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<rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" version="2.0"><channel><title><![CDATA[Italiadice.it > Attualità > Italia]]></title><link><![CDATA[https://www.italiadice.it/attualita/]]></link><atom:link href="https://www.italiadice.it/rss/attualita/rss2.0.xml?page=3rss2.0.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[Tutte le notizie di Attualità dell'Italia]]></description><lastBuildDate>Sun, 12 Jul 2026 08:35:52 +0200</lastBuildDate><image><url>https://static.italiadice.it/italia/images/logo.png</url><title><![CDATA[Italiadice.it > Attualità > Italia]]></title><link><![CDATA[https://www.italiadice.it/attualita/]]></link></image><item><title><![CDATA[L’elettricità in Italia costa il doppio rispetto al resto dell’Europa]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/lelettricita-in-italia-costa-il-doppio-rispetto-al-resto-delleuropa_123380.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/lelettricita-in-italia-costa-il-doppio-rispetto-al-resto-delleuropa_123380.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/123380/152169.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Con la presentazione in Parlamento della relazione annuale dell&rsquo;Autorit&agrave; di regolazione per energia reti e ambiente (Arera), ancora una volta &egrave; stato dimostrato come i costi delle bollette nel nostro Paese raggiungano livelli che in molti altri Paesi europei sembrano impensabili.</p>
<p>&ldquo;Il Pun medio 2025 (Prezzo unico nazionale dell'elettricit&agrave;) &egrave; stato di 115,9 euro al Megawattora (+7% sul 2024), il pi&ugrave; alto tra le principali borse europee. I prezzi italiani restano strutturalmente superiori a quelli di Francia (61,1 euro/MWh) e Spagna (65,3 euro/MWh), per la forte dipendenza dalla generazione a gas&rdquo;. Sono questi i principali dati che Nicola Dell'Acqua, presidente dell&rsquo;Arera, l'agenzia pubblica dell'energia, acqua e rifiuti, ha annunciato in Sala della Regina della Camera.</p>
<p>Sul fronte dell&rsquo;elettricit&agrave;, sebbene nel corso dello scorso anno in Italia si &egrave; registrata una moderata riduzione del prezzo totale (-1,6%) che ha raggiunto 35,12 c&euro;/kWh, la componente energia &egrave; rimasta invariata (-0,1%: da 19,69 a 19,68 c&euro;/kWh). A diminuire sono stati i costi di rete (-5,8%, da 6,23 a 5,87 c&euro;/ kWh) e la componente fiscale (-2,1%).</p>
<p>I consumatori domestici in Italia pagano un prezzo superiore del 13% rispetto a quelli all&rsquo;Area euro, con un differenziale di 4,03 c&euro;/kWh che per l&rsquo;appunto &egrave; riconducibile esclusivamente alla componente energia. Pi&ugrave; nei dettagli, la crescita maggiore si &egrave; verificata nella generazione da gas naturale che &egrave; aumentato del 7% e dal fotovoltaico si &egrave; innalzato del 25%; per eolico e idroelettrico &egrave; stato invece registrato un calo rispettivamente del 3% e del 21%. Questo non fa che creare speranza sul fronte delle fonti rinnovabili, che risultano aver contribuito in totale per il 48% al fabbisogno nazionale di energia elettrica.</p>
<p>Sulla stessa lunghezza d&rsquo;onda, nel 2025 il prezzo dell&rsquo;elettricit&agrave; per le imprese &egrave; sceso appena dell&rsquo;1% (a 26,25 c&euro;/kWh), dimostrando come anche i clienti non domestici debbano affrontare alcuni dei costi fra i pi&ugrave; alti d&rsquo;Europa.&nbsp;</p>
<p>&ldquo;L&rsquo;Italia resta un Paese manifatturiero che dipende in misura significativa da energia importata, e il differenziale dei prezzi dell&rsquo;elettricit&agrave; e del gas rispetto alla media europea continua a pesare sulla competitivit&agrave; delle imprese e sui bilanci delle famiglie &mdash; sottolinea Dell&rsquo;Acqua &mdash;. Ridurre questo divario non &egrave; solo un obiettivo regolatorio: &egrave; una condizione di equit&agrave; sociale e di tenuta del sistema produttivo nazionale&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;Incrementare l'utilizzo di energia elettrica rinnovabile prodotta a livello nazionale - prosegue il presidente dell&rsquo;Arera &mdash; &egrave; la strategia migliore per l&rsquo;Europa al fine di ridurre la sua vulnerabilit&agrave; alla volatilit&agrave; delle forniture energetiche internazionali e all'aumento dei prezzi dell&rsquo;energia&rdquo;.</p>
<p>Se si pensa alla situazione che si &egrave; andata a creare nel momento in cui il gas russo non &egrave; pi&ugrave; stato disponibile, si nota come l&rsquo;Europa si sia ritrovata ad affrontare il forte rischio di sotto-utilizzazione dei terminali gas, il cui livello di utilizzazione raramente supera il 35%. Se ora venissero approvati i nuovi terminali in Calabria (Gioia Tauro), Sicilia (Porto Empedocle), Sardegna (Porto Torres, Portovesme e Oristano) e Marche (Falconara Marittima), all'interno del Pese si darebbe il via libera a una soluzione pi&ugrave; concreta e definitiva.</p>]]></description><pubDate>Thu, 02 Jul 2026 16:48:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Corto circuito sulla tassazione del tabacco: l’Ue non trova un accordo]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/corto-circuito-sulla-tassazione-del-tabacco-lue-non-trova-un-accordo_123259.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/corto-circuito-sulla-tassazione-del-tabacco-lue-non-trova-un-accordo_123259.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/123259/151968.jpg" title="" alt="" /><br /><p>La direttiva europea sulla tassazione del tabacco nel corso dello scorso mese si &egrave; trovata di fronte ad un bivio che da una parte ha visto l&rsquo;approvazione in versione ridotta dalla commissione Affari economici del Parlamento europeo e dall&rsquo;altra la mancata unanimit&agrave; dall&rsquo;agenda del consiglio Ecofin. Sul tema della tassazione del tabacco, l&rsquo;UE dunque non &egrave; ancora riuscita a fare passi avanti, inceppandosi di fatto di nuovo dando conferma di come le idee e gli orientamenti diversi presenti a livello nazionale si riflettano a livello europeo.</p>
<p>In attesa della revisione delle direttive unitarie, l&rsquo;Italia si &egrave; in realt&agrave; gi&agrave; attivata attuando modifiche importanti nei prezzi di sigarette e di altri prodotti a loro correlate, tra accise, Iva e imposte di consumo. Trasformazioni che hanno fatto raggiungere l&rsquo;anno scorso il record di 15,6 miliardi, ottenuto soprattutto grazie alla rimodulazione progressiva del calendario fiscale decretata dalla legge di Bilancio 2026, con aumenti spalmati nel corso del triennio 2026-2028.</p>
<p>A livello europeo, rimane necessario riscrivere la Tpd, la direttiva 2014/40/UE che regolamenta caratteristiche, etichettatura, ingredienti, avvertenze sanitarie, vendita transfrontaliera a distanza, tracciabilit&agrave; dei prodotti, e aggiornare il corpus normativo Ted che fissa struttura e aliquote minime delle accise sui tabacchi lavorati, integrata dalla direttiva 2020/262/Ue sul regime generale delle accise.</p>
<p>Tuttavia i parlamentari europei, che hanno direttamente respinto al mittente con oltre 400 voti contrari il provvedimento riguardante l&rsquo;aumento della tassazione che avrebbe colpito tanto le sigarette tradizionali quanto i nuovi prodotti, non sembrano proprio voler scendere a patti con la proposta avanzata dalla Commissione von der Leyen. La volont&agrave; emersa da parte dell&rsquo;Eurocamera &egrave; quella di riscrivere il testo con uno sguardo che guardi al presente e tenga conto delle differenti realt&agrave; economiche e sociali presenti negli Stati membri, con una particolare attenzione alla tutela dei posti di lavoro.</p>
<p>Per l&rsquo;eurodeputato di Forza Italia Marco Falcone (Partito popolare europeo) &ldquo;la maggioranza che si &egrave; consolidata in Commissione ha scelto una linea che guarda agli effetti economici e sociali della riforma. Per questo abbiamo rafforzato il principio del meno rischio, meno tasse, abbassando l&rsquo;imposizione sui prodotti innovativi rispetto alla sigaretta tradizionale, adottando quindi un approccio fiscale di buon senso&rdquo;. La riforma in questo modo coniugherebbe &ldquo;salute, legalit&agrave;, competitivit&agrave; e tutela dell&rsquo;occupazione&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;Italia rientra nel gruppo degli Stati Ue che temono che la modifica delle direttive possa produrre un&rsquo;eventuale migrazione della domanda dal mercato legale a quello illegale, l&rsquo;equiparazione di prodotti tradizionali e innovativi con profili di rischio diversi, un calcolo delle aliquote minime che non tenga conto dell&rsquo;approccio Ppp (purchasing power parities) e della parit&agrave; del potere d&rsquo;acquisto tra i vari Paesi.</p>]]></description><pubDate>Wed, 01 Jul 2026 11:40:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Libertà di stampa al livello più basso degli ultimi 25 anni]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/liberta-di-stampa-al-livello-piu-basso-degli-ultimi-25-anni_123185.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/liberta-di-stampa-al-livello-piu-basso-degli-ultimi-25-anni_123185.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/123185/151846.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Tra regimi autoritari, democrazie consolidate e contesti di conflitto attivo, il giornalismo sta attraversano un periodo storico molto complesso che non fa che imporre ostacoli alla libert&agrave; di stampa. Infatti per la prima volta in 25 anni di rilevazioni, pi&ugrave; della met&agrave; dei Paesi del mondo presenta una situazione &ldquo;difficile&rdquo; o &ldquo;molto grave&rdquo;, confermando un arretramento costante nel panorama europeo.</p>
<p>&Egrave; l'Indice Mondiale della Libert&agrave; di Stampa di Reporters Without Borders (RSF), che dopo aver registrato il punto pi&ugrave; basso mai presentato nel corso del ventunesimo secolo, ritrae una fotografia che dimostra come il livello di libert&agrave; di cui godono i giornalisti e i media si stia sempre pi&ugrave; abbassando.</p>
