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<rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" version="2.0"><channel><title><![CDATA[Italiadice.it > Attualità > Italia]]></title><link><![CDATA[https://www.italiadice.it/attualita/]]></link><atom:link href="https://www.italiadice.it/rss/attualita/rss2.0.xml?page=3rss2.0.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[Tutte le notizie di Attualità dell'Italia]]></description><lastBuildDate>Sun, 17 May 2026 02:26:58 +0200</lastBuildDate><image><url>https://static.italiadice.it/italia/images/logo.png</url><title><![CDATA[Italiadice.it > Attualità > Italia]]></title><link><![CDATA[https://www.italiadice.it/attualita/]]></link></image><item><title><![CDATA[L’Albania mette in dubbio il rinnovo dell’accordo sui migranti. Subito dopo la smentita]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/lalbania-mette-in-dubbio-il-rinnovo-dellaccordo-sui-migranti-subito-dopo-la-smentita_120068.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/lalbania-mette-in-dubbio-il-rinnovo-dellaccordo-sui-migranti-subito-dopo-la-smentita_120068.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/120068/146456.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&ldquo;<em>Con l&rsquo;Albania dentro l&rsquo;Unione Europea nel 2030 rischia di saltare il rinnovo del protocollo firmato con l&rsquo;Italia per la detenzione dei cittadini stranieri in vista dell&rsquo;espulsione</em>&rdquo;. &Egrave; stata con questa dichiarazione che il ministro degli Esteri di Tirana Ferit Hoxha ha scatenato forti agitazioni all&rsquo;interno del parlamento italiano. Tutte le opposizioni (Pd, M5s, Avs, Iv e Pi&ugrave; Europa), che sono unitamente contrarie al protocollo Italia-Albania e al Cpr di Gjad&euml;r, sono subito intervenute per chiedere un&rsquo;informativa urgente alla premier Giorgia Meloni.</p>
<p>&ldquo;<em>Siamo ormai al ridicolo. Queste affermazioni certificano il fallimento politico di un progetto nato male e andato peggio</em>&rdquo; intona nell&rsquo;immediato l&rsquo;ex ministro per gli affari europei Enzo Amendola (Pd), seguito dalle parole dei capigruppo M5S delle Commissioni Esteri e Politiche Ue di Senato e Camera, Alessandra Maiorino, Pietro Lorefice, Francesco Silvestri e Filippo Scerra: &ldquo;<em>Da funzioneranno a chiuderanno</em>&rdquo;. A commentare la vicenda anche Francesca Ghirra (Avs): &ldquo;<em>La vicenda albanese sta assumendo caratteri scabrosi</em>&rdquo; e Caustico Roberto Giachetti (Italia viva): &ldquo;<em>L&rsquo;accordo Roma-Tirana si conferma una s&ograve;la</em>&rdquo;. Il segretario di Pi&ugrave; Europa Riccardo Magi ha invitato la premier a &ldquo;<em>precipitarsi in aula a spiegare cosa accadr&agrave; ora, visto che all&rsquo;esame di Montecitorio c&rsquo;&egrave; la ratifica di un nuovo accordo con Tirana che avrebbe dovuto ribadire la collaborazione tra i due paesi in materia migratoria</em>&rdquo;.</p>
<p>Le parole di Hoxha, per&ograve;, non si sono limitate a creare trambusto nelle opposizioni, al contrario hanno preso alla sprovvista anche il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani che, reduce da un bilaterale proprio con il ministro albanese, ha dichiarato di non essere stato informato. Proprio per questo tra Roma e Tirana si &egrave; formato uno scambio di chiamate che &egrave; durato tutto il giorno, che ha portato alla smentita da parte del primo ministro albanese Edi Rama sui suoi social: &ldquo;<em>A tutti i giornalisti italiani e non solo che ci hanno contattato in merito a una citazione fuorviante riportata da un organo di stampa a seguito di un&rsquo;intervista con il ministro degli Esteri albanese, vorrei ribadire, in modo chiaro e, spero, una volta per tutte, che il nostro protocollo con l&rsquo;Italia &egrave; destinato a durare, fintanto che l&rsquo;Italia lo vorr&agrave;</em>&rdquo;.</p>
<p>Il ministro Tajani ha inoltre sottolineato come i rapporti attuali con Tirana non siano affatto da mettere in discussione: &ldquo;<em>C&rsquo;&egrave; grande collaborazione, soprattutto abbiamo insistito sul corridoio 8, sulle infrastrutture, sui collegamenti. &Egrave; una priorit&agrave; anche per noi questo progetto europeo che collegher&agrave; l'Italia attraverso l'Adriatico, attraverso l'Albania, al Mar Nero. Quindi in prospettiva si collegher&agrave; anche il corridoio 10 e il corridoio Imec che &egrave; quello che collegher&agrave; Trieste all'India. Quindi grande opportunit&agrave; per le nostre esportazioni</em>&rdquo;.</p>
<p>Da parte sua, Fratelli d&rsquo;Italia &egrave; intervenuto per respingere le accuse, parlando di &ldquo;<em>strumentalizzazione</em>&rdquo;: &ldquo;<em>Le dichiarazioni del ministro degli Esteri albanese, su cui le opposizioni stanno montando le solite pretestuose polemiche, sono ovvie e scontate</em> &mdash; fanno eco le parole del capogruppo del partito alla Camera dei deputati Galeazzo Bignami &mdash;. <em>Peraltro, lo stesso ministro poi &egrave; intervenuto smentendo questa falsa narrazione. &Egrave; risaputo che nel 2030 l&rsquo;Albania entrer&agrave; nell&rsquo;Unione europea e quindi quel Protocollo che l&rsquo;Italia aveva firmato con un Paese Terzo, quale &egrave; attualmente l&rsquo;Albania, potr&agrave; divenire un accordo tra due Paesi ma stavolta appartenenti all&rsquo;Unione europea. E tutto questo &egrave; confermato dalla presenza proprio oggi a Tirana del ministro Piantedosi, che si &egrave; incontrato con il suo omologo albanese anche e soprattutto per lavorare sulla prosecuzione della collaborazione avviata</em>&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Wed, 13 May 2026 11:49:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Il blocco dello Stretto di Hormuz non ferma il traffico aereo in Italia]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/il-blocco-dello-stretto-di-hormuz-non-ferma-il-traffico-aereo-in-italia_119980.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/il-blocco-dello-stretto-di-hormuz-non-ferma-il-traffico-aereo-in-italia_119980.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/119980/146303.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Con i rifornimenti di cherosene dal Medio Oriente fermi per il blocco dello Stretto di Hormuz, il traffico aereo sembra che si trover&agrave; presto costretto a rallentare come non mai prima d&rsquo;ora. Ad aprile per&ograve;, secondo Eurostat, in Italia i voli non hanno subito alcuno stop; al contrario sono stati effettuati 119.792 voli, un dato in crescita rispetto al mese di marzo che ne ha registrati 102.038.</p>
<p>Questi numeri parlano chiaro: il mercato, almeno per ora, non arretra. La mobilit&agrave; primaverile ha visto una ripresa, anche in previsione della stagione estiva potenzialmente intensa per aeroporti, compagnie e operatori turistici. In fondo, &egrave; certo che una buona percentuale dei voli dello scorso mese sia stata prenotata gi&agrave; dall&rsquo;anno scorso, ovvero prima che scoppiasse la situazione critica che ondeggia in Medio Oriente sul tema del carburante e che i voli venissero messi in discussione.</p>
<p>Tra i ventisette Stati dell&rsquo;Unione europea il calo totale &egrave; di oltre cinquemila voli (dai 574.349 del 2025 ai 569.112 voli di quest&rsquo;anno). In Germania ad esempio l&rsquo;associazione nazionale degli aeroporti ha stimato che 20 milioni di viaggiatori potrebbero essere interessati da cancellazioni legate al forte aumento del prezzo del cherosene. L&rsquo;Italia sembra quindi andare in controtendenza, favorendo la fase pi&ugrave; redditizia dell&rsquo;anno del settore aereo. Per&ograve;, se da un lato si fa spazio una domanda ancora sostenuta, favorita dal turismo e dal ritorno dei viaggi internazionali, dall&rsquo;altro pesano gli attuali costi energetici.</p>
<p>Sar&agrave; nel momento in cui le compagnie dovranno fronteggiare la crisi e deciderere come gestire i propri voli in maniera da mantenere spese sostenibili, che la redditivit&agrave; potrebbe diventare il vero terreno di scontro dell&rsquo;estate. Gi&agrave;, al momento, diverse compagnie - tra cui Ryanair - hanno annunciato di dover cancellare alcune tratte a fine maggio. Per ora l&rsquo;Ue ha autorizzato temporaneamente la possibilit&agrave; di usufruire del carburante americano (Jet A), soprattuto considerando che i voli commerciali europei a luglio e agosto dello scorso anno erano stati oltre 690mila.</p>
<p>Per il nostro Paese, dove il turismo ricopre una leva fondamentale per l&rsquo;economia, la discussione si sviluppa oltre la tematica che vede protagonista le vacanze. Il settore, proprio in vista della crescita del traffico aereo prevista dei prossimi mesi, dovr&agrave; capire come garantire l&rsquo;attivit&agrave; dei servizi, senza proporre prezzi alle stelle.</p>]]></description><pubDate>Tue, 12 May 2026 11:48:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Debito italiano alle stelle: nel 2026 il primato più pesante d’Europa]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/debito-italiano-alle-stelle-nel-2026-il-primato-piu-pesante-deuropa_119877.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/debito-italiano-alle-stelle-nel-2026-il-primato-piu-pesante-deuropa_119877.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/119877/146118.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;Italia si prepara a diventare nel 2026 il Paese con il pi&ugrave; alto rapporto tra debito pubblico e Prodotto Interno Lordo dell&rsquo;Eurozona, superando persino la Grecia. Un sorpasso simbolico che certifica le difficolt&agrave; strutturali dei conti pubblici italiani, ma anche, allo stesso tempo, il sorprendente recupero dell&rsquo;economia ellenica dopo la lunga crisi finanziaria degli anni passati.</p>
<p>Secondo le previsioni contenute nel Documento di economia e finanza e nelle ultime stime del Fondo monetario internazionale, il debito italiano salir&agrave; nel 2026 intorno al 138,6% del Pil; la Grecia, invece, dovrebbe scendere sotto quella soglia, xon un valore che si attesta attorno al 136,8%. Si tratta di un&rsquo;inversione storica se si pensa che nel 2020 Atene aveva superato il 200% del Pil durante la crisi pandemica.</p>
