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<rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" version="2.0"><channel><title><![CDATA[Italiadice.it > Varie > Italia]]></title><link><![CDATA[https://www.italiadice.it/varie/]]></link><atom:link href="https://www.italiadice.it/rss/varie/rss2.0.xml?page=15rss2.0.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[Tutte le notizie di Varie dell'Italia]]></description><lastBuildDate>Wed, 12 Aug 2026 12:37:49 +0200</lastBuildDate><image><url>https://static.italiadice.it/italia/images/logo.png</url><title><![CDATA[Italiadice.it > Varie > Italia]]></title><link><![CDATA[https://www.italiadice.it/varie/]]></link></image><item><title><![CDATA[La nuova età della medicina veterinaria]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/la-nuova-eta-della-medicina-veterinaria_125139.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/la-nuova-eta-della-medicina-veterinaria_125139.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/125139/155054.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Tra ecografie, TAC, risonanze magnetiche, terapie intensive, oncologia, cardiologia specialistica, chirurgia e percorsi di riabilitazione, negli ospedali veterinari l&rsquo;offerta di cure che viene proposta garantisce agli animali da compagnia una vita pi&ugrave; lunga, sana e dignitosa.</p>
<p>Fino a non molti anni fa, molte malattie che oggi risultano facilmente affrontabili tramite la medicina rappresentavano una seria minaccia per la sopravvivenza dei cani. Infezioni, patologie croniche diagnosticate troppo tardi e possibilit&agrave; terapeutiche limitate riducevano significativamente le loro aspettative di vita. Oggi il quadro per fortuna &egrave; profondamente mutato, in quanto grazie ai progressi della medicina veterinaria e a una maggiore attenzione verso la prevenzione e il benessere, i cani vivono pi&ugrave; a lungo e con una qualit&agrave; di vita decisamente migliore.</p>
<p>La tradizionale equivalenza secondo cui un anno di vita del cane corrisponderebbe a sette anni dell&rsquo;uomo &egrave; ormai considerata una semplificazione priva di reale valore scientifico. L&rsquo;invecchiamento infatti dipende da numerosi elementi, tra cui razza, dimensioni, patrimonio genetico, alimentazione, attivit&agrave; fisica e ambiente in cui l&rsquo;animale vive. In generale, i cani di piccola taglia tendono a raggiungere et&agrave; pi&ugrave; avanzate rispetto ai soggetti di taglia grande, ma anche all&rsquo;interno della stessa razza possono esistere differenze significative. Per questo motivo i veterinari fanno sempre pi&ugrave; riferimento al concetto di &ldquo;et&agrave; biologica&rdquo;, che descrive le reali condizioni dell&rsquo;organismo piuttosto che il semplice numero di anni trascorsi.</p>
<p>Con il passare degli anni gli organi continuano a svolgere le proprie funzioni, ma perdono progressivamente parte della loro capacit&agrave; di adattarsi agli stress. Cuore, polmoni, reni, fegato e sistema immunitario mantengono la loro attivit&agrave;, ma dispongono sicuramente di una riserva funzionale inferiore rispetto a quella di un animale giovane. Per questo motivo eventi come un&rsquo;infezione, una disidratazione o un intervento chirurgico possono avere conseguenze pi&ugrave; importanti sorpassata un certa et&agrave;.</p>
<p>Negli ultimi decenni la medicina veterinaria ha compiuto enormi progressi, sia nella diagnosi sia nella terapia, rendendo possibile individuare molte malattie in fase precoce grazie a tecnologie diagnostiche avanzate; diversi farmaci consentono inoltre di controllare patologie cardiache, endocrine, renali e oncologiche e di gestire meglio il dolore cronico e l&rsquo;artrosi. Tra le innovazioni pi&ugrave; recenti rientrano anche gli anticorpi monoclonali, che hanno ampliato le possibilit&agrave; terapeutiche in alcune malattie croniche.</p>
<p>Questi progressi sono il risultato di un&rsquo;intensa attivit&agrave; di ricerca, che si &egrave; posta negli anni l&rsquo;obiettivo di favorire un invecchiamento maggiormente robusto e preservare la qualit&agrave; della vita il pi&ugrave; a lungo possibile.</p>]]></description><pubDate>Mon, 03 Aug 2026 12:30:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[La truffa dei residence “fantasma” a Cesenatico inganna novanta famiglie]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/la-truffa-dei-residence-fantasma-a-cesenatico-inganna-novanta-famiglie_125129.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/la-truffa-dei-residence-fantasma-a-cesenatico-inganna-novanta-famiglie_125129.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/125129/155035.jpg" title="Cesenatico" alt="Cesenatico" /><br /><p>&ldquo;Gi&agrave; nei giorni scorsi abbiamo ricevuto alcune segnalazioni riguardo a una presunta truffa immobiliare collegata a una casa vacanze nel centro di Cesenatico denominata &lsquo;Residence da Andrea&rsquo; in via Pascoli. Si tratta di una appartamento per affitti brevi regolarmente iscritto sul portale nazionale ma dalle segnalazioni ricevute dopo aver versato la caparra o l&rsquo;intero importo, al momento dell&rsquo;arrivo, i turisti non trovavano l&rsquo;alloggio, che risulta gi&agrave; occupato e nessuno risponde al telefono oppure addirittura il telefono &egrave; girato su altri numeri che nulla hanno a che fare.</p>
<p>Oggi - con l&rsquo;inizio di agosto - sta aumentando il numero dei raggiri con numerose famiglie che apparentemente hanno affittato lo stesso appartamento per il medesimo periodo.</p>
<p>Polizia Locale, Carabinieri e Forze dell&rsquo;Ordine stanno raccogliendo le denunce e indagando sulla vicenda e quindi invitiamo tutto a sporgere denuncia. In caso di bisogno, lo IAT del Comune di Cesenatico &egrave; pronto a fornire supporto per la ricerca di alloggio. Nei prossimi giorni come Comune valuteremo quali altri azioni legali intraprendere per interrompere questa truffa che colpisce famiglie nel momento delle loro vacanze e danneggia l&rsquo;immagine di una intera localit&agrave;&rdquo;.</p>
<p>&Egrave; con queste parole che il sindaco di Cesenatico, Matteo Gozzoli, ha denunciato la truffa dei residence &ldquo;fantasma&rdquo; che quest&rsquo;estate ha raggirato circa novata famiglie tra turisti italiani e stranieri, che desideravano soggiornare all&rsquo;interno della citt&agrave; marittima.</p>
<p>Complice la presenza su piattaforme di prenotazione apparentemente affidabili, il Residence Angelini e il Residence da Andrea sono riusciti in una truffa online dalle grosse proporzioni. Una volta recatesi all&rsquo;indirizzo indicato, al posto degli appartamenti, i turisti si sono trovati di fronte a una compagnia assicurativa e un alloggio privato, non in affitto.</p>
<p>Per chi ha prenotato attraverso Booking, la piattaforma si &egrave; attivata pro trovare delle soluzioni alternative per le famiglie, anche se non tutte soggiorneranno a Cesenatico, ma anche nelle localit&agrave; vicine.</p>
<p>&ldquo;Sono arrivate nuove famiglie raggirate dalla truffa del residence &lsquo;fantasma&rsquo; e come amministrazione comunale stiamo supportando le famiglie che si trovano in strada. Al nostro palazzo del turismo abbiamo creato un piccolo punto di accoglienza con aria condizionata e acqua mentre - con l&rsquo;aiuto del personale dell&rsquo;Ufficio Informazioni Turistiche - cerchiamo di trovare una ricollocazione per tutti. In questi casi &egrave; fondamentale la collaborazione e il supporto delle strutture ricettive e delle agenzie del nostro territorio. Spesso non basta avere posti disponibili ma occorre anche capire esigenze, servizi e condizioni economiche. A tutti loro va il mio personale ringraziamento per la grande disponibilit&agrave; che stanno dimostrando.Grazie anche ai residenti e alle attivit&agrave; del centro vicine a via Pascoli che stanno collaborando. La Romagna &egrave; sempre una terra ospitale&rdquo; ha aggiunto il primo cittadino Gozzoli in un post su Facebook nella giornata di ieri, domenica 2 agosto.</p>]]></description><pubDate>Mon, 03 Aug 2026 11:24:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Auto con targa estera in Italia: quando si può circolare e quali sono le regole da conoscere]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/auto-con-targa-estera-in-italia-quando-si-puo-circolare-e-quali-sono-le-regole-da-conoscere_125117.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/auto-con-targa-estera-in-italia-quando-si-puo-circolare-e-quali-sono-le-regole-da-conoscere_125117.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/125117/155022.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Le auto con targa estera sono una presenza sempre pi&ugrave; frequente sulle strade italiane. Possono appartenere a turisti, lavoratori stranieri, frontalieri o italiani che vivono all&rsquo;estero, ma non sempre &egrave; possibile utilizzarle liberamente all&rsquo;interno del Paese. La normativa, infatti, stabilisce regole precise per evitare fenomeni di evasione fiscale e l&rsquo;utilizzo improprio di veicoli immatricolati fuori dai confini nazionali.</p>
<p>Nel dettaglio il Codice della Strada prevede che, in linea generale, un veicolo immatricolato all&rsquo;estero possa circolare in Italia senza particolari limitazioni se &egrave; condotto da una persona che risiede all&rsquo;estero. La situazione diventa per&ograve; pi&ugrave; complessa per chi possiede la residenza anagrafica in Italia, in quanto per loro la legge impone specifici obblighi, che variano a seconda della propriet&agrave; del veicolo e del tempo di permanenza nello Stato.</p>
<p>Dal 2022 la materia &egrave; disciplinata dall&rsquo;articolo 93 bis del Codice della Strada, introdotto per sostituire la precedente normativa e definire con maggiore chiarezza gli obblighi per residenti e utilizzatori di veicoli con immatricolazione estera.</p>
<p>Di fatto, chi trasferisce la propria residenza in Italia e possiede un&rsquo;auto immatricolata all&rsquo;estero pu&ograve; continuare a utilizzarla soltanto per un periodo limitato, ovvero tre mesi dal trasferimento. In alternativa, il mezzo deve essere esportato, non potendo pi&ugrave; circolare sul territorio nazionale.</p>