<p>Prendendo come riferimento cinque macro-categorie &mdash; contesto politico, quadro giuridico, ambito economico, situazione socio-culturale e sicurezza &mdash; la ricerca analizza le condizioni del giornalismo in 180 Paesi e territori. Ogni Nazione riceve un punteggio che va da 0 a 100, dove 100 rappresenta la completa libert&agrave;; nel dettaglio si individuano cinque livelli: buona 85-100 punti, soddisfacente 70-85 punti, problematica 55-70 punti, difficile 40-55 punti, molto grave: 0-40 punti.</p>
<p>Rispetto al 2025, l&rsquo;Italia ha perso sei posizioni scivolando al 56&deg; gradino della classifica con un punteggio di 65,16. Nel contesto politico, il Paese guadagna il 50&deg; posto (-1 rispetto al 2025), nell&rsquo;ambito economico il 58&deg; (-2), nel quadro giuridico il 56&deg; (-12), mentre per la sicurezza il 61&deg; (-17). Il posizionamento pi&ugrave; basso &egrave; stato registrato nella categoria che analizza la situazione socio-culturale, ottenendo solo il 77&deg; posto (-14).</p>
<p>Pi&ugrave; in generale, mentre nel 2002 circa il 20% della popolazione globale viveva in territori in cui lo stato della libert&agrave; di stampa era classificato come &ldquo;buono&rdquo;, secondo l&rsquo;ultimo rapporto tale percentuale ha visto una riduzione sotto l&rsquo;1%. Nello stesso arco di tempo, nella sezione pi&ugrave; critica &egrave; rientrato il 52,2% degli Stati, rispetto al 13,7% iniziale. Il peggioramento pi&ugrave; marcato nell'ultimo anno &egrave; stato per&ograve; registrato dall&rsquo;indicatore legale, che misura l'arsenale normativo disponibile contro i giornalisti: si &egrave; deteriorato in oltre il 60% degli Stati, 110 su 180.</p>
<p>Oltre vent'anni dopo dall&rsquo;introduzione delle leggi sulla sicurezza nazionale dopo gli attentati alle Torri Gemelle, queste si sono trasformate in un arsenale universale contro la stampa critica, tra disinformazione, separatismo, terrorismo e oltraggio alle istituzioni.</p>
<p>Tra le criticit&agrave; pi&ugrave; preoccupanti del rapporto 2026 ci sono le violazioni dirette contro i giornalisti, la persistenza di minacce al pluralismo mediatico, minacce sistematiche, violenze fisiche, campagne di delegittimazione mediatica e la qualit&agrave; dell&rsquo;ambiente in cui opera l&rsquo;informazione. Secondo Reporter Senza Frontiere (RSF) sono pi&ugrave; di venti i giornalisti che in Italia sono costretti a spostarsi con una scorta a causa di intimidazioni e aggressioni legate alla loro attivit&agrave; professionale.</p>
<p>Particolare attenzione &egrave; stata posta sul ricorso alle Strategic Lawsuits Against Public Participation (SLAPPs), azioni legali intentate contro giornalisti e media con finalit&agrave; intimidatorie pi&ugrave; che risarcitorie. Sullo stesso binario RSF pone la cosiddetta &ldquo;legge bavaglio&rdquo; (D. Lgs. 198/2024), che vieta ai giornalisti la pubblicazione integrale o per estratto delle ordinanze di custodia cautelare fino alla conclusione delle indagini preliminari, criticata principalmente per i suoi effetti limitativi sul diritto di cronaca e sulla trasparenza dell&rsquo;informazione giudiziaria. Non con meno rilevanza sono state evidenziate le influenze politiche all&rsquo;interno del sistema mediatico nazionale, soprattutto nella gestione della Rai, il servizio pubblico radiotelevisivo italiano.</p>]]></description><pubDate>Tue, 30 Jun 2026 12:27:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Nasce l'alleanza del dialogo: a Roma firmato il patto tra le religioni]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/nasce-l-alleanza-del-dialogo-a-roma-firmato-il-patto-tra-le-religioni_122933.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/nasce-l-alleanza-del-dialogo-a-roma-firmato-il-patto-tra-le-religioni_122933.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122933/151398.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Un documento per trasformare il confronto tra le diverse confessioni in un impegno stabile al servizio della societ&agrave; italiana. &Egrave; stato firmato il 25 giugno, all'Auditorium dell'Ara Pacis di Roma, il patto tra le religioni che rende ufficiale l&rsquo;esperienza chiamata &ldquo;La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>A sottoscriverlo sono stati: Assemblea dei Rabbini d&rsquo;Italia, Assemblea Spirituale Nazionale dei bah&aacute;&rsquo;&iacute; d&rsquo;Italia, Centro Islamico culturale d&rsquo;Italia, Comunit&agrave; Religiosa Islamica Italiana, Confederazione Islamica Italiana, Conferenza Episcopale Italiana, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Istituto Tevere, Sacra Arcidiocesi Ortodossa d&rsquo;Italia, Sikhi Sewa Society, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Unione Buddhista Italiana, Unione delle Comunit&agrave; Ebraiche Italiane, Unione delle Comunit&agrave; Islamiche d&rsquo;Italia, Unione Induista Italiana.</p>
<p>L'iniziativa rappresenta una tappa fondamentale di un percorso avviato nel 2023 nell'ambito del Cammino sinodale delle Chiese presenti in Italia che punta a consolidare una collaborazione fondata sul rispetto reciproco, sulla promozione della pace e sulla tutela della dignit&agrave; della persona. Gi&agrave; nel 2024, alcuni giovani, delegati dai responsabili delle religioni, hanno iniziato a incontrarsi periodicamente per trasformarsi in ambasciatori di processi di conoscenza reciproca e di sensibilizzazione.</p>
<p>Il patto nasce dalla convinzione che le religioni possano offrire un contributo concreto alla vita civile, favorendo relazioni di fiducia e affrontando insieme le grandi sfide del nostro tempo. I firmatari si impegnano a promuovere il dialogo come metodo di confronto, a contrastare ogni forma di discriminazione e a collaborare per il bene comune, riconoscendo il valore della libert&agrave; religiosa e della convivenza tra persone di culture e tradizioni differenti.</p>
<p>Al centro del documento vi &egrave; quella che viene definita &ldquo;l'opzione del dialogo&rdquo;, ovvero la scelta di continuare a incontrarsi e confrontarsi anche se dovessero emergere divergenze o tensioni, nella consapevolezza che il rispetto delle differenze rappresenta una ricchezza e non un ostacolo. I leader religiosi si impegnano inoltre a non permettere che la religione venga mai utilizzata per alimentare odio, pregiudizi o violenza.</p>
<p>Alla firma ha preso parte anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Zuppi, che ha definito il Patto un passo importante per il futuro del Paese. &ldquo;La Cei &egrave; contenta di partecipare &ndash; ha affermato &ndash; a questo Tavolo che guarda il futuro e costruisce il futuro del nostro Paese, e speriamo di una convivenza della famiglia umana finalmente un po' pi&ugrave; unita&rdquo;. Zuppi ha sottolineato come il dialogo non indebolisca le identit&agrave; religiose, ma al contrario le rafforzi, permettendo di affrontare insieme le questioni che interessano l'intera societ&agrave;.</p>
<p>Il testo richiama anche i principi della Costituzione italiana e riconosce il valore della partecipazione responsabile alla vita pubblica. L'obiettivo &egrave; costruire una rete di collaborazione permanente tra le diverse comunit&agrave; religiose, favorendo iniziative comuni nei campi della solidariet&agrave;, dell'educazione, dell'accoglienza, della tutela dei diritti e della promozione della pace.</p>]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 14:08:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Decine di studenti gazawi intrappolati nella Striscia in attesa di arrivare in Italia]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/decine-di-studenti-gazawi-intrappolati-nella-striscia-in-attesa-di-arrivare-in-italia_122917.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/decine-di-studenti-gazawi-intrappolati-nella-striscia-in-attesa-di-arrivare-in-italia_122917.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122917/151369.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Almeno sessanta studenti palestinesi della Striscia di Gaza, gi&agrave; selezionati per frequentare corsi universitari in Italia tramite l'assegnazione di borse di studio finanziate dagli atenei italiani nell'ambito del progetto IUPALS coordinato dalla Crui, rischiano di non poter lasciare il loro Paese a causa di un requisito burocratico insorto solo in un secondo momento: la certificazione di conoscenza della lingua italiana di livello B2.</p>
<p>La vicenda, riportata da diverse testate e da diverse pagine social, ha suscitato forti critiche da parte di associazioni, docenti e organizzazioni che tutti i giorni si occupano di diritto allo studio. Innanzitutto, gli studenti coinvolti sostengono che il possesso della attestazione linguistica non fosse previsto al momento della candidatura n&eacute; durante la selezione; l&rsquo;unico requisito era l'invio di una mail in cui si confermasse la propria volont&agrave; a seguire corsi in lingua italiana.</p>
<p>Per chi vive ancora nella Striscia ottenere una certificazione B2 rappresenta un ostacolo praticamente insormontabile. Essendo le strutture educative in gran parte distrutte dalla guerra e gli spostamenti estremamente limitati, sostenere un esame ufficiale di lingua &egrave; in poche parole impossibile.</p>
<p>Alcuni degli studenti raccontano di aver scoperto il nuovo requisito soltanto quando sono state predisposte le liste per l'evacuazione, rimanendo esclusi nonostante fossero gi&agrave; risultati vincitori delle borse. Tutto ci&ograve; &egrave; riconducibile alle linee guida che sono state pubblicate a maggio su Universitaly per l&rsquo;immatricolazione degli alunni internazionali. Le procedure prevedono che l&rsquo;accettazione da parte di un&rsquo;universit&agrave; italiana non possa garantire il rilascio del visto, quindi anche in presenza della borsa di studio, la decisione finale per il trasferimento rimane di competenza esclusiva dell&rsquo;ambasciata o del consolato italiano nel Paese da cui lo studente presenta domanda.</p>
<p>Secondo le ricostruzioni, il requisito non sarebbe stato applicato per&ograve; ai circa 230 studenti palestinesi arrivati in Italia nelle precedenti operazioni dei corridoi universitari. Tale aspetto non ha fatto che alimentare le contestazioni che sostengono che le nuove condizioni sarebbero dovute intervenute quando il percorso di selezione era gi&agrave; concluso.</p>