<p>Nel nostro Paese a pesare sono soprattutto l&rsquo;elevato stock di debito accumulato negli anni, l&rsquo;aumento della spesa per interessi e gli effetti dei crediti edilizi legati ai bonus fiscali. Inoltre, la corrente crescita economica, ancora troppo debole, non riesce ancora a ridurre rapidamente il rapporto debito/Pil.</p>
<p>La Grecia, al contrario, sta beneficiando di una crescita pi&ugrave; sostenuta, di consistenti avanzi primari e di una gestione del debito favorita anche dalle riforme imposte dopo la crisi del decennio scorso. In pochi anni Atene &egrave; riuscita a ridurre drasticamente il peso del debito, migliorando la propria credibilit&agrave; sui mercati internazionali.</p>
<p>Sul tema &egrave; intervenuto anche il ministro dell&rsquo;economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, che ha invitato ad affrontare la nuova fase economica con &ldquo;<em>prudenza e senso di responsabilit&agrave;</em>&rdquo;, ma anche aprendosi a &ldquo;<em>soluzioni innovative e realistiche, senza preconcetti o ideologie fini a se stessi</em>&rdquo;. Il ministro ha inoltre sottolineato come non si possa ignorare l&rsquo;impatto sociale dei cambiamenti in corso nell&rsquo;economia globale: &ldquo;<em>Viviamo in un'epoca complessa, segnata da tensioni geopolitiche, guerre commerciali, conflitti bellici, transizioni energetiche, trasformazioni tecnologiche e instabilit&agrave; finanziarie. Tutti fattori che incidono profondamente sugli equilibri economici, sociali e sulla sicurezza finanziaria dei Paesi. Non bisogna sottovalutare l'impatto sociale delle politiche economiche odierne</em>&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Mon, 11 May 2026 09:30:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[L'Africa si sta sgretolando: il Turkana Rift accelera la nascita di un nuovo oceano]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/l-africa-si-sta-sgretolando-il-turkana-rift-accelera-la-nascita-di-un-nuovo-oceano_119486.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/l-africa-si-sta-sgretolando-il-turkana-rift-accelera-la-nascita-di-un-nuovo-oceano_119486.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/119486/145494.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Una gigantesca frattura invisibile sta lentamente riscrivendo la geografia della Terra. Non &egrave; fantascienza, ma un processo geologico reale che si sta verificando nell&rsquo;Africa orientale: lungo il Turkana il continente si sta separando a causa dell&rsquo;assottigliamento della crosta terrestre, che in futuro potrebbe portare addirittura alla formazione di un nuovo oceano.</p>
<p>Alla base di questo processo si trova un enorme sistema di fratture noto come rift dell&rsquo;Africa Orientale, che progressivamente &ldquo;<em>stira</em>&rdquo; la crosta terrestre fino a deformarla e fratturarla, favorendo la risalita del magma dalle profondit&agrave;. Secondo un recente studio pubblicato su Nature Communications, nella regione del Turkana, tra Kenya ed Etiopia, lo spessore della crosta &egrave; sceso a circa 13 chilometri, un valore estremamente basso &mdash; anche in comparazione agli oltre 35 chilometri delle aree circostanti &mdash; che indica come la separazione del continente sia gi&agrave; in atto. &ldquo;<em>Abbiamo scoperto che la frattura in questa zona &egrave; pi&ugrave; avanzata e la crosta terrestre &egrave; pi&ugrave; sottile di quanto si pensasse in precedenza. L&rsquo;Africa orientale ha raggiunto uno stadio di frattura pi&ugrave; avanzato di quanto si credesse</em>&rdquo; precisa Christian Rowan, autore principale dello studio.</p>
<p>Questo assottigliamento segna l&rsquo;ingresso in una fase chiamata &ldquo;<em>necking</em>&rdquo;, cio&egrave; una sorta di &ldquo;<em>strozzatura</em>&rdquo; della crosta che determina un passaggio cruciale che precede la rottura definitiva delle terre. Gli scienziati ritengono che, una volta raggiunto questo stadio, il processo diventi irreversibile e porti, nel tempo, alla formazione di un nuovo bacino oceanico.</p>
<p>In realt&agrave;, il fenomeno &egrave; iniziato milioni di anni fa. La Rift Valley del Turkana ha cominciato a formarsi infatti circa 45 milioni di anni fa, con un&rsquo;accelerazione significativa negli ultimi 4 milioni di anni, probabilmente legata a intensi episodi vulcanici e alla risalita di magma dal mantello terrestre. Il meccanismo &egrave; lo stesso che in passato ha dato origine agli oceani, che prevede la contrazione della crosta terrestre, che si frattura nel tempo e viene progressivamente invasa dal magma, creando a sua volta crosta oceanica. A quel punto, le acque possono penetrare nella frattura, dando vita a un nuovo oceano.</p>
<p>Nonostante questo fenomeno possa sembrare estremamente pericoloso, i tempi richiesti dalla scala geologica per fa s&igrave; che esso si concretizzi del tutto richiedono milioni di anni. La novit&agrave; emersa dagli studi pi&ugrave; recenti &egrave; che questa evoluzione potrebbe essere pi&ugrave; rapida del previsto.</p>
<p>Gli scienziati continueranno cos&igrave; a osservare &ldquo;<em>in</em> <em>diretta</em>&rdquo; una fase rara ma fondamentale della dinamica terrestre, ovvero la nascita di un nuovo oceano. Un processo lento su scala umana, ma straordinariamente rapido su scala geologica, che dimostra come il nostro pianeta sia sempre in continua trasformazione.</p>]]></description><pubDate>Tue, 05 May 2026 10:13:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Il Pnrr tra obiettivi mancati e nuove accelerazioni]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/il-pnrr-tra-obiettivi-mancati-e-nuove-accelerazioni_119038.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/il-pnrr-tra-obiettivi-mancati-e-nuove-accelerazioni_119038.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/119038/144798.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, nato come pilastro della strategia europea per rilanciare l&rsquo;economia dopo la pandemia da Covid-19, si sta avvicinando alla sua scadenza all&rsquo;interno di un clima caratterizzato da luci e ombre. Da un lato, si fanno sempre pi&ugrave; spazio le critiche sulla sua efficacia strutturale, dall&rsquo;altro, regna una forte attesa verso i passi decisivi che prevedono nei prossimi mesi il raggiungimento di numerosi obiettivi di sostenibilit&agrave;, soprattutto nel campo della transizione energetica. Sullo sfondo, si impone una domanda centrale: &ldquo;<em>Cosa accadr&agrave; all&rsquo;economia italiana quando questa importante spinta pubblica verr&agrave; meno?</em>&rdquo;</p>
<p>Secondo diverse analisi, il Pnrr non avrebbe prodotto quella trasformazione economica promessa. A fronte di circa 194 miliardi di euro, l&rsquo;Italia continua a registrare una crescita modesta, con produttivit&agrave; stagnante e competitivit&agrave; limitata. Tra i principali nodi evidenziati figurano un eccessivo peso della spesa pubblica e della burocrazia, una frammentazione degli interventi in migliaia di micro-progetti e un impatto limitato sulla crescita strutturale del sistema produttivo.</p>
<p>In questo quadro, il Pnrr sembrerebbe aver funzionato pi&ugrave; come strumento di stabilizzazione che come motore di sviluppo; analizzando i risultati da questa prospettiva, il Piano ha cos&igrave; permesso al Paese di evitare una recessione, che per&ograve; si &egrave; rivelata insufficiente a generare una dinamica economica autonoma.</p>
<p>Le criticit&agrave; legate alla capacit&agrave; di spesa evidenziano come i ritardi nell&rsquo;attuazione dei progetti hanno impedito a una quota rilevante di fondi di trasformarsi in investimenti concreti. Le difficolt&agrave; sono riconducibili soprattutto a motivazioni legate alle lentezze amministrative, alla complessit&agrave; delle procedure e alla carenza di competenze tecniche nella gestione dei progetti. Questi fattori hanno contribuito ad ampliare il divario tra obiettivi programmati e risultati effettivi, alimentando il dibattito sull&rsquo;efficacia complessiva del Piano.</p>
<p>Accanto a queste problematiche, si fanno spazio per&ograve; anche gli sviluppi concreti che si sono verificati in alcuni settori strategici. In particolare, il Pnrr sta mostrando progressi nell&rsquo;ambito della transizione ecologica e della mobilit&agrave; sostenibile.</p>
<p>Di fatto, in queste ultime settimane sono in accelerazione i pagamenti legati agli incentivi per i veicoli elettrici e alle infrastrutture di ricarica, sostenuti da risorse dedicate alla decarbonizzazione. Parallelamente, si registra un avanzamento nei progetti ambientali, come per gli interventi legati al ripristino degli habitat marini e il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio del territorio. Inoltre, sono state avviate consultazioni su nuove misure legate alla sostenibilit&agrave;, segnale di un tentativo di rafforzare l&rsquo;impatto del Piano nella fase finale.</p>
<p>La questione ora pi&ugrave; rilevante riguarda per&ograve; il futuro. Con la conclusione del Piano nel 2026, l&rsquo;Italia rischia di perdere una leva fondamentale per gli investimenti pubblici. Secondo analisi recenti, molte economie locali &ndash; come quella lombarda &ndash; hanno beneficiato significativamente delle risorse del Pnrr, ma potrebbero trovarsi esposte a rischi di rallentamento una volta terminati i fondi.</p>
<p>La domanda che ci si deve porre adesso mette in discussione la struttura del sistema economico: &ldquo;<em>Se la crescita &egrave; stata sostenuta dagli investimenti pubblici, il venir meno di questi potrebbe mettere in evidenza le fragilit&agrave; dell&rsquo;intero apparato?</em>&rdquo;. Diversi osservatori sottolineano la necessit&agrave; di rafforzare il mercato interno, incentivare gli investimenti privati e puntare su innovazione e collaborazione tra imprese.</p>]]></description><pubDate>Mon, 27 Apr 2026 15:57:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Scontro sui conti pubblici: il governo attacca Istat e Superbonus per il deficit sopra il 3%]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/scontro-sui-conti-pubblici-il-governo-attacca-istat-e-superbonus-per-il-deficit-sopra-il-3_119026.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/scontro-sui-conti-pubblici-il-governo-attacca-istat-e-superbonus-per-il-deficit-sopra-il-3_119026.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/119026/144775.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;obiettivo mancato di far rientrare l&rsquo;Italia sotto la soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil apre un nuovo scontro politico fra il governo e gli organismi tecnici. Alla base della controversia ci sono i dati dell&rsquo;Istat e &ldquo;la sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II&rdquo;, il Superbonus, indicati dall&rsquo;esecutivo come le principali cause che hanno impedito di raggiungere il risultato desiderato.</p>
