse questioni che mettono in dubbio quali siano gli autentici benefici di questo sistema.&nbsp;</p>
<p>&ldquo;Chi viaggia da Milano a Napoli pu&ograve; incontrare decine di norme differenti e difficili da interpretare: per questo servono maggiore coordinamento tra le amministrazioni e informazioni pi&ugrave; semplici e accessibili &mdash; precisa il presidente Unrae, Roberto Pietrantonio evidenziando la confusione che le regole, differenti in tutti i Comuni, creano tra i cittadini &mdash;. La mobilit&agrave; non &egrave; il problema da limitare: &egrave; una risorsa da governare. Le citt&agrave; migliori saranno quelle capaci di conciliare sostenibilit&agrave;, inclusione e libert&agrave; di movimento&rdquo;.</p>
<p>Le restrizioni adottate in Italia, di fatto, hanno tra gli obiettivi principali quelli di tutelare i centri storici e di diminuire l&rsquo;inquinamento. Tuttavia per Pietrantonio, la mancata uniformit&agrave; dei criteri e della segnaletica non fanno che creare quella che lui definisce &ldquo;balcanizzazione&rdquo; della mobilit&agrave;: &ldquo;&Egrave; evidente l&rsquo;assenza di un coordinamento efficace a livello nazionale. L&rsquo;esempio di altri paesi, come Germania, Francia e Spagna, ci dice che per le zone a basse emissioni sono possibili definizioni uniche nazionali&rdquo;.</p>
<p>La diffusione di questi spazi, avvenuta solo in modo frammentato e al di fuori di una strategia nazionale organica, non ha permesso la formazione di un&rsquo;infrastruttura regolatoria unitaria e di una piattaforma digitale nazionale che raccolga in tempo reale tutte le ordinanze locali. Solo in questo modo sarebbe possibile offrire alla comunit&agrave; uno strumento che possa guidarli nella grande mappa delle Zone a Traffico Limitato.</p>
<p>Sarebbe ora importante investire favorendo chi acquista veicoli di ultima generazione, connessi e capaci di elaborare miliardi di dati al secondo, permettendo loro di connettersi velocemente con tutto il labirinto burocratico che si nasconde dietro alle regolamentazioni degli accessi urbani. Agli abitanti e ai visitatori si permetterebbe cos&igrave; di accedere a tutte le norme che determinano quali citt&agrave; hanno o adotteranno in futuro Ztl e tutti i divieti a loro collegati, capendo come pianificare al meglio i tragitti e che veicoli utilizzare.</p>]]></description><pubDate>Tue, 16 Jun 2026 12:20:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[“Compromessa l’efficacia della Strategia Nazionale per la Biodiversità”]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/compromessa-lefficacia-della-strategia-nazionale-per-la-biodiversita_122193.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/compromessa-lefficacia-della-strategia-nazionale-per-la-biodiversita_122193.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122193/150154.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;ipotesi di dare il via gi&agrave; nel corso di quest&rsquo;anno alla revisione della Strategia Nazionale per la Biodiversit&agrave; 2030, ha creato forte preoccupazione per il WWF Italia, che &egrave; intervenuto spedendo una lettera a Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell&rsquo;Ambiente e della Sicurezza Energetica, per elencare tutte le criticit&agrave; emerse.</p>
<p>Solo dopo meno di quattro mesi dalla formale approvazione del relativo Programma di attuazione da parte della Conferenza Stato-Regioni, lo scorso 12 maggio &egrave; stato avviato il processo di revisione da parte del Ministero dell&rsquo;Ambiente. &ldquo;Si vuole continuare a discutere all&rsquo;infinito &mdash; esordisce il WWF Italia &mdash; e nel frattempo non si fa nulla per tutelare la biodiversit&agrave; italiana come chiede anche l&rsquo;articolo 9 della Costituzione. Una revisione cos&igrave; anticipata &egrave; incomprensibile e rischia di compromettere l&rsquo;efficacia dello strumento strategico pi&ugrave; importante per arrestare la perdita di biodiversit&agrave; nel nostro Paese&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;Le carenze riscontrate nel primo Rapporto di attuazione nel 2025 e una insufficiente analisi delle cause, che stanno rallentando il conseguimento di numerosi obiettivi della Strategia, rendono prematura ogni ipotesi di revisione&rdquo;. Il WWF lamenta come gi&agrave; l&rsquo;avvio del Programma di attuazione della Strategia abbia dovuto attendere forti ritardi, per poi evidenziare come ulteriore punto debole l&rsquo;impossibilit&agrave; di effettuare un&rsquo;adeguata valutazione della rendicontazione dei risultati raggiunti.</p>
<p>L&rsquo;invito rivolto a Gilberto Pichetto Fratin &egrave; quello di &ldquo;definire il Piano Nazionale di Ripristino della Natura, previsto dal Regolamento europeo 1991/2024 sul ripristino degli ecosistemi (Nature Restoration Law), destinato a diventare uno degli strumenti fondamentali e vincolanti per l&rsquo;attuazione degli obiettivi della Strategia Nazionale Biodiversit&agrave; al 2030&rdquo;. Seguir&agrave; inoltre l&rsquo;avvio del negoziato sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale dell&rsquo;Unione Europea 2028-2034, il bilancio di lungo periodo che sar&agrave; fondamentale per una parte significativa delle risorse finanziarie necessarie per raggiungere gli obiettivi della Strategia.</p>
<p>WWF Italia mira a rinviare qualsiasi revisione della Strategia Nazionale Biodiversit&agrave; al prossimo anno. La richiesta avanzata ora &egrave; quella di puntare sull&rsquo;attuale stato di attuazione del Programma vigente, in modo da poter permettere la valutazione curata di tutti i contenuti e del fabbisogno finanziario del Piano Nazionale di Ripristino della Natura, contribuendo inoltre alla definizione di ulteriori misure e finanziamenti nell&rsquo;ambito della futura programmazione finanziaria europea e nazionale, volti a proteggere la biodiversit&agrave;.</p>
<p>&ldquo;Vorremmo che si passasse finalmente dalle parole ai fatti &mdash; conclude il WWF Italia &mdash;. Le cose da fare per salvaguardare la biodiversit&agrave; italiana sono note, e ci chiediamo per quale motivo, invece di metterle in atto si voglia far ripartire la discussione, peraltro limitando la partecipazione alla discussione a pochi soggetti senza coinvolgere, attraverso una adeguata consultazione, tutti i soggetti interessati. La crisi della biodiversit&agrave; richiede decisioni fondate su dati solidi, obiettivi chiari e risorse adeguate. Modificare oggi la Strategia senza una valutazione completa dei risultati ottenuti &egrave; una scelta che rischia di indebolire, anzich&eacute; rafforzare, l&rsquo;azione dell&rsquo;Italia per la tutela della natura&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Mon, 15 Jun 2026 11:40:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Il più grande brigantino del mondo a Taranto per promuovere inclusione e partecipazione]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/il-piu-grande-brigantino-del-mondo-a-taranto-per-promuovere-inclusione-e-partecipazione_122058.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/il-piu-grande-brigantino-del-mondo-a-taranto-per-promuovere-inclusione-e-partecipazione_122058.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122058/149894.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il pi&ugrave; grande brigantino a goletta del mondo in servizio attivo, lungo 61 metri e ampio 1.300 metri quadri, dall&rsquo;ormai lontano 9 ottobre 2006 port&ograve; allo costituzione della Fondazione Tender To Nave Italia Onlus. Un&rsquo;organizzazione, nata per iniziativa dei soci Marina Militare e Yacht Club Italiano, &egrave; riuscita in questi anni a realizzare il sogno di Carlo Croce di mettere la grande nave a disposizione del disagio e della disabilit&agrave;.</p>