<p>Alla richiesta della certificazione linguistica si aggiungerebbe inoltre un ulteriore elemento previsto dalle procedure consolari: la valutazione del cosiddetto &ldquo;rischio migratorio&rdquo;, un criterio che, secondo i critici, rischia di complicare ulteriormente l'accesso ai visti per studenti che dovrebbero essere evacuati da un territorio in guerra.</p>
<p>Docenti universitari, organizzazioni della societ&agrave; civile e rappresentanti del mondo accademico chiedono ora al ministero dell&rsquo;Istruzione e del Merito, al ministero degli Esteri e al ministero dell&rsquo;Interno di adottare una soluzione straordinaria. La proposta &egrave; consentire agli studenti di raggiungere l'Italia e completare l'apprendimento della lingua direttamente negli atenei, attraverso corsi propedeutici gi&agrave; previsti in molti percorsi di internazionalizzazione. L'obiettivo dei corridoi universitari in fondo &egrave; offrire una possibilit&agrave; di studio e di salvezza a giovani che vivono in un contesto di emergenza umanitaria. Per questo motivo, sostengono, subordinare l'evacuazione a un requisito impossibile da soddisfare rischia di svuotare il progetto della sua finalit&agrave; originaria.</p>
<p>La vicenda resta aperta, mentre gli studenti attendono una decisione che potrebbe determinare non solo il loro futuro accademico, ma anche la possibilit&agrave; di lasciare una delle aree pi&ugrave; colpite dal conflitto.</p>]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 11:42:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[L’afa avvolge l’Italia costretta a fare i conti con blackout e consumi record]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/lafa-avvolge-litalia-costretta-a-fare-i-conti-con-blackout-e-consumi-record_122843.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/lafa-avvolge-litalia-costretta-a-fare-i-conti-con-blackout-e-consumi-record_122843.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122843/151250.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;Italia &egrave; attualmente vittima di una delle pi&ugrave; intense ondate di calore degli ultimi anni. Da Nord a Sud le temperature nel corso di questo mese hanno raggiunto livelli eccezionali, spingendo milioni di cittadini a tenere accesi tutti i giorni condizionatori e sistemi di raffreddamento e provocando un&rsquo;impennata della domanda di elettricit&agrave;. Tutti questi comportamenti non hanno fatto che provocare un susseguirsi di blackout che ha interessato diverse aree urbane, da Torino a Milano, fino a Bergamo e Monza, con pesanti disagi per residenti, attivit&agrave; commerciali e servizi.</p>
<p>Secondo le rilevazioni riportate in queste ore, i consumi elettrici nazionali hanno raggiunto quota 55 gigawatt, con un incremento del 4,4% nell&rsquo;ultima settimana. Un dato che conferma come l&rsquo;emergenza climatica stia incidendo sempre pi&ugrave; direttamente sulla tenuta delle infrastrutture energetiche del Paese.</p>
<p>Nel dettaglio, a trainare l&rsquo;elevata domanda &egrave; l&rsquo;utilizzo dei condizionatori provocato dalle perduranti alte temperature che di fatto stanno mettendo sotto pressione l&rsquo;infrastruttura elettrica del Paese.</p>
<p>Le interruzioni di corrente non dipendono per&ograve; esclusivamente dai climatizzatori, ma anche dalle conseguenze che il caldo estremo provoca mettendo sotto stress cavi, trasformatori e cabine elettriche, riducendone l&rsquo;efficienza e aumentando il rischio di guasti. In alcuni casi, come accaduto a Bergamo, le anomalie sono state attribuite proprio alle elevate temperature che hanno compromesso il funzionamento delle infrastrutture di distribuzione.</p>
<p>A Torino numerosi quartieri sono rimasti senza energia per diverse ore, mentre nel milanese la Protezione Civile &egrave; dovuta intervenire per assistere i residenti rimasti senza elettricit&agrave; e fornire punti di ricarica attraverso generatori mobili. Scene che hanno riportato alla memoria i timori di sovraccarico della rete gi&agrave; vissuti durante altre estati particolarmente torride.</p>
<p>L&rsquo;emergenza, tuttavia, non riguarda soltanto l&rsquo;energia, ma anche il fronte sanitario, per il quale le autorit&agrave; hanno dovuto attuare un innalzamento dei livelli di allerta in numerose capoluoghi italiani, visto la moltiplicazione dei casi di malori tra anziani, lavoratori esposti al sole e persone fragili. Le cronache degli ultimi giorni raccontano anche episodi drammatici legati alle temperature estreme, segnale di una situazione che richiede misure di prevenzione sempre pi&ugrave; incisive.</p>
<p>Tra le azioni consigliate ai cittadini nel momento in cui si trovano costretti ad affrontare ripetuti episodi di interruzione dell&rsquo;elettricit&agrave; ci sono: limitare l&rsquo;apertura di frigoriferi e congelatori, tenere a disposizione torce e batterie cariche, evitare l&rsquo;utilizzo degli ascensori e monitorare le condizioni delle persone pi&ugrave; vulnerabili.</p>]]></description><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 14:04:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Mentre il caldo avanza, il Po si ritira mettendo in rischio l’agricoltura]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/mentre-il-caldo-avanza-il-po-si-ritira-mettendo-in-rischio-lagricoltura_122837.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/mentre-il-caldo-avanza-il-po-si-ritira-mettendo-in-rischio-lagricoltura_122837.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122837/151242.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il Po, il pi&ugrave; lungo fiume italiano, sta attraversando una delle fasi pi&ugrave; delicate degli ultimi anni. L&rsquo;ondata di caldo che sta investendo l&rsquo;Italia ha provocato un drastico abbassamento dei livelli idrici, trasformando in molti tratti il &ldquo;Grande Fiume&rdquo; in quello che pu&ograve; venire definito un torrente. Si tratta in realt&agrave; di un fenomeno che riguarda tutto il Paese e rappresenta uno dei segnali pi&ugrave; allarmanti della crescente fragilit&agrave; climatica.</p>
<p>Secondo i dati diffusi dall&rsquo;associazione nazionale Consorzi Gestione e Tutela del Territorio e Acque Irrigue (Anbi), in appena una settimana la portata del Po &egrave; diminuita del 60%. A Pontelagoscuro, nel Ferrarese, il flusso &egrave; precipitato da oltre 900 metri cubi al secondo a poco pi&ugrave; di 300, presentando conseguenze immediate per l&rsquo;agricoltura e la gestione delle risorse idriche, come l&rsquo;inevitabile sospensione del servizio irriguo nel Delta Po.</p>
<p>L'immagine, sottolinea l'associazione &egrave; quella di una &ldquo;pentola che bolle&rdquo;: &ldquo;Il riscaldamento della crosta terrestre incrementa le necessit&agrave; idriche dei corpi viventi &ndash; specifica Anbi &ndash;, ma al contempo favorisce l'evaporazione: vale a dire che aumentano le esigenze non solo agricole, ma diminuiscono le disponibilit&agrave;&rdquo;.</p>
<p>Le cause della crisi sono riconducibili a diversi fattori. Gli esperti indicano come elementi determinanti l&rsquo;insufficiente accumulo di neve sulle Alpi durante l&rsquo;inverno e le temperature insolitamente elevate registrate nei mesi freddi che hanno accelerato la fusione delle riserve nivali. A ci&ograve; si aggiungono le alte temperature di giugno, che hanno incrementato l&rsquo;evaporazione e la richiesta d&rsquo;acqua da parte di colture, ecosistemi e popolazione.</p>
<p>L&rsquo;allarme &egrave; particolarmente forte nel Delta, dove il mare sta risalendo il corso del fiume attraverso il cosiddetto cuneo salino; l&rsquo;acqua salata sta infatti penetrando nell&rsquo;entroterra, mettendo a rischio terreni agricoli e coltivazioni. L&rsquo;utilizzo di acqua troppo salina per l&rsquo;irrigazione pu&ograve; infatti compromettere in modo irreversibile la fertilit&agrave; dei suoli e la produttivit&agrave; delle aziende agricole.</p>
<p>La sofferenza del Po non si limita per&ograve; alla scarsit&agrave; d&rsquo;acqua. Anche l&rsquo;equilibrio ecologico del fiume &egrave; sotto pressione. A Torino, ad esempio, si registra una crescente diffusione dell&rsquo;elodea, una pianta acquatica originaria del Nord America e spesso utilizzata negli acquari domestici. La specie, favorita dalle acque pi&ugrave; calde e dai bassi livelli del fiume, forma estesi tappeti vegetali che ostacolano il naturale flusso dell&rsquo;acqua e alterano gli habitat fluviali. Gli esperti segnalano inoltre come gli sversamenti irresponsabili di specie ornamentali possano aggravare ulteriormente una situazione gi&agrave; critica.</p>
<p>Il quadro attuale determinante per la crisi del Po, secondo gli osservatori del settore, non pu&ograve; pi&ugrave; essere considerato un&rsquo;emergenza temporanea ma una nuova condizione con cui il Paese dovr&agrave; confrontarsi.</p>
<p>Il fiume resta una risorsa strategica per milioni di cittadini, per l&rsquo;agricoltura e per l&rsquo;economia italiana. Le immagini delle secche che emergono dal letto del fiume e delle rive sempre pi&ugrave; arretrate raccontano una realt&agrave; che va oltre la cronaca estiva: quella di un territorio che deve adattarsi rapidamente a un clima che cambia.</p>]]></description><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 11:30:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Al via dal 1° luglio il nuovo dazio europeo per i piccoli pacchi]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/al-via-dal-1-luglio-il-nuovo-dazio-europeo-per-i-piccoli-pacchi_122604.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/al-via-dal-1-luglio-il-nuovo-dazio-europeo-per-i-piccoli-pacchi_122604.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122604/150847.jpg" title="" alt="" /><br /><p>La Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica Confetra ha scritto al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti per chiedere la cancellazione della tassa italiana di 2 euro prevista dalla Legge di Bilancio per le spedizioni. Una richiesta che nasce per alleggerire il prezzo richiesto per gli acquisti dal valore inferiore ai 150 euro che dal 1&deg; luglio saranno soggetti del nuovo dazio europeo di 3 euro sui piccoli pacchi provenienti dai paesi extracomunitari.</p>