<p>La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sostiene che, senza l&rsquo;impatto dei bonus edilizi, il deficit sarebbe gi&agrave; sotto il limite europeo. Secondo la premier, la misura introdotta durante il governo Conte abbia ancora effetti pesanti sui conti pubblici, tanto da impedire all&rsquo;Italia di uscire dalla procedura d&rsquo;infrazione, riducendo i margini di spesa per settori come sanit&agrave; e welfare.</p>
<p>Accanto alla critica politica, emerge anche una contestazione tecnica, visto come la premier mette in dubbio le stime dell&rsquo;Istat, parlando di una possibile sottovalutazione del Pil. Secondo questa lettura, una revisione al rialzo dei dati economici potrebbe cambiare il quadro complessivo e trasformare il mancato raggiungimento dell&rsquo;obiettivo in una sorta di &ldquo;beffa&rdquo; statistica.</p>
<p>La linea del governo &egrave; condivisa dal ministro dell&rsquo;Economia Giancarlo Giorgetti, che difende la riduzione del deficit ottenuta negli ultimi anni ma sottolinea i vincoli ancora presenti, tra cui proprio l&rsquo;eredit&agrave; delle politiche passate e le rigidit&agrave; europee.</p>
<p>Tuttavia, questa interpretazione non ha fatto che alimentare forti critiche. Secondo diversi analisti e opposizioni politiche, i vertici politici starebbero spostando l&rsquo;attenzione dalle proprie responsabilit&agrave;, attribuendo a fattori esterni &ndash; come l&rsquo;Istat o il Superbonus &ndash; il mancato raggiungimento degli obiettivi che il Paese non &egrave; riuscito a raggiungere. In particolare, viene contestata l&rsquo;idea di mettere in discussione i dati ufficiali della statistica pubblica, considerata un pilastro di credibilit&agrave; per il Paese.</p>]]></description><pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:24:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Rischio di carenza di jet fuel: l’Europa rimane in constante stato di allerta]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/rischio-di-carenza-di-jet-fuel-leuropa-rimane-in-constante-stato-di-allerta_118679.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/rischio-di-carenza-di-jet-fuel-leuropa-rimane-in-constante-stato-di-allerta_118679.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/118679/144117.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il carburante che alimenta gli aerei in Italia e in Europa proviene da una filiera globale complessa, oggi messa sotto pressione da tensioni geopolitiche e instabilit&agrave; nei rifornimenti. Tra i segnali pi&ugrave; allarmanti emerge quello dell&rsquo;Agenzia Internazionale dell'Energia che evidenzia come il continente europeo potrebbe trovarsi con quantit&agrave; di jet fuel - il carburante derivato del petrolio simile al cherosene - sufficienti solo per sei settimane. Si tratta di un dato che sottolinea come la principale difficolt&agrave; ora sia quella di sostituire le forniture che arrivavano dal Medio Oriente, che di fatto fino a qualche mese fa rappresentavano il 75% delle importazioni nette. &Egrave; proprio a causa di questa dipendenza che il settore aereo &egrave; perennemente esposto alle crisi internazionali, come quella legata al conflitto con l&rsquo;Iran e alle tensioni nello Stretto di Hormuz, uno snodo cruciale per il traffico petrolifero globale.</p>
<p>Nell&rsquo;ultimo periodo, proprio queste tensioni hanno ridotto i flussi di carburante verso l&rsquo;Europa, costringendo il mercato a cercare alternative. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno aumentato significativamente le esportazioni di jet fuel verso il continente, contribuendo a evitare un collasso immediato del sistema. Tuttavia, tale soluzione risulta solo parziale, in quanto non pu&ograve; compensare completamente la riduzione delle forniture tradizionali.</p>
<p>In Italia, il fabbisogno viene coperto sia da raffinerie nazionali sia da importazioni; tra i principali fornitori dell'ultimo mese figurano l'India, la Spagna, l'Arabia Saudita, la Turchia e l'Egitto. Questa diversificazione &egrave; fondamentale per garantire continuit&agrave; ai rifornimenti, ma rende anche il sistema vulnerabile a shock esterni e interruzioni della catena logistica.</p>
<p>Le conseguenze si vedono gi&agrave; nei prezzi, in forte aumento, e nelle strategie delle compagnie aeree, che hanno gi&agrave; previsto la riduzione di voli e rivisto i programmi operativi. Secondo diverse stime, le scorte europee potrebbero coprire appena poche settimane di domanda in caso di ulteriori interruzioni, con il rischio concreto di cancellazioni soprattutto in vista della stagione estiva.</p>
<p>Le istituzioni europee invitano alla cautela: &ldquo;<em>Dobbiamo essere pronti ad affrontare eventuali shock futuri </em>&mdash; precisa il commissario per i trasporti sostenibili e il turismo Apostolos Tzitzikostas &mdash;<em> qualsiasi rilascio nazionale di carburante dovr&agrave; avvenire in piena trasparenza per evitare distorsioni del mercato</em>&rdquo;. Al momento non esiste una vera e propria carenza fisica di carburante, ma la situazione resta sotto stretta osservazione. Il timore &egrave; che, senza un rapido riequilibrio delle forniture, la combinazione di domanda elevata e disponibilit&agrave; limitata possa mettere in difficolt&agrave; l&rsquo;intero comparto.</p>]]></description><pubDate>Wed, 22 Apr 2026 10:14:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Dalla crisi orientale al possibile stop al bando del gas russo: il dossier energia divide il governo]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/dalla-crisi-orientale-al-possibile-stop-al-bando-del-gas-russo-il-dossier-energia-divide-il-governo_118150.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/dalla-crisi-orientale-al-possibile-stop-al-bando-del-gas-russo-il-dossier-energia-divide-il-governo_118150.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/118150/143255.jpg" title="" alt="" /><br /><p>La crisi energetica non smette di essere una delle emergenze al centro dell&rsquo;agenda politica italiana ed europea; spinta da una nuova instabilit&agrave; geopolitica che rischia di mettere in discussione strategie e scelte che fino a poche settimane fa venivano considerate irreversibili, sul tavolo di Palazzo Chigi si intrecciano in questi giorni due dossier cruciali: la sicurezza degli approvvigionamenti e il futuro delle importazioni di gas russo.</p>
<p>Il denominatore comune si identifica nella crisi dello Stretto di Hormuz, l&rsquo;importante snodo strategico attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale e una quota rilevante di gas naturale liquefatto a livello globale. La chiusura della tratta commerciale, conseguenza delle tensioni militari tra Iran e Stati Uniti, ha provocato un crollo del traffico marittimo e un&rsquo;impennata dei prezzi energetici, con effetti immediati anche sull&rsquo;Europa.</p>
<p>In questo scenario di forti tensioni e perenne incertezza, il dibattito sul gas russo si &egrave; fatto spazio trasformandosi in un grande interrogativo, che appare sempre pi&ugrave; difficile da ignorare. In primis, &egrave; stato l&rsquo;amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha lanciato un segnale chiaro: &ldquo;<em>Sul gas penso che sia necessario sospendere il bando che scatter&agrave; il 1&deg; gennaio 2027 sui 20 miliardi di metri cubi che vengono dalla Russia. Abbiamo una societ&agrave; che vive con questo gas</em>&rdquo;. Il bando russo viene percepito da Descalzi come un ostacolo alla resilienza economica del Paese e un rischio concreto per la stabilit&agrave; energetica del continente.</p>
<p>Di fatto, con la crisi in Medio Oriente, diventa ancora pi&ugrave; complesso sostituire quelle forniture. Infatti, il blocco di Hormuz ha ridotto la disponibilit&agrave; globale di GNL e fatto salire ulteriormente i prezzi, rendendo pi&ugrave; difficile per l&rsquo;Europa garantire continuit&agrave; agli approvvigionamenti. Nonostante le sanzioni e i piani di uscita, i dati mostrano una realt&agrave; molto pi&ugrave; complessa, che vede aumentare nei primi mesi del 2026 le importazioni europee di gas naturale liquefatto russo, spinte proprio dalle tensioni internazionali e dalla riduzione delle forniture alternative.</p>
<p>Il risultato &egrave; un vero e proprio &ldquo;corto circuito&rdquo; politico ed economico. Da un lato Bruxelles esclude la sospensione del Patto di stabilit&agrave; poich&eacute; &ldquo;<em>non ci sono ancora le condizioni per ricorrere alla clausola generale</em>&rdquo;, dall&rsquo;altro si fa sempre pi&ugrave; irrompente la necessit&agrave; di garantire energia a famiglie e imprese.</p>
<p>In Italia il tema si trova a dividere anche la maggioranza di governo, essendo la partita energetica inevitabilmente anche una dimensione politica e un elemento centrale per la sicurezza strategica di ogni singolo Paese.</p>]]></description><pubDate>Tue, 14 Apr 2026 11:16:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Trump annuncia il blocco nello Stretto di Hormuz: stop alle imbarcazioni di tutte le Nazioni]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/trump-annuncia-il-blocco-nello-stretto-di-hormuz-stop-alle-imbarcazioni-di-tutte-le-nazioni_118077.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/trump-annuncia-il-blocco-nello-stretto-di-hormuz-stop-alle-imbarcazioni-di-tutte-le-nazioni_118077.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/118077/143128.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Con il fallimento delle trattative tra Stati Uniti e Iran in Pakistan, Donald Trump ha deciso di cambiare marcia, annunciando il blocco navale che scatter&agrave; oggi, 13 aprile. L&rsquo;obiettivo &egrave; blindare lo Stretto di Hormuz, la via principale di commercio del 20% del petrolio mondiale.</p>