<p>Capace di ospitare fino a ventidue persone oltre l&rsquo;equipaggio, il veliero ha visto imbarcare 7867 persone tra passeggeri speciali, operatori e volontari e portare alla conclusione 371 progetti dedicati a percorsi formativi e riabilitativi unici.&nbsp;</p>
<p>Nave Italia in questo modo si &egrave; trasformata un un vero e proprio simbolo di inclusione crescita e partecipazione che ha rappresentato in questi vent&rsquo;anni una delle esperienze pi&ugrave; significative promosse dalla Marina Militare italiana insieme alla Fondazione Tender To Nave Italia ETS.</p>
<p>In sosta nel Canale Navigabile di Taranto, proprio di fronte al Castello Aragonese, il brigantino &egrave; in questo momento protagonista del progetto &ldquo;Rotte Possibili: Navigare verso l'autonomia&rdquo; che si svolger&agrave; per cinque giorni lungo la tratta verso Brindisi. Dopo aver attirato l&rsquo;attenzione di cittadini e visitatori, Nave Italia offrir&agrave; l&rsquo;opportunit&agrave; di conoscere da vicino una realt&agrave; che da anni si avvale del mare come strumento educativo, terapeutico e sociale. Nel dettaglio, undici beneficiari e cinque educatrici, accompagnati da una rete di associazioni impegnate nell'ambito della disabilit&agrave;, potranno sperimentare in prima persona un nuovo percorso di crescita finalizzato al rafforzamento della propria autonomia e dell&rsquo;inclusione.</p>
<p>&ldquo;Rotte Possibili&rdquo; &egrave; il progetto promosso dal Comune di Vasto che prende vita durante la sesta tappa della Campagna 2026 della Fondazione Tender To Nave Italia Onlus che terminer&agrave; solo il prossimo 31 ottobre dopo aver concluso i diciannove scali previsti nei porti italiani, che coinvolgeranno in totale circa 400 persone tra ragazzi e accompagnatori.</p>
<p>Il cuore dell&rsquo;esperienza, di fatto, non sono i singoli laboratori ma l&rsquo;intera routine che si pu&ograve; vivere solo a bordo della nave che permette di disconnettersi da una quotidianit&agrave; dominata dai social, riscoprendo l'autenticit&agrave; del contatto umano. Un&rsquo;esperienza unica al mondo che attraverso l&rsquo;impegno culturale incide in maniera trasversale in tutti i settori del vivere civile, sociale e politico promuovendo principi di inclusione capaci di abbattere le barriere che si creano a causa delle disabilit&agrave; fisiche, cognitive o relazionali.&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:02:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Arriva in Italia la prima terapia sistemica per la sindrome di von Hippel-Lindau]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/arriva-in-italia-la-prima-terapia-sistemica-per-la-sindrome-di-von-hippel-lindau_121811.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/arriva-in-italia-la-prima-terapia-sistemica-per-la-sindrome-di-von-hippel-lindau_121811.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/121811/149481.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&ldquo;<em>La medicina &egrave; per i pazienti ed Europa e Italia devono alleggerire il fardello burocratico per snellire l&rsquo;introduzione di farmaci innovativi e attrarre nuovi investimenti per la ricerca</em>&rdquo;. Con questa premessa Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato di Msd Italia, spalanca le porte sulla possibilit&agrave; rivolta ai pazienti affetti dalla sindrome di von Hippel-Lindau (VHL) di accedere a un nuovo farmaco, belzutifan, che ha ottenuto la rimborsabilit&agrave; da parte di Aifa.</p>
<p>La malattia di von Hippel-Lindau &egrave; una sindrome rara a carattere ereditario che predispone allo sviluppo di neoplasie benigne e maligne in diversi organi del corpo. La sua condizione &egrave; perlopi&ugrave; ancora sconosciuta e riguarda un caso ogni 53mila persone (stimati nel 2026 in Italia 1.100 pazienti). Gestire un paziente con tale patologia &egrave; di fatto come gestirne dieci contemporaneamente, poich&eacute; la stessa persona potrebbe presentare diversi sviluppi tumori, sia benigni che maligni. Nel corso della vita circa il 70% dei pazienti sviluppa carcinomi renali a cellule chiare, tra il 60 e l&rsquo;80% emangioblastomi del sistema nervoso centrale e il 5-10% tumori neuroendocrini pancreatici che possono comportare varie disabilit&agrave;, come la riduzione o la perdita della vista, la compromissione motoria o neurologica e l&rsquo;insufficienza renale.</p>
<p>La gestione clinica, finora, &ldquo;<em>era passiva. Si sorvegliava la progressione della malattia per poi intervenire chirurgicamente</em>&rdquo;, precisa Alfonso Massimiliano Ferrara, endocrinologo presso l&rsquo;Uosd Unit&agrave; tumori ereditari dell&rsquo;Istituto Oncologico Veneto di Padova. &ldquo;<em>La rimborsabilit&agrave;</em> &ndash; continua &ndash; <em>d&agrave; speranza e un&rsquo;opportunit&agrave; terapeutica concreta per i pazienti, che da oggi potranno tornare a usare la parola &lsquo;futuro&rsquo; che prima faceva tanta paura. Per i pazienti si &egrave; passati dalla speranza a un&rsquo;opportunit&agrave; terapeutica concreta che pu&ograve; cambiare la storia della malattia: vedo ogni giorno che funziona</em>&rdquo;. Per anni la chirurgia ha rappresentato l&rsquo;unico trattamento per questa malattia rara. Un approccio pericoloso che esponeva i pazienti al rischio di interventi ripetuti nel giro di poco tempo.</p>
<p>Ora, a cent&rsquo;anni da quando il patologo svedese Arvid Lindau ha riconosciuto questa patologia, l&rsquo;Agenzia italiana del farmaco ha dato il via libera alla rimborsabilit&agrave; di belzutifan, il primo farmaco sistemico per la sindrome VHL. Il farmaco, inibitore orale del fattore 2&alpha;, &egrave; in grado di agire in modo diretto sui meccanismi responsabili dello sviluppo delle neoplasie associate alla sindrome, dando vita a una duratura attivit&agrave; antitumorale, un controllo prolungato della malattia e una riduzione della necessit&agrave; di interventi chirurgici.</p>
<p>&ldquo;<em>In questo contesto belzutifan rappresenta un avanzamento significativo, introducendo un nuovo paradigma terapeutico nella gestione della malattia di VHL nelle sue diverse manifestazioni cliniche</em> &ndash; sottolinea Ferrara &ndash;.<em> Si tratta infatti della prima e unica terapia sistemica target rimborsata in Italia per i pazienti con VHL che necessitino di trattamento per carcinoma renale a cellule chiare localizzato, tumori neuroendocrini pancreatici ed emangioblastomi del SNC. La disponibilit&agrave; di un trattamento mirato, in grado di agire simultaneamente sulle principali manifestazioni della malattia, consente di rispondere a un importante bisogno clinico ancora insoddisfatto, con il potenziale di ridurre la necessit&agrave; di procedure locali e di interventi chirurgici ripetuti nel corso della storia clinica del paziente, preservando pi&ugrave; a lungo la funzionalit&agrave; d&rsquo;organo e contribuendo a migliorare la gestione complessiva della patologia oltre che la qualit&agrave; di vita del paziente. Rimane tuttavia fondamentale un approccio multidisciplinare alla patologia, elemento imprescindibile nella presa in carico dei pazienti con VHL, per definire nel tempo il percorso assistenziale e terapeutico pi&ugrave; appropriato sulla base delle caratteristiche cliniche individuali, dell&rsquo;evoluzione della malattia e del coinvolgimento dei diversi organi interessati</em>&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;<em>L&rsquo;approvazione da parte di Aifa della rimborsabilit&agrave; di belzutifan &egrave; per Msd un motivo di autentico orgoglio. La decisione di Aifa segna un passaggio significativo, perch&eacute; permette di offrire finalmente ai pazienti un&rsquo;innovazione terapeutica in un ambito caratterizzato da elevata complessit&agrave; clinica e bisogni a lungo insoddisfatti. L&rsquo;obiettivo che guida la nostra organizzazione &egrave; fare la differenza nella vita dei pazienti e non dimenticare mai che la medicina &egrave; per le persone</em>&rdquo;, conclude Nicoletta Luppi.</p>]]></description><pubDate>Tue, 09 Jun 2026 11:33:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[“La povertà educativa è diventata una questione di cittadinanza democratica”]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/la-poverta-educativa-e-diventata-una-questione-di-cittadinanza-democratica_121762.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/la-poverta-educativa-e-diventata-una-questione-di-cittadinanza-democratica_121762.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/121762/149379.jpg" title="Romano Pesavento" alt="Romano Pesavento" /><br /><p>Riceviamo e pubblichiamo:</p>
