Italia - Smog in Italia: migliora la situazione ma ancora tredici città restano “fuorilegge”

Il rapporto “Mal’Aria di città 2026” ha registrato una diminuzione dei superamenti dei limiti fissati per lo scorso anno, ma gli obiettivi europei per il 2030 appaiono lontani

Monica Martini 10/02/2026 12:17

Secondo la nuova edizione del rapporto “Mal’Aria di città 2026” pubblicato da Legambiente, nel 2025 sono state tredici le città italiane che hanno superato i limiti giornalieri consentiti dalle normative europee per le polveri sottili PM10 (50 microgrammi per metro cubo per non più di 35 giorni all’anno), registrando un calo rispetto ai venticinque capoluoghi del 2024 e ancora ai numeri degli anni precedenti. Si tratta dunque di uno dei bilanci più positivi degli ultimi tempi, che rappresenta un chiaro segnale di miglioramento, seppur lento. La maglia nera della classifica spetta a Palermo, con ben 89 giorni che figurano oltre il limite alla centralina di via Belgio, un dato più alto di qualsiasi altra città italiana monitorata nel corso dell’anno scorso. Subito dietro figurano Milano e Napoli, rispettivamente con 66 e 64 giorni di sforamento, seguite da Ragusa con 61 giorni. Le città che non hanno rispettato i limiti includono Frosinone, Lodi, Monza, Cremona, Verona, Modena, Torino, Rovigo e Venezia, con numeri di superamenti variabili — più o meno gravi — ma comunque superiori alla soglia consentita. Il merito della riduzione dei casi “fuorilegge” si deve in parte alle condizioni meteorologiche più favorevoli e ai progressi che sono stati adottati nelle politiche ambientali, come la diffusione di veicoli meno inquinanti e gli interventi su mobilità e riscaldamento urbano; di fatto, però, il quadro resta ancora lontano dalle soglie più stringenti che l’Unione Europea introdurrà entro il 2030. Infatti con l’entrata in vigore dei nuovi standard sulla qualità dell’aria — come il limite annuale di 20 microgrammi di PM10 per metro cubo — circa il 53% dei capoluoghi italiani risulterebbe oggi fuori norma, mentre ancora più centri supererebbero i valori fissati per il particolato fine (PM2.5) e per il biossido di azoto (NO2). Il rapporto Legambiente sottolinea come, nonostante alcune migliorie, molte aree del Paese restano sotto pressione per l’inquinamento atmosferico, con problemi legati soprattutto al traffico veicolare, alle emissioni industriali e alle condizioni geografiche che favoriscono il ristagno degli inquinanti, come nel caso della Pianura Padana e delle grandi aree urbane.