<p>&ldquo;<em>Le forze del Comando centrale degli Stati Uniti</em> &mdash; &egrave; stato reso noto &mdash; <em>inizieranno ad attuare un blocco di tutto il traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani da domani alle 10 ora americana, in conformit&agrave; con la proclamazione del presidente. Il blocco sar&agrave; applicato imparzialmente nei confronti delle imbarcazioni di tutte le Nazioni che entrano o escono dai porti e dalle aree costiere iraniane, compresi tutti i porti iraniani sul Golfo Persico e sul Golfo dell&rsquo;Oman. Le forze del Centcom non ostacoleranno la libert&agrave; di navigazione per le imbarcazioni che transitano nello Stretto di Hormuz da e verso porti non iraniani</em>&rdquo;.&nbsp;La tensione riesplode cos&igrave; con il nuovo piano degli Usa che dovrebbe portare al controllo da parte della Us Navy di tutte le rotte che portano agli scali dell&rsquo;Iran.</p>
<p>La proposta del blocco navale dello Stretto &egrave; stata fatta, in primo luogo, dall&rsquo;ex generale Jack Keane sul New York Post e appoggiata subito dal vicepresidente del Lexington Institute Rebecca Grant, che sostiene come una strategia simile abbia gi&agrave; funzionato in passato con il Venezuela. Eliminando il principale strumento di pressione dell&rsquo;Iran nei negoziati, si va a creare una pressione nei confronti dei Paesi che si riforniscono da questa rotta, ovvero Cina e India, che potrebbero in risposta spingere Teheran a firmare i patti con gli Stati Uniti, e quindi soddisfare le pretese dello stesso Trump.</p>
<p>L&rsquo;emittente televisiva statunitense Cnn si &egrave; chiesta sarcasticamente &ldquo;<em>Perch&eacute; Trump vorrebbe bloccare lo stretto che desidera riaprire?</em>&rdquo;. La risposta che si &egrave; data si basa sui dati della societ&agrave; di analisi Kpler che testimoniano come l&rsquo;Iran in realt&agrave; permetta al proprio petrolio di entrare e uscire dalla regione durante la guerra, con una media di 1,85 milioni di barili di greggio esportati al giorno fino a marzo e circa 100mila barili al giorno in pi&ugrave; rispetto ai tre mesi precedenti. &ldquo;<em>Facendo saltare il banco e chiudendo lo Stretto, Trump vuole tagliare una fonte chiave di finanziamento per il governo e le operazioni militari iraniane</em>&rdquo;, precisa la Cnn che per&ograve; evidenzia come la misura rischi di trasformarsi in un autogol: &ldquo;<em>Strozzare lo Stretto significa esporre il mondo a una catastrofica crisi energetica, ancora peggiore di quella in corso. Con il risultato inevitabile di incendiare, ulteriormente, i prezzi. Non solo. Il blocco rischia di alzare la tensione con la Cina: il gigante asiatico acquista circa il 90% delle esportazioni di petrolio iraniano, pari a circa 1,7 milioni di barili al giorno</em>&rdquo;.</p>
<p>Da parte dell&rsquo;Iran, non &egrave; si fatto attendere un responso: &ldquo;<em>Godetevi gli attuali prezzi alla pompa. Con il cosiddetto 'blocco', presto rimpiangerete i 4-5 dollari al gallone</em>&rdquo;, ha riportato su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Il capo della Marina ha evidenziato come &ldquo;<em>le minacce del presidente degli Stati Uniti di imporre un blocco marittimo contro l'Iran siano completamente ridicole e divertenti</em>&rdquo;.</p>
<p>Inoltre, secondo il Wall Street Journal, Trump e i suoi consiglieri non ha messo di lato la possibilit&agrave; di riprendere gli attacchi militari nel Paese del Medio Oriente.</p>]]></description><pubDate>Mon, 13 Apr 2026 11:53:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Crisi idrica: troppa acqua al sud del Paese, mentre il settentrione resta a secco]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/crisi-idrica-troppa-acqua-al-sud-del-paese-mentre-il-settentrione-resta-a-secco_117971.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/crisi-idrica-troppa-acqua-al-sud-del-paese-mentre-il-settentrione-resta-a-secco_117971.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/117971/142986.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;Italia si rivela ancora una volta sempre pi&ugrave; fragile di fronte alla crisi idrica, stretta tra due estremi: da una parte il Nord alle prese con carenze d&rsquo;acqua sempre pi&ugrave; frequenti, dall&rsquo;altra il Sud colpito da piogge intense e difficili da gestire. Un paradosso climatico che non solo evidenzia gli effetti del cambiamento in atto, ma mette in luce soprattutto i limiti strutturali del sistema idrico nazionale.</p>
<p>Negli ultimi anni le precipitazioni, oltre a essere diventate pi&ugrave; irregolari, sono anche molto pi&ugrave; violente. Un dato che testimonia come l&rsquo;acqua ultimamente arrivi tutta insieme, provocando alluvioni e danni, senza poter per&ograve; essere trattenuta e utilizzata nei periodi di siccit&agrave;. In questo modo, l'Italia pu&ograve; definirsi come un Paese che alterna emergenze opposte, incapace di gestire efficacemente una risorsa fondamentale.</p>
<p>A pesare &egrave; anche la condizione delle infrastrutture, visto che la rete idrica italiana disperde circa il 38% dell&rsquo;acqua immessa, con punte ancora pi&ugrave; alte in alcune aree meridionali; si tratta di una perdita enorme che rende inefficiente l&rsquo;intero sistema e aggrava gli effetti della scarsit&agrave;.</p>
<p>La crisi idrica non &egrave; pi&ugrave; solo una questione ambientale, ma anche economica. Secondo le stime pi&ugrave; recenti, infatti, tra siccit&agrave;, alluvioni e cattiva gestione, il costo per l&rsquo;Italia supera i 13 miliardi di euro l&rsquo;anno, pari a circa 227 euro per cittadino, il doppio delle risorse richieste dalla media europea. Un impatto che equivale simbolicamente a fermare l&rsquo;economia nazionale per oltre due giorni ogni anno.</p>
<p>Le conseguenze si riflettono soprattutto sull&rsquo;agricoltura, uno dei settori pi&ugrave; esposti che negli ultimi dieci anni ha registrato un calo di produzione di quasi l&rsquo;8%. L&rsquo;acqua &egrave; per&ograve; cruciale anche per industria ed energia, in quanto senza una gestione efficace, fino al 20% del PIL italiano &egrave; a rischio.</p>
<p>Il problema, tuttavia, non riguarda solo il clima; a incidere sono anche i consumi elevati, lo scarso riutilizzo delle risorse e i ritardi negli investimenti. Nonostante alcuni progressi, molti interventi previsti risultano ancora incompleti, mentre il sistema si avvicina alla fine dei finanziamenti straordinari legati al Pnrr.</p>
<p>Segnali particolarmente preoccupanti arrivano dal Sud, dove territori gi&agrave; fragili dal punto di vista idrico diventano veri e propri campanelli d&rsquo;allarme sulla sostenibilit&agrave; futura. Qui, tra dispersioni elevate e gestione complessa, la crisi si manifesta in modo pi&ugrave; evidente, mostrando cosa potrebbe accadere anche altrove se non verranno adottati interventi tempestivi.</p>]]></description><pubDate>Fri, 10 Apr 2026 17:48:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Dispersione scolastica in Italia ai minimi storici: raggiunto l’obiettivo UE con cinque anni di anticipo]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/dispersione-scolastica-in-italia-ai-minimi-storici-raggiunto-lobiettivo-ue-con-cinque-anni-di-anticipo_117970.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/dispersione-scolastica-in-italia-ai-minimi-storici-raggiunto-lobiettivo-ue-con-cinque-anni-di-anticipo_117970.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/117970/142985.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Nel 2025 l&rsquo;Italia registra un risultato storico nella lotta alla dispersione scolastica. Secondo le pi&ugrave; recenti rilevazioni ISTAT, il tasso di abbandono precoce degli studi si &egrave; attestato all&rsquo;8,2%, scendendo sotto la soglia del 9% fissata dall&rsquo;Unione Europea per il 2030 e raggiungendo cos&igrave; l&rsquo;obiettivo con cinque anni di anticipo.</p>
<p>Il dato rappresenta un netto miglioramento rispetto agli anni precedenti e segna una inversione di tendenza significativa. Basti pensare come nel 2020 ad aver abbandonato la scuola erano ancora il 14,2% degli studenti totali, una percentuale ben lontana dagli standard europei. Da allora si &egrave; registrata una discesa costante: 11,5% nel 2022, 10,5% nel 2023, 9,8% nel 2024, fino al valore attuale.</p>
<p>Il ministro dell&rsquo;Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in occasione della pubblicazione di questi dati, ha definito questi numeri &ldquo;<em>estremamente positivi</em>&rdquo;, sottolineando come il risultato sia frutto degli interventi normativi adottati negli ultimi anni per rafforzare l&rsquo;obbligo scolastico: &ldquo;<em>Il risultato da noi raggiunto &egrave; anche la conseguenza delle politiche che abbiamo avviato per contrastare la dispersione scolastica: tra gli altri provvedimenti, ricordiamo l&rsquo;introduzione di Agenda Sud e Agenda Nord, con lo sviluppo di didattiche innovative, del Decreto Caivano, che ha previsto norme e procedure pi&ugrave; serie e rigorose per contrastare la violazione dell&rsquo;obbligo di frequenza scolastica</em>&rdquo;.</p>
<p>Le conseguenze pi&ugrave; evidenti di questa strategia si sono verificate in Campania, una delle regioni che da sempre presentava uno dei pi&ugrave; alti tassi di abbandono. &ldquo;<em>I dati della Campania sono un esempio inconfutabile di quanto Agenda Sud e Decreto Caivano abbiano funzionato</em> &ndash; spiega Valditara &ndash;<em>. Nell&rsquo;anno scolastico 2024/2025 sono stati recuperati alla frequenza circa 8mila studenti che avevano gi&agrave; abbandonato la scuola</em>&rdquo;.</p>
<p>Un ulteriore elemento positivo emerge dall&rsquo;analisi per gli studenti di nazionalit&agrave; italiana, per i quali il tasso scende al 6,7%, posizionando il Paese tra le eccellenze dell'Europa.</p>
<p>Tuttavia, dietro il successo complessivo si nasconde ancora una criticit&agrave; rilevante. Il divario con gli studenti di cittadinanza straniera resta infatti molto ampio: nel 2025 il tasso di dispersione in questo gruppo ha raggiunto il 26,2%, seppur in calo rispetto al 30,1% del 2022.</p>
<p>Una differenza che evidenzia difficolt&agrave; legate soprattutto alla padronanza linguistica e ai processi di integrazione scolastica. Il ministro evidenzia, annunciando un piano di rafforzamento dell&rsquo;italiano L2: &ldquo;<em>La ancora alta percentuale di dispersione fra i giovani stranieri dimostra la necessit&agrave; delle misure che abbiamo avviato in questo anno scolastico. Abbiamo investito oltre 13 milioni di euro e stiamo formando e specializzando 1.000 docenti dedicati esclusivamente all&rsquo;insegnamento dell&rsquo;italiano agli studenti appena arrivati nel nostro Paese. &Egrave; la strada giusta per integrare e per evitare che la mancata conoscenza della lingua diventi il primo mattone dell&rsquo;abbandono</em>&rdquo;.</p>