<p><em>Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda attenzione per i dati emersi dall'indagine realizzata dalla Fondazione Articolo 49 attraverso la piattaforma InClasse e presentata presso la Camera dei Deputati nel corso dell'evento dedicato ai giovani e alle scuole, organizzato in collaborazione con l'Ufficio del Parlamento europeo in Italia e con il patrocinio della Commissione europea. I risultati della ricerca, elaborati su dati ISTAT e riferiti alla popolazione studentesca italiana tra gli 11 e i 19 anni, restituiscono una fotografia che non pu&ograve; lasciare indifferenti il mondo della scuola, le istituzioni e l'intera societ&agrave; civile.</em></p>
<p><em>Un primo elemento riguarda l'accessibilit&agrave; ai percorsi formativi. In Italia uno studente su tre vive in comuni privi di istituti secondari di secondo grado. Una media nazionale che assume dimensioni ancora pi&ugrave; rilevanti in alcune realt&agrave; territoriali: il 56,7% degli studenti del Veneto vive in comuni senza scuole superiori; la percentuale raggiunge il 63% in Valle d'Aosta e arriva addirittura al 93% nelle aree rurali venete e al 91,5% nelle zone scarsamente popolate della Valle d'Aosta.</em></p>
<p><em>A tali criticit&agrave; si aggiungono le difficolt&agrave; legate alla mobilit&agrave; scolastica. L'indagine evidenzia che il 26,4% delle scuole statali italiane non &egrave; raggiungibile tramite mezzi pubblici, mentre il 22,5% delle scuole statali del primo ciclo risulta privo di collegamenti mediante scuolabus. In alcune regioni, come Campania e Calabria, la quota di istituti non raggiungibili con il trasporto pubblico sfiora il 50%.</em></p>
<p><em>Questi dati evidenziano una questione che va ben oltre l'organizzazione dei servizi: il diritto all'istruzione continua a essere fortemente influenzato dalle condizioni territoriali di partenza, generando forme di disuguaglianza che rischiano di compromettere il principio costituzionale di pari opportunit&agrave;.</em></p>
<p><em>Particolarmente significativa appare inoltre la condizione relativa all'accesso alla cultura. Secondo l'indagine, il 34,1% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni vive in comuni privi di cinema, teatri o luoghi destinati agli spettacoli dal vivo. In alcune regioni la situazione assume dimensioni ancora pi&ugrave; preoccupanti: la percentuale supera il 50% in Molise e Basilicata, mentre raggiunge il 45,1% in Sardegna.</em></p>
<p><em>Ancora pi&ugrave; eloquenti risultano i dati relativi ai musei. Un minore su due in Italia vive in comuni senza musei che organizzino attivit&agrave; educative rivolte a bambini e adolescenti.</em></p>
<p><em>Sorprende che tale fenomeno riguardi non soltanto aree periferiche o interne, ma anche regioni caratterizzate da una forte presenza di istituzioni culturali. In Lombardia il 62,9% degli under 17 vive in comuni privi di musei con attivit&agrave; dedicate ai giovani; in Veneto la percentuale raggiunge il 62,2%.</em></p>
<p><em>Anche sul versante delle biblioteche emergono significative criticit&agrave; territoriali. Se la media nazionale indica che il 15,1% degli under 17 vive in comuni privi di biblioteche dotate di spazi o attivit&agrave; per bambini e ragazzi, la situazione appare molto pi&ugrave; grave in alcune regioni del Mezzogiorno: 53,9% in Basilicata, 53,3% in Molise, 51,6% in Calabria.</em></p>
<p><em>Di fronte a tali evidenze, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene necessario introdurre nel dibattito pubblico una riflessione pi&ugrave; ampia sul concetto di "infrastruttura educativa territoriale".</em></p>
<p><em>Nel ventunesimo secolo una scuola non pu&ograve; essere considerata un'entit&agrave; isolata. La qualit&agrave; dell'esperienza educativa dipende sempre pi&ugrave; dalla presenza di una rete integrata di opportunit&agrave; culturali, sociali e civiche: biblioteche, musei, teatri, associazioni, centri di aggregazione, spazi pubblici, laboratori artistici, organismi di partecipazione giovanile. Laddove tali pres&igrave;di risultano assenti, il rischio non &egrave; soltanto quello di una minore offerta culturale, ma di una progressiva riduzione delle occasioni di crescita democratica.</em></p>
<p><em>Particolarmente allarmanti appaiono i dati relativi alla dimensione relazionale. Secondo l'indagine, il 13,7% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni dichiara di non avere amici con cui confidarsi. Ci&ograve; significa che oltre un adolescente su dieci vive una condizione di sostanziale isolamento affettivo proprio durante una delle fasi pi&ugrave; delicate dello sviluppo umano. A ci&ograve; si aggiunge che un giovane su dieci frequenta gli amici meno di una volta alla settimana, segnale di una progressiva rarefazione delle relazioni sociali significative. Il CNDDU ritiene che tale dato debba essere interpretato come un vero e proprio indicatore di vulnerabilit&agrave; sociale. La letteratura pedagogica, sociologica e neuroscientifica internazionale dimostra infatti che la qualit&agrave; delle relazioni costituisce uno dei principali fattori di protezione rispetto al disagio giovanile, alla dispersione scolastica, alle dipendenze comportamentali e ai fenomeni di esclusione sociale.</em></p>
<p><em>Preoccupano inoltre gli indicatori relativi alla partecipazione civica. Il 50% dei giovani non prende parte ad alcuna attivit&agrave; di partecipazione politica o sociale, mentre nove adolescenti su dieci nella fascia d'et&agrave; 14-19 anni non svolgono attivit&agrave; di volontariato. Si tratta di dati che impongono una riflessione profonda. Quando la partecipazione diventa residuale, quando il senso di appartenenza alla comunit&agrave; si indebolisce, quando il volontariato non rappresenta pi&ugrave; un'esperienza diffusa tra i giovani, il rischio &egrave; quello di assistere a una progressiva erosione del capitale sociale e democratico del Paese.</em></p>
<p><em>Per tale ragione il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani propone di affiancare agli indicatori tradizionali della povert&agrave; educativa un nuovo parametro di analisi: l'Indice di Cittadinanza Educativa Territoriale, inteso come misurazione integrata dell'accesso dei giovani a scuole, trasporti, biblioteche, musei, spazi culturali, associazionismo, partecipazione civica e opportunit&agrave; relazionali. Una tale prospettiva consentirebbe di valutare non soltanto quanto un territorio sia economicamente sviluppato, ma quanto esso sia realmente capace di garantire l'esercizio concreto dei diritti di cittadinanza delle nuove generazioni.</em></p>