<p>Se un residente in Italia utilizza invece un&rsquo;auto con targa estera di propriet&agrave; di un familiare, di un&rsquo;azienda o di una societ&agrave; di leasing o noleggio deve essere sempre fornito di un documento che attesti che il conducente pu&ograve; utilizzare il veicolo, specificando anche la durata della disponibilit&agrave;. Nel momento in cui si superano i 30 giorni complessivi nell&rsquo;arco di un anno, anche non consecutivi, il veicolo deve essere registrato nel Registro dei Veicoli Esteri (Reve) gestito dal Pubblico Registro Automobilistico (Pra), che si occupa proprio di raccogliere tutte le informazioni riguardanti i mezzi immatricolati all&rsquo;estero che vengono utilizzati stabilmente da persone residenti all&rsquo;interno dell&rsquo;Italia.</p>
<p>Chi non rispetta gli obblighi previsti rischia sanzioni amministrative, oltre a provvedimenti che possono impedire la circolazione del veicolo fino alla regolarizzazione della posizione. L&rsquo;obiettivo della normativa &egrave; contrastare le cosiddette &ldquo;esterovestizioni&rdquo;, cio&egrave; l&rsquo;immatricolazione di veicoli al di fuori dell&rsquo;Italia con il solo scopo di eludere tasse, controlli o altri obblighi previsti dalla stessa Nazione.</p>]]></description><pubDate>Mon, 03 Aug 2026 10:03:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Turismo via mare, l’Italia consolida il suo primato europeo con 100 milioni di passeggeri]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/turismo-via-mare-litalia-consolida-il-suo-primato-europeo-con-100-milioni-di-passeggeri_125015.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/turismo-via-mare-litalia-consolida-il-suo-primato-europeo-con-100-milioni-di-passeggeri_125015.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/125015/154885.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il turismo marittimo italiano continua a crescere e si conferma uno dei principali motori dell&rsquo;economia blu nazionale. Secondo la prima edizione del Rapporto sul maritime tourism in Italia, realizzato da Risposte turismo, societ&agrave; di ricerca e consulenza, fondata e presieduta da Francesco di Cesare e attiva da 25 anni, nel 2025 i porti italiani hanno registrato oltre 100 milioni di movimenti di passeggeri, tra traghetti, crociere e aliscafi. Si tratta di un risultato che sotto ogni punto di vista testimonia la centralit&agrave; del Bel Paese nei collegamenti marittimi del Mediterraneo e dell&rsquo;Europa.</p>
<p>A trainare il settore &egrave; il traffico crocieristico, che conferma l&rsquo;Italia come il secondo Paese al mondo al comando del settore, alle spalle soltanto degli Stati Uniti, rafforzando il proprio ruolo di principale destinazione del Mediterraneo. La penisola convalida la capacit&agrave; del sistema portuale nazionale di attrarre le principali compagnie internazionali e di offrire un&rsquo;ampia rete di scali distribuiti lungo tutta la penisola.</p>
<p>Il primato italiano non si limita ai numeri. Oltre cinquecento comuni sono coinvolti direttamente nel turismo via mare, a dimostrazione di un fenomeno che genera benefici economici ben oltre le grandi citt&agrave; portuali. Le crociere rappresentano infatti un importante volano per il commercio, la ricettivit&agrave;, la ristorazione, i trasporti e le attivit&agrave; culturali dei territori interessati, contribuendo a distribuire la spesa dei visitatori lungo le coste italiane.</p>
<p>Negli ultimi anni il settore ha mostrato una notevole capacit&agrave; di recupero e di crescita, superando i livelli precedenti alla pandemia e presentando prospettive positive per il prossimo futuro, anche grazie agli investimenti nelle infrastrutture portuali, alla crescente attenzione verso la sostenibilit&agrave; ambientale e all'ammodernamento della flotta delle compagnie di navigazione. L&rsquo;elettrificazione delle banchine, l&rsquo;utilizzo di combustibili alternativi e l&rsquo;arrivo di nuove navi pi&ugrave; efficienti rappresentano alcune delle principali direttrici di sviluppo del comparto.</p>
<p>Il sistema portuale italiano continua inoltre a distinguersi per la variet&agrave; dell&rsquo;offerta. Dai grandi hub crocieristici come Civitavecchia, Genova, Napoli e Palermo ai numerosi scali regionali che stanno ampliando la propria presenza sul mercato, il Paese dispone di una rete capillare capace di intercettare flussi turistici diversificati, spingendoli anche verso destinazioni meno conosciute. Questa diffusione contribuisce a distribuire i benefici economici sul territorio e a rafforzare la competitivit&agrave; dell&rsquo;intero comparto marittimo.</p>
<p>Per quanto riguarda l&rsquo;analisi dell&rsquo;offerta nautica, nel 2025 Risposte Turismo ha censito circa 172 mila posti barca in Italia. Liguria, Toscana, Sicilia e Sardegna si confermano le regioni con la maggiore capacit&agrave; ricettiva. Nello stesso anno sono risultate attive 1.600 licenze, con una media di 107 posti barca per ciascuna. La classifica nazionale 2025 per numero di licenze vede ai primi tre posti Sicilia, Toscana e Campania.</p>]]></description><pubDate>Fri, 31 Jul 2026 11:55:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Boom dei camper in Italia: il mercato cresce 18 volte più della media europea]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/boom-dei-camper-in-italia-il-mercato-cresce-18-volte-piu-della-media-europea_124665.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/boom-dei-camper-in-italia-il-mercato-cresce-18-volte-piu-della-media-europea_124665.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/124665/154316.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Tra natura, citt&agrave;, montagna, mare e itinerari personalizzabili, il mercato dei camper continua a correre in Italia, confermando il crescente interesse per il turismo all&rsquo;aria aperta. Nel 2025 si contano 7.936 nuove unit&agrave;, con un incremento del 10,56% rispetto all&rsquo;anno precedente. Un risultato che spicca nel panorama europeo dove, con una crescita media che si &egrave; fermata allo 0,6%, il comparto italiano avanza a un ritmo quasi 18 volte superiore.</p>
<p>Non stiamo parlando di un fenomeno isolato, in quanto in realt&agrave; &egrave; dal 2014 che le immatricolazioni annuali sono pi&ugrave; che raddoppiate, passando da 3.718 a 7.936 veicoli (+113%). Parallelamente &egrave; cresciuto anche il mercato dell&rsquo;usato (+6,05%), che ha portato a oltre 44mila le compravendite complessive registrate nel 2025 tra mezzi nuovi e di seconda mano.</p>
<p>La diffusione del turismo itinerante non &egrave; sostenuta esclusivamente dalla domanda, ma anche dagli investimenti pubblici. Il Ministero del Turismo ha finanziato la realizzazione di migliaia di nuove piazzole di sosta per migliorare l&rsquo;accoglienza dei camperisti e favorire lo sviluppo del settore, che oggi genera un valore economico stimato in circa 8,5 miliardi di euro.</p>
<p>L&rsquo;Italia ha rafforzato il proprio ruolo in Europa, diventando il terzo produttore di veicoli ricreazionali del continente, esportando oltre l&rsquo;80% della produzione nazionale. La penisola si posiziona anche sul secondo gradino della classifica delle destinazioni europee che vengono scelte per il turismo itinerante internazionale, grazie a un&rsquo;offerta sempre pi&ugrave; ampia di mete, aree attrezzate e servizi dedicati (255 milioni di presenze straniere e 456 milioni pernottamenti complessivi).</p>
<p>L&rsquo;impatto del turismo sul Pil, secondo Enit, risulta pari a 237,4 miliardi di euro, con l&rsquo;occupazione generata che si attesta al 13,2% del totale nazionale.</p>]]></description><pubDate>Fri, 24 Jul 2026 12:28:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Un’estate all’insegna della pace: in Italia 400 ragazzi ucraini per ritrovare serenità]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/unestate-allinsegna-della-pace-in-italia-400-ragazzi-ucraini-per-ritrovare-serenita_124415.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/unestate-allinsegna-della-pace-in-italia-400-ragazzi-ucraini-per-ritrovare-serenita_124415.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/124415/153931.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Lontani da sirene e bombardamenti, bambini e adolescenti provenienti da Kiev e da altre aree colpite dall&rsquo;invasione russa trascorreranno alcune settimane nelle diocesi italiane grazie al progetto di accoglienza promosso da Caritas Italiana.</p>
<p>&Egrave; la Conferenza Episcopale Italiana che si &egrave; occupata di organizzare il soggiorno estivo all&rsquo;interno del Paese italiano di quattrocento ragazzi e accompagnatori. Un&rsquo;esperienza racchiusa nello slogan &ldquo;&Egrave; pi&ugrave; bello insieme&rdquo;, nome del progetto che ha voluto simboleggiare fino dal 2022 la vicinanza della rete Caritas alla popolazione ucraina.</p>
<p>L&rsquo;iniziativa offre ai giovani la possibilit&agrave; di trascorrere una sorta di vacanza anti-guerra in un contesto sicuro, lontano dagli allarmi aerei e dalle devastazioni della guerra.</p>
<p>Le comunit&agrave; ospitanti, distribuite in diverse diocesi italiane, per accogliere con calore i giovanissimi organizzano per loro attivit&agrave; ricreative, momenti di socializzazione, escursioni e giornate al mare, per restituire una quotidianit&agrave; fatta di gioco, amicizia e spensieratezza. &ldquo;Per il gruppo saranno due settimane di serenit&agrave;, di riabilitazione psicologica e, direi, di rinascita, grazie alla Chiesa cattolica, all&rsquo;ambasciata italiana in Ucraina e all&rsquo;ambasciata ucraina presso la Santa Sede&rdquo;, ha sottolineato Andriy Pasternak, il capo del quartier generale dei Servizi di sicurezza.</p>
<p>A dare il benvenuto ai bambini e agli adolescenti ucraini nella stazione della capitale &egrave; stato il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. &ldquo;Ai ragazzi che portano dentro il dolore e le ferite di un conflitto &ndash; ha esordito per sottolineare l&rsquo;importanza che questo progetto ha per lui &ndash; vogliamo testimoniare che &egrave; possibile un mondo senza guerra e che c&rsquo;&egrave; tanta gente impegnata a seminare il bene. Loro sanno bene che cosa sia il dramma della guerra e lo raccontano senza finzione partendo dal cuore, come deve essere&rdquo;.</p>