<p>Un'altra importante causa della dispersione rimane il tema dell&rsquo;allineamento tra scuola e mondo del lavoro. In questa direzione si colloca la riforma della filiera tecnico-professionale &ldquo;4+2&rdquo;, recentemente richiamata anche in un rapporto OCSE, che mira a rendere i percorsi formativi pi&ugrave; coerenti con le esigenze produttive.</p>]]></description><pubDate>Fri, 10 Apr 2026 17:03:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Clooney contro Trump a Cuneo: "Minacciare la fine di una civiltà è un crimine di guerra"]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/clooney-contro-trump-a-cuneo-minacciare-la-fine-di-una-civilta-e-un-crimine-di-guerra_117792.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/clooney-contro-trump-a-cuneo-minacciare-la-fine-di-una-civilta-e-un-crimine-di-guerra_117792.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/117792/142748.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&ldquo;Cosa mi preoccupa di pi&ugrave; dell&rsquo;attuale situazione americana? I danni permanenti che ci potrebbero essere. La Nato &egrave; stata una grande alleata, ha mantenuto l&rsquo;Europa e il mondo al sicuro, l&rsquo;idea di provare a smantellarla mi preoccupa. Nel corso dei secoli gli Stati Uniti hanno fatto errori stupidi e cose straordinarie che sono sopravvissute: puoi sostenere il punto di vista dei conservatori, ma quando hai qualcuno che parla di &lsquo;mettere fine a una civilt&agrave;&rsquo;, quello &egrave; un crimine di guerra, ci deve essere un confine alla decenza&rdquo;. Lo ha detto George Clooney stamattina, mercoled&igrave; 8 aprile, durante il suo intervento sul palco del palazzetto dello sport di Cuneo, in occasione della sesta edizione dei &ldquo;Dialoghi sul Talento&rdquo; organizzati dalla Fondazione CRC. Intervistato da Mia Ceran, l&rsquo;attore e regista, da sempre impegnato e schierato politicamente, &egrave; stato inevitabilmente interpellato sull&rsquo;attuale amministrazione americana guidata da Donald Trump e sul momento di grandi tensioni internazionali seguito all&rsquo;attacco statunitense in Iran.</p>
<p>Durante la campagna elettorale per le presidenziali del 2024, Clooney firm&ograve; un discusso editoriale sul New York Times, chiedendo un passo indietro a Joe Biden: "Sapevamo cosa stavamo facendo e che avremmo perso con uno scarto enorme, eravamo con le spalle al muro", ha detto, spiegando che a suo modo di vedere il vero errore &egrave; stato non aver organizzato le primarie per scegliere un nuovo candidato democratico.</p>
<p>Clooney, di fronte agli studenti delle scuole superiori cuneesi, &egrave; stato poi chiamato a raccontare il suo impegno con la Clooney Foundation for Justice, che si occupa in particolare di diritti delle donne e di tutela della libert&agrave; di espressione, per i giornalisti ma non solo: &ldquo;Sono cresciuto in un periodo molto interessante per gli Stati Uniti. Abbiamo avuto il movimento per i diritti civili, quello per i diritti delle donne, quello contro la guerra in Vietnam. Fin da quando avevo 7 o 8 anni eravamo molto consapevoli del fatto che si dovesse partecipare al dibattito. Ci saranno persone che non saranno d&rsquo;accordo con te, ed &egrave; cos&igrave; che funziona, &egrave; cos&igrave; che dovrebbe essere: non puoi pretendere libert&agrave; di parola e poi dire &lsquo;Per&ograve; non dite cose cattive su di me&rsquo;. Dobbiamo trovare il modo per rendere il mondo un posto migliore senza mettere a tacere nessuno&rdquo;.</p>
<p>Spazio anche all&rsquo;importanza di un&rsquo;informazione libera: &ldquo;Con la Fondazione e mia moglie, avvocato specializzato in difesa dei diritti, abbiamo lavorato in Tribunali di oltre quaranta Paesi del mondo e liberato oltre cento giornalisti che avevano semplicemente detto la verit&agrave;. Non ci pu&ograve; essere democrazia senza libert&agrave; di stampa&rdquo;.</p>
<p>Tra i tanti messaggi e consigli rivolti ai giovani presenti, l&rsquo;attore e regista americano ha citato una frase che gli veniva spesso rivolta dal padre quando era bambino: &ldquo;Lui ci diceva sempre &lsquo;Non mi importa cosa farete nella vita, quale strada prenderete. L&rsquo;importante &egrave; che difendiate le persone che hanno meno potere di voi e che affrontiate quelle che ne hanno di pi&ugrave;. Se lo farete, avrete avuto una vita piena&rsquo;&rdquo;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Wed, 08 Apr 2026 14:38:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Caro energia, quando la Dad diventa una scelta per ridurre la mobilità quotidiana]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/caro-energia-quando-la-dad-diventa-una-scelta-per-ridurre-la-mobilita-quotidiana_117713.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/caro-energia-quando-la-dad-diventa-una-scelta-per-ridurre-la-mobilita-quotidiana_117713.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/117713/142631.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;ipotesi di riattivare la didattica a distanza per l&rsquo;intero mese di maggio ha generato trambusto nelle case italiane. Nel contesto dell&rsquo;attuale crisi internazionale, l&rsquo;opzione della DAD diventa una scelta per ridurre la mobilit&agrave; quotidiana. La chiusura delle scuole non dipenderebbe questa volta da motivi sanitari, ma dall&rsquo;emergenza di energia; si tratterebbe di un vero e proprio &ldquo;<em>lockdown economico</em>&rdquo; pensato come strategia preventiva contro un eventuale regime di &ldquo;<em>austerity</em>&rdquo;.</p>
<p>Alla crescente instabilit&agrave; del settore energetico, alcune organizzazioni sindacali hanno suggerito di limitare la mobilit&agrave; di massa nel settore scolastico e nella publica amministrazione in modo da abbattere in parte i consumi di carburante e contenere la lievitazione dei costi, grazie alla riduzione drastica degli spostamenti quotidiani generati dai servizi pubblici.</p>
<p>La crisi internazionale, nata a seguito dello scoppio del conflitto fra Stati Uniti e Iran, potrebbe comportare cos&igrave; grandi cambiamenti nei settori considerati strategici per l&rsquo;economia italiana. In primis, &egrave; stato il ministro della Difesa Guido Crosetto a lanciare l&rsquo;allarme: &ldquo;<em>Entro un mese il Paese potrebbe trovarsi a corto di energia</em>&rdquo;. Di conseguenza i sindacati si sono subito attivati, non solo proponendo l&rsquo;idea della scuola online, ma considerando l&rsquo;eventuale ipotesi di smart working sistematico per la maggior parte dei lavoratori statali, con l&rsquo;obiettivo di tagliare ancora di pi&ugrave; gli spostamenti.</p>
<p>Tale proposta per ora rimane solo una remota ipotesi, che potrebbe venire adottata solo in caso di un peggioramento ulteriore della situazione energetica all&rsquo;interno del Paese, provocato dai tagli delle forniture che viaggiano attraverso lo Stretto di Hormuz. Ad avanzarla &egrave; stato Marcello Pacifico, presidente dell&rsquo;Anief, l&rsquo;associazione nazionale insegnanti e formatori, che ha dichiarato: &ldquo;<em>La crisi energetica, con ripercussioni sul costo dei carburanti, potrebbe portare l'Italia entro giugno a un tasso di inflazione altissimo: per frenare il costo della vita, il Governo e il Parlamento potrebbero valutare l'adozione della didattica a distanza, a seguito del collocamento dei lavoratori pubblici in smart working</em>&rdquo;. Si tratta di una sorta di avvertimento che di fatto considera la DAD &ldquo;<em>una misura emergenziale da confinare a scenari estremi, non certo un modello da riproporre</em>&rdquo;. Lo stesso Pacifico, a nome del sindacato, ha anche precisato come &ldquo;<em>la scuola dovr&agrave; essere l&rsquo;ultima a chiudere, ma se la guerra in Medio Oriente continua potrebbe essere colpita dall&rsquo;attuale crisi</em>&rdquo;.</p>
<p>La Rete nazionale scuola in presenza, da parte sua, non ha fatto attendere la sua risposta: &ldquo;<em>Se davvero l&rsquo;obiettivo fosse quello di ridurre i consumi energetici, risulta allora del tutto assurdo prendere di mira ancora una volta la scuola, come se fosse il settore pi&ugrave; sacrificabile del Paese. Con la stessa logica, si dovrebbe allora proporre la chiusura di aziende, acciaierie, centri commerciali, supermercati, compagnie aeree e navali, cio&egrave; di realt&agrave; che certamente comportano consumi enormemente superiori. Ma nessuno osa avanzare simili proposte. La scuola non pu&ograve; essere trattata come una variabile dipendente delle crisi economiche o belliche. Va difesa, sostenuta e preservata, sempre. Tanto pi&ugrave; quando il mondo intorno sembra andare nella direzione opposta&rdquo;</em>. Le associazioni hanno inoltre evidenziato come &ldquo;<em>l&rsquo;esperienza degli anni scorsi ha gi&agrave; mostrato con chiarezza quanto la didattica a distanza abbia amplificato il disagio psicologico, relazionale ed educativo di bambini e adolescenti, colpendo in modo ancora pi&ugrave; grave gli studenti pi&ugrave; fragili. La Dad ha inoltre compromesso il diritto all&rsquo;inclusione degli alunni con disabilit&agrave; e ha fortemente limitato il diritto all&rsquo;istruzione, alla relazione e alla socialit&agrave;, che devono essere garantiti a tutti i minori</em>&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Tue, 07 Apr 2026 12:14:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Medio Oriente, l’Italia nega l’uso della base di Sigonella agli Usa]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/medio-oriente-litalia-nega-luso-della-base-di-sigonella-agli-usa_117382.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/medio-oriente-litalia-nega-luso-della-base-di-sigonella-agli-usa_117382.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/117382/142195.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il governo italiano ha negato agli Stati Uniti l&rsquo;utilizzo della base di Sigonella. La notizia &egrave; stata riferita dal Corriere della Sera sul proprio sito internet e confermata da fonti di governo che, interpellate, hanno riferito che l&rsquo;episodio &egrave; avvenuto nella notte di venerd&igrave; 27 marzo.</p>