<p><em>L'articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani riconosce il diritto all'istruzione quale strumento finalizzato al pieno sviluppo della personalit&agrave; umana. Analogamente, la Convenzione ONU sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza riconosce il diritto dei minori alla partecipazione culturale, sociale e comunitaria.</em></p>
<p><em>Alla luce dei dati emersi, appare evidente come la sfida educativa contemporanea non possa essere affrontata esclusivamente attraverso il miglioramento degli apprendimenti o l'innovazione tecnologica. La questione centrale riguarda la possibilit&agrave; concreta per ogni giovane, indipendentemente dal luogo di nascita, di accedere a opportunit&agrave; educative, culturali, relazionali e partecipative di qualit&agrave;. Il rischio che emerge dall'indagine &egrave; quello di una progressiva frattura tra territori ricchi di opportunit&agrave; e territori caratterizzati da una crescente rarefazione di pres&igrave;di culturali, educativi e sociali. Una democrazia matura non pu&ograve; accettare che il diritto a crescere in un ambiente culturalmente vitale e socialmente inclusivo diventi una variabile geografica.</em></p>
<p><em>Investire nella scuola, nella cultura e nelle relazioni significa oggi investire nella resilienza democratica del Paese. Perch&eacute; il vero indicatore del futuro di una nazione non &egrave; soltanto la sua crescita economica, ma la capacit&agrave; di garantire ai propri giovani il diritto di immaginare, costruire e condividere il proprio futuro all'interno di una comunit&agrave; educante viva, inclusiva e solidale.</em></p>
<p><strong>Prof. Romano Pesavento</strong><br><strong>Presidente CNDDU</strong></p>]]></description><pubDate>Mon, 08 Jun 2026 15:56:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Le acque “ascoltano” i terremoti: rafforzato il monitoraggio sismico nel Friuli]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/le-acque-ascoltano-i-terremoti-rafforzato-il-monitoraggio-sismico-nel-friuli_121751.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/le-acque-ascoltano-i-terremoti-rafforzato-il-monitoraggio-sismico-nel-friuli_121751.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/121751/149361.jpg" title="Gemona del Friuli a seguito del terremoto del 1976" alt="Gemona del Friuli a seguito del terremoto del 1976" /><br /><p>L&rsquo;Italia, passo dopo passo, sta procedendo nella ricerca sul tema della prevenzione e nello studio dei terremoti. In particolare, grazie al potenziamento della rete di monitoraggio nel Nord-Est sar&agrave; possibile assistere a nuove scoperte legate ai processi sismogenetici che permetteranno di conoscere sempre meglio il funzianamento delle scosse.</p>
<p>L&rsquo;iniziativa, sviluppata attraverso la collaborazione tra l&rsquo;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs), prevede in Friuli Venezia Giulia, nell&rsquo;ambito della rete nazionale Meet, l&rsquo;installazione di nuove stazioni idrogeochimiche automatiche capaci di osservare non solo l&rsquo;attivit&agrave; sismica, ma anche le variazioni delle acque sotterranee.</p>
<p>Nel dettaglio, il progetto Meet (Monitoring Earth's Evolution and Tectonics) &egrave; una delle pi&ugrave; importanti iniziative scientifiche finanziate dal Pnrr e coordinata dall&rsquo;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il suo obiettivo &egrave; rinnovare e ampliare le infrastrutture di osservazione della terra in Italia, attraverso l&rsquo;installazione di nuove reti di sensori, il potenziamento dei laboratori scientifici, la creazione di sistemi integrati per la raccolta e l&rsquo;analisi dei dati geofisici.</p>
<p>Negli ultimi anni la comunit&agrave; scientifica ha raccolto numerose evidenze che mostrano come le falde acquifere possano registrare alterazioni fisiche e chimiche in concomitanza con eventi sismici. Livelli idrici, temperatura, conducibilit&agrave; elettrica e concentrazione di alcuni gas possono infatti subire variazioni legate ai movimenti della crosta terrestre. Per questo motivo le acque rappresentano un&rsquo;importante fonte di informazioni per comprendere meglio i processi che precedono e accompagnano i terremoti.</p>
<p>Il progetto prevede l&rsquo;installazione di nuove stazioni di monitoraggio in aree strategiche delle regioni che sono caratterizzate da una significativa attivit&agrave; tettonica. I nuovi impianti saranno dotati di sensori di ultima generazione in grado di acquisire dati in tempo reale e integrarli con quelli provenienti dalla rete sismica gi&agrave; operativa.</p>
<p>&ldquo;<em>Oltre alla misura dei parametri chimico-fisici delle acque e di quelli meteorologici, le stazioni possono essere implementate con strumenti per il monitoraggio continuo di parametri geochimici nelle acque, come la pressione parziale di anidride carbonica disciolta e la composizione dei gas disciolti, e in atmosfera e nei suoli, attraverso la misura dei flussi di anidride carbonica e della composizione chimica e isotopica dei gas</em>&rdquo;, spiega Antonio Caracausi, ricercatore dell&rsquo;Ingv.</p>
<p>L&rsquo;intervento si inserisce nel pi&ugrave; ampio sistema di sorveglianza dell&rsquo;Italia nord-orientale, una delle aree pi&ugrave; monitorate del Paese anche in virt&ugrave; della memoria storica del terremoto del Friuli del 1976, che port&ograve; alla nascita e allo sviluppo del Centro di Ricerche Sismologiche dell&rsquo;OGS. Da allora la rete di rilevamento &egrave; cresciuta costantemente, arrivando a comprendere decine di stazioni sismometriche, accelerometriche e geodetiche collegate in tempo reale con i centri di elaborazione dati.</p>
<p>L&rsquo;obiettivo non &egrave; prevedere con certezza i terremoti &ndash; traguardo che la scienza non &egrave; ancora in grado di raggiungere &ndash; ma migliorare la comprensione dei fenomeni geologici e affinare gli strumenti di valutazione del rischio. Il monitoraggio idrogeochimico mira a costruire modelli crostali fondamentale per l&rsquo;interpretazione dei fenomeni naturali collegati alle scosse sismiche. L&rsquo;integrazione tra dati sismici, geodetici e idrogeologici consentir&agrave; cos&igrave; di osservare il comportamento del sottosuolo con un livello di dettaglio senza precedenti.</p>]]></description><pubDate>Mon, 08 Jun 2026 14:54:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Dal lungomare più lungo d’Europa ai mari più puliti, le spiagge italiane sembrano uscire da una cartolina]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/dal-lungomare-piu-lungo-deuropa-ai-mari-piu-puliti-le-spiagge-italiane-sembrano-uscire-da-una-cartolina_121629.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/dal-lungomare-piu-lungo-deuropa-ai-mari-piu-puliti-le-spiagge-italiane-sembrano-uscire-da-una-cartolina_121629.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/121629/149149.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;Italia si conferma una delle destinazioni balneari pi&ugrave; ambite d&rsquo;Europa. Tra record urbanistici, acque cristalline e spiagge da cartolina, l'estate in arrivo offre una fotografia di un Paese che continua a distinguersi per la qualit&agrave; del suo patrimonio costiero.</p>
<p>A rappresentare questo primato &egrave; innanzitutto Bari, citt&agrave; portuale affacciata sul mar Adriatico che vanta il lungomare pi&ugrave; lungo d'Europa. Una quinta urbana lunga circa 15 chilometri caratterizzata da spazi dove potersi dilettare con il jogging, passeggiate in solitaria, chiacchiere fra amici, gite in bicicletta e molto altro. Insomma si tratta di uno spazio che si &egrave; trasformato negli anni in un modello di turismo molto apprezzato e di valorizzazione del territorio, capace di attirare visitatori provenenti da ogni zona d&rsquo;Italia e non solo ogni stagione.</p>