<p>Avviato pochi mesi dopo l'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, il programma &egrave; giunto alla sua quinta edizione e continua a coinvolgere famiglie, volontari e comunit&agrave; locali in una rete di solidariet&agrave; che mette al centro i pi&ugrave; piccoli, tra le principali vittime del conflitto. L'obiettivo &egrave; offrire loro non solo una pausa dalla guerra, ma anche un segno concreto di speranza per il futuro.</p>]]></description><pubDate>Mon, 20 Jul 2026 16:01:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Gli italiani dicono di sì al principio “chi inquina paga”]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/gli-italiani-dicono-di-si-al-principio-chi-inquina-paga_123373.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/gli-italiani-dicono-di-si-al-principio-chi-inquina-paga_123373.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/123373/152160.jpg" title="" alt="" /><br /><p>I cittadini dell&rsquo;Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia e Spagna confermano un ampio sostegno al principio &ldquo;chi inquina paga&rdquo;, alla base del Sistema di scambio delle quote di emissione di CO2 dell&rsquo;Ue. Nella nostra penisola sette persone su dieci (71%) &mdash; compresi coloro che votano per il partito guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni &mdash; ritengono che le imprese che emettono di pi&ugrave; o che non riducono abbastanza il rilascio di anidride carbonica debbano pagare di pi&ugrave;. A sostenerlo &egrave; il nuovo sondaggio, commissionato dalla campagna europea Beyond Fossil Fuels per conto di un&rsquo;ampia rete di organizzazioni, tra cui WWF Italia, e condotto da YouGov nei sei paesi europei.</p>
<p>Andando a ricercare le origini del principio &ldquo;chi inquina paga&rdquo;, la sua prima formulazione a livello internazionale &egrave; da attribuire all&rsquo;Ocse, che nella Raccomandazione del 26 maggio 1972 n.128 chiedeva all&rsquo;inquinatore di coprire &ldquo;i costi della prevenzione e delle azioni contro l&rsquo;inquinamento&rdquo;, considerato &ldquo;una diseconomia esterna (esternalit&agrave; negativa), ovvero un danno senza risarcimento per la collettivit&agrave;&rdquo;.</p>
<p>Ora, questa ricerca &egrave; stata associata al sistema &ldquo;Emissions Trading System&rdquo;, il principale mercato del carbonio al mondo e lo strumento chiave adottato dall'Ue per ridurre le emissioni di gas serra e raggiungere la neutralit&agrave; climatica. A tutti gli impianti grandi emettitori di gas serra, quali centrali elettriche, acciaierie, cementifici, raffinerie, aviazione, trasporto marittimo &mdash; oltre 1.000 installazioni in Italia e pi&ugrave; di 10.000 in Europa &mdash; viene chiesto di munirsi di una autorizzazione con obbligo di compensare annualmente le proprie emissioni attraverso quote apposite da acquistare sul mercato se non rispettano i limiti massimi fissati; in questo modo, quindi, si applica in modo corretto la definizione che stabilisce che chi inquina di pi&ugrave;, paga di pi&ugrave;.</p>
<p>Sebbene con questa misura si &egrave; ottenuto un calo del 50% delle emissioni anche a fronte dei pesanti rincari di petrolio e gas indotti dalla crisi petrolifera &mdash; per far fronte alla concorrenza internazionale &mdash;, ultimamente l&rsquo;intero sistema &egrave; stato rimesso in discussione.</p>
<p>Il 59% degli intervistati ritiene che sia giusto che le industrie pesanti, come quelle siderurgiche, del cemento e chimiche, debbano pagare per le proprie emissioni di CO2. Il sostegno a questa posizione all&rsquo;interno del nostro Paese supera i due terzi (65%), cos&igrave; come in Spagna (68%), Francia (66%), e Paesi Bassi (71%), mentre i contrari, nel campione complessivo, si attestano intorno al 23%.</p>
<p>L&rsquo;unico compromesso accettato &mdash; dal 62% degli italiani e degli europei &mdash; prevede che per far in modo che le aziende possano continuare a beneficiare di quote gratuite &egrave; che queste debbano accettare di investire nella riduzione delle emissioni future.</p>
<p>Rispetto alla variet&agrave; delle prospettive presenti al centro del dibattito politico, l&rsquo;opinione dei cittadini sembra essere molto pi&ugrave; chiara e uniforme. Per loro &egrave; giusto che l&rsquo;industria, in particolare quella pesante, paghi per le proprie emissioni e riceva sostegni &mdash; &nbsp;sotto forma di quote gratuite &mdash; solo nel momento che possono garantire benefici per i lavoratori e la comunit&agrave;.</p>]]></description><pubDate>Thu, 02 Jul 2026 15:33:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Transizione di genere: i percorsi offerti in Italia prevedono ancora troppi ostacoli]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/transizione-di-genere-i-percorsi-offerti-in-italia-prevedono-ancora-troppi-ostacoli_123097.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/transizione-di-genere-i-percorsi-offerti-in-italia-prevedono-ancora-troppi-ostacoli_123097.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/123097/151703.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Quando un cittadino transgender decide di intraprendere un percorso di affermazione di genere in Italia deve essere pronto ad affrontare una strada ricca di ostacoli, che oltre a riguardare il piano clinico presenta restrizioni molto estese anche dal punto di vista geografico.</p>
<p>Com&rsquo;&egrave; ben noto, all&rsquo;interno del Servizio sanitario nazionale non esiste una rete strutturata di servizi dedicati all&rsquo;iter in questione, ma solo una piccola ossatura di centri progettati e sostenuti da singole &eacute;quipe multidisciplinari. Queste strutture specialistiche tuttavia non sono distribuite in modo eterogeneo sul suolo italiano; attualmente in funzione ci sono soltanto il Careggi a Firenze, il Cidigem di Torino, la Sapienza, il Policlinico Gemelli a Roma e alcune strutture universitarie e ospedaliere presenti a Padova, Bologna e Bari.</p>
<p>Parallelamente a crescere &egrave; per&ograve; la domanda di presa in carico di pazienti che richiedono di essere assistiti in enti provvisti di professionisti dotati di competenze endocrinologiche, psicologiche, psichiatriche, ginecologiche, urologiche e chirurgiche, secondo gli standard clinici oggi riconosciuti a livello internazionale.</p>
<p>Il primo passo per intraprendere un percorso di transizione &egrave; rivolgersi a psichiatra o uno psicoterapeuta per ottenere la corretta diagnosi di incongruenza di genere, in modo da poter iniziare una terapia ormonale affermativa, con monitoraggi periodici dei parametri metabolici, ormonali e cardiovascolari. Durante l&rsquo;assunzione o al suo termine, &egrave; possibile iniziare il processo di &ldquo;rettificazione di attribuzione di sesso&rdquo;.</p>
<p>Entrando nel dettaglio, non tutti i centri riescono a garantire una presa in carico multidisciplinare completa. Tra servizi che coprono soltanto precise prestazioni specialistiche, altri che offrono determinate consulenze frammentate non sempre coordinate tra loro o ancora prenotazioni che richiedono tempistiche molto lunghe, l&rsquo;accesso ai percorsi comporta per molte persone pi&ugrave; difficolt&agrave; di quelle che si aspettano.</p>
<p>Anche sul piano economico gli ostacoli non mancano. Le prestazioni generalmente erogate nell&rsquo;ambito del Servizio sanitario nazionale e soggette al pagamento del ticket secondo le regole regionali vigenti non rappresentano infatti l&rsquo;onere complessivo che gli utenti devono sostenere, in quando per chi vive lontano dai principali centri specializzati, i costi aumentato a causa degli spostamenti e dei pernottamenti, senza tralasciare tutte le giornate di lavoro perse. In questo modo si nota subito come la qualit&agrave; e la rapidit&agrave; della presa in carico nei percorso di affermazione di genere dipendano in misura significativa dal territorio di provenienza dei pazienti.&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Mon, 29 Jun 2026 12:30:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Devianza giovanile, un “diffuso allarme sociale” che richiede nuovi interventi]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/devianza-giovanile-un-diffuso-allarme-sociale-che-richiede-nuovi-interventi_122695.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/devianza-giovanile-un-diffuso-allarme-sociale-che-richiede-nuovi-interventi_122695.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122695/150998.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Mettendo a confronto le percezioni e le esperienze dei cittadini riguardanti i reati commessi dai ragazzi, Eurispes ha avviato un&rsquo;indagine per analizzare e comprendere uno dei fenomeni pi&ugrave; delicati e complessi della nostra societ&agrave;: la devianza giovanile.</p>
<p>Il presidente dell&rsquo;istituto di Ricerca del italiani Gian Maria Fara definisce la delinquenza minorile come un problema che richiede indispensabilmente di essere affrontato con &ldquo;un approccio multidisciplinare che tenga conto dell&rsquo;attivit&agrave; di contrasto, esplori dinamiche, tendenze e si interroghi su origini e motivazioni&rdquo;.</p>
<p>Partendo dalle conseguenze che ha creato la pandemia Covid-19, per poi attraversare tutti i cambiamenti che il sistema scolastico ed educativo sta affrontando in questi anni, i fenomeni migratori, l&rsquo;impoverimento delle famiglie e l&rsquo;impatto dei social, sono tantissimi i fattori che hanno provocato nei ragazzi la nascita di comportamenti devianti.</p>
<p>Non potendo definire la realt&agrave; giovanile come un gruppo sociodemografico omogeneo, &egrave; giusto prendere in esame uno per uno gli episodi di devianza e criminalit&agrave;. A nascondersi dietro l&rsquo;esigenza di &ldquo;ribellione&rdquo; spesso si trovano carenze affettive ed educative e condizioni di disagio sociale, come abusi e sfruttamento. Contemporaneamente spesso i ragazzi vengono arruolati dalla criminalit&agrave; organizzata anche se cresciuti in contesti apparentemente meno problematici, ambienti del tutto &ldquo;normali&rdquo; dove una devianza &ldquo;borghese&rdquo; e &ldquo;normalizzata&rdquo; si traduce in episodi di vandalismo, bullismo, formazione di gang giovanili, ma anche comportamenti autodistruttivi, dallo sballo ritualizzato alle dipendenze, o ancora comportamenti irresponsabili alla guida. Questa trasgressione spesso finisce per esprimere il disagio derivante dal confronto con una societ&agrave; di cui non ci si sente realmente parte, n&eacute; tantomeno protagonista.</p>