<p>Il Capo di stato maggiore della difesa Luciano Portolano avrebbe chiamato il ministro della Difesa Guido Crosetto per riferirgli che il piano di volo di alcuni asset aerei Usa prevedeva l&rsquo;atterraggio nella struttura situata tra le province di Catania e Siracusa per poi ripartire in direzione del Medio Oriente.</p>
<p>Si sono subito attivate, a quel punto, le verifiche per accertarsi che non si trattasse di voli normali o logistici, ovvero quelli compresi nei trattati stipulati tra Roma e Washington. Non essendo stata chiesta alcuna autorizzazione n&eacute; fossero mai stati consultati i vertici militari italiani, Portolano, su mandato di Crosetto, sembrerebbe aver informato il Comando Usa della divieto di atterraggio degli aerei in questione. La comunicazione arrivata dallo Stato maggiore dell&rsquo;Aeronautica &egrave; arrivata, infatti, gi&agrave; troppo tardi, quando il piano era stato attivato e gli aerei erano in volo.</p>
<p>&ldquo;<em>Una decisione giusta. Noi non abbiamo avuto nessun segnale dal nostro alleato, che non &egrave; alleato, gli Stati Uniti, sull'inizio di questa operazione. Non c'&egrave; nessuna ragione per avere un approccio sottomesso. &Egrave; giusto e corretto che non venga dato l'uso delle basi se non nel perimetro degli accordi che prescinde dalle azioni di guerra</em>&rdquo;, ha detto Carlo Calenda a Start su SkyTg24.</p>
<p>Nel mentre, ad Aviano le forze armate statunitensi continuano ad appoggiarsi alla base militare italiana. A partire da una settimana prima dell&rsquo;attacco all&rsquo;Iran e fino al 3 marzo scorso sono stati individuati ameno cinque voli del Lockheed C-5M Super Galaxy, il pi&ugrave; grande aereo della US Air Force per il trasporto di mezzi ed equipaggiamento.</p>
<p>Il no all&rsquo;uso della base siciliana, secondo le stesse fonti di governo non sembrerebbero aver creato alcuna reazione o protesta da parte dei vertici americani.</p>]]></description><pubDate>Tue, 31 Mar 2026 11:13:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[In Europa arriva l’ok all’avvio dei negoziati sulla direttiva rimpatri]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/in-europa-arriva-lok-allavvio-dei-negoziati-sulla-direttiva-rimpatri_117177.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/in-europa-arriva-lok-allavvio-dei-negoziati-sulla-direttiva-rimpatri_117177.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/117177/141884.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;Unione Europea ha dato il via a una svolta significativa nella politica migratoria: sono stati avviati i negoziati sulla direttiva rimpatri, con la possibilit&agrave; di aprire hub fuori dal territorio dell&rsquo;Ue per la gestione dei migranti irregolari. Una direzione che, secondo diversi osservatori e forze politiche, rappresenta un riconoscimento della linea promossa dal governo italiano guidato da Giorgia Meloni.</p>
<p>Con 389 s&igrave;, 206 no e 32 astenuti, il Parlamento europeo ha deciso di passare alla fase successiva del processo legislativo per adottare un aggiornamento della politica in materia di rimpatrio dei cittadini provenienti dall&rsquo;estero che soggiornano irregolarmente nell&rsquo;Unione. L&rsquo;obiettivo &egrave; di consentire procedure pi&ugrave; veloci e introdurre strumenti pi&ugrave; incisivi contro chi non ha permessi per rimanere nelle terre dell&rsquo;Unione. Tra le novit&agrave; principali, sembra farsi strada la possibilit&agrave; di trattenere i migranti fino a 24 mesi e di rimpatriarli non solo nei Paesi d&rsquo;origine ma anche in Stati terzi considerati &ldquo;<em>sicuri</em>&rdquo;, con la creazione di veri e propri &ldquo;<em>return hubs</em>&rdquo; fuori dai confini europei.</p>
<p>Si tratta di un cambiamento rilevante, in quanto finora solo una minoranza degli espulsi lasciava effettivamente il territorio europeo. L&rsquo;obiettivo dichiarato &egrave; rendere il sistema pi&ugrave; credibile e funzionante, rafforzando al tempo stesso il controllo delle frontiere. In questo contesto si inserisce il cosiddetto &ldquo;<em>modello Albania</em>&rdquo;, promosso dall&rsquo;Italia, che prevede la realizzazione di centri per migranti in territorio extra-Ue dove esaminare le richieste d&rsquo;asilo e procedere eventualmente al rimpatrio. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, l&rsquo;Europa avrebbe mostrato un crescente interesse per questa soluzione, considerata &ldquo;<em>innovativa</em>&rdquo; anche da esponenti della Commissione europea. Secondo l&rsquo;europarlamentare Nicola Procaccini, co-presidente dei conservatori &ldquo;<em>la linea del governo Meloni &egrave; diventata la linea europea sulla dimensione esterna della migrazione. &Egrave; un passaggio importante per rendere i rimpatri pi&ugrave; efficaci, rafforzare il controllo dei confini e dare all&rsquo;Europa una politica migratoria finalmente pi&ugrave; credibile. I cittadini si aspettano azioni decise, e noi le stiamo fornendo. Chiunque non abbia il diritto di rimanere nell&rsquo;Ue deve andare via</em>&rdquo;.</p>
<p>La maggioranza che ha sostenuto il provvedimento si compone dai gruppi del centrodestra europeo e della destra pi&ugrave; radicale - partito popolare europeo, conservatori e riformisti, patrioti - insieme ad altre forze dell&rsquo;area sovranista. Tra gli italiani hanno votato a favore FdI, FI, Lega e Futuro Nazionale, mentre si sono schierati per il &ldquo;<em>no</em>&rdquo; Pd, M5S, Avs e Azione.</p>
<p>L&rsquo;eurodeputata socialista Cecilia Strada del Pd ha dichiarato con sdegno: &ldquo;<em>Le scene che abbiamo condannato negli Stati Uniti potrebbero diventare realt&agrave; anche in Europa. Quello sui rimpatri &egrave; un regolamento che andrebbe chiamato &lsquo;regolamento deportazioni&rsquo;: non si tratta pi&ugrave; solo di rimpatriare le persone, ma potenzialmente di inviarle in qualsiasi Paese terzo. Paesi che i governi europei pagheranno per questo, con tutte le conseguenze del caso. Oggi la destra italiana ha votato per consentire il trattenimento fino a due anni anche per famiglie con bambini e minori non accompagnati, e per trasferirli in Paesi che magari non hanno mai visto</em>&rdquo;. Prima del voto, una rete composta da venti organizzazioni della societ&agrave; civile italiana, tra cui Caritas, Centro Astalli, Arci, Terre des Hommes e Cir, avevano presentato un appello firmato per respingere il testo, in nome dei diritti dei minori, denunciando le possibili violazioni dei diritti fondamentali dei migranti.</p>]]></description><pubDate>Fri, 27 Mar 2026 11:51:00 +0100</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Aviaria in Italia: “Nessun elemento fa pensare a un rischio immediato per la popolazione”]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/aviaria-in-italia-nessun-elemento-fa-pensare-a-un-rischio-immediato-per-la-popolazione_117107.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/aviaria-in-italia-nessun-elemento-fa-pensare-a-un-rischio-immediato-per-la-popolazione_117107.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/117107/141787.jpg" title="" alt="" /><br /><p>In queste ultime ore si sono accesi i riflettori sulla Regione Lombardia, dopo nella giornata di ieri, mercoled&igrave; 15 aprile, &egrave; diventata virale la notizia che ha visto l&rsquo;identificazione del primo caso umano in Italia e in territorio europeo di infezione da virus influenzale A(H9N2) in una persona fragile, con patologie pregresse. Il paziente, che sembrerebbe avere contratto l&rsquo;influenza aviaria in un Paese extraeuropeo (Africa), &egrave; attualmente ricoverato.</p>
<p>Le verifiche previste dai protocolli sono state eseguite tempestivamente e tutti i contatti del paziente &mdash; &nbsp;sanitari, familiari e anche i passeggeri dello stesso volo &mdash; sono stati individuati nell&rsquo;ambito delle attivit&agrave; ordinarie di prevenzione e sorveglianza, risultando tutti negativi agli esami di accertamento.</p>
<p>A intervenire tempestivamente &egrave; stato il Ministero della Salute che, oltre a rendere pubblico questo caso di contagio, ha specificato come l&rsquo;infezione sia possibile solo tramite esposizione diretta a pollame infetto o a materiali e ambienti contaminati. Diffusa in tutto il mondo, questo tipo di influenza, se causata da una forma altamente patogenica, pu&ograve; far insorgere la malattia in modo improvviso, seguita da una morte rapida quasi nel 100% dei casi.</p>
<p>La paura che ultimamente si &egrave; diffusa riguardante una possibile nuova pandemia ha messo in moto una serie di misure straordinarie di prevenzione in tutto il mondo. In realt&agrave; va detto che, per ora, tutti i casi umani osservati non hanno mai presentato sintomi gravi, anzi tali sembrano essere sempre lievi, se non persino assenti.</p>
<p>Fabrizio Pregliasco, virologo dell&rsquo;Universit&agrave; di Milano, &egrave; intervenuto sottolineando come &ldquo;<em>questo episodio conferma quanto sia centrale oggi la sorveglianza globale delle malattie infettive. I virus influenzali di origine aviaria, come l'H9N2, sono osservati speciali proprio per la loro capacit&agrave; di mutare e, in alcuni casi, adattarsi all'uomo. In questo caso specifico, per&ograve;, parliamo di un&rsquo;infezione importata e in un contesto clinico ben definito. Non ci sono elementi che facciano pensare a un rischio immediato per la popolazione</em>&rdquo;.</p>
<p>Anche l&rsquo;ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha spiegato come per la popolazione generale il rischio di contagio rimanga basso; tale pu&ograve; diventare &ldquo;moderato&rdquo; solo per le persone che lavorano a stretto contatto con animali infetti in contesti di allevamento. Come rassicurazione principale, rimane imprescindibile il fatto che al momento non esista alcuna conferma della possibilit&agrave; di trasmissione da uomo a uomo.</p>