<p>Ma se Bari conquista il record europeo, &egrave; la citt&agrave; romagnola di Rimini che sta ridisegnando radicalmente il suo rapporto con il mare attraverso il Parco del Mare, un progetto ambizioso che mira a creare il lungomare pedonale pi&ugrave; esteso d&rsquo;Europa. A costeggiare queso tratto saranno le piste ciclopedonali, gli stabilimenti balneari, le verde verdi, i parchi gioco e gli spazi dedicati al fitness.</p>
<p>Sulla stessa lunghezza onda, anche la qualit&agrave; delle acque italiane rappresenta uno degli aspetti pi&ugrave; apprezzati dai turisti. I dati elaborati dal Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente e dagli enti regionali confermano infatti uno stato di salute eccellente per gran parte delle coste della Penisola. In cima alla classifica stilata per il 2026 si colloca la Sardegna, dove ben sei localit&agrave; marine sono state premiate con le Cinque Vele. Nel dettaglio, i riconoscimenti sono stati assegnati a Posada e San Teodoro, Santa Teresa di Gallura, Baunei, Domus de Maria e Cabras.</p>
<p>Tra le altre regioni tradizionalmente apprezzate per la limpidezza del mare spiccano la Puglia, Toscana e Campania, a testimonianza di un patrimonio ambientale che continua a rappresentare uno dei principali punti di forza del turismo italiano. La qualit&agrave; delle acque inoltre si pu&ograve; associare anche alla straordinaria variet&agrave; paesaggistica delle coste italiane; si parte dalle spiagge bianche della Sardegna per arrivare alle calette rocciose della Liguria, passando per le lunghe distese sabbiose dell&rsquo;Adriatico e le baie incontaminate del Sud. Grazie a tutti questi panorami, il Paese riesce a offrire scenari capaci di soddisfare ogni tipo di viaggiatore.</p>
<p>Le classifiche dedicate alle spiagge pi&ugrave; belle d'Italia continuano a premiare destinazioni iconiche e angoli meno conosciuti ma di straordinario valore naturalistico. Tra le localit&agrave; pi&ugrave; apprezzate figurano tratti costieri caratterizzati da acque trasparenti e i paesaggi protetti, caratterizzati da un forte equilibrio tra turismo e tutela ambientale. Un riconoscimento che conferma come la bellezza del litorale italiano non sia soltanto una questione estetica, ma il risultato di un patrimonio naturale preservato nel tempo.</p>]]></description><pubDate>Fri, 05 Jun 2026 14:50:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[L'Italia delle disuguaglianze:  il 10% delle famiglie possiede oltre il 60% dei patrimoni]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/l-italia-delle-disuguaglianze-il-10-delle-famiglie-possiede-oltre-il-60-dei-patrimoni_121529.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/l-italia-delle-disuguaglianze-il-10-delle-famiglie-possiede-oltre-il-60-dei-patrimoni_121529.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/121529/148973.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L'ultimo studio statistico della Banca d&rsquo;Italia ha testimoniato ancora una volta come la ricchezza delle famiglie italiane continui ad aumentare, sebbene la sua distribuzione rimanga fortemente sbilanciata.</p>
<p>Secondo il rapporto che aggiorna il quadro al quarto trimestre del 2025, il patrimonio netto medio delle famiglie italiane &ndash; calcolato sommando attivit&agrave; finanziarie e immobiliari al netto dei debiti &ndash; ha raggiunto i 453 mila euro, in crescita rispetto ai 431 mila euro registrati alla fine del 2024. Un aumento che testimonia una generale espansione della ricchezza privata, sostenuta soprattutto dall'andamento favorevole dei mercati finanziari e dalla rivalutazione di alcuni asset patrimoniali.</p>
<p>Dietro la crescita media si nasconde per&ograve; una realt&agrave; molto meno uniforme. Il dato che colpisce maggiormente riguarda infatti la distribuzione della ricchezza con solo il 10% delle famiglie pi&ugrave; ricche che detiene il 60,6% dell'intero patrimonio netto nazionale, mentre alla met&agrave; meno abbiente della popolazione resta appena il 7,2% della ricchezza complessiva. Si tratta di numeri che confermano come il patrimonio sia concentrato in una fascia molto ristretta della popolazione.</p>
<p>La distanza tra i diversi gruppi sociali appare ancora pi&ugrave; evidente osservando l'evoluzione che ha avuto negli anni l'indice di Gini, la misura statistica utilizzata principalmente per quantificare il livello di disuguaglianza nella distribuzione del reddito o della ricchezza all'interno di una popolazione. Nel 2025 l'indice &egrave; salito a 72,2 punti, rispetto al 71,5 dell'anno precedente, segnalando un ulteriore aumento delle disparit&agrave; patrimoniali.</p>
<p>Anche la composizione della ricchezza varia sensibilmente a seconda della posizione economica delle famiglie, in quanto nella fascia meno abbiente il patrimonio &egrave; costituito quasi esclusivamente dalla casa di propriet&agrave; e dai depositi bancari. Le famiglie pi&ugrave; ricche, invece, dispongono di portafogli molto pi&ugrave; diversificati, con una presenza significativa di azioni, fondi, partecipazioni societarie e altri strumenti finanziari che consentono maggiori opportunit&agrave; di rendimento.</p>]]></description><pubDate>Thu, 04 Jun 2026 12:27:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Giornata Mondiale della Bicicletta: l’Italia pedala sempre di più]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/giornata-mondiale-della-bicicletta-litalia-pedala-sempre-di-piu_121436.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/giornata-mondiale-della-bicicletta-litalia-pedala-sempre-di-piu_121436.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/121436/148826.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Oggi, mercoled&igrave; 3 giugno, si celebra la Giornata Mondiale della Bicicletta, ricorrenza nata dall'iniziativa di un gruppo di appassionati e istituita dalle Nazioni Unite nel 2018 per promuovere uno dei mezzi di trasporto pi&ugrave; semplici, economici e sostenibili mai inventati. Un'occasione che, anno dopo anno, assume un significato sempre pi&ugrave; importante in un contesto in cui la mobilit&agrave; urbana e la tutela ambientale sono al centro del dibattito pubblico.</p>
<p>La bicicletta non &egrave; pi&ugrave; soltanto uno strumento utile per l'attivit&agrave; fisica o da utilizzare durante il proprio tempo libero, ma rappresenta un'alternativa concreta e valida alle sfide legate al traffico, all'inquinamento e alla qualit&agrave; della vita nelle citt&agrave;.</p>
<p>I dati forniti dall'Indice Eco-Counter 2025, che monitora i flussi ciclistici dell'anno in dodici nazioni europee, dimostra che sempre pi&ugrave; italiani stanno scegliendo di salire in sella. Il nostro Paese si colloca tra le nazioni dell'Ue con la crescita pi&ugrave; significativa nell'utilizzo della bicicletta, con un aumento complessivo degli spostamenti sulle due ruote superiore alla media continentale, segnale di una trasformazione graduale ma costante delle abitudini di mobilit&agrave;.</p>
<p>Particolarmente significativo &egrave; l'incremento dei tragitti effettuati durante la settimana lavorativa, un indicatore che evidenzia come la bici venga sempre pi&ugrave; utilizzata per gli spostamenti quotidiani, dal tragitto casa-lavoro alle commissioni urbane. Un risultato raggiunto nonostante la presenza, in molte citt&agrave; italiane, di infrastrutture ciclabili ancora insufficienti o frammentate.</p>