<p>Un ruolo significativo pu&ograve; essere attribuito anche ai social network e alle piattaforme digitali, che sebbene da un lato rappresentino strumenti di comunicazione e socializzazione, dall&rsquo;altro contribuiscono alla diffusione e alla normalizzazione di modelli negativi. Attraverso la viralit&agrave; dei contenuti, comportamenti aggressivi o violenti rischiano infatti di essere amplificati, trasformandosi in esempi imitabili e riducendo la percezione delle conseguenze che tali azioni possono provocare.</p>
<p>L&rsquo;indagine ha evidenziato come la percezione della sicurezza legata alla violenza giovanile divida l&rsquo;opinione pubblica. Molti cittadini ritengono che il fenomeno sia in crescita rispetto al passato e individuano tra le principali cause l&rsquo;indebolimento del ruolo educativo della famiglia, la carenza di una cultura della legalit&agrave;, il disagio economico e la mancanza di opportunit&agrave; lavorative. In particolare, il tema della sicurezza urbana viene strettamente collegato alle condizioni di degrado e alla qualit&agrave; della vita dei singoli territori.</p>
<p>Ora si ritengono necessari determinati interventi integrati che coinvolgano famiglia, scuola, istituzioni, associazioni e comunit&agrave; locali, in modo da contrastare efficientemente questo &ldquo;diffuso allarme sociale&rdquo;. La prevenzione, il sostegno educativo, il contrasto alla dispersione scolastica e la promozione dell&rsquo;inclusione sociale rappresentano solo alcuni degli strumenti fondamentali per intercettare il disagio prima che si trasformi in veri e propri comportamenti devianti.</p>
<p>La sfida, dunque, non riguarda soltanto la repressione dei reati, ma la costruzione di un contesto sociale capace di offrire ai giovani opportunit&agrave; concrete di crescita, partecipazione e futuro.</p>]]></description><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 15:15:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Caldo, afa e notti tropicali: la nuova geografia della vivibilità urbana in Italia]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/caldo-afa-e-notti-tropicali-la-nuova-geografia-della-vivibilita-urbana-in-italia_122671.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/caldo-afa-e-notti-tropicali-la-nuova-geografia-della-vivibilita-urbana-in-italia_122671.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122671/150956.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il cambiamento climatico sta modificando in modo sempre pi&ugrave; evidente la qualit&agrave; della vita nelle citt&agrave; italiane. A confermarlo &egrave; l'Indice del Clima elaborato dal Sole 24 Ore sulla base dei dati raccolti da 3B Meteo nel periodo 2015-2025, che prende in analisi sedici parametri meteorologici per valutare il benessere climatico dei capoluoghi. La classifica, aggiornata al 2026, evidenzia una crescente difficolt&agrave; soprattutto per molte citt&agrave; della Pianura Padana, sempre pi&ugrave; penalizzate da caldo intenso, afa e scarsa ventilazione.</p>
<p>A dominare la graduatoria nazionale, ovvero le citt&agrave; che sono in grado di offrire ai propri abitanti le condizioni meteo migliori, sono quelle adriatiche e costiere. Sul podio si collocano Bari, Barletta-Andria-Trani e Pescara, seguite da Ancona e Chieti. Questi territori beneficiano di una maggiore ventilazione, minore persistenza dell'afa e condizioni climatiche generalmente equilibrate durante l'anno.</p>
<p>All'estremo opposto della classifica si trovano invece numerosi centri del Nord Italia. Tra i casi pi&ugrave; critici emergono Cremona e Mantova, che si posizionano nelle ultime posizioni nazionali. Le due citt&agrave; lombarde sono vittime soprattutto degli effetti delle elevate temperature estive, dell'umidit&agrave; persistente e della scarsa circolazione dell'aria, elementi che rendono sempre pi&ugrave; difficili le condizioni di comfort durante i mesi pi&ugrave; caldi.</p>
<p>Anche Firenze registra un risultato poco incoraggiante. Il capoluogo toscano occupa infatti il 78&deg; posto su 107 province analizzate. A pesare sono innanzitutto i numerosi giorni caratterizzati da temperature percepite superiori ai 32 gradi e i lunghi periodi di caldo intenso che negli ultimi anni hanno interessato principelmente l'area urbana. La citt&agrave; risulta sempre pi&ugrave; esposta alle cosiddette "ondate africane", fenomeno che incide negativamente sulla qualit&agrave; della vita, in particolare per anziani e soggetti fragili.</p>
<p>L'indagine prende in considerazione indicatori quali ondate di calore, notti tropicali, caldo estremo, umidit&agrave; relativa, ventilazione, precipitazioni intense e periodi di siccit&agrave;. L'obiettivo non &egrave; individuare la citt&agrave; con il clima pi&ugrave; caldo o pi&ugrave; freddo, ma quella che offre il miglior equilibrio climatico durante l'arco dell'anno.</p>
<p>La fotografia scattata dall'Indice del Clima rappresenta un ulteriore segnale della necessit&agrave; di investire in strategie di adattamento urbano: incremento delle aree verdi, mitigazione delle isole di calore, gestione sostenibile delle risorse idriche e pianificazione urbana orientata alla resilienza climatica. Temi chesaranno sempre pi&ugrave; centrali per garantire la qualit&agrave; della vita nelle citt&agrave; italiane dei prossimi decenni.</p>]]></description><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 10:08:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Pregiudizi e cittadinanza: Victoria Karam racconta il volto nascosto dell’Italia contemporanea]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/pregiudizi-e-cittadinanza-victoria-karam-racconta-il-volto-nascosto-dellitalia-contemporanea_122497.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/pregiudizi-e-cittadinanza-victoria-karam-racconta-il-volto-nascosto-dellitalia-contemporanea_122497.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122497/150676.jpg" title="Victoria Karam" alt="Victoria Karam" /><br /><p>In questi giorni Victoria Karam sta viaggiando in tutt&rsquo;Italia per presentare il suo libro &ldquo;Volti italiani&rdquo;. Un progetto, nato sui social con l&rsquo;obiettivo di abbattere i pregiudizi attraverso ci&ograve; che pi&ugrave; accomuna ciascun individuo, i volti e le storie, &egrave; divenuto un volume che raccoglie quindici testimonianze di persone con background migratorio che offrono un racconto potente e autentico dell&rsquo;Italia contemporanea.</p>
<p>Protagonisti sono coloro che chiamano la penisola italiana &ldquo;casa&rdquo; pur senza es&shy;serne ancora riconosciuti come cittadini. Percorsi di vita centrali nel dibattito pubblico sul tema della cittadinanza.&nbsp;</p>
<p>Victoria Karam, assistente parlamentare a Bruxelles e coordinatrice delle Politiche Ue del Pd a Vicenza, &egrave; nata in Italia da genitori brasiliani e ha dovuto attendere 22 anni per venir riconosciuta come legittima cittadina italiana. &ldquo;In casi come il mio non si pu&ograve; nemmeno parlare di integrazione, sono nata qui e cantavo l&rsquo;inno nazionale gi&agrave; a tre anni. Eppure, a causa di un ritardo nella presentazione della domanda per la cittadinanza ho dovuto attendere fino a 22 anni per essere riconosciuta come italiana &mdash; racconta di se stessa l&rsquo;autrice &mdash;. Questo non significa solo non avere avuto lo stesso diritto di voto dei propri coetanei, ma anche essere limitati nelle scelte lavorative, dovendo rinunciare a incarichi statali, a una carriera nella magistratura o nelle forze dell&rsquo;ordine. avere difficolt&agrave; per ottenere un mutuo, un affitto, o esperienze come l&rsquo;Erasmus&rdquo;.</p>
<p>Lei, come tanti altri italiani &ldquo;di fatto&rdquo;, conosce bene un lato del Paese che troppo spesso viene ignorato perch&eacute; invisibile. La missione che si &egrave; posta &egrave; quella di cambiare la legge sulla cittadinanza: &ldquo;Non vuol dire regalare qualcosa. Vuol dire semplicemente riconoscere l&rsquo;Italia che oggi esiste&rdquo;.</p>
<p>Samir, arrivato all&rsquo;eta di quattordici anni dopo aver attraver&shy;sato il Mediterraneo, &egrave; guida di un atleta non vedente, che per&ograve; non ha potuto accompagnare alle Paralimpiadi perch&eacute; privo di cittadinanza e quindi dei permessi necessari. Andrei, nato in Romania, si &egrave; formato nelle scuole e nelle universit&agrave; del Paese, diventando ricercatore ma mai italiano a causa dei troppi intoppi burocratici che ha dovuto affrontare e del reddito insufficiente.</p>
<p>Queste sono solo due delle tantissime storie di resilienza che caratterizzano la vita di tutte quelle persone che sebbene si sentano parte di questa Nazione per la legge sono solo ancora degli stranieri.</p>
<p>&ldquo;Volti Italiani&rdquo; ha aperto uno spiraglio in molte regioni e citt&agrave;, che ha permesso a decine di ragazze e ragazzi con radici in Marocco, Albania, Etiopia, Gambia, Sri Lanka, Honduras, Egitto, Ucraina, Iran, Per&ugrave;, Nigeria, Cina, Burkina Faso, Georgia, Brasile e Turchia di affacciarsi per far sentire la propria voce.</p>
<p>La speranza per Victoria Karam risiede soprattutto nelle nuove generazioni, maggiormente abituate a vivere a street contatto con la diversit&agrave;: &ldquo;Crescono e frequentano la scuola insieme a figli di genitori stranieri, vedono ragazzi di seconda generazione distinguersi in competizioni musicali o sport, basta pensare a figure come Ghali e Paola Enogu. Tutto questo contribuisce a formare una mentalit&agrave; pi&ugrave; aperta tra i pi&ugrave; giovani&rdquo;. Tuttavia se si punta a ottenere un cambiamento nel giro di poco tempo &ldquo;resta necessario un intervento concreto da parte delle istituzioni. Servirebbero investimenti mirati, soprattutto per chi arriva in Italia in et&agrave; adulta e ha bisogno di impararla lingua, trovare un lavoro stabile e costruire reti di socialit&agrave;&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Fri, 19 Jun 2026 12:21:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Case di lusso in Italia: boom di richieste di mutui dall’estero]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/case-di-lusso-in-italia-boom-di-richieste-di-mutui-dallestero_122487.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/case-di-lusso-in-italia-boom-di-richieste-di-mutui-dallestero_122487.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122487/150653.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&Egrave; da sempre noto a tutti come il Bel Paese sia una delle mete pi&ugrave; attrattive per chi desidera investire nel mattone di lusso. Nel dettaglio, per&ograve;, ultimamente si sta verificando un vero e proprio boom di acquisti dall&rsquo;estero provenienti da Stati Uniti, Paesi Bassi, Germania, Svizzera e Paesi Scandinavi. Si parla di una cifra record di 21,4 milioni euro di richieste di mutui per l&rsquo;acquisto di immobili di fascia elevata; l&rsquo;incremento &egrave; pari al 63% rispetto allo stesso periodo (da gennaio a maggio) dell&rsquo;anno scorso.</p>