<p>In Italia la misura &egrave; stata introdotta a inizio 2026 per contrastare l&rsquo;avanzata dei colossi cinesi dell&rsquo;e-commerce e dell&rsquo;ultra fast fashion, che solo due anni fa, secondo i dati dell'Unione europea, ha comportato l&rsquo;arrivo di 4,6 miliardi piccoli pacchi nel mercato unico. &ldquo;Un&rsquo;invasione di cavallette senza precedenti, anche come conseguenza indiretta dei dazi americani&rdquo;, ha definito pi&ugrave; volte il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso.</p>
<p>Sospesa fino a marzo e prorogata fino a luglio per farla partire in concomitanza con il dazio europeo, la tassa ha come obiettivo quello di coprire i costi di gestione doganale, che sono stati pari a 122,5 milioni di euro nel 2026 e oltre 240 milioni dal 2027.</p>
<p>In base alle stime di Confetra, queste aspettative risultano per&ograve; &ldquo;irrealistiche&rdquo;, in quanto si prevedono minori incassi per lo spostamento del traffico in Stati come Belgio, Paesi Bassi e Ungheria: &ldquo;&Egrave; una misura che va a colpire pacchi piccoli: un aereo o un camion ne trasporta migliaia. Per questo far arrivare le spedizioni in un altro Paese europeo e poi su strada in Italia &egrave; davvero conveniente &mdash; ha evidenziato il direttore generale di Confetra, Andrea Cappa, all&rsquo;Ansa &mdash;. Prima del rinvio della tassa a luglio, nei primi due mesi dell&rsquo;anno, i dati dell&rsquo;Agenzia delle Dogane registrano un crollo di oltre il 50% delle spedizioni, dal valore di 25 milioni di euro&rdquo;.</p>
<p>Il governo del nostro Paese ora si trova infatti davanti alla decisione che da un lato prevede la salvaguardia della tassa attualmente sospesa, mentre dall&rsquo;altro la rinuncia per evitare la sovrapposizione con il dazio europeo. Un aggravio complessivo di 5 euro riguardante prodotti dal valore spesso molto contenuto &egrave; ritenuto eccessivo da parte di molte imprese del settore; proprio per questo il ministero dell'Economia sta gi&agrave; valutando possibili correttivi.</p>
<p>Anche Confcommercio, che da parte sua percepisce il dazio europeo come &ldquo;una misura concreta per mitigare la concorrenza sleale e tutelare le migliaia di aziende italiane&rdquo;, teme che l&rsquo;aggiunta ulteriore dei 2 euro, con Iva annessa, possa provocare un sorta di &ldquo;effetto boomerang&rdquo;, come affermato dal vicepresidente e presidente di Aice-Associazione italiana commercio estero, Riccardo Garosci: &ldquo;L&rsquo;introduzione del dazio europeo di 3 euro sulle spedizioni di modico valore provenienti da Paesi extra UE &egrave; una misura concreta, sostenuta con forza da Aice, per mitigare la concorrenza sleale e tutelare le migliaia di aziende italiane che operano soprattutto nei settori dell&rsquo;abbigliamento e accessori e articoli per la casa. Evitiamo, per&ograve;, l&rsquo;effetto boomerang per le imprese e per le entrate dello Stato che sarebbe provocato dall&rsquo;introduzione del contributo aggiuntivo nazionale di 2 euro: la distorsione di traffico, con le merci che entrano comunque in UE attraverso altri Paesi per poi raggiungere i consumatori italiani, infatti, azzererebbe le entrate fiscali previste&rdquo;. Evitare di introdurre misure aggiuntive rispetto a quelle gi&agrave; adottate a livello europeo, per Garosci significa non penalizzare le imprese nazionali e favorire l&rsquo;ingresso delle merci attraverso altri Paesi dell&rsquo;Unione.</p>
<p>L&rsquo;unica certezza al momento coinvolge la tassa di 3 euro, primo tassello della riforma delle dogane dell&rsquo;Ue che sar&agrave; completata nel 2028 con il nuovo sistema informatico comune (Data Hub).</p>]]></description><pubDate>Mon, 22 Jun 2026 10:52:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[La Gran Bretagna limita i social media ai minori di 16 anni]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/la-gran-bretagna-limita-i-social-media-ai-minori-di-16-anni_122265.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/la-gran-bretagna-limita-i-social-media-ai-minori-di-16-anni_122265.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122265/150270.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Trascorrere almeno due ore al giorno sui social provoca con maggiori probabilit&agrave; la manifestazione di sintomi depressivi e un minore benessere negli adolescenti. Lo studio decennale, condotto dal Murdoch Children's Research Institute in Australia e pubblicato in questi giorni, ha dimostrato come ai livelli pi&ugrave; elevati di utilizzo dei social tra i ragazzi dai 12 ai 18 anni venga associato un rischio maggiore di manifestazione di sintomi depressivi elevati e un peggioramento del benessere complessivo.</p>
<p>La ricerca, che ha analizzato quasi 1.200 bambini e ragazzi di Melbourne tra i 9 e 19 anni, ha associato l&rsquo;utilizzo dei cellulari, in particolare dei social, ai disturbi legati alla salute mentale, tra cui depressione, ansia e autolesionismo. Risulta cos&igrave; ancora una volta sempre pi&ugrave; necessaria l&rsquo;adozione di politiche che limitino il tempo che i giovanissimi trascorrono davanti agli schermi.</p>
<p>Proprio nella mattina di ieri in Gran Bretagna, sulla stessa lunghezza d&rsquo;onda il premier Keir Starmer ha annunciato il divieto totale di accesso ai social media per i minori di 16 anni. &ldquo;Parlando come padre, non sono disposto a presentare la misura come se i social non avessero mai portato alcun beneficio ai giovani, ma governare significa fare delle scelte, ed &egrave; chiaro per me che un divieto totale sia la scelta giusta. Per i miei due figli, tutto quello ho sempre voluto &egrave; che fossero al sicuro e felici, e i social media rendono i bambini e gli adolescenti pi&ugrave; infelici, li espongono a molestie e abusi online e possono perfino danneggiare la loro salute mentale&rdquo;.</p>
<p>Il divieto riguarder&agrave; le piattaforme pi&ugrave; conosciute Instagram, TikTok, Facebook, Snapchat, YouTube e X, ma esclude WhatsApp, che si salva in quanto classificato come servizio di messaggistica. Contemporaneamente, il governo sta valutando in queste settimane ulteriori misure rivolte ai ragazzi tra i 16 e i 17 anni che possano istaurare una sorta di &ldquo;coprifuoco digitale&rdquo; a partire dalle 20.30, in modo da mettere un freno al cosiddetto scrolling infinito, limitando anche i servizi di live streaming e delle piattaforme di gioco online. In questo modo la Gran Bretagna sta cercando di tutelare il sonno e la salute mentale degli adolescenti.</p>
<p>Consapevoli che saranno molti i ragazzi che aggireranno questo bando attraverso reti VPN, l&rsquo;invito che Starmer rivolge alle aziende tecnologiche &egrave; quello di implementare sistemi di verifica dell&rsquo;et&agrave; tramite documenti digitali, carte di credito e riconoscimento facciale.</p>
<p>Il primo ministro australiano Anthony Albanese si &egrave; complimentato con l&rsquo;amministrazione britannica per questo provvedimento, dopo che aver avviato anche nel suo Paese un piano di limitazione dell&rsquo;accesso ai social rivolto ai minori: &ldquo;I giganti dei social media operano oltre i confini nazionali. Rimanendo uniti, possiamo fare di pi&ugrave; per garantire la sicurezza dei minorenni online&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Tue, 16 Jun 2026 10:49:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[“Compromessa l’efficacia della Strategia Nazionale per la Biodiversità”]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/compromessa-lefficacia-della-strategia-nazionale-per-la-biodiversita_122193.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/compromessa-lefficacia-della-strategia-nazionale-per-la-biodiversita_122193.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/122193/150154.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;ipotesi di dare il via gi&agrave; nel corso di quest&rsquo;anno alla revisione della Strategia Nazionale per la Biodiversit&agrave; 2030, ha creato forte preoccupazione per il WWF Italia, che &egrave; intervenuto spedendo una lettera a Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell&rsquo;Ambiente e della Sicurezza Energetica, per elencare tutte le criticit&agrave; emerse.</p>
<p>Solo dopo meno di quattro mesi dalla formale approvazione del relativo Programma di attuazione da parte della Conferenza Stato-Regioni, lo scorso 12 maggio &egrave; stato avviato il processo di revisione da parte del Ministero dell&rsquo;Ambiente. &ldquo;Si vuole continuare a discutere all&rsquo;infinito &mdash; esordisce il WWF Italia &mdash; e nel frattempo non si fa nulla per tutelare la biodiversit&agrave; italiana come chiede anche l&rsquo;articolo 9 della Costituzione. Una revisione cos&igrave; anticipata &egrave; incomprensibile e rischia di compromettere l&rsquo;efficacia dello strumento strategico pi&ugrave; importante per arrestare la perdita di biodiversit&agrave; nel nostro Paese&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;Le carenze riscontrate nel primo Rapporto di attuazione nel 2025 e una insufficiente analisi delle cause, che stanno rallentando il conseguimento di numerosi obiettivi della Strategia, rendono prematura ogni ipotesi di revisione&rdquo;. Il WWF lamenta come gi&agrave; l&rsquo;avvio del Programma di attuazione della Strategia abbia dovuto attendere forti ritardi, per poi evidenziare come ulteriore punto debole l&rsquo;impossibilit&agrave; di effettuare un&rsquo;adeguata valutazione della rendicontazione dei risultati raggiunti.</p>
<p>L&rsquo;invito rivolto a Gilberto Pichetto Fratin &egrave; quello di &ldquo;definire il Piano Nazionale di Ripristino della Natura, previsto dal Regolamento europeo 1991/2024 sul ripristino degli ecosistemi (Nature Restoration Law), destinato a diventare uno degli strumenti fondamentali e vincolanti per l&rsquo;attuazione degli obiettivi della Strategia Nazionale Biodiversit&agrave; al 2030&rdquo;. Seguir&agrave; inoltre l&rsquo;avvio del negoziato sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale dell&rsquo;Unione Europea 2028-2034, il bilancio di lungo periodo che sar&agrave; fondamentale per una parte significativa delle risorse finanziarie necessarie per raggiungere gli obiettivi della Strategia.</p>