<p>Di fatto, la Giornata Mondiale della Bicicletta nasce con l'obiettivo di sensibilizzare cittadini e istituzioni sui benefici sociali, ambientali ed economici derivanti dall'uso della bici. La ricorrenza invita a considerarla non soltanto come mezzo ricreativo, ma come elemento chiave di una mobilit&agrave; pi&ugrave; sostenibile e inclusiva, capace di restituire a chiunque lo stesso diritto di muoversi all'interno dello spazio pubblico.</p>
<p>Accanto all'uso urbano cresce anche il fenomeno del cicloturismo. Sempre pi&ugrave; viaggiatori scelgono infatti di esplorare territori e paesaggi pedalando lungo percorsi dedicati, combinando movimento, sostenibilit&agrave; e scoperta del patrimonio naturale e culturale. Negli ultimi anni il settore ha registrato una crescita costante, sostenuta anche dagli investimenti nelle infrastrutture ciclabili e dalla realizzazione di nuove ciclovie nazionali ed europee. La bicicletta &egrave; diventata cos&igrave; protagonista di una nuova idea di viaggio, pi&ugrave; lenta e consapevole, capace di valorizzare borghi, aree rurali e destinazioni meno conosciute.</p>
<p>A oltre due secoli dalla sua invenzione, la bicicletta continua cos&igrave; a dimostrarsi uno strumento straordinariamente moderno. In un'epoca segnata dalla necessit&agrave; di ridurre le emissioni e migliorare la vivibilit&agrave; delle citt&agrave;, le due ruote rappresentano una soluzione semplice ma estremamente efficace.</p>]]></description><pubDate>Wed, 03 Jun 2026 10:40:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Pnrr, Meloni: “Possiamo dire, di fronte all’ultimo miglio da fare, di essere stati all’altezza del compito”]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/pnrr-meloni-possiamo-dire-di-fronte-allultimo-miglio-da-fare-di-essere-stati-allaltezza-del-compito_121124.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/pnrr-meloni-possiamo-dire-di-fronte-allultimo-miglio-da-fare-di-essere-stati-allaltezza-del-compito_121124.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/121124/148329.jpg" title="Giorgia Meloni" alt="Giorgia Meloni" /><br /><p>Sono 166 miliardi di euro i fondi che l&rsquo;Italia ha ricevuto finora dalla Commissione europea nell&rsquo;ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), approvato nel 2021 per rilanciare l&rsquo;economia dopo la pandemia di Covid-19, al fine di permettere lo sviluppo verde, tecnologico e di digitalizzazione del Paese. Parte del programma dell'Unione europea noto come Next Generation Eu, un fondo da 750 miliardi di euro approvato dal Consiglio europeo nel luglio 2020, il piano ha raggiunto ora 416 traguardi, con una stima di 66mila progetti finanziati, di cui 100 mila ancora in fase di realizzazione.</p>
<p>Sono &nbsp;questi i numeri che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato in un videomessaggio trasmesso in apertura del Forum &ldquo;L&rsquo;Italia del Pnrr&rdquo; tenutosi marted&igrave; 26 maggio presso il Museo della scienza e della tecnica di Milano. &ldquo;<em>Un&rsquo;occasione preziosa per raccontare agli italiani lo straordinario lavoro che, in questi anni, abbiamo portato avanti per mettere a terra le risorse, gli investimenti, le riforme del Pnrr</em>&rdquo; ha esordito cos&igrave; la premier all&rsquo;inizio del suo intervento.</p>
<p>&ldquo;<em>Poco meno di quattro anni fa abbiamo ereditato una grande responsabilit&agrave;: portare avanti il Piano di ripresa e resilienza pi&ugrave; consistente d&rsquo;Europa, sia dal punto di vista finanziario che degli obiettivi da raggiungere </em>- ha commentato Giorgia Meloni -<em>. Una sfida che alcuni consideravano molto complessa, altri addirittura proibitiva, qualcuno perfino impossibile da vincere. Eppure, non ci siamo scoraggiati, ci siamo messi subito al lavoro. Pancia a terra, fin dal primo istante. Facendo, come prima cosa, quello che avevamo promesso e che molti credevano impraticabile, ovvero rivedere il Piano e adattarlo alle nuove priorit&agrave; dell&rsquo;Italia</em>&rdquo;.</p>
<p>La presidente del Consiglio, nel suo discorso, ha rivendicato la buona gestione che l&rsquo;Italia &egrave; riuscita ad avere dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, riuscendo a creare un dialogo con la Commissione europea per rivedere gli obiettivi, correggere le criticit&agrave; e integrare il programma con il REPowerEU, cio&egrave; con gli investimenti sulla sicurezza energetica.</p>
<p>&ldquo;<em>&Egrave; nato cos&igrave; il nuovo Pnrr italiano, un piano pi&ugrave; coerente, pi&ugrave; capace di rispondere ai bisogni concreti dei cittadini, delle famiglie e delle imprese. Da quel momento in poi, anche grazie alla nuova governance di sistema che abbiamo costruito, non ci siamo pi&ugrave; fermati e abbiamo speso ogni giorno per costruire le condizioni affinch&eacute; ogni investimento, ogni progetto, ogni cantiere potesse essere avviato. Non &egrave; stato ovviamente un cammino semplice, per&ograve; abbiamo rispettato la tabella di marcia e oggi possiamo rivendicare con un pizzico di orgoglio che siamo stati all&rsquo;altezza del compito. Grazie all&rsquo;impegno corale del Sistema Italia - dei Ministeri, delle Amministrazioni centrali, delle Regioni, delle Province, dei Comuni e dei soggetti attuatori - siamo riusciti in questi anni a tenere sempre il passo. Ed &egrave; cos&igrave; che l&rsquo;Italia ha raggiunto e mantenuto nel tempo il primato europeo nell&rsquo;attuazione del Piano</em>&rdquo;.<br>Giorgio Meloni ha infine rivendicato la revisione del piano portata avanti dallo Stato &ldquo;t<em>ra i fischi dell'opposizione</em>&rdquo;, perch&eacute; &ldquo;i<em> fatti dimostrano che se non fossimo intervenuti probabilmente oggi non avremmo da poter dire che il nostro obiettivo futuro &egrave; la decima rata</em>&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;<em>Ora non ci rimane da fare l&rsquo;ultimo miglio, probabilmente il pi&ugrave; impegnativo. Ma, come accade anche nello sport, questo &egrave; il momento decisivo, nel quale bisogna dare il massimo e spingere il pi&ugrave; possibile sull&rsquo;acceleratore. Perch&eacute; il traguardo &egrave; in vista, e manca davvero pochissimo per tagliarlo&rdquo;</em>. Conclude con entusiasmo il videomessaggio la premier: &ldquo;<em>Agli italiani avevamo promesso che avremmo prima migliorato il Pnrr e che poi lo avremmo attuato, passo dopo passo. Ed &egrave; quello che abbiamo fatto, senza fermarci mai, neanche davanti agli imprevisti pi&ugrave; grandi, perch&eacute; per noi gli impegni coi cittadini vanno rispettati. Sempre e a qualunque costo. Oggi, senza timore di smentita, possiamo dire che il Pnrr non &egrave; pi&ugrave; qualcosa di astratto</em>&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Thu, 28 May 2026 12:17:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Con Unicef più di 200 piazze italiane celebrano il diritto al gioco]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/con-unicef-piu-di-200-piazze-italiane-celebrano-il-diritto-al-gioco_121110.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/con-unicef-piu-di-200-piazze-italiane-celebrano-il-diritto-al-gioco_121110.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/121110/148313.jpg" title="Foto Unicef" alt="Foto Unicef" /><br /><p>Il diritto al gioco &egrave; un principio fondamentale sancito dall&rsquo;Articolo 31 della Convenzione ONU sui diritti dell&rsquo;infanzia e dell&rsquo;adolescenza, approvata il 20 novembre 1989. Rientra tra gli obblighi che la comunit&agrave; internazionale deve rispettare in qualsiasi parte del mondo, che per&ograve;, nel concreto, non sempre viene rispettato.</p>
