La neve italiana si sta sciogliendo troppo in fretta e il problema non riguarda soltanto il volto delle montagne. Dietro il rapido assottigliamento del manto nevoso si nasconde una questione cruciale per il futuro idrico del Paese: meno neve significa meno acqua disponibile durante l’estate, maggiore pressione su agricoltura, energia e approvvigionamento civile. Secondo gli ultimi dati della Fondazione CIMA, a inizio maggio il deficit nazionale di neve ha raggiunto una differenza del 48% rispetto alla media del periodo 2011-2025. La stagione 2025-2026 è stata caratterizzata da forti sbalzi termici e da una primavera insolitamente calda. Dopo un marzo relativamente favorevole, aprile ha segnato un’accelerazione improvvisa della fusione nivale; le temperature elevate e la scarsità di precipitazioni hanno poi trasformato rapidamente la neve accumulata in acqua per fiumi e bacini, svuotando in anticipo i “serbatoi naturali” delle montagne italiane. Secondo gli esperti, il fenomeno non rappresenta più un’anomalia occasionale ma una tendenza strutturale legata al cambiamento climatico. Le aree più colpite risultano il Triveneto e il bacino dell’Adige, dove il deficit nivale supera il 50%, mentre anche gli Appennini hanno perso rapidamente la neve accumulata durante le precipitazioni tardive di marzo. Il problema principale riguarda il cosiddetto SWE, lo “Snow Water Equivalent”, cioè la quantità d’acqua contenuta nella neve. Questo indicatore è fondamentale perché determina quanta risorsa idrica sarà disponibile nei mesi estivi. Quando la neve si scioglie troppo rapidamente, l’acqua scorre subito verso valle invece di alimentare gradualmente fiumi, laghi e falde durante l’estate. Gli scenari futuri appaiono ancora più preoccupanti: entro il 2070 l’Italia potrebbe perdere fino al 60% delle proprie riserve idriche montane a causa della progressiva riduzione delle nevicate e dell’aumento delle temperature medie. Le Alpi stanno già vivendo una trasformazione climatica evidente, in quanto è noto come nevichi sempre meno, soprattutto a quote medio-basse, e il manto nevoso permanga per periodi sempre più brevi. Si tratta di un cambiamento capace di modificare l’intero equilibrio idrologico del Paese. Anche se nelle ultime settimane alcune irruzioni fredde hanno riportato neve tardiva sulle Alpi, gli esperti sottolineano che eventi episodici non bastano a invertire il trend. Le nevicate fuori stagione possono temporaneamente rallentare la fusione, ma non compensano mesi di temperature superiori alla media e precipitazioni insufficienti.