<p>WWF Italia mira a rinviare qualsiasi revisione della Strategia Nazionale Biodiversit&agrave; al prossimo anno. La richiesta avanzata ora &egrave; quella di puntare sull&rsquo;attuale stato di attuazione del Programma vigente, in modo da poter permettere la valutazione curata di tutti i contenuti e del fabbisogno finanziario del Piano Nazionale di Ripristino della Natura, contribuendo inoltre alla definizione di ulteriori misure e finanziamenti nell&rsquo;ambito della futura programmazione finanziaria europea e nazionale, volti a proteggere la biodiversit&agrave;.</p>
<p>&ldquo;Vorremmo che si passasse finalmente dalle parole ai fatti &mdash; conclude il WWF Italia &mdash;. Le cose da fare per salvaguardare la biodiversit&agrave; italiana sono note, e ci chiediamo per quale motivo, invece di metterle in atto si voglia far ripartire la discussione, peraltro limitando la partecipazione alla discussione a pochi soggetti senza coinvolgere, attraverso una adeguata consultazione, tutti i soggetti interessati. La crisi della biodiversit&agrave; richiede decisioni fondate su dati solidi, obiettivi chiari e risorse adeguate. Modificare oggi la Strategia senza una valutazione completa dei risultati ottenuti &egrave; una scelta che rischia di indebolire, anzich&eacute; rafforzare, l&rsquo;azione dell&rsquo;Italia per la tutela della natura&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Mon, 15 Jun 2026 11:40:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Stipendi fermi e crescita debole: il doppio freno che rallenta l’Italia]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/stipendi-fermi-e-crescita-debole-il-doppio-freno-che-rallenta-litalia_121445.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/stipendi-fermi-e-crescita-debole-il-doppio-freno-che-rallenta-litalia_121445.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/121445/148855.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;Italia continua a inseguire l&rsquo;Europa sul fronte delle retribuzioni e, nel frattempo, deve fare i conti con una crescita economica sempre pi&ugrave; debole. A fotografare questa doppia difficolt&agrave; sono i recenti dati sugli stipendi e le ultime previsioni dell&rsquo;Ocse, che evidenziano come il Paese resti penalizzato da salari stagnanti, bassa produttivit&agrave; e uno scenario internazionale sempre pi&ugrave; incerto.</p>
<p>Mentre i lavoratori italiani vedono diminuire il proprio potere d&rsquo;acquisto rispetto ai principali partner europei, l&rsquo;economia nazionale rischia di subire ulteriori rallentamenti a causa delle tensioni geopolitiche e dell&rsquo;aumento dei costi energetici.</p>
<p>Nonostante infatti in questi ultimi anni si siano verificati alcuni segnali di recupero, le retribuzioni italiane continuano a collocarsi al di sotto della media dell&rsquo;Unione Europea. Il divario emerge non soltanto confrontando gli stipendi nominali, ma anche considerando il potere d&rsquo;acquisto e il costo della vita.</p>
<p>I dati pi&ugrave; recenti mostrano che un lavoratore italiano con una retribuzione medio-bassa dispone di una capacit&agrave; di spesa inferiore rispetto ai colleghi di Paesi come Francia e Germania. Si tratta di una distanza che si riduce leggermente solo quando si tiene conto dei diversi livelli dei prezzi, ma che resta comunque significativa.</p>
<p>Nel concreto, la situazione attuale &egrave; il risultato di una lunga stagnazione salariale, che ha visto l&rsquo;Italia negli ultimi decenni come uno dei pochi Paesi avanzati a registrare una sostanziale immobilit&agrave; delle retribuzioni reali, con effetti evidenti sulla capacit&agrave; di consumo delle famiglie e sulla competitivit&agrave; del mercato del lavoro.</p>
<p>Il problema non nasce per&ograve; con l&rsquo;inflazione degli ultimi anni, in qunato secondo le analisi richiamate dai dati Ocse, tra il 1990 e il 2020 i salari reali italiani hanno addirittura registrato una lieve diminuzione, mentre nella maggior parte delle economie europee si sono osservati incrementi significativi. L&rsquo;impennata dei prezzi che si &egrave; verificata dopo la pandemia ha aggravato ulteriormente il quadro; l&rsquo;aumento del costo della vita ha eroso il valore reale delle retribuzioni, rendendo pi&ugrave; difficile per molte famiglie sostenere le spese quotidiane e alimentando un diffuso senso di impoverimento. Tra le principali cause della debolezza salariale figurano la scarsa crescita della produttivit&agrave;, la frammentazione del tessuto imprenditoriale e l&rsquo;elevato costo del lavoro.</p>
<p>Negli anni, l&rsquo;economia italiana ha faticato a generare aumenti di valore aggiunto sufficienti a sostenere una crescita stabile delle retribuzioni. A ci&ograve; si aggiunge un cuneo fiscale tra i pi&ugrave; elevati d&rsquo;Europa, che limita la differenza tra quanto spende l&rsquo;azienda e quanto effettivamente percepisce il lavoratore in busta paga. Un elemento che continua a rappresentare uno dei principali nodi strutturali del mercato del lavoro italiano.</p>
<p>Inoltre, sul fronte macroeconomico non ritardano ad arrivare ulteriori segnali poco incoraggianti. L&rsquo;Ocse ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell&rsquo;Italia per il 2026, indicando un aumento del Pil limitato allo 0,4%. Alla base della revisione vi sono soprattutto le tensioni geopolitiche che stanno influenzando il mercato energetico internazionale. L&rsquo;aumento dei prezzi di petrolio e gas, legato alle crisi nell&rsquo;area del Golfo, rischia infatti di tradursi in una nuova pressione inflazionistica e in un rallentamento dell&rsquo;attivit&agrave; economica. L&rsquo;eventuale persistenza di prezzi energetici elevati comporterebbe effetti diretti sia sui bilanci familiari sia sui costi sostenuti dalle imprese; per i consumatori significherebbe una nuova erosione del reddito disponibile, mentre per le aziende un aumento delle spese operative con possibili ripercussioni sugli investimenti e sull&rsquo;occupazione.</p>
<p>In un contesto gi&agrave; caratterizzato da salari deboli, il rischio &egrave; quello di alimentare un circolo vizioso nel quale la riduzione del potere d&rsquo;acquisto limita i consumi e frena ulteriormente la crescita economica.</p>]]></description><pubDate>Wed, 03 Jun 2026 12:03:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[BTP Italia Sì: ecco come funziona il nuovo titolo anti-inflazione]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/btp-italia-si-ecco-come-funziona-il-nuovo-titolo-anti-inflazione_121186.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/btp-italia-si-ecco-come-funziona-il-nuovo-titolo-anti-inflazione_121186.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/121186/148414.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il Ministero dell&rsquo;Economia e delle Finanze punta ancora sul mercato retail con il nuovo BTP Italia S&igrave;, il titolo di Stato indicizzato all&rsquo;inflazione italiana che sar&agrave; collocato dal 15 al 19 giugno. La nuova emissione rappresenta una versione semplificata del tradizionale BTP Italia e nasce con l&rsquo;obiettivo di offrire una maggiore protezione del potere d&rsquo;acquisto in una fase economica ancora segnata dall&rsquo;incertezza sui prezzi. La durata del titolo sar&agrave; di cinque anni, progettata per offrire uno scudo contro l&rsquo;aumento del costo della vita e al tempo stesso garantire una remunerazione periodica. Si tratta di uno strumento che si rivolge principalmente ai piccoli risparmiatori.</p>
<p>La principale novit&agrave; del BTP Italia S&igrave; riguarda il meccanismo di calcolo delle cedole. A differenza dei precedenti BTP Italia, dove il capitale investito veniva rivalutato progressivamente in base all&rsquo;inflazione, il nuovo strumento adotta un sistema pi&ugrave; semplice e immediato. Le cedole semestrali si otterranno infatti sommando una componente fissa, pari alla met&agrave; del tasso cedolare annuo e garantita anche in caso di deflazione, e una Componente Inflazione, determinata sulla base dell&rsquo;inflazione maturata nel semestre di riferimento e rilevata dall&rsquo;Indice ISTAT FOI al netto dei tabacchi.</p>
<p>Il tasso cedolare annuo minimo garantito sar&agrave; comunicato ufficialmente dal MEF pochi giorni prima dell&rsquo;apertura del collocamento. Sar&agrave; poi al termine dell&rsquo;emissione che si potr&agrave; conoscere il tasso definitivo, che in ogni caso non potr&agrave; essere inferiore a quello inizialmente annunciato dal Tesoro.</p>
<p>Uno degli aspetti pi&ugrave; apprezzati del nuovo titolo &egrave; la protezione anche in caso di deflazione. Il tasso minimo garantito assicurer&agrave; infatti una cedola positiva anche qualora l&rsquo;inflazione dovesse temporaneamente scendere sotto zero. Questo elemento punta a rendere il prodotto pi&ugrave; rassicurante per i risparmiatori orientati alla conservazione del capitale.</p>
<p>Il Tesoro ha inoltre previsto un premio finale extra dello 0,6% per chi acquister&agrave; il titolo durante il periodo di collocamento e lo manterr&agrave; fino alla scadenza. Il bonus decade in caso di vendita anticipata o donazione, mentre resta valido in caso di successione mortis causa qualora gli eredi decidano di mantenere il titolo fino a scadenza.</p>
<p>Il titolo sar&agrave; sottoscrivibile presso banche e uffici postali o tramite home banking abilitato al trading online. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito del MEF e all&rsquo;indirizzo di posta elettronica btpretail@mef.gov.it.</p>]]></description><pubDate>Fri, 29 May 2026 10:26:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Nel 2033 arrivano i primi reattori in Italia? Il dibattito sul nucleare passa in mano ai Comuni]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/nel-2033-arrivano-i-primi-reattori-in-italia-il-dibattito-sul-nucleare-passa-in-mano-ai-comuni_120533.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/nel-2033-arrivano-i-primi-reattori-in-italia-il-dibattito-sul-nucleare-passa-in-mano-ai-comuni_120533.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/120533/147334.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il tema sul nucleare torna ufficialmente al centro del dibattito italiano dopo che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha reso noto pubblicamente la possibilit&agrave; di un suo ritorno come possibile soluzione all&rsquo;attuale crisi energetica.</p>