<p>Le autorit&agrave;, inoltre, risultano categoriche anche a riguardo di uno dei quesiti che pi&ugrave; spesso viene posto dagli italiani, quello che mette in discussione la sicurezza alimentare. &ldquo;<em>Mangiare carne avicola e uova &egrave; sicuro</em>&rdquo; &egrave; l&rsquo;unica risposta che si pu&ograve; trarre dalle ricerche che dimostrano che il virus non possa essere trasmesso attraverso il consumo di prodotti cotti. Di fatto, il rischio di contatto con cibo contaminato &egrave; minimo, poich&eacute; grazie alla rigidit&agrave; delle normative UE, viene imposto subito l&rsquo;abbattimento e lo smaltimento sicuro degli animali negli allevamenti colpiti. Basti pensare, come in Toscana, pi&ugrave; precisamente ai Campi Bisenzio a Firenze, un caso di influenza aviaria ha fatto scattare una tempestiva operazione veterinaria che in meno di 12 ore ha visto la soppressione di 1.000 volatili.</p>
<p>L&rsquo;epidemiologo Gianni Rezza rassicura anch&rsquo;egli gli italiani, invitando per&ograve; a essere prudenti e vigili: "<em>Quest'episodio &egrave; importante perch&eacute; ci ricorda come siano numerosi i virus, d'origine aviaria o anche suina, che possono fare il salto di specie ed avere quindi un potenziale pandemico per cui &egrave; necessario migliorare i sistemi di sorveglianza nei paesi poveri e mettere a punto farmaci o vaccini in grado di fare fronte a un'eventuale emergenza</em>&rdquo;. &ldquo;<em>Il paziente identificato in Lombardia</em> &mdash; precisa Calogero Terregino, direttore del Centro di referenza nazionale ed europeo per l'influenza aviaria presso l'istituto Zooprofilattico delle Venezie &mdash; <em>non &egrave; un caso italiano, ma di importazione. &Egrave; una persona che si &egrave; infettata entrando in contatto con materiale contaminato o con uccelli infetti nel suo Paese di origine, in Africa. In quei contesti si registrano anche casi umani perch&eacute; circolano genotipi particolari che non abbiamo in Europa. Questo significa che non c'&egrave; un rischio per la popolazione italiana di infettarsi attraverso il pollame con questi virus</em>&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Thu, 26 Mar 2026 11:45:00 +0100</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Ofer Winter a Capaccio Paestum: “Inaccettabile come un criminale di guerra possa circolare in Italia”]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/ofer-wintera-capaccio-paestum-inaccettabile-come-un-criminale-di-guerra-possa-circolare-in-italia_116963.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/ofer-wintera-capaccio-paestum-inaccettabile-come-un-criminale-di-guerra-possa-circolare-in-italia_116963.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/116963/141603.jpg" title="Ofer Winter" alt="Ofer Winter" /><br /><p>&Egrave; particolarmente tesa l&rsquo;atmosfera che in questi giorni sta circondando il salernitano, dopo che &egrave; stata diffusa la notizia che dal 31 marzo al 9 aprile l&rsquo;ex alto ufficiale dell&rsquo;esercito israeliano Ofer Winter arriver&agrave; come invitato speciale all&rsquo;Hotel Ariston a Capaccio Paestum, sulle coste del Cilento, per partecipare in veste di relatore di un evento organizzato dalla compagnia turistica Pastoral Tourism che celebra la Pasqua ebraica sulle coste italiane.</p>
<p>&ldquo;<em>Ofer Winter &egrave; un ex generale di brigata israeliano diventato un simbolo della destra dura nazional-religiosa israeliana, sia per la sua commistione tra teologia e arte militare, sia per le sue posizioni su Gaza e i palestinesi </em>- &egrave; l&rsquo;appello degli attivisti di Potere al Popolo -<em>. Attir&ograve; per la prima volta l&rsquo;attenzione del grande pubblico nel 2014, durante l&rsquo;operazione Margine di Protezione, che cost&ograve; la vita a oltre 2.300 abitanti di Gaza. Durante l&rsquo;operazione non solo si &egrave; macchiato di crimini di guerra, ma in qualit&agrave; di comandante della Brigata Givati diram&ograve; ai suoi soldati una lettera di incitamento al combattimento in cui invocava Dio e presentava la campagna come una missione sacra contro un nemico che bestemmia il Suo nome. Winter nei suoi discorsi legge il conflitto in Palestina come uno scontro di civilt&agrave;, affermando che &lsquo;l&rsquo;Islam non riconosce la pace&rsquo; e che Israele deve comportarsi come un leone per sopravvivere in Medio Oriente. Per queste sue posizioni, negli ambienti militari &egrave; considerato un falco, ed &egrave; molto apprezzato dalla destra sionista e religiosa: quando ha lasciato l&rsquo;esercito nel 2024 &egrave; stato pubblicamente sostenuto dall&rsquo;estrema destra come potenziale ministro della Difesa. Riteniamo inaccettabile che questo criminale di guerra possa circolare liberamente in Italia, paese che ha sottoscritto il trattato di Roma istitutivo della Corte Penale Internazionale, mentre sono in corso un genocidio e l&rsquo;annessione della Cisgiordania e mentre Israele scatena una guerra di proporzioni enormi verso Iran e Libano, minacciando la sicurezza delle popolazioni di tutto il mondo. Facciamo appello a tutte e tutti i difensori del diritto all&rsquo;autodeterminazione del popolo palestinese per pretendere che procura e Governo si attivino immediatamente, impediscano il convegno e assicurino Olef Winter alla giustizia, qualora dovesse mettere piede in Italia</em>&rdquo;.</p>
<p>Diverse associazioni, da Global Movement to Gaza a BDS Italia, da Assopace a Pax Christi, hanno presentato in Procura a Roma un esposto contro il cittadino israeliano, lanciando un appello diretto al ministro della giustizia Carlo Nordio: &ldquo;<em>Abbiamo ricevuto la segnalazione direttamente dall&rsquo;Italia. Una volta verificata la presenza di Winter, abbiamo iniziato a costruire il suo profilo</em>&rdquo;.</p>
<p>Natacha Bracq, un&rsquo;avvocata esperta di diritto penale internazionale che lavora alla Hind Rajab Foundation, &egrave; a capo della sezione &ldquo;contenzioso&rdquo; dell&rsquo;associazione che dal 2024 si occupa di individuare i presunti responsabili israeliani di crimini di guerra e contro l&rsquo;umanit&agrave; in Palestina. &Egrave; su un file della fondazione, a suo nome, che si fonda l&rsquo;esposto alla Procura di Roma: &ldquo;<em>Uno dei nostri team ha ricostruito il profilo di Winter sulla base di informazioni aperte: interviste e articoli sulla stampa israeliana, il suo profilo Instagram. Oggi molti israeliani pubblicano qualsiasi informazione senza limiti. Abbiamo trovato prove di incitamento al genocidio: ha fatto appelli diretti all&rsquo;affamamento di Gaza e alla pulizia etnica dei palestinesi. Abbiamo anche documentato il suo coinvolgimento diretto in crimini commessi a Gaza nel 2014, in particolare un&rsquo;operazione tra le pi&ugrave; atroci</em>&rdquo;.</p>
<p>L&rsquo;episodio citato rimanda agli eventi del 1&deg; agosto 2014, che videro l&rsquo;esercito di Tel Aviv concentrare insieme diverse criminali pratiche militari, dando vita alla pi&ugrave; grande offensiva Margine Protettivo: il &ldquo;Venerd&igrave; nero&rdquo; di Rafah. In seguito alla cattura di un soldato israeliano, Winter ordin&ograve; l&rsquo;attivazione della Direttiva Annibale, scatenando un attacco indiscriminato e su vasta scala contro un&rsquo;area civile densamente popolata. Secondo la denuncia di HRF, nel giro di poche ore sono stati sparati sulle aree urbane migliaia di proiettili di artiglieria, mentre attacchi aerei, droni e fuoco di carri armati hanno preso di mira strade e spostamenti di civili, causando in tre giorni circa 200 morti. Ambulanze e squadre mediche sono state inoltre colpite, impedendo l&rsquo;evacuazione dei feriti. Ofer Winter, che all&rsquo;epoca dell&rsquo;attacco era comandante della Brigata Givati e responsabile della zona di Rafah, &egrave; principalmente accusato di essere responsabile dei crimini commessi durante l&rsquo;attacco.</p>
<p>Ora l&rsquo;invito presentato alla giurisdizione italiana &egrave; di attivarsi per impedire l&rsquo;accesso all&rsquo;ex comandante nel Paese o di arrestarlo con l&rsquo;accusa di crimini di guerra e contro l&rsquo;umanit&agrave; commessi all&rsquo;estero.</p>
<p>Il caso di Winter non &egrave; isolato. &ldquo;<em>Purtroppo &egrave; uno tra tanti altri. Monitoriamo soldati e comandanti, abbiamo dossier su casi come l&rsquo;omicidio di Hind Rajab di cui abbiamo individuato i responsabili, la distruzione di edifici dell&rsquo;Onu, massacri di civili&hellip;A livello politico non &egrave; facile, ma a quello di polizia, di investigazione, stiamo lavorando sempre pi&ugrave; spesso con varie giurisdizioni. Passo dopo passo il muro dell&rsquo;impunit&agrave; si sta sgretolando. Continueremo a presentare denunce penali, per noi questo &egrave; solo l&rsquo;inizio</em>&rdquo; conclude Natasha Bracq.</p>]]></description><pubDate>Tue, 24 Mar 2026 10:36:00 +0100</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Referendum e fuorisede: come muoversi per non rinunciare al diritto di voto]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/referendum-e-fuorisede-come-muoversi-per-non-rinunciare-al-diritto-di-voto_116782.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/referendum-e-fuorisede-come-muoversi-per-non-rinunciare-al-diritto-di-voto_116782.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/116782/141352.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimere il proprio voto per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, che introduce tra le novit&agrave; la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e l&rsquo;istituzione di una nuova Alta Corte disciplinare. Ma per milioni di cittadini che vivono lontano dal proprio Comune di residenza &ndash; i cosiddetti fuorisede &ndash; esercitare il diritto di voto resta complicato.</p>
<p>Complessivamente il corpo elettorale si compone da circa 50 milioni di persone, di cui circa 4,9 milioni sono studenti e lavoratori che abitano stabilmente lontani dal Comune di residenza. Per questo referendum &nbsp;i fuorisede &ndash; al contrario delle elezioni europee del 2024 &ndash; non potranno votare presso il Comune in cui studiano o lavorano; se desiderano esprimere il loro diritto di voto devono necessariamente tornare nel Comune di iscrizione elettorale. Una scelta che conferma ancora una volta l&rsquo;assenza di una norma che consenta il voto &ldquo;a distanza&rdquo; sul territorio nazionale, che va a sfavorire il numero di elettori che si presentano alle urne e impedisce a milioni di persone di partecipare alle elezioni, alimentando il fenomeno dell&rsquo;astensionismo involontario.</p>