<p>Per riaffermare e promuovere questo principio l&rsquo;Unicef Italia dal 28 maggio all&rsquo;11 giugno ha organizzato una serie di eventi speciali rivolti alle famiglie dedicati al gioco in tutte le sue forme. In oltre 200 piazze sar&agrave; possibile far vivere a bambini e bambine un&rsquo;occasione unica all&rsquo;insegna del divertimento e dell&rsquo;allegria, volta a sostenere anche il diritto fondamentale dell&rsquo;istruzione dei giovani che vivono in emergenza.</p>
<p>Appuntamento ad Ancona, Bari, Benevento, Cagliari, Caserta, Cremona, Campobasso, Ferrara, Latina, Mantova, Milano, Padova, Ravenna, Salerno, Torino, Taranto, Udine e in tantissime altre citt&agrave;, dove grazie a centinaia di volontari Unicef verranno proposti laboratori, tornei di scacchi, dimostrazioni sportive, passeggiate in bici, giochi tradizionali, giochi da tavolo, giochi di squadra, laboratori creativi e iniziative di ogni genere per bambini e famiglie.</p>
<p>Nicola Graziano, presidente dell&rsquo;Unicef Italia, ha dichiarato: &ldquo;<em>Il gioco &egrave; una componente fondamentale del benessere di ogni bambino. Attraverso il gioco i bambini imparano valori importanti quali l&rsquo;amicizia, il rispetto dell&rsquo;altro, la solidariet&agrave;, partecipazione, l&rsquo;ascolto. Per noi il gioco, in particolare per bambini e le bambine che vivono in situazioni di emergenza o vulnerabilit&agrave;, &egrave; molto pi&ugrave; di un momento di svago, ma rappresenta un vero e proprio strumento per consentire loro di ritrovare un senso di normalit&agrave;</em>&rdquo;.</p>
<p>Per i pi&ugrave; piccoli &egrave; importante partecipare a queste attivit&agrave; per imparare a sperimentare abitudini salutari, muoversi in citt&agrave; in sicurezza e sviluppare autonomia.</p>
<p>Per sostenere in prima persona il lavoro dell&rsquo;Unicef, sar&agrave; possibile effettuare una donazione a supporto dei progetti sul campo e di chi si vedere precluso ogni giorno il diritto al gioco. &ldquo;<em>Con il tuo contributo, possiamo aiutare i bambini colpiti dalla crisi a tornare a scuola, ricevere materiali didattici e vivere in ambienti pi&ugrave; sicuri, dando loro la possibilit&agrave; di imparare e sperare per un futuro migliore</em>&rdquo;, invita l&rsquo;Unicef.</p>]]></description><pubDate>Thu, 28 May 2026 10:39:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[In Italia quasi 18mila bambini sono scomparsi nel 2025]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/in-italia-quasi-18mila-bambini-sono-scomparsi-nel-2025_121027.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/in-italia-quasi-18mila-bambini-sono-scomparsi-nel-2025_121027.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/121027/148178.jpg" title="" alt="" /><br /><p>In occasione della Giornata internazionale dei bambini scomparsi, la &ldquo;Fondazione S.O.S. Il Telefono Azzurro&rdquo; ha lanciato l&rsquo;allarme che denuncia l&rsquo;alto numero di minorenni che nel 2025 ha fatto perdere le proprie tracce in Italia. L&rsquo;anno scorso sono state registrate 17.942 segnalazioni, di questi oltre il 72% riguarda bambini o adolescenti senza cittadinanza italiana.&nbsp;</p>
<p>Tra le vittime pi&ugrave; vulnerabili figurano spesso i giovani stranieri. Dopo essere arrivati in Italia i minori immigrati vengono censiti solo dopo essere stati intercettati in strada da parte di cittadini o forze dell&rsquo;ordine, per poi venire inseriti nel sistema di accoglienza in cui devono rimanere fino al raggiungimento dei diciott&rsquo;anni. Una percentuale di loro finisce per&ograve; per non portare a termine il percorso di inclusione: nel 2025 sono stati 3.250 i ragazzi che hanno fatto perdere le proprie tracce e in sei casi su dieci non vengono pi&ugrave; ritrovati.</p>
<p>&ldquo;<em>La scomparsa di un minore non &egrave; mai solo assenza</em>&rdquo; ha specificato il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, alla presentazione del Dossier 2026 &ldquo;La scomparsa dei bambini e degli adolescenti nell&rsquo;era del digitale e dell&rsquo;intelligenza artificiale&rdquo; a Roma, nella Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato &ldquo;Giovanni Spadolini&rdquo;. &ldquo;<em>&Egrave; la rottura, temporanea o prolungata, della rete di protezione che dovrebbe garantirne sicurezza, identit&agrave;, ascolto e diritti. Per questo i numeri ufficiali raccontano soprattutto la parte emersa del fenomeno: denunce, segnalazioni, contatti alle hotline, casi nei sistemi di accoglienza, ritrovamenti</em>&rdquo;.</p>
<p>Il Telefono Azzurro opera nella rete nazionale attraverso tre canali: il 19696 &egrave; il numero nazionale della linea di ascolto e consulenza per bambini, adolescenti e adulti, il 114 il servizio di emergenza rivolto a tutti coloro vogliano segnalare una situazione di pericolo in cui sono coinvolti bambini e adolescenti, il 116000<strong> </strong>il numero europeo dedicato alla scomparsa dei minori, gestito in Italia in convenzione con il Ministero dell&rsquo;Interno.</p>
<p>Nel corso dello scorso anno sono state effettuate quasi 18mila segnalazioni di minori scomparsi. Nel dettaglio, i dati raccolti evidenziano la variet&agrave; delle richieste, tra fughe da casa, dalle comunit&agrave; o i centri di accoglienza, i ritrovamenti, le scomparse non specificate, la sottrazione internazionale e nazionale e le informazioni sul servizio. Tra i casi di sparizione alcuni sono immediatamente riconoscibili, come il rapimento o la sottrazione familiare, mentre altri restano nascosti nell&rsquo;ombra, come le fughe ripetute, gli allontanamenti o le uscite dagli istituti, la migrazione forzata e la coercizione nata online.</p>
<p>Ernesto Caffo ha commentato inoltre la questione dei minori privi di cittadinanza italiana: &ldquo;<em>Si tratta di bambini che vengono intercettati anche dalla criminalit&agrave; organizzata e dal traffico di esseri umani</em><em>. Sono accolti in comunit&agrave; e poi finiscono nel buco nero dell&rsquo;invisibilit&agrave;. Accanto alla parte visibile resta un sommerso fatto di minori non denunciati, bambini senza documenti, adolescenti ricattati online che non chiedono aiuto, minori migranti usciti dai sistemi e bambini separati in aree di conflitto</em>&rdquo;.</p>
<p>Nel 2025 dei quasi 5mila allarmi che riguardavano bambini e adolescenti italiani la quota di ritrovamento &egrave; del 78%, contro il 42% tra i minori stranieri, che l&rsquo;anno scorso sono stati 12.959.&nbsp;&ldquo;<em>Questo non significa che i minori stranieri siano &lsquo;pi&ugrave; inclini&rsquo; alla scomparsa, ma che si trovano pi&ugrave; spesso in condizioni di vulnerabilit&agrave; strutturale: assenza di reti familiari stabili, percorsi migratori non conclusi, incertezza documentale, barriere linguistiche, attesa di ricongiungimento e fragilit&agrave; dell&rsquo;accoglienza</em>&rdquo; ha precisato ancora il presidente di Telefono Azzurro.</p>