<p>Basandoci sugli ultimi dati pubblicati da Luxforsale Finance, divisione di Luxforsale specializzata nei mutui per clienti stranieri sviluppata in partnership con Quantum Creditech, &egrave; sempre pi&ugrave; evidente come il trend che interessa il real estate italiano si stia imponendo fortemente nel panorama internazionale.</p>
<p>A testimoniare la portata del fenomeno non &egrave; soltanto il numero delle domande, ma i volume dei finanziamenti che sono passati da 8,4 a 12,27 milioni. L&rsquo;interesse per gli acquirenti altospendenti verso il patrimonio immobiliare italiano disponibile sul mercato sembra derivare soprattutto da oltreoceano, dove il differenziale tra i loro tassi di interesse e quelli italiani pu&ograve; arrivare fino a circa tre punti percentuali a favore della penisola. I clienti americani tendono a rivolgere lo sguardo verso l&rsquo;Europa soprattutto perch&eacute; davanti a loro si presenta la possibilit&agrave; di risparmiare su un&rsquo;abitazione di pari valore e di favorire di un il regime fiscale noto per essere altrettanto competitivo. L'Italia infatti offre agevolazioni significative proprio per chi trasferisce la propria residenza, tra cui la flat tax da 100.000 euro annui sui redditi prodotti all&rsquo;estero rivolta ai neo-residenti con elevata capacit&agrave; patrimoniale.</p>
<p>Il profilo individuato come l&rsquo;acquirente principale per le case di lusso &egrave; quello dell&rsquo;imprenditore o manager dotato di elevata capacit&agrave; di spesa in cerca di una seconda casa, mentre una percentuale rilevante (circa il 25%) viene coperta dalle famiglie volenterose a trasferire la propria residenza in Italia, che desiderano pianificare il proprio futuro all&rsquo;interno del Paese.</p>
<p>Ad occupare le prime posizione della classifica delle regioni che vengono scelte sono la Lombardia, la Toscana, la Liguria, la Puglia e la Sicilia che assorbono la quota maggiore di richiese di mutui tra ville con affaccio sul mare e soluzioni di nuova generazione disponibili nei centri storici, spaziando dalle dimore suggestive sulle colline a quelle in riva ai laghi. Tra le location pi&ugrave; ricercate dalla clientela internazionale spiccano infatti la citt&agrave; viva e innovativa di Milano e il paesaggio aulico di Como.</p>
<p>Seppur l&rsquo;Italia si distingua per il suo patrimonio storico-cuturale e paesaggistico unico, tra i fattori principali che spingono gli stranieri a compiere un investimento immobiliare nella penisola ci sono il clima, la qualit&agrave; della vita, ma anche i vantaggi economici. Tantissimi immobili di pregio presentano ancora valori inferiori rispetto a quelli di Londra, Parigi o Monaco, con margini di rivalutazione nel tempo considerati solidi dagli analisti.</p>]]></description><pubDate>Fri, 19 Jun 2026 11:12:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Rifiuti elettronici: in Lazio nasce il primo impianto europeo per il recupero delle terre rare]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/rifiuti-elettronici-in-lazio-nasce-il-primo-impianto-europeo-per-il-recupero-delle-terre-rare_122417.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/rifiuti-elettronici-in-lazio-nasce-il-primo-impianto-europeo-per-il-recupero-delle-terre-rare_122417.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122417/150518.jpg" title="" alt="" /><br /><p>In un momento della storia dove &egrave; sempre pi&ugrave; necessario riuscire a garantire la fornitura di materiali essenziali per industria digitale, automotive ed energia, la Commissione europea fa nascere a Frosinone il primo impianto Ue per il recupero di terre rare da magneti permanenti provenienti dai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.</p>
<p>Il progetto Inspiree, parte dei 47 interventi selezionati dall&rsquo;Unione europea, ha come obiettivo quello di rafforzare l&rsquo;autonomia del continente. Finanziata nell&rsquo;ambito del programma LIFE Programme, con il supporto della CINEA, la proposta si inserisce nella strategia sulle materie prime critiche che punta a incrementare la quota di sostanze recuperate e riciclate all&rsquo;interno dell&rsquo;Unione.</p>
<p>Ad autorizzare la sua realizzazione &egrave; stato il ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.&nbsp;&ldquo;Con questa autorizzazione compiamo un passo strategico per il futuro industriale del Paese &mdash; con questa parole Vannia Gava, viceministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha introdotto il progetto innovativo &mdash;. Garantire l'approvvigionamento di materie prime critiche significa oggi rafforzare la nostra autonomia industriale, energetica e tecnologica. Il recupero delle terre rare dai RAEE &egrave; una sfida ambientale, ma anche una scelta di politica industriale che punta a ridurre le dipendenze esterne e a rendere l'Italia protagonista e competitiva&rdquo;.</p>
<p>Si tratta del primo impianto europeo su scala industriale dedicato al recupero di terre rare dai rifiuti elettrici ed elettronici, che sorger&agrave; all&rsquo;interno dello stabilimento di Itelyum Regeneration e rappresenta lo scale-up di una tecnologia gi&agrave; sperimentata in versione pilota a Ceccano, in provincia di Frosinone. Il suo funzionamento si divider&agrave; in due fasi: si parte con il disassemblaggio dei magneti e si prosegue con il trattamento idrometallurgico per il recupero delle terre rare. Fino ad ora il progetto ha consentito il trattamento di circa 20 tonnellate annue di magneti permanenti, mentre dovrebbe arrivare a processare ogni anno 2mila tonnellate di magneti, ricavandone tra le 500 e le 700 tonnellate di composti di terre rare.</p>
<p>L&rsquo;avvio dello stabilimento candida la citt&agrave; di Ceccano a diventare uno dei poli europei del riciclo avanzato delle terre rare in relazione a uno dei settori maggiormente strategici al fine della transizione energetica e digitale e della sicurezza industriale. &ldquo;Il progetto Life Inspiree conferma il ruolo centrale dell'Italia nello sviluppo di tecnologie avanzate e rappresenta un modello concreto di integrazione tra innovazione industriale, sostenibilit&agrave; ambientale e sicurezza economica&rdquo;, precisa ancora Vannia Gava.</p>
<p>L&rsquo;Ue spinge a ottenere l&rsquo;autonomia industriale, energetica e tecnologia, evitando di dipendere dalla filiera di questi materiali, attualmente in mano alla Cina. Solo grazie a questo impianto l&rsquo;Ue, rafforzando la propria posizione sul mercato, riuscir&agrave; ad affrontare nuove crisi internazionali con protezioni maggiori. Il sito di Frosinone &egrave; solo uno dei tantissimi stabilimenti in programma in Europa per il riciclo di terre rare e delle altre materie prime critiche.</p>]]></description><pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:18:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Flexitariani in ascesa in Italia: come stanno cambiando le abitudini alimentari nel Paese]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/flexitariani-in-ascesa-in-italia-come-stanno-cambiando-le-abitudini-alimentari-nel-paese_122403.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/flexitariani-in-ascesa-in-italia-come-stanno-cambiando-le-abitudini-alimentari-nel-paese_122403.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122403/150497.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Chi adotta una dieta flessitariana, detta anche dieta semi-vegetariana, sta scegliendo delle abitudini quotidiane incentrate su alimenti di origine prevalentemente vegetale con un consumo limitato di carne e altri prodotti di derivazione animale. Da una parte queste persone riconoscono l&rsquo;importanza delle proteine che vengono assunte tramite la carne, specialmente in periodi particolarmente stressanti o caratterizzati da carenze nutrizionali, dall&rsquo;altra desiderano vorrebbero alimenarsi soprattutto attraverso piatti vegetali, come frutta, verdura e cereali integrali.</p>
<p>I numeri registrati dal Rapporto Italia Eurispes 2026 suggeriscono effettivamente un cambiamento significavo degli stili nutrizionali degli italiani che evidenzia come sempre pi&ugrave; persone (il 23%) optano di ridurre il consumo di carne e prodotti animali senza eliminarli del tutto. Nel dettaglio, oltre il 20% dei cittadini sostiene di essere favorevole alla dieta vegetariana, ma dubita di riuscire a sostenerla con costanza.</p>
<p>Questa tendenza sembra avere pi&ugrave; successo del vegetarianismo o del veganismo, probabilmente perch&eacute; non presenta regole ferree e ammette la possibilit&agrave; di &ldquo;sgarrare&rdquo;. Rinunciare a una abitudine che si impara fin dai primi anni di vita pu&ograve; essere molto difficile; se in aggiunta si temono tutte le conseguenze che le diete estreme possono portare nella vita di tutti i giorni, molte persone tornano inevitabilmente sui propri passi e decidono di prediligere una dieta pi&ugrave; flessibile ed equilibrata, fatta di variet&agrave; e complementariet&agrave; tra cibi animali e vegetali.</p>
<p>In generale &egrave; inevitabile riconoscere come la sensibilit&agrave; che la societ&agrave; ha verso lo sfruttamento animale stia cambiando. I prodotti bio e &ldquo;senza&rdquo; aumentano sempre di pi&ugrave; sugli scaffali dei supermercati, la diffusione degli alimenti funzionali &egrave; in forte crescita e il ruolo dell&rsquo;informazione nutrizionale diventa sempre pi&ugrave; fondamentale per determinare il modo in cui gli italiani si rapportano al cibo, alla salute e alle diverse filiere.</p>
<p>In un Paese in cui il totale di chi si dichiara vegetariano o vegano cala rispetto all&rsquo;anno precedente (dal 9,5% all&rsquo;8,5%), la quota vegana cresce: chi esclude completamente i prodotti di origine animale &egrave; passato dal 2,9% nel 2025 al 3,2% nel 2026, raggiungendo il livello pi&ugrave; alto mai registrato in Italia. Sarebbe scorretto per&ograve; raccontare una crescita indistinta del &ldquo;popolo veg&rdquo;, perch&eacute; quest&rsquo;anno i vegetariani sono scesi dal 6,6% al 5,3%.</p>