<p>Sebbene il quadro normativo rimanga ristrettivo, in realt&agrave; alcune soluzioni per eludere questo problema esistono. Secondo la guida diffusa da associazioni civiche, una delle principali &egrave; diventare rappresentante di lista. Si tratta di una figura che pu&ograve; votare direttamente nel seggio in cui svolge il proprio incarico di assistenza alle operazioni di voto e allo scrutinio delle schede per accertare che non ci siano irregolarit&agrave;, anche se non &egrave; residente di quel Comune. Per farlo &egrave; necessario contattare partiti o comitati promotori, che reclutano volontari proprio per coprire questi ruoli durante le operazioni di voto.</p>
<p>Al tempo stesso, per chi sceglie di rientrare nel proprio Comune, sono previste diverse agevolazioni sui trasporti. In particolare sconti fino al 70% sui treni nazionali con Trenitalia e Italo, riduzioni sui regionali &ndash; anche con Trenord &ndash; e uno sconto sui voli ITA Airways. Queste misure sono pensate per ridurre il costo del viaggio in modo da favorire il rientro di pi&ugrave; persone possibili. Per usufruirne basta esibire la tessera elettorale o un&rsquo;attestazione sostitutiva all&rsquo;andata e la tessera timbrata al ritorno.</p>
<p>La questione del voto dei fuorisede resta per&ograve; ancora centrale nel dibattito pubblico. In Italia, milioni di persone vivono lontano dal luogo di residenza per motivi legati allo studio e al lavoro, ma non dispongono ancora di un sistema stabile che consenta loro di votare facilmente senza spostarsi. In attesa di una riforma strutturale, dunque, tra viaggi, sconti e soluzioni alternative, partecipare al referendum pu&ograve; richiedere ancora uno sforzo organizzativo non indifferente.</p>]]></description><pubDate>Fri, 20 Mar 2026 15:03:00 +0100</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Mattarella: “Il 17 marzo è la Giornata che rinnova l’appello all’impegno civile”]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/mattarella-il-17-marzo-e-la-giornata-che-rinnova-lappello-allimpegno-civile_116569.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/mattarella-il-17-marzo-e-la-giornata-che-rinnova-lappello-allimpegno-civile_116569.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/116569/141048.jpg" title="" alt="" /><br /><p>In occasione della Giornata dell&rsquo;Unit&agrave; nazionale, della Costituzione, dell&rsquo;Inno e della Bandiera, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha depositato il 17 marzo la corona d&rsquo;alloro all&rsquo;Altare della Patria.</p>
<p>Il Capo dello Stato ha rilasciato la seguente dichiarazione: &ldquo;<em>Il 17 marzo celebra il raggiungimento dell&rsquo;Unit&agrave; nazionale, il riconoscimento dell&rsquo;Italia come Stato sovrano, il coronamento delle aspirazioni e dell&rsquo;impegno civile che caratterizzarono la stagione del Risorgimento, solennemente riaffermati poi nella lotta di Liberazione, che ha consentito al Paese di riconquistare con la propria unit&agrave; la propria libert&agrave;, ricomponendo la frattura istituzionale e politica determinata dall&rsquo;occupazione nazifascista, costruendo l&rsquo;Italia contemporanea.</em></p>
<p><em>La &lsquo;Giornata dell&rsquo;Unit&agrave; Nazionale, della Costituzione, dell&rsquo;Inno e della Bandiera&rsquo; richiama elementi fondanti dell&lsquo;identit&agrave; della Repubblica: indipendenza, sovranit&agrave; popolare, libert&agrave;, giustizia e pace. Si tratta di valori maturati lungo un percorso storico complesso e non privo di afflizioni, che trova la sua pi&ugrave; alta e compiuta espressione nella Costituzione, autentico presidio dei diritti e delle responsabilit&agrave; che definiscono la nostra comunit&agrave; nazionale.</em></p>
<p><em>L&rsquo;unit&agrave; non costituisce soltanto un assetto politico-istituzionale, bens&igrave; &egrave; un ideale profondo e condiviso, che attraversa e interpreta l&rsquo;intera vicenda storica del nostro Paese.</em></p>
<p><em>Costituzione, Canto degli Italiani e Tricolore sono simboli di una comunit&agrave; fondata sulla partecipazione, sulla solidariet&agrave; e sul rispetto delle istituzioni democratiche e di ogni persona.</em></p>
<p><em>&Egrave; questo patrimonio di valori che la ricorrenza del 17 marzo invita a rinnovare e a trasmettere, in particolare alle giovani generazioni, in un dialogo costante e aperto. A loro, chiamate ad affrontare trasformazioni profonde e sfide globali di inedita complessit&agrave;, le istituzioni sono tenute a offrire orientamento, fiducia e responsabilit&agrave;, affinch&eacute; possano contribuire con piena consapevolezza alla costruzione del futuro del Paese.</em></p>
<p><em>In un contesto internazionale segnato da tensioni, conflitti e dal riemergere di dinamiche di contrapposizione e di aspirazioni egemoniche che turbano l&rsquo;equilibrio mondiale, i principi che hanno ispirato la nascita della Repubblica e che trovano espressione nella nostra Carta costituzionale e si ancorano alla Carta delle Nazioni Unite sono saldo punto di riferimento.</em></p>
<p><em>Il 17 marzo &egrave; Giornata che rinnova l&rsquo;appello all&rsquo;impegno civile. Invito a custodire e attuare, con coerenza e lungimiranza, i principi di libert&agrave;, giustizia e pace su cui si fonda la Repubblica, affinch&eacute; essi continuino a guidare l&rsquo;azione delle istituzioni e della societ&agrave; nel perseguimento di una convivenza pacifica, solidale e autenticamente democratica, in Italia e nella comunit&agrave; internazionale</em>&rdquo;.</p>
<p>La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha scritto in un post sui social: &ldquo;<em>Nel giorno in cui celebriamo i 165 anni dell&rsquo;Unit&agrave; d&rsquo;Italia, il nostro grazie va a tutti coloro che, ogni giorno, con il proprio lavoro, il proprio impegno e il proprio amore per questa terra contribuiscono a rendere l&rsquo;Italia una Nazione unita, forte e orgogliosa della propria storia e della propria identit&agrave;</em>&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Tue, 17 Mar 2026 11:46:00 +0100</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Come l’intelligenza artificiale “frigge” il cervello dei lavoratori]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/come-lintelligenza-artificiale-frigge-il-cervello-dei-lavoratori_116555.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/come-lintelligenza-artificiale-frigge-il-cervello-dei-lavoratori_116555.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/116555/141031.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il 1&deg; gennaio lo sviluppatore statunitense Steve Yegge ha presentato una piattaforma open source, &ldquo;Gas Town&rdquo;, progettata per coordinare simultaneamente decine di agenti di intelligenza artificiale che si occupano di scrivere codice in autonomia. Tale software, sebbene venga scritto a una velocit&agrave; quasi sovrumana, ha in realt&agrave; portato un risultato inaspettato, che oltre a mettere in luce l&rsquo;efficienza di questo lavoro, ha evidenziato come provochi un profondo senso di disorientamento.</p>
<p>L&rsquo;obiettivo iniziale di questo progetto era di dimostrare quanto la piattaforma potesse accorciare i tempi che si nascondono dietro le singole operazioni affidandosi a sistemi multi-agente. Il sistema in azione sembrava dare l&rsquo;impressione che &ldquo;<em>stesse succedendo troppo, troppo in fretta, per riuscire davvero a capire cosa stava accadendo</em>&rdquo;.</p>
<p>Questa iniziativa non &egrave; passata inosservata e ha attirato l&rsquo;attenzione di un gruppo di ricercatori della Harvard University, che da anni sta studiando come l&rsquo;IA impatti il lavoro cognitivo. Uno studio avviato da ricercatori del settore tecnologico, ha analizzato circa 1.500 lavoratori di grandi aziende che operano quotidianamente affiancati da sistemi di IA generativa e piattaforme multi-agente. Il problema balzato in primo piano &egrave; stato quello del rischio di esaurimento cognitivo in relazione ad attivit&agrave; di supervisione dell&rsquo;AI.</p>
<p>Nel momento in cui il sovraccarico cognitivo diventa troppo intenso, nei lavoratori sembrerebbe presentarsi quello che gli analisti hanno definito &ldquo;AI brain fry&rdquo;, letteralmente &ldquo;<em>frittura del cervello da intelligenza artificiale</em>&rdquo;, con effetti tangibili su performance e risultati. Si evidenzia cos&igrave; come l&rsquo;automazione si stia trasformando in una nuova fonte di stress.</p>
<p>Inoltre, non meno importante, &egrave; l&rsquo;effetto mitigatore. Alla base dell&rsquo;affaticamento provocato dall&rsquo;utilizzo dell&rsquo;IA infatti ci sono tutte le azioni e i processi che vengono innescati nel momento in cui i tool digitali sostituiscono compiti di routine o ripetitivi. I livelli di stanchezza mentale non si riducono veramente, anzi rendono il sovraccarico cognitivo troppo intenso.</p>
<p>L&rsquo;&ldquo;AI brain fra&rdquo; si manifesta come una sorta di &ldquo;nebbia&rdquo; o &ldquo;ronzio&rdquo;. Le conseguenze di questo fenomeno sono molteplici: allentamento nei processi decisionali, incapacit&agrave; di pensare lucidamente, difficolt&agrave; di concentrazione, fatica decisionale, maggiore necessit&agrave; di controllare pi&ugrave; volte il proprio lavoro, un numero pi&ugrave; alto di errori, mal di testa e addirittura desiderio di lasciare il lavoro. Secondo la ricerca, la prevalenza varia molto per funzione; ad esempio, nel settore del marketing viene compito da questo problema il 26% dei lavoratori, mentre nel legale solo il 6%. Tra le persone che ne soffrono maggiormente ci sono anche coloro che si occupano di risorse umane, finanza e IT.</p>
<p>Agenti di ricerca, generatori di codice, sistemi di analisi dati, chatbot o software di design sono tutti quegli strumenti che dovrebbero facilitare i compiti da fare, ma che nella pratica spesso, necessitando di una supervisione continua, non fanno che aumentare il carico di lavoro dell&rsquo;impiegato.</p>
<p>Ora non resta che comprendere quale sia il metodo pi&ugrave; corretto e utile per adottare l&rsquo;IA in maniera da facilitare veramente le operazioni umane, riprogettando completamente da capo il modo in cui il lavoro viene programmato. In conclusione, la sfida odierna non &egrave; soltanto quella di costruire macchine pi&ugrave; intelligenti, ma imparare a usarle senza oberare la mente umana.</p>]]></description><pubDate>Tue, 17 Mar 2026 10:41:00 +0100</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item></channel></rss>
