Italia - Videogiochi, l’Italia cresce tra business miliardario e costi sempre più elevati

Tra l’aumento continuo delle ore di gioco e il dominio del digitale, a preoccupare sono gli acquisti legati all’hardware, agli abbonamenti e alle nuove tecnologie

Monica Martini 15/05/2026 14:50

I videogiochi in Italia sono diventati un business economico stabile e sempre più centrale nell’industria culturale e tecnologica. Secondo gli ultimi dati diffusi da IIDEA, il mercato italiano dei videogame ha rappresentato nel 2025 un giro d’affari da 2,38 miliardi di euro, confermando la solidità di un comparto che coinvolge milioni di persone e che continua a evolversi rapidamente. A trainare il settore sono soprattutto i software e il gaming mobile. Oltre la metà dei ricavi arriva infatti dai giochi per smartphone, che resta il vero imperatore del settore, governato da ben 11,1 milioni di persone. Con un 97% dei ricavi proveniente da acquisti in-app e contenuti extra e appena l’1% da app a pagamento, il comparto vale ora 929 milioni di euro. Nell’anno del lancio di Nintendo Switch 2, console e PC continuano a mantenere una fetta importante del mercato, sul quale continuano a pesare sempre di più gli acquisti digitali e degli abbonamenti, che stanno modificando il modo in cui gli utenti consumano i videogiochi. Eppure il fisico resiste, forse soprattutto grazie a quel senso di nostalgia che si prova nel comprare le copie tradizionali (27% dei ricavi software), ma anche per merito del mercato dell’usato, che vale il 9% delle vendite totali. Per quanto riguarda le abitudini dei giocatori, sono circa 14 milioni le persone che in Italia trascorrano parte delle loro giornate con i videogiochi, pari a quasi un terzo della popolazione tra i 16 e i 75 anni. La media settimanale ha raggiunto quasi otto ore, un valore abbondantemente superato dai i più giovani che nella maggior parte dei casi vanno oltre le quindici ore. A cambiare principalmente il rapporto tra utenti e mercato è stata la continua crescita del costo dell’hardware, così come quello dei videogiochi tripla A e dei servizi in abbonamento; un fenomeno che ha portato molti giocatori ad acquistare esclusivamente con sconti, meno materiale oppure a rinunciare completamente ad alcuni titoli. La percezione sempre più diffusa è che il gaming stia diventando un hobby costoso, accessibile soprattutto solo a chi può sostenere spese continue tra console, accessori e servizi online. Parallelamente, il settore sta vivendo una trasformazione tecnologica profonda, con l’intelligenza artificiale e i cosiddetti “world model” che promettono di rivoluzionare lo sviluppo dei videogiochi, creando mondi virtuali sempre più dinamici e realistici. Queste tecnologie consentono ai sistemi di apprendere il comportamento degli ambienti digitali e simulare scenari complessi, aprendo nuove prospettive sia per il gaming sia per altri ambiti tecnologici. L’evoluzione del videogioco italiano si muove quindi su due binari paralleli. Da una parte c’è un’industria solida, capace di generare miliardi e coinvolgere una clientela sempre più ampia, dall’altra emergono interrogativi legati alla sostenibilità economica per i consumatori e ai nuovi equilibri tecnologici del settore.