<p>Al centro dell&rsquo;evento un&rsquo;importante riflessione ha riguardato il tema del digitale: &ldquo;<em>Esiste un altro mondo, quello dei ragazzi che si allontanano da casa perch&eacute; mancano figure di riferimento. Diventano invisibili insieme ai loro disagi. Questi bambini vengono raggiunti tramite canali digitali e contattati nel momento di massima vulnerabilit&agrave;</em> &ndash; spiega Ernesto Caffo &ndash;<em>. Il loro corpo viene esposto online e premiato economicamente. Con la promessa di qualche soldo &egrave; facile indurli a comportamenti inadeguati. Queste violenze digitali possono precedere, accompagnare o aggravare una scomparsa</em>&rdquo;. Paradossalmente la tecnologia rappresenta per&ograve; per il Telefono azzurro uno strumento fondamentale per la prevenzione: &ldquo;<em>Dobbiamo mettere a sistema le risorse dell&rsquo;Ia. Le autorit&agrave; possono sfruttarla per anticipare comportamenti e raccogliere immagini senza tener conto di molti vincoli imposti dalla tutela della privacy. Quando si tratta di scomparse, bisogna agire in fretta, perch&eacute; dietro a ogni numero c&rsquo;&egrave; una storia familiare</em>&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Wed, 27 May 2026 10:58:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Flax tax: l’imposta agevolata per i pensionati che si trasferiscono dall’estero al Sud d’Italia]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/flax-tax-limposta-agevolata-per-i-pensionati-che-si-trasferiscono-dallestero-al-sud-ditalia_120706.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/flax-tax-limposta-agevolata-per-i-pensionati-che-si-trasferiscono-dallestero-al-sud-ditalia_120706.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/120706/147606.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Sono ormai anni che i partiti di maggioranza, Fratelli d&rsquo;Italia e Lega, lottano per attrarre i pensionati dall&rsquo;estero, sia stranieri che italiani emigrati, nel Sud del Paese. L&rsquo;obiettivo rimane sempre lo stesso: ripopolare le aree pi&ugrave; disagiate del Meridione con persone dotate di una buona propensione alla spesa.</p>
<p>Era il 2018 quando l&rsquo;allora vicepresidente del Consiglio nel primo governo di Giuseppe Conte, ovvero Matteo Salvini, propose una flat tax al 7% rivolta ai 400mila connazionali pensionati che al tempo risiedevano all&rsquo;estero. Una misura che aveva come interesse quello di estendere anche alle persone le agevolazioni concesse alle imprese che si trasferivano nelle Zone economiche speciali, in modo da far pagare meno tasse per dieci anni a chi si stabiliva nelle regioni del Sud.</p>
<p>Negli anni, la volont&agrave; di attrarre i pensionati stranieri al Sud si &egrave; trasformata addirittura in una vera e propria lotta fra Lega e FdI, dove entrambi rivendicano l&rsquo;importanza del loro ruolo all&rsquo;interno di questa battaglia. Infatti, contemporaneamente, il senatore di Fratelli d&rsquo;Italia Adolfo Urso aveva firmato ben due proposte di legge che puntavano verso la stessa direzione.</p>
<p>Lo scorso 7 aprile tale impegno si &egrave; concretizzato con una norma contenuta all&rsquo;interno della legge annuale sulle piccole e medie imprese. Nel dettaglio l&rsquo;articolo 26 estende alcune agevolazioni fiscali a coloro che si trasferiscono in determinati paesi della Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia. La nuova normativa nello specifico eleva da 20.000 a 30.000 il numero massimo di abitanti dei Comuni che possono offrire l&rsquo;accesso al regime agevolato, una modifica che mira, per l&rsquo;appunto, a potenziare la strategia di ripopolamento e attrazione di capitali stranieri sia nei borghi maggiormente isolati in quanto privi di servizi essenziali che nei centri urbani di medie dimensioni, provvisti di infrastrutture, ospedali e collegamenti.</p>
<p>La flat tax di fatto &egrave; un&rsquo;imposta sostitutiva dell&rsquo;Irpef riservata alle persone fisiche titolari di redditi da pensione erogati da soggetti esteri che trasferiscono la propria residenza fiscale in specifici Comuni individuati dalla norma. L&rsquo;aspetto pi&ugrave; attrattivo non risiede inoltre solo nell&rsquo;aliquota bassa, ma nella sua ampiezza di applicazione, poich&eacute; per un periodo complessivo di nove anni il 7% non colpisce esclusivamente l&rsquo;assegno pensionistico erogato dal Paese estero di provenienza, ma anche tutti i redditi di fonte estera posseduti dal contribuente.</p>
<p>La filosofia di questa norma si basa sull&rsquo;incentivazione a trasferirsi nella punta dello stivale italiano, in modo da provocare un aumento di residenti dotati di una ricchezza prodotta altrove, un incentivo che non arriverebbe mai da solo nel Mezzogiorno. Si tratta di un&rsquo;importante strategia di rigenerazione economica che per&ograve; non riesce a risparmiarsi da forte critiche da parte della popolazione. La natura eccessivamente favorevole agli stranieri provoca inevitabilmente fra tanti la riflessione: &ldquo;<em>Prima gli italiani</em>&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Fri, 22 May 2026 11:53:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[730 precompilato con errori o dati mancanti: come annullare e modificare il modello]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/730-precompilato-con-errori-o-dati-mancanti-come-annullare-e-modificare-il-modello_120630.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/730-precompilato-con-errori-o-dati-mancanti-come-annullare-e-modificare-il-modello_120630.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/120630/147491.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Se ci si accorge di aver commesso errori nella propria dichiarazione dei redditi precompilata o di aver dimenticato alcune informazioni importanti, dal 19 maggio al 22 giugno &egrave; possibile annullare il 730 gi&agrave; trasmesso e inviare un nuovo modello integrativo o correttivo direttamente tramite l&rsquo;applicazione web dell&rsquo;Agenzia delle Entrate. &Egrave; importante sapere che la procedura di annullamento della dichiarazione 730 presenta un grosso limite: pu&ograve; essere effettuata una sola volta. Dopo la trasmissione della seconda versione, infatti, diventa impossibile apportare ulteriori modifiche tramite il servizio dedicato disponibile nell&rsquo;area riservata. Si consiglia quindi di verificare con attenzione, durante la compilazione, i dati anagrafici, i redditi inseriti, le spese detraibili o deducibili, gli eventuali crediti o debiti d&rsquo;imposta e i dati del sostituto d&rsquo;imposta.</p>
<h2>La guida pratica</h2>
<p>Per annullare un 730 precompilato bisogna innanzitutto accedere all&rsquo;applicazione web con le stesse credenziali usate per l&rsquo;invio. Lo stato della ricevuta dell'invio deve risultare come&nbsp;<em>Elaborato</em>. In caso di dichiarazione congiunta, l&rsquo;operazione di annullamento deve essere richiesta solo dal dichiarante.</p>
<p><img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/120618/small_147488.jpg" loading="lazy"></p>
<p>Per effettuare la procedura, nel men&ugrave; a destra &egrave; necessario selezionare&nbsp;<em>Dichiarazione 730 inviata</em>&nbsp;e successivamente cliccare sul pulsante&nbsp;<em>Annulla 730 inviato</em>. Automaticamente viene rimosso anche l&rsquo;F24 eventualmente predisposto per pagare le tasse.</p>
<p>Nella sezione&nbsp;<em>Ricevute</em>&nbsp;&egrave; possibile controllare e stampare le ricevute dell&rsquo;annullamento del 730 e dell&rsquo;F24.</p>
<p><img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/120618/small_147487.jpg" loading="lazy"></p>
<p>Una volta completata l&rsquo;operazione, all&rsquo;Agenzia delle Entrate non risulter&agrave; presentata alcuna dichiarazione. Per questo motivo il contribuente dovr&agrave; trasmetterne una nuova dopo 24-48 ore dall&rsquo;annullamento della precedente, cos&igrave; da evitare che la dichiarazione risulti omessa.</p>
<p>Il contribuente che ha compilato un modello Redditi aggiuntivo o correttivo del 730, prima di procedere all&rsquo;annullamento, deve cancellare i dati inseriti cliccando su&nbsp;<em>Ripristina</em>&nbsp;nella sezione<em>&nbsp;Redditi aggiuntivo e correttivo/integrativo</em>. A questo punto, sar&agrave; possibile completare la procedura cliccando su&nbsp;<em>Richiedi annullamento 730</em>.</p>]]></description><pubDate>Thu, 21 May 2026 12:18:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item></channel></rss>