<p>Secondo i dati di YouGov, pi&ugrave; di 15 milioni di famiglie italiane hanno portato nelle loro case almeno un prodotto plant-based, pari a quasi il 60% delle famiglie del Paese. Si tratta di una frequenza di acquisto che aumenta del 10% di anno in anno.</p>]]></description><pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:33:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[È l’Italia a detenere il record europeo per il numero di Zone a Traffico Limitato]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/litalia-a-detenere-il-record-europeo-per-il-numero-di-zone-a-traffico-limitato_122274.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/litalia-a-detenere-il-record-europeo-per-il-numero-di-zone-a-traffico-limitato_122274.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122274/150288.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;Italia &egrave; il Paese europeo che detiene il primato per il numero di Zone a Traffico Limitato (Ztl), ospitandone ben 446 su circa 500 totali, e che conta pi&ugrave; della met&agrave; (56%) delle limitazioni alla circolazione e sugli accessi urbani (Uvar), incluse le Low Emission Zone (Lez) e i sistemi di congestion charge.</p>
<p>Tali dati emergono dall&rsquo;ultimo studio dell&rsquo;Osservatorio Auto e Mobilit&agrave; della Luiss Business School, intitolato &ldquo;Auto e Citt&agrave;, oltre il divieto&rdquo;, che analizza il rapporto tra mobilit&agrave; privata e spazio urbano alla luce delle nuove esigenze ambientali, economiche e sociali.</p>
<p>Le Zone a Traffico Limitato, nate come uno strumento a disposizione dei sindaci per proteggere il patrimonio artistico archeologico limitando il traffico ai non residenti locali, sono spesso oggetto di critiche nel dibattito pubblico. Nel nostro Paese, che copre l&rsquo;89% di tutte le ZTL presenti in Europa, spesso si fanno spazio diverse questioni che mettono in dubbio quali siano gli autentici benefici di questo sistema.&nbsp;</p>
<p>&ldquo;Chi viaggia da Milano a Napoli pu&ograve; incontrare decine di norme differenti e difficili da interpretare: per questo servono maggiore coordinamento tra le amministrazioni e informazioni pi&ugrave; semplici e accessibili &mdash; precisa il presidente Unrae, Roberto Pietrantonio evidenziando la confusione che le regole, differenti in tutti i Comuni, creano tra i cittadini &mdash;. La mobilit&agrave; non &egrave; il problema da limitare: &egrave; una risorsa da governare. Le citt&agrave; migliori saranno quelle capaci di conciliare sostenibilit&agrave;, inclusione e libert&agrave; di movimento&rdquo;.</p>
<p>Le restrizioni adottate in Italia, di fatto, hanno tra gli obiettivi principali quelli di tutelare i centri storici e di diminuire l&rsquo;inquinamento. Tuttavia per Pietrantonio, la mancata uniformit&agrave; dei criteri e della segnaletica non fanno che creare quella che lui definisce &ldquo;balcanizzazione&rdquo; della mobilit&agrave;: &ldquo;&Egrave; evidente l&rsquo;assenza di un coordinamento efficace a livello nazionale. L&rsquo;esempio di altri paesi, come Germania, Francia e Spagna, ci dice che per le zone a basse emissioni sono possibili definizioni uniche nazionali&rdquo;.</p>
<p>La diffusione di questi spazi, avvenuta solo in modo frammentato e al di fuori di una strategia nazionale organica, non ha permesso la formazione di un&rsquo;infrastruttura regolatoria unitaria e di una piattaforma digitale nazionale che raccolga in tempo reale tutte le ordinanze locali. Solo in questo modo sarebbe possibile offrire alla comunit&agrave; uno strumento che possa guidarli nella grande mappa delle Zone a Traffico Limitato.</p>
<p>Sarebbe ora importante investire favorendo chi acquista veicoli di ultima generazione, connessi e capaci di elaborare miliardi di dati al secondo, permettendo loro di connettersi velocemente con tutto il labirinto burocratico che si nasconde dietro alle regolamentazioni degli accessi urbani. Agli abitanti e ai visitatori si permetterebbe cos&igrave; di accedere a tutte le norme che determinano quali citt&agrave; hanno o adotteranno in futuro Ztl e tutti i divieti a loro collegati, capendo come pianificare al meglio i tragitti e che veicoli utilizzare.</p>]]></description><pubDate>Tue, 16 Jun 2026 12:20:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[“Compromessa l’efficacia della Strategia Nazionale per la Biodiversità”]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/compromessa-lefficacia-della-strategia-nazionale-per-la-biodiversita_122193.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/compromessa-lefficacia-della-strategia-nazionale-per-la-biodiversita_122193.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122193/150154.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;ipotesi di dare il via gi&agrave; nel corso di quest&rsquo;anno alla revisione della Strategia Nazionale per la Biodiversit&agrave; 2030, ha creato forte preoccupazione per il WWF Italia, che &egrave; intervenuto spedendo una lettera a Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell&rsquo;Ambiente e della Sicurezza Energetica, per elencare tutte le criticit&agrave; emerse.</p>
<p>Solo dopo meno di quattro mesi dalla formale approvazione del relativo Programma di attuazione da parte della Conferenza Stato-Regioni, lo scorso 12 maggio &egrave; stato avviato il processo di revisione da parte del Ministero dell&rsquo;Ambiente. &ldquo;Si vuole continuare a discutere all&rsquo;infinito &mdash; esordisce il WWF Italia &mdash; e nel frattempo non si fa nulla per tutelare la biodiversit&agrave; italiana come chiede anche l&rsquo;articolo 9 della Costituzione. Una revisione cos&igrave; anticipata &egrave; incomprensibile e rischia di compromettere l&rsquo;efficacia dello strumento strategico pi&ugrave; importante per arrestare la perdita di biodiversit&agrave; nel nostro Paese&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;Le carenze riscontrate nel primo Rapporto di attuazione nel 2025 e una insufficiente analisi delle cause, che stanno rallentando il conseguimento di numerosi obiettivi della Strategia, rendono prematura ogni ipotesi di revisione&rdquo;. Il WWF lamenta come gi&agrave; l&rsquo;avvio del Programma di attuazione della Strategia abbia dovuto attendere forti ritardi, per poi evidenziare come ulteriore punto debole l&rsquo;impossibilit&agrave; di effettuare un&rsquo;adeguata valutazione della rendicontazione dei risultati raggiunti.</p>
<p>L&rsquo;invito rivolto a Gilberto Pichetto Fratin &egrave; quello di &ldquo;definire il Piano Nazionale di Ripristino della Natura, previsto dal Regolamento europeo 1991/2024 sul ripristino degli ecosistemi (Nature Restoration Law), destinato a diventare uno degli strumenti fondamentali e vincolanti per l&rsquo;attuazione degli obiettivi della Strategia Nazionale Biodiversit&agrave; al 2030&rdquo;. Seguir&agrave; inoltre l&rsquo;avvio del negoziato sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale dell&rsquo;Unione Europea 2028-2034, il bilancio di lungo periodo che sar&agrave; fondamentale per una parte significativa delle risorse finanziarie necessarie per raggiungere gli obiettivi della Strategia.</p>
<p>WWF Italia mira a rinviare qualsiasi revisione della Strategia Nazionale Biodiversit&agrave; al prossimo anno. La richiesta avanzata ora &egrave; quella di puntare sull&rsquo;attuale stato di attuazione del Programma vigente, in modo da poter permettere la valutazione curata di tutti i contenuti e del fabbisogno finanziario del Piano Nazionale di Ripristino della Natura, contribuendo inoltre alla definizione di ulteriori misure e finanziamenti nell&rsquo;ambito della futura programmazione finanziaria europea e nazionale, volti a proteggere la biodiversit&agrave;.</p>
<p>&ldquo;Vorremmo che si passasse finalmente dalle parole ai fatti &mdash; conclude il WWF Italia &mdash;. Le cose da fare per salvaguardare la biodiversit&agrave; italiana sono note, e ci chiediamo per quale motivo, invece di metterle in atto si voglia far ripartire la discussione, peraltro limitando la partecipazione alla discussione a pochi soggetti senza coinvolgere, attraverso una adeguata consultazione, tutti i soggetti interessati. La crisi della biodiversit&agrave; richiede decisioni fondate su dati solidi, obiettivi chiari e risorse adeguate. Modificare oggi la Strategia senza una valutazione completa dei risultati ottenuti &egrave; una scelta che rischia di indebolire, anzich&eacute; rafforzare, l&rsquo;azione dell&rsquo;Italia per la tutela della natura&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Mon, 15 Jun 2026 11:40:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Il più grande brigantino del mondo a Taranto per promuovere inclusione e partecipazione]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/il-piu-grande-brigantino-del-mondo-a-taranto-per-promuovere-inclusione-e-partecipazione_122058.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/il-piu-grande-brigantino-del-mondo-a-taranto-per-promuovere-inclusione-e-partecipazione_122058.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122058/149894.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il pi&ugrave; grande brigantino a goletta del mondo in servizio attivo, lungo 61 metri e ampio 1.300 metri quadri, dall&rsquo;ormai lontano 9 ottobre 2006 port&ograve; allo costituzione della Fondazione Tender To Nave Italia Onlus. Un&rsquo;organizzazione, nata per iniziativa dei soci Marina Militare e Yacht Club Italiano, &egrave; riuscita in questi anni a realizzare il sogno di Carlo Croce di mettere la grande nave a disposizione del disagio e della disabilit&agrave;.</p>
<p>Capace di ospitare fino a ventidue persone oltre l&rsquo;equipaggio, il veliero ha visto imbarcare 7867 persone tra passeggeri speciali, operatori e volontari e portare alla conclusione 371 progetti dedicati a percorsi formativi e riabilitativi unici.&nbsp;</p>
<p>Nave Italia in questo modo si &egrave; trasformata un un vero e proprio simbolo di inclusione crescita e partecipazione che ha rappresentato in questi vent&rsquo;anni una delle esperienze pi&ugrave; significative promosse dalla Marina Militare italiana insieme alla Fondazione Tender To Nave Italia ETS.</p>