<p>Con il completamento della votazione degli emendamenti al disegno di legge delle Commissioni Ambiente e Attivit&agrave; produttive della Camera e la conclusione dell&rsquo;esame del provvedimento presentato dall&rsquo;esecutivo, oggi &egrave; formalmente atteso solo pi&ugrave; il conferimento del mandato ai quattro relatori, l&rsquo;ultimo passaggio istituzionale prima di aprire le porte all&rsquo;esame in Assemblea, gi&agrave; calendarizzato per il 26 maggio. Dietro alla formula che permette ai Comuni di autocandidarsi per ospitare le centrali, si nasconde l&rsquo;obiettivo preciso di ritagliare uno spazio industriale per il Paese nella catena del valore, evitando cos&igrave; che resti soltanto un semplice cliente della nuova corsa atomica globale.</p>
<p>Ad attendere in primis l&rsquo;esito delle votazioni &egrave; il ministro dell&rsquo;Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Lo stesso auspica: &ldquo;<em>La prossima settimana la Commissione terminer&agrave; l&rsquo;esame del disegno di legge per l&rsquo;introduzione dell&rsquo;energia nucleare, e tra il 26 e il 28 maggio ci dovrebbe essere la prima approvazione alla Camera. Confido che a fine luglio ci sia l&rsquo;approvazione definitiva della legge e mi impegno con il Ministero a chiudere i decreti attuativi entro la fine dell&rsquo;anno</em>&rdquo;.</p>
<p>Il dibattito ora non riguarda pi&ugrave; il vecchio nucleare delle grandi centrali del passato, ma si interroga sulla possibilit&agrave; di una filiera industriale integrata europea, collegata ai nuovi reattori modulari di piccola taglia, agli investimenti tecnologici e alla sicurezza energetica. La volont&agrave; &egrave; quella di sfruttare il cosiddetto &ldquo;nuovo nucleare&rdquo;, formato da una serie di 15, 20 piccoli reattori modulari, denominati SMR, da posizionare nelle aree dell&rsquo;Italia a maggior consumo, ovvero quelle pi&ugrave; industrializzate, che consentirebbero di coprire il 20% del fabbisogno nazionale, quantificato tra i 50 e i 70 miliardi di kWh. La data ipotetica indicata dal ministro Pichetto Fratin per l&rsquo;attivazione dei primi moduli si colloca tra il 2033 e il 2034, mentre i reattori da fusione potrebbero essere azionati nel 2045.</p>
<p>Sul fronte della sicurezza, viene imposta la creazione di una specifica Autorit&agrave; amministrativa indipendente, destinata interamente a vigilare e controllare ogni singola infrastruttura nucleare, in modo da rispettare gli stringenti e aggiornati standard internazionali definiti dall&rsquo;Aiea.</p>
<p>&ldquo;<em>Il via libera delle Commissioni Ambiente e Attivit&agrave; produttive della Camera al disegno di legge sul nucleare rappresenta un passaggio importante per costruire un futuro energetico pi&ugrave; sicuro, sostenibile e indipendente per l&rsquo;Italia</em>&rdquo; afferma Gilberto Pichetto Fratin che sostiene con fermezza i vantaggi di questo sistema, se sostenuto adeguatamente: &ldquo;<em>L&rsquo;energia deve essere un vettore di unificazione in Europa, particolarmente tra Italia e Germania, con i quali direi che siamo simbiotici. Il gas &egrave; un fossile ma tra tutti i fossili &egrave; meno inquinante. Quello che non voglio pi&ugrave; vedere sono le centrali a carbone, e invece ce ne sono ancora due in Sardegna. L&rsquo;altra sfida che dobbiamo vincere &egrave; quella del prezzo, o sei forte o l&rsquo;energia ti costa il doppio</em>&rdquo;.</p>
<p>Ai vertici, le posizioni assunte dai singoli partiti risultano contrastanti. Per il deputato alla Camera di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli &ldquo;<em>il nucleare che Giorgia Meloni vuole portare in Italia &egrave; la pi&ugrave; grande truffa che sia mai stata fatta ai danni degli italiani, una colossale presa in giro, una tecnologia che non ha alcuna applicazione nel mondo</em>&rdquo;. Patty L&rsquo;Abbate, deputata del Movimento 5 Stelle, precisa: &ldquo;<em>Come al solito la maggioranza non ha accettato i consigli che sono venuti dall&rsquo;opposizione. Siamo di fronte ad una coalizione divisa, non in grado di gestire una strategia energetica coerente. Il Governo propone il nucleare come risposta immediata pur sapendo che eventuali centrali non produrrebbero energia prima di decenni</em>&rdquo;.</p>
<p>Il centrodestra, al contrario, celebra quello che definisce &ldquo;<em>traguardo storico</em>&rdquo;. Il capogruppo di Forza Italia Enrico Costa, ad esempio, rivendica: &ldquo;<em>Il disegno di legge sul nucleare va nella direzione giusta: costruire una politica energetica pi&ugrave; sicura, moderna e competitiva. Il nostro partito sostiene da sempre un nucleare sicuro e sostenibile che, insieme alle rinnovabili, possa aiutare l&rsquo;Italia a rafforzare la propria indipendenza energetica e a ridurre i costi per famiglie e imprese</em>&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Wed, 20 May 2026 11:35:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[La salute mentale dimenticata: il caso El Koudri riapre il dibattito sui tagli ai servizi]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/la-salute-mentale-dimenticata-il-caso-el-koudri-riapre-il-dibattito-sui-tagli-ai-servizi_120475.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/la-salute-mentale-dimenticata-il-caso-el-koudri-riapre-il-dibattito-sui-tagli-ai-servizi_120475.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/120475/147236.jpg" title="" alt="" /><br /><p>La vicenda di Salim El Koudri, il 31enne che la scorsa settimana ha travolto con l&rsquo;auto diversi pedoni nel centro di Modena ferendo otto persone, ha riportato al centro del dibattito pubblico una questione rimasta troppo a lungo ai margini: lo stato della salute mentale in Italia e il progressivo indebolimento dei servizi territoriali. Secondo quanto &egrave; emerso nel giro delle ore successive ai fatti, il giovane laureato in Economia aziendale e al momento disoccupato portava sulle spalle un importante disagio psichico, che lo ha spinto dal 2022 al 2024 a seguire un percorso terapeutico presso il Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia.</p>
<p>Il caso ha sollevato interrogativi sulla capacit&agrave; del sistema sanitario di monitorare e accompagnare nel tempo gli assistiti. Dai centri di salute mentale alle strutture territoriali, molti servizi soffrono oggi di carenza di personale, criticit&agrave; strutturali e riduzione delle risorse. Seguito stabilmente sono solo l&rsquo;1,6 - 1,7% della popolazione, sebbene il numero di persone che ogni anno soffrono di disturbi mentali sia stimato fino a dieci volte superiore. L&rsquo;incapacit&agrave; del sistema di sorvegliare in modo continuativo i pazienti pi&ugrave; fragili dopo l&rsquo;interruzione volontaria delle cure riguarda migliaia di persone che involontariamente finiscono progressivamente &ldquo;fuori dai radar&rdquo; dell&rsquo;assistenza.</p>
<p>Secondo i dati richiamati in questi giorni dagli esperti, gran parte delle interruzioni dei percorsi terapeutici avviene perch&eacute; i pazienti smettono di frequentare le strutture e, dopo mesi senza contatti, il rapporto con il servizio viene chiuso per motivi amministrativi. Una dinamica che colpisce soprattutto chi vive in condizioni di isolamento sociale, disagio economico o disturbi psichiatrici complessi.</p>
<p>Il dibattito ha acceso i riflettori anche sul tema delle responsabilit&agrave; delle istituzioni. A seguito del graduale depotenziamento dei centri di salute mentale, con servizi territoriali ridotti, neuropsichiatrie infantili in difficolt&agrave; e una crescente scarsit&agrave; di operatori specializzati, le autorit&agrave; spesso si trovano a intervenire solo nelle emergenze, quando il disagio &egrave; gi&agrave; esploso.</p>
<p>L&rsquo;accusa che la societ&agrave; avanza ora &egrave; quella che mette in discussione gli anni di disinvestimento nei servizi di prossimit&agrave; e nella prevenzione, aggravati dalla mancanza di coordinamento tra sanit&agrave;, servizi sociali e istituzioni territoriali. Lo stesso mondo della psichiatria in realt&agrave; insiste sulla necessit&agrave; di rafforzare il lavoro integrato tra famiglie, assistenza territoriale ed enti statali. Per molti specialisti, il nodo centrale resta la continuit&agrave; della presa in carico, in quanto senza la possibilit&agrave; di monitore costantemente i pazienti e di servirsi di reti di supporto efficaci, le persone pi&ugrave; vulnerabili rischiano di interrompere le cure senza che nessuno riesca pi&ugrave; a seguirli e aiutarli.</p>]]></description><pubDate>Tue, 19 May 2026 16:04:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[L’Albania mette in dubbio il rinnovo dell’accordo sui migranti. Subito dopo la smentita]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/lalbania-mette-in-dubbio-il-rinnovo-dellaccordo-sui-migranti-subito-dopo-la-smentita_120068.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/lalbania-mette-in-dubbio-il-rinnovo-dellaccordo-sui-migranti-subito-dopo-la-smentita_120068.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/120068/146456.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&ldquo;<em>Con l&rsquo;Albania dentro l&rsquo;Unione Europea nel 2030 rischia di saltare il rinnovo del protocollo firmato con l&rsquo;Italia per la detenzione dei cittadini stranieri in vista dell&rsquo;espulsione</em>&rdquo;. &Egrave; stata con questa dichiarazione che il ministro degli Esteri di Tirana Ferit Hoxha ha scatenato forti agitazioni all&rsquo;interno del parlamento italiano. Tutte le opposizioni (Pd, M5s, Avs, Iv e Pi&ugrave; Europa), che sono unitamente contrarie al protocollo Italia-Albania e al Cpr di Gjad&euml;r, sono subito intervenute per chiedere un&rsquo;informativa urgente alla premier Giorgia Meloni.</p>
<p>&ldquo;<em>Siamo ormai al ridicolo. Queste affermazioni certificano il fallimento politico di un progetto nato male e andato peggio</em>&rdquo; intona nell&rsquo;immediato l&rsquo;ex ministro per gli affari europei Enzo Amendola (Pd), seguito dalle parole dei capigruppo M5S delle Commissioni Esteri e Politiche Ue di Senato e Camera, Alessandra Maiorino, Pietro Lorefice, Francesco Silvestri e Filippo Scerra: &ldquo;<em>Da funzioneranno a chiuderanno</em>&rdquo;. A commentare la vicenda anche Francesca Ghirra (Avs): &ldquo;<em>La vicenda albanese sta assumendo caratteri scabrosi</em>&rdquo; e Caustico Roberto Giachetti (Italia viva): &ldquo;<em>L&rsquo;accordo Roma-Tirana si conferma una s&ograve;la</em>&rdquo;. Il segretario di Pi&ugrave; Europa Riccardo Magi ha invitato la premier a &ldquo;<em>precipitarsi in aula a spiegare cosa accadr&agrave; ora, visto che all&rsquo;esame di Montecitorio c&rsquo;&egrave; la ratifica di un nuovo accordo con Tirana che avrebbe dovuto ribadire la collaborazione tra i due paesi in materia migratoria</em>&rdquo;.</p>