<p>In sosta nel Canale Navigabile di Taranto, proprio di fronte al Castello Aragonese, il brigantino &egrave; in questo momento protagonista del progetto &ldquo;Rotte Possibili: Navigare verso l'autonomia&rdquo; che si svolger&agrave; per cinque giorni lungo la tratta verso Brindisi. Dopo aver attirato l&rsquo;attenzione di cittadini e visitatori, Nave Italia offrir&agrave; l&rsquo;opportunit&agrave; di conoscere da vicino una realt&agrave; che da anni si avvale del mare come strumento educativo, terapeutico e sociale. Nel dettaglio, undici beneficiari e cinque educatrici, accompagnati da una rete di associazioni impegnate nell'ambito della disabilit&agrave;, potranno sperimentare in prima persona un nuovo percorso di crescita finalizzato al rafforzamento della propria autonomia e dell&rsquo;inclusione.</p>
<p>&ldquo;Rotte Possibili&rdquo; &egrave; il progetto promosso dal Comune di Vasto che prende vita durante la sesta tappa della Campagna 2026 della Fondazione Tender To Nave Italia Onlus che terminer&agrave; solo il prossimo 31 ottobre dopo aver concluso i diciannove scali previsti nei porti italiani, che coinvolgeranno in totale circa 400 persone tra ragazzi e accompagnatori.</p>
<p>Il cuore dell&rsquo;esperienza, di fatto, non sono i singoli laboratori ma l&rsquo;intera routine che si pu&ograve; vivere solo a bordo della nave che permette di disconnettersi da una quotidianit&agrave; dominata dai social, riscoprendo l'autenticit&agrave; del contatto umano. Un&rsquo;esperienza unica al mondo che attraverso l&rsquo;impegno culturale incide in maniera trasversale in tutti i settori del vivere civile, sociale e politico promuovendo principi di inclusione capaci di abbattere le barriere che si creano a causa delle disabilit&agrave; fisiche, cognitive o relazionali.&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:02:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Arriva in Italia la prima terapia sistemica per la sindrome di von Hippel-Lindau]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/arriva-in-italia-la-prima-terapia-sistemica-per-la-sindrome-di-von-hippel-lindau_121811.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/arriva-in-italia-la-prima-terapia-sistemica-per-la-sindrome-di-von-hippel-lindau_121811.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/121811/149481.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&ldquo;<em>La medicina &egrave; per i pazienti ed Europa e Italia devono alleggerire il fardello burocratico per snellire l&rsquo;introduzione di farmaci innovativi e attrarre nuovi investimenti per la ricerca</em>&rdquo;. Con questa premessa Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato di Msd Italia, spalanca le porte sulla possibilit&agrave; rivolta ai pazienti affetti dalla sindrome di von Hippel-Lindau (VHL) di accedere a un nuovo farmaco, belzutifan, che ha ottenuto la rimborsabilit&agrave; da parte di Aifa.</p>
<p>La malattia di von Hippel-Lindau &egrave; una sindrome rara a carattere ereditario che predispone allo sviluppo di neoplasie benigne e maligne in diversi organi del corpo. La sua condizione &egrave; perlopi&ugrave; ancora sconosciuta e riguarda un caso ogni 53mila persone (stimati nel 2026 in Italia 1.100 pazienti). Gestire un paziente con tale patologia &egrave; di fatto come gestirne dieci contemporaneamente, poich&eacute; la stessa persona potrebbe presentare diversi sviluppi tumori, sia benigni che maligni. Nel corso della vita circa il 70% dei pazienti sviluppa carcinomi renali a cellule chiare, tra il 60 e l&rsquo;80% emangioblastomi del sistema nervoso centrale e il 5-10% tumori neuroendocrini pancreatici che possono comportare varie disabilit&agrave;, come la riduzione o la perdita della vista, la compromissione motoria o neurologica e l&rsquo;insufficienza renale.</p>
<p>La gestione clinica, finora, &ldquo;<em>era passiva. Si sorvegliava la progressione della malattia per poi intervenire chirurgicamente</em>&rdquo;, precisa Alfonso Massimiliano Ferrara, endocrinologo presso l&rsquo;Uosd Unit&agrave; tumori ereditari dell&rsquo;Istituto Oncologico Veneto di Padova. &ldquo;<em>La rimborsabilit&agrave;</em> &ndash; continua &ndash; <em>d&agrave; speranza e un&rsquo;opportunit&agrave; terapeutica concreta per i pazienti, che da oggi potranno tornare a usare la parola &lsquo;futuro&rsquo; che prima faceva tanta paura. Per i pazienti si &egrave; passati dalla speranza a un&rsquo;opportunit&agrave; terapeutica concreta che pu&ograve; cambiare la storia della malattia: vedo ogni giorno che funziona</em>&rdquo;. Per anni la chirurgia ha rappresentato l&rsquo;unico trattamento per questa malattia rara. Un approccio pericoloso che esponeva i pazienti al rischio di interventi ripetuti nel giro di poco tempo.</p>
<p>Ora, a cent&rsquo;anni da quando il patologo svedese Arvid Lindau ha riconosciuto questa patologia, l&rsquo;Agenzia italiana del farmaco ha dato il via libera alla rimborsabilit&agrave; di belzutifan, il primo farmaco sistemico per la sindrome VHL. Il farmaco, inibitore orale del fattore 2&alpha;, &egrave; in grado di agire in modo diretto sui meccanismi responsabili dello sviluppo delle neoplasie associate alla sindrome, dando vita a una duratura attivit&agrave; antitumorale, un controllo prolungato della malattia e una riduzione della necessit&agrave; di interventi chirurgici.</p>
<p>&ldquo;<em>In questo contesto belzutifan rappresenta un avanzamento significativo, introducendo un nuovo paradigma terapeutico nella gestione della malattia di VHL nelle sue diverse manifestazioni cliniche</em> &ndash; sottolinea Ferrara &ndash;.<em> Si tratta infatti della prima e unica terapia sistemica target rimborsata in Italia per i pazienti con VHL che necessitino di trattamento per carcinoma renale a cellule chiare localizzato, tumori neuroendocrini pancreatici ed emangioblastomi del SNC. La disponibilit&agrave; di un trattamento mirato, in grado di agire simultaneamente sulle principali manifestazioni della malattia, consente di rispondere a un importante bisogno clinico ancora insoddisfatto, con il potenziale di ridurre la necessit&agrave; di procedure locali e di interventi chirurgici ripetuti nel corso della storia clinica del paziente, preservando pi&ugrave; a lungo la funzionalit&agrave; d&rsquo;organo e contribuendo a migliorare la gestione complessiva della patologia oltre che la qualit&agrave; di vita del paziente. Rimane tuttavia fondamentale un approccio multidisciplinare alla patologia, elemento imprescindibile nella presa in carico dei pazienti con VHL, per definire nel tempo il percorso assistenziale e terapeutico pi&ugrave; appropriato sulla base delle caratteristiche cliniche individuali, dell&rsquo;evoluzione della malattia e del coinvolgimento dei diversi organi interessati</em>&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;<em>L&rsquo;approvazione da parte di Aifa della rimborsabilit&agrave; di belzutifan &egrave; per Msd un motivo di autentico orgoglio. La decisione di Aifa segna un passaggio significativo, perch&eacute; permette di offrire finalmente ai pazienti un&rsquo;innovazione terapeutica in un ambito caratterizzato da elevata complessit&agrave; clinica e bisogni a lungo insoddisfatti. L&rsquo;obiettivo che guida la nostra organizzazione &egrave; fare la differenza nella vita dei pazienti e non dimenticare mai che la medicina &egrave; per le persone</em>&rdquo;, conclude Nicoletta Luppi.</p>]]></description><pubDate>Tue, 09 Jun 2026 11:33:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[“La povertà educativa è diventata una questione di cittadinanza democratica”]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/la-poverta-educativa-e-diventata-una-questione-di-cittadinanza-democratica_121762.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/la-poverta-educativa-e-diventata-una-questione-di-cittadinanza-democratica_121762.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/121762/149379.jpg" title="Romano Pesavento" alt="Romano Pesavento" /><br /><p>Riceviamo e pubblichiamo:</p>
<p><em>Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda attenzione per i dati emersi dall'indagine realizzata dalla Fondazione Articolo 49 attraverso la piattaforma InClasse e presentata presso la Camera dei Deputati nel corso dell'evento dedicato ai giovani e alle scuole, organizzato in collaborazione con l'Ufficio del Parlamento europeo in Italia e con il patrocinio della Commissione europea. I risultati della ricerca, elaborati su dati ISTAT e riferiti alla popolazione studentesca italiana tra gli 11 e i 19 anni, restituiscono una fotografia che non pu&ograve; lasciare indifferenti il mondo della scuola, le istituzioni e l'intera societ&agrave; civile.</em></p>
<p><em>Un primo elemento riguarda l'accessibilit&agrave; ai percorsi formativi. In Italia uno studente su tre vive in comuni privi di istituti secondari di secondo grado. Una media nazionale che assume dimensioni ancora pi&ugrave; rilevanti in alcune realt&agrave; territoriali: il 56,7% degli studenti del Veneto vive in comuni senza scuole superiori; la percentuale raggiunge il 63% in Valle d'Aosta e arriva addirittura al 93% nelle aree rurali venete e al 91,5% nelle zone scarsamente popolate della Valle d'Aosta.</em></p>
<p><em>A tali criticit&agrave; si aggiungono le difficolt&agrave; legate alla mobilit&agrave; scolastica. L'indagine evidenzia che il 26,4% delle scuole statali italiane non &egrave; raggiungibile tramite mezzi pubblici, mentre il 22,5% delle scuole statali del primo ciclo risulta privo di collegamenti mediante scuolabus. In alcune regioni, come Campania e Calabria, la quota di istituti non raggiungibili con il trasporto pubblico sfiora il 50%.</em></p>
<p><em>Questi dati evidenziano una questione che va ben oltre l'organizzazione dei servizi: il diritto all'istruzione continua a essere fortemente influenzato dalle condizioni territoriali di partenza, generando forme di disuguaglianza che rischiano di compromettere il principio costituzionale di pari opportunit&agrave;.</em></p>
<p><em>Particolarmente significativa appare inoltre la condizione relativa all'accesso alla cultura. Secondo l'indagine, il 34,1% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni vive in comuni privi di cinema, teatri o luoghi destinati agli spettacoli dal vivo. In alcune regioni la situazione assume dimensioni ancora pi&ugrave; preoccupanti: la percentuale supera il 50% in Molise e Basilicata, mentre raggiunge il 45,1% in Sardegna.</em></p>
<p><em>Ancora pi&ugrave; eloquenti risultano i dati relativi ai musei. Un minore su due in Italia vive in comuni senza musei che organizzino attivit&agrave; educative rivolte a bambini e adolescenti.</em></p>