<p>Le parole di Hoxha, per&ograve;, non si sono limitate a creare trambusto nelle opposizioni, al contrario hanno preso alla sprovvista anche il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani che, reduce da un bilaterale proprio con il ministro albanese, ha dichiarato di non essere stato informato. Proprio per questo tra Roma e Tirana si &egrave; formato uno scambio di chiamate che &egrave; durato tutto il giorno, che ha portato alla smentita da parte del primo ministro albanese Edi Rama sui suoi social: &ldquo;<em>A tutti i giornalisti italiani e non solo che ci hanno contattato in merito a una citazione fuorviante riportata da un organo di stampa a seguito di un&rsquo;intervista con il ministro degli Esteri albanese, vorrei ribadire, in modo chiaro e, spero, una volta per tutte, che il nostro protocollo con l&rsquo;Italia &egrave; destinato a durare, fintanto che l&rsquo;Italia lo vorr&agrave;</em>&rdquo;.</p>
<p>Il ministro Tajani ha inoltre sottolineato come i rapporti attuali con Tirana non siano affatto da mettere in discussione: &ldquo;<em>C&rsquo;&egrave; grande collaborazione, soprattutto abbiamo insistito sul corridoio 8, sulle infrastrutture, sui collegamenti. &Egrave; una priorit&agrave; anche per noi questo progetto europeo che collegher&agrave; l'Italia attraverso l'Adriatico, attraverso l'Albania, al Mar Nero. Quindi in prospettiva si collegher&agrave; anche il corridoio 10 e il corridoio Imec che &egrave; quello che collegher&agrave; Trieste all'India. Quindi grande opportunit&agrave; per le nostre esportazioni</em>&rdquo;.</p>
<p>Da parte sua, Fratelli d&rsquo;Italia &egrave; intervenuto per respingere le accuse, parlando di &ldquo;<em>strumentalizzazione</em>&rdquo;: &ldquo;<em>Le dichiarazioni del ministro degli Esteri albanese, su cui le opposizioni stanno montando le solite pretestuose polemiche, sono ovvie e scontate</em> &mdash; fanno eco le parole del capogruppo del partito alla Camera dei deputati Galeazzo Bignami &mdash;. <em>Peraltro, lo stesso ministro poi &egrave; intervenuto smentendo questa falsa narrazione. &Egrave; risaputo che nel 2030 l&rsquo;Albania entrer&agrave; nell&rsquo;Unione europea e quindi quel Protocollo che l&rsquo;Italia aveva firmato con un Paese Terzo, quale &egrave; attualmente l&rsquo;Albania, potr&agrave; divenire un accordo tra due Paesi ma stavolta appartenenti all&rsquo;Unione europea. E tutto questo &egrave; confermato dalla presenza proprio oggi a Tirana del ministro Piantedosi, che si &egrave; incontrato con il suo omologo albanese anche e soprattutto per lavorare sulla prosecuzione della collaborazione avviata</em>&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Wed, 13 May 2026 11:49:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Il blocco dello Stretto di Hormuz non ferma il traffico aereo in Italia]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/il-blocco-dello-stretto-di-hormuz-non-ferma-il-traffico-aereo-in-italia_119980.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/il-blocco-dello-stretto-di-hormuz-non-ferma-il-traffico-aereo-in-italia_119980.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/119980/146303.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Con i rifornimenti di cherosene dal Medio Oriente fermi per il blocco dello Stretto di Hormuz, il traffico aereo sembra che si trover&agrave; presto costretto a rallentare come non mai prima d&rsquo;ora. Ad aprile per&ograve;, secondo Eurostat, in Italia i voli non hanno subito alcuno stop; al contrario sono stati effettuati 119.792 voli, un dato in crescita rispetto al mese di marzo che ne ha registrati 102.038.</p>
<p>Questi numeri parlano chiaro: il mercato, almeno per ora, non arretra. La mobilit&agrave; primaverile ha visto una ripresa, anche in previsione della stagione estiva potenzialmente intensa per aeroporti, compagnie e operatori turistici. In fondo, &egrave; certo che una buona percentuale dei voli dello scorso mese sia stata prenotata gi&agrave; dall&rsquo;anno scorso, ovvero prima che scoppiasse la situazione critica che ondeggia in Medio Oriente sul tema del carburante e che i voli venissero messi in discussione.</p>
<p>Tra i ventisette Stati dell&rsquo;Unione europea il calo totale &egrave; di oltre cinquemila voli (dai 574.349 del 2025 ai 569.112 voli di quest&rsquo;anno). In Germania ad esempio l&rsquo;associazione nazionale degli aeroporti ha stimato che 20 milioni di viaggiatori potrebbero essere interessati da cancellazioni legate al forte aumento del prezzo del cherosene. L&rsquo;Italia sembra quindi andare in controtendenza, favorendo la fase pi&ugrave; redditizia dell&rsquo;anno del settore aereo. Per&ograve;, se da un lato si fa spazio una domanda ancora sostenuta, favorita dal turismo e dal ritorno dei viaggi internazionali, dall&rsquo;altro pesano gli attuali costi energetici.</p>
<p>Sar&agrave; nel momento in cui le compagnie dovranno fronteggiare la crisi e deciderere come gestire i propri voli in maniera da mantenere spese sostenibili, che la redditivit&agrave; potrebbe diventare il vero terreno di scontro dell&rsquo;estate. Gi&agrave;, al momento, diverse compagnie - tra cui Ryanair - hanno annunciato di dover cancellare alcune tratte a fine maggio. Per ora l&rsquo;Ue ha autorizzato temporaneamente la possibilit&agrave; di usufruire del carburante americano (Jet A), soprattuto considerando che i voli commerciali europei a luglio e agosto dello scorso anno erano stati oltre 690mila.</p>
<p>Per il nostro Paese, dove il turismo ricopre una leva fondamentale per l&rsquo;economia, la discussione si sviluppa oltre la tematica che vede protagonista le vacanze. Il settore, proprio in vista della crescita del traffico aereo prevista dei prossimi mesi, dovr&agrave; capire come garantire l&rsquo;attivit&agrave; dei servizi, senza proporre prezzi alle stelle.</p>]]></description><pubDate>Tue, 12 May 2026 11:48:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Debito italiano alle stelle: nel 2026 il primato più pesante d’Europa]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/debito-italiano-alle-stelle-nel-2026-il-primato-piu-pesante-deuropa_119877.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/debito-italiano-alle-stelle-nel-2026-il-primato-piu-pesante-deuropa_119877.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/119877/146118.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;Italia si prepara a diventare nel 2026 il Paese con il pi&ugrave; alto rapporto tra debito pubblico e Prodotto Interno Lordo dell&rsquo;Eurozona, superando persino la Grecia. Un sorpasso simbolico che certifica le difficolt&agrave; strutturali dei conti pubblici italiani, ma anche, allo stesso tempo, il sorprendente recupero dell&rsquo;economia ellenica dopo la lunga crisi finanziaria degli anni passati.</p>
<p>Secondo le previsioni contenute nel Documento di economia e finanza e nelle ultime stime del Fondo monetario internazionale, il debito italiano salir&agrave; nel 2026 intorno al 138,6% del Pil; la Grecia, invece, dovrebbe scendere sotto quella soglia, xon un valore che si attesta attorno al 136,8%. Si tratta di un&rsquo;inversione storica se si pensa che nel 2020 Atene aveva superato il 200% del Pil durante la crisi pandemica.</p>
<p>Nel nostro Paese a pesare sono soprattutto l&rsquo;elevato stock di debito accumulato negli anni, l&rsquo;aumento della spesa per interessi e gli effetti dei crediti edilizi legati ai bonus fiscali. Inoltre, la corrente crescita economica, ancora troppo debole, non riesce ancora a ridurre rapidamente il rapporto debito/Pil.</p>
<p>La Grecia, al contrario, sta beneficiando di una crescita pi&ugrave; sostenuta, di consistenti avanzi primari e di una gestione del debito favorita anche dalle riforme imposte dopo la crisi del decennio scorso. In pochi anni Atene &egrave; riuscita a ridurre drasticamente il peso del debito, migliorando la propria credibilit&agrave; sui mercati internazionali.</p>
<p>Sul tema &egrave; intervenuto anche il ministro dell&rsquo;economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, che ha invitato ad affrontare la nuova fase economica con &ldquo;<em>prudenza e senso di responsabilit&agrave;</em>&rdquo;, ma anche aprendosi a &ldquo;<em>soluzioni innovative e realistiche, senza preconcetti o ideologie fini a se stessi</em>&rdquo;. Il ministro ha inoltre sottolineato come non si possa ignorare l&rsquo;impatto sociale dei cambiamenti in corso nell&rsquo;economia globale: &ldquo;<em>Viviamo in un'epoca complessa, segnata da tensioni geopolitiche, guerre commerciali, conflitti bellici, transizioni energetiche, trasformazioni tecnologiche e instabilit&agrave; finanziarie. Tutti fattori che incidono profondamente sugli equilibri economici, sociali e sulla sicurezza finanziaria dei Paesi. Non bisogna sottovalutare l'impatto sociale delle politiche economiche odierne</em>&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Mon, 11 May 2026 09:30:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[L'Africa si sta sgretolando: il Turkana Rift accelera la nascita di un nuovo oceano]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/l-africa-si-sta-sgretolando-il-turkana-rift-accelera-la-nascita-di-un-nuovo-oceano_119486.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/l-africa-si-sta-sgretolando-il-turkana-rift-accelera-la-nascita-di-un-nuovo-oceano_119486.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/119486/145494.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Una gigantesca frattura invisibile sta lentamente riscrivendo la geografia della Terra. Non &egrave; fantascienza, ma un processo geologico reale che si sta verificando nell&rsquo;Africa orientale: lungo il Turkana il continente si sta separando a causa dell&rsquo;assottigliamento della crosta terrestre, che in futuro potrebbe portare addirittura alla formazione di un nuovo oceano.</p>