<p><em>Sorprende che tale fenomeno riguardi non soltanto aree periferiche o interne, ma anche regioni caratterizzate da una forte presenza di istituzioni culturali. In Lombardia il 62,9% degli under 17 vive in comuni privi di musei con attivit&agrave; dedicate ai giovani; in Veneto la percentuale raggiunge il 62,2%.</em></p>
<p><em>Anche sul versante delle biblioteche emergono significative criticit&agrave; territoriali. Se la media nazionale indica che il 15,1% degli under 17 vive in comuni privi di biblioteche dotate di spazi o attivit&agrave; per bambini e ragazzi, la situazione appare molto pi&ugrave; grave in alcune regioni del Mezzogiorno: 53,9% in Basilicata, 53,3% in Molise, 51,6% in Calabria.</em></p>
<p><em>Di fronte a tali evidenze, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene necessario introdurre nel dibattito pubblico una riflessione pi&ugrave; ampia sul concetto di "infrastruttura educativa territoriale".</em></p>
<p><em>Nel ventunesimo secolo una scuola non pu&ograve; essere considerata un'entit&agrave; isolata. La qualit&agrave; dell'esperienza educativa dipende sempre pi&ugrave; dalla presenza di una rete integrata di opportunit&agrave; culturali, sociali e civiche: biblioteche, musei, teatri, associazioni, centri di aggregazione, spazi pubblici, laboratori artistici, organismi di partecipazione giovanile. Laddove tali pres&igrave;di risultano assenti, il rischio non &egrave; soltanto quello di una minore offerta culturale, ma di una progressiva riduzione delle occasioni di crescita democratica.</em></p>
<p><em>Particolarmente allarmanti appaiono i dati relativi alla dimensione relazionale. Secondo l'indagine, il 13,7% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni dichiara di non avere amici con cui confidarsi. Ci&ograve; significa che oltre un adolescente su dieci vive una condizione di sostanziale isolamento affettivo proprio durante una delle fasi pi&ugrave; delicate dello sviluppo umano. A ci&ograve; si aggiunge che un giovane su dieci frequenta gli amici meno di una volta alla settimana, segnale di una progressiva rarefazione delle relazioni sociali significative. Il CNDDU ritiene che tale dato debba essere interpretato come un vero e proprio indicatore di vulnerabilit&agrave; sociale. La letteratura pedagogica, sociologica e neuroscientifica internazionale dimostra infatti che la qualit&agrave; delle relazioni costituisce uno dei principali fattori di protezione rispetto al disagio giovanile, alla dispersione scolastica, alle dipendenze comportamentali e ai fenomeni di esclusione sociale.</em></p>
<p><em>Preoccupano inoltre gli indicatori relativi alla partecipazione civica. Il 50% dei giovani non prende parte ad alcuna attivit&agrave; di partecipazione politica o sociale, mentre nove adolescenti su dieci nella fascia d'et&agrave; 14-19 anni non svolgono attivit&agrave; di volontariato. Si tratta di dati che impongono una riflessione profonda. Quando la partecipazione diventa residuale, quando il senso di appartenenza alla comunit&agrave; si indebolisce, quando il volontariato non rappresenta pi&ugrave; un'esperienza diffusa tra i giovani, il rischio &egrave; quello di assistere a una progressiva erosione del capitale sociale e democratico del Paese.</em></p>
<p><em>Per tale ragione il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani propone di affiancare agli indicatori tradizionali della povert&agrave; educativa un nuovo parametro di analisi: l'Indice di Cittadinanza Educativa Territoriale, inteso come misurazione integrata dell'accesso dei giovani a scuole, trasporti, biblioteche, musei, spazi culturali, associazionismo, partecipazione civica e opportunit&agrave; relazionali. Una tale prospettiva consentirebbe di valutare non soltanto quanto un territorio sia economicamente sviluppato, ma quanto esso sia realmente capace di garantire l'esercizio concreto dei diritti di cittadinanza delle nuove generazioni.</em></p>
<p><em>L'articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani riconosce il diritto all'istruzione quale strumento finalizzato al pieno sviluppo della personalit&agrave; umana. Analogamente, la Convenzione ONU sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza riconosce il diritto dei minori alla partecipazione culturale, sociale e comunitaria.</em></p>
<p><em>Alla luce dei dati emersi, appare evidente come la sfida educativa contemporanea non possa essere affrontata esclusivamente attraverso il miglioramento degli apprendimenti o l'innovazione tecnologica. La questione centrale riguarda la possibilit&agrave; concreta per ogni giovane, indipendentemente dal luogo di nascita, di accedere a opportunit&agrave; educative, culturali, relazionali e partecipative di qualit&agrave;. Il rischio che emerge dall'indagine &egrave; quello di una progressiva frattura tra territori ricchi di opportunit&agrave; e territori caratterizzati da una crescente rarefazione di pres&igrave;di culturali, educativi e sociali. Una democrazia matura non pu&ograve; accettare che il diritto a crescere in un ambiente culturalmente vitale e socialmente inclusivo diventi una variabile geografica.</em></p>
<p><em>Investire nella scuola, nella cultura e nelle relazioni significa oggi investire nella resilienza democratica del Paese. Perch&eacute; il vero indicatore del futuro di una nazione non &egrave; soltanto la sua crescita economica, ma la capacit&agrave; di garantire ai propri giovani il diritto di immaginare, costruire e condividere il proprio futuro all'interno di una comunit&agrave; educante viva, inclusiva e solidale.</em></p>
<p><strong>Prof. Romano Pesavento</strong><br><strong>Presidente CNDDU</strong></p>]]></description><pubDate>Mon, 08 Jun 2026 15:56:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Le acque “ascoltano” i terremoti: rafforzato il monitoraggio sismico nel Friuli]]></title><link>https://www.italiadice.it/varie/italia/le-acque-ascoltano-i-terremoti-rafforzato-il-monitoraggio-sismico-nel-friuli_121751.html</link><guid>https://www.italiadice.it/varie/italia/le-acque-ascoltano-i-terremoti-rafforzato-il-monitoraggio-sismico-nel-friuli_121751.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/121751/149361.jpg" title="Gemona del Friuli a seguito del terremoto del 1976" alt="Gemona del Friuli a seguito del terremoto del 1976" /><br /><p>L&rsquo;Italia, passo dopo passo, sta procedendo nella ricerca sul tema della prevenzione e nello studio dei terremoti. In particolare, grazie al potenziamento della rete di monitoraggio nel Nord-Est sar&agrave; possibile assistere a nuove scoperte legate ai processi sismogenetici che permetteranno di conoscere sempre meglio il funzianamento delle scosse.</p>
<p>L&rsquo;iniziativa, sviluppata attraverso la collaborazione tra l&rsquo;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs), prevede in Friuli Venezia Giulia, nell&rsquo;ambito della rete nazionale Meet, l&rsquo;installazione di nuove stazioni idrogeochimiche automatiche capaci di osservare non solo l&rsquo;attivit&agrave; sismica, ma anche le variazioni delle acque sotterranee.</p>
<p>Nel dettaglio, il progetto Meet (Monitoring Earth's Evolution and Tectonics) &egrave; una delle pi&ugrave; importanti iniziative scientifiche finanziate dal Pnrr e coordinata dall&rsquo;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il suo obiettivo &egrave; rinnovare e ampliare le infrastrutture di osservazione della terra in Italia, attraverso l&rsquo;installazione di nuove reti di sensori, il potenziamento dei laboratori scientifici, la creazione di sistemi integrati per la raccolta e l&rsquo;analisi dei dati geofisici.</p>
<p>Negli ultimi anni la comunit&agrave; scientifica ha raccolto numerose evidenze che mostrano come le falde acquifere possano registrare alterazioni fisiche e chimiche in concomitanza con eventi sismici. Livelli idrici, temperatura, conducibilit&agrave; elettrica e concentrazione di alcuni gas possono infatti subire variazioni legate ai movimenti della crosta terrestre. Per questo motivo le acque rappresentano un&rsquo;importante fonte di informazioni per comprendere meglio i processi che precedono e accompagnano i terremoti.</p>
<p>Il progetto prevede l&rsquo;installazione di nuove stazioni di monitoraggio in aree strategiche delle regioni che sono caratterizzate da una significativa attivit&agrave; tettonica. I nuovi impianti saranno dotati di sensori di ultima generazione in grado di acquisire dati in tempo reale e integrarli con quelli provenienti dalla rete sismica gi&agrave; operativa.</p>
<p>&ldquo;<em>Oltre alla misura dei parametri chimico-fisici delle acque e di quelli meteorologici, le stazioni possono essere implementate con strumenti per il monitoraggio continuo di parametri geochimici nelle acque, come la pressione parziale di anidride carbonica disciolta e la composizione dei gas disciolti, e in atmosfera e nei suoli, attraverso la misura dei flussi di anidride carbonica e della composizione chimica e isotopica dei gas</em>&rdquo;, spiega Antonio Caracausi, ricercatore dell&rsquo;Ingv.</p>
<p>L&rsquo;intervento si inserisce nel pi&ugrave; ampio sistema di sorveglianza dell&rsquo;Italia nord-orientale, una delle aree pi&ugrave; monitorate del Paese anche in virt&ugrave; della memoria storica del terremoto del Friuli del 1976, che port&ograve; alla nascita e allo sviluppo del Centro di Ricerche Sismologiche dell&rsquo;OGS. Da allora la rete di rilevamento &egrave; cresciuta costantemente, arrivando a comprendere decine di stazioni sismometriche, accelerometriche e geodetiche collegate in tempo reale con i centri di elaborazione dati.</p>
<p>L&rsquo;obiettivo non &egrave; prevedere con certezza i terremoti &ndash; traguardo che la scienza non &egrave; ancora in grado di raggiungere &ndash; ma migliorare la comprensione dei fenomeni geologici e affinare gli strumenti di valutazione del rischio. Il monitoraggio idrogeochimico mira a costruire modelli crostali fondamentale per l&rsquo;interpretazione dei fenomeni naturali collegati alle scosse sismiche. L&rsquo;integrazione tra dati sismici, geodetici e idrogeologici consentir&agrave; cos&igrave; di osservare il comportamento del sottosuolo con un livello di dettaglio senza precedenti.</p>]]></description><pubDate>Mon, 08 Jun 2026 14:54:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item></channel></rss>