<p>Alla base di questo processo si trova un enorme sistema di fratture noto come rift dell&rsquo;Africa Orientale, che progressivamente &ldquo;<em>stira</em>&rdquo; la crosta terrestre fino a deformarla e fratturarla, favorendo la risalita del magma dalle profondit&agrave;. Secondo un recente studio pubblicato su Nature Communications, nella regione del Turkana, tra Kenya ed Etiopia, lo spessore della crosta &egrave; sceso a circa 13 chilometri, un valore estremamente basso &mdash; anche in comparazione agli oltre 35 chilometri delle aree circostanti &mdash; che indica come la separazione del continente sia gi&agrave; in atto. &ldquo;<em>Abbiamo scoperto che la frattura in questa zona &egrave; pi&ugrave; avanzata e la crosta terrestre &egrave; pi&ugrave; sottile di quanto si pensasse in precedenza. L&rsquo;Africa orientale ha raggiunto uno stadio di frattura pi&ugrave; avanzato di quanto si credesse</em>&rdquo; precisa Christian Rowan, autore principale dello studio.</p>
<p>Questo assottigliamento segna l&rsquo;ingresso in una fase chiamata &ldquo;<em>necking</em>&rdquo;, cio&egrave; una sorta di &ldquo;<em>strozzatura</em>&rdquo; della crosta che determina un passaggio cruciale che precede la rottura definitiva delle terre. Gli scienziati ritengono che, una volta raggiunto questo stadio, il processo diventi irreversibile e porti, nel tempo, alla formazione di un nuovo bacino oceanico.</p>
<p>In realt&agrave;, il fenomeno &egrave; iniziato milioni di anni fa. La Rift Valley del Turkana ha cominciato a formarsi infatti circa 45 milioni di anni fa, con un&rsquo;accelerazione significativa negli ultimi 4 milioni di anni, probabilmente legata a intensi episodi vulcanici e alla risalita di magma dal mantello terrestre. Il meccanismo &egrave; lo stesso che in passato ha dato origine agli oceani, che prevede la contrazione della crosta terrestre, che si frattura nel tempo e viene progressivamente invasa dal magma, creando a sua volta crosta oceanica. A quel punto, le acque possono penetrare nella frattura, dando vita a un nuovo oceano.</p>
<p>Nonostante questo fenomeno possa sembrare estremamente pericoloso, i tempi richiesti dalla scala geologica per fa s&igrave; che esso si concretizzi del tutto richiedono milioni di anni. La novit&agrave; emersa dagli studi pi&ugrave; recenti &egrave; che questa evoluzione potrebbe essere pi&ugrave; rapida del previsto.</p>
<p>Gli scienziati continueranno cos&igrave; a osservare &ldquo;<em>in</em> <em>diretta</em>&rdquo; una fase rara ma fondamentale della dinamica terrestre, ovvero la nascita di un nuovo oceano. Un processo lento su scala umana, ma straordinariamente rapido su scala geologica, che dimostra come il nostro pianeta sia sempre in continua trasformazione.</p>]]></description><pubDate>Tue, 05 May 2026 10:13:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Il Pnrr tra obiettivi mancati e nuove accelerazioni]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/il-pnrr-tra-obiettivi-mancati-e-nuove-accelerazioni_119038.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/il-pnrr-tra-obiettivi-mancati-e-nuove-accelerazioni_119038.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/119038/144798.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, nato come pilastro della strategia europea per rilanciare l&rsquo;economia dopo la pandemia da Covid-19, si sta avvicinando alla sua scadenza all&rsquo;interno di un clima caratterizzato da luci e ombre. Da un lato, si fanno sempre pi&ugrave; spazio le critiche sulla sua efficacia strutturale, dall&rsquo;altro, regna una forte attesa verso i passi decisivi che prevedono nei prossimi mesi il raggiungimento di numerosi obiettivi di sostenibilit&agrave;, soprattutto nel campo della transizione energetica. Sullo sfondo, si impone una domanda centrale: &ldquo;<em>Cosa accadr&agrave; all&rsquo;economia italiana quando questa importante spinta pubblica verr&agrave; meno?</em>&rdquo;</p>
<p>Secondo diverse analisi, il Pnrr non avrebbe prodotto quella trasformazione economica promessa. A fronte di circa 194 miliardi di euro, l&rsquo;Italia continua a registrare una crescita modesta, con produttivit&agrave; stagnante e competitivit&agrave; limitata. Tra i principali nodi evidenziati figurano un eccessivo peso della spesa pubblica e della burocrazia, una frammentazione degli interventi in migliaia di micro-progetti e un impatto limitato sulla crescita strutturale del sistema produttivo.</p>
<p>In questo quadro, il Pnrr sembrerebbe aver funzionato pi&ugrave; come strumento di stabilizzazione che come motore di sviluppo; analizzando i risultati da questa prospettiva, il Piano ha cos&igrave; permesso al Paese di evitare una recessione, che per&ograve; si &egrave; rivelata insufficiente a generare una dinamica economica autonoma.</p>
<p>Le criticit&agrave; legate alla capacit&agrave; di spesa evidenziano come i ritardi nell&rsquo;attuazione dei progetti hanno impedito a una quota rilevante di fondi di trasformarsi in investimenti concreti. Le difficolt&agrave; sono riconducibili soprattutto a motivazioni legate alle lentezze amministrative, alla complessit&agrave; delle procedure e alla carenza di competenze tecniche nella gestione dei progetti. Questi fattori hanno contribuito ad ampliare il divario tra obiettivi programmati e risultati effettivi, alimentando il dibattito sull&rsquo;efficacia complessiva del Piano.</p>
<p>Accanto a queste problematiche, si fanno spazio per&ograve; anche gli sviluppi concreti che si sono verificati in alcuni settori strategici. In particolare, il Pnrr sta mostrando progressi nell&rsquo;ambito della transizione ecologica e della mobilit&agrave; sostenibile.</p>
<p>Di fatto, in queste ultime settimane sono in accelerazione i pagamenti legati agli incentivi per i veicoli elettrici e alle infrastrutture di ricarica, sostenuti da risorse dedicate alla decarbonizzazione. Parallelamente, si registra un avanzamento nei progetti ambientali, come per gli interventi legati al ripristino degli habitat marini e il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio del territorio. Inoltre, sono state avviate consultazioni su nuove misure legate alla sostenibilit&agrave;, segnale di un tentativo di rafforzare l&rsquo;impatto del Piano nella fase finale.</p>
<p>La questione ora pi&ugrave; rilevante riguarda per&ograve; il futuro. Con la conclusione del Piano nel 2026, l&rsquo;Italia rischia di perdere una leva fondamentale per gli investimenti pubblici. Secondo analisi recenti, molte economie locali &ndash; come quella lombarda &ndash; hanno beneficiato significativamente delle risorse del Pnrr, ma potrebbero trovarsi esposte a rischi di rallentamento una volta terminati i fondi.</p>
<p>La domanda che ci si deve porre adesso mette in discussione la struttura del sistema economico: &ldquo;<em>Se la crescita &egrave; stata sostenuta dagli investimenti pubblici, il venir meno di questi potrebbe mettere in evidenza le fragilit&agrave; dell&rsquo;intero apparato?</em>&rdquo;. Diversi osservatori sottolineano la necessit&agrave; di rafforzare il mercato interno, incentivare gli investimenti privati e puntare su innovazione e collaborazione tra imprese.</p>]]></description><pubDate>Mon, 27 Apr 2026 15:57:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item><item><title><![CDATA[Scontro sui conti pubblici: il governo attacca Istat e Superbonus per il deficit sopra il 3%]]></title><link>https://www.italiadice.it/attualita/italia/scontro-sui-conti-pubblici-il-governo-attacca-istat-e-superbonus-per-il-deficit-sopra-il-3_119026.html</link><guid>https://www.italiadice.it/attualita/italia/scontro-sui-conti-pubblici-il-governo-attacca-istat-e-superbonus-per-il-deficit-sopra-il-3_119026.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.italiadice.it/italia/foto/119026/144775.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;obiettivo mancato di far rientrare l&rsquo;Italia sotto la soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil apre un nuovo scontro politico fra il governo e gli organismi tecnici. Alla base della controversia ci sono i dati dell&rsquo;Istat e &ldquo;la sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II&rdquo;, il Superbonus, indicati dall&rsquo;esecutivo come le principali cause che hanno impedito di raggiungere il risultato desiderato.</p>
<p>La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sostiene che, senza l&rsquo;impatto dei bonus edilizi, il deficit sarebbe gi&agrave; sotto il limite europeo. Secondo la premier, la misura introdotta durante il governo Conte abbia ancora effetti pesanti sui conti pubblici, tanto da impedire all&rsquo;Italia di uscire dalla procedura d&rsquo;infrazione, riducendo i margini di spesa per settori come sanit&agrave; e welfare.</p>
<p>Accanto alla critica politica, emerge anche una contestazione tecnica, visto come la premier mette in dubbio le stime dell&rsquo;Istat, parlando di una possibile sottovalutazione del Pil. Secondo questa lettura, una revisione al rialzo dei dati economici potrebbe cambiare il quadro complessivo e trasformare il mancato raggiungimento dell&rsquo;obiettivo in una sorta di &ldquo;beffa&rdquo; statistica.</p>
<p>La linea del governo &egrave; condivisa dal ministro dell&rsquo;Economia Giancarlo Giorgetti, che difende la riduzione del deficit ottenuta negli ultimi anni ma sottolinea i vincoli ancora presenti, tra cui proprio l&rsquo;eredit&agrave; delle politiche passate e le rigidit&agrave; europee.</p>
<p>Tuttavia, questa interpretazione non ha fatto che alimentare forti critiche. Secondo diversi analisti e opposizioni politiche, i vertici politici starebbero spostando l&rsquo;attenzione dalle proprie responsabilit&agrave;, attribuendo a fattori esterni &ndash; come l&rsquo;Istat o il Superbonus &ndash; il mancato raggiungimento degli obiettivi che il Paese non &egrave; riuscito a raggiungere. In particolare, viene contestata l&rsquo;idea di mettere in discussione i dati ufficiali della statistica pubblica, considerata un pilastro di credibilit&agrave; per il Paese.</p>]]></description><pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:24:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Martini</dc:creator><author><name>Monica Martini</name></author></item></channel></rss>
