Italia - L’Italia è in carenza di medici di famiglia: all’appello ne mancano oltre 5.700

Con l’invecchiamento della popolazione, gli oltre 8.000 dottori che andranno in pensione entro il 2028 e il calo dei giovani che scelgono questa professione, le prospettive per il futuro rimangono cupe

Monica Martini 18/03/2026 14:46

Sebbene un medico di famiglia dovrebbe occuparsi in media di 1.200 assistiti, in Italia a causa della mancanza attuale di più di 5.700 medici di medicina generale, oggi ognuno di loro si trova “costretto” ad assistere quasi 1.400 pazienti, sfiorando a volte pure la cifra di 1.800 utenti. Si tratta di una condizione che danneggia molto anche i cittadini, che sempre più spesso faticano a trovare un medico di famiglia e a prenotare le singole visite di controllo visto l’affollamento nelle sale d’attesa, soprattutto nelle Regioni più popolose. Con il progressivo invecchiamento della popolazione, i 8.180 dottori che andranno in pensione entro il 2028 e il calo dei giovani che scelgono questa professione, la situazione non fa che aggravarsi ancora di più. A evidenziarlo è la nuova analisi della Gimbe: “La carenza dei medici di medicina generale – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione con sede a Bologna – è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Inoltre, negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti più fragili”. Il primo punto di accesso ai servizi compresi nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) prevede che ogni cittadino iscritto al Servizio sanitario nazionale abbia diritto a un medico di medicina generale e un pediatra di libera scelta. Tra il 2019 e il 2024 i camici bianchi sono però diminuiti di ben 5.197 unità passando da 42.009 a 36.812; il calo più marcato, precisamente del 40,3%, è stato registrato in Sardegna, mentre il più contenuto, del 1,5%, nella Provincia autonoma di Trento. In generale, negli ultimi quarant’anni la demografia italiana ha registrato dei cambiamenti profondi. Mentre gli over 65 sono cresciuti dal 12,9% del 1985 al 24,7% del 2025, gli over 80 sono addirittura triplicati. Un dato che va di pari passo con l’incremento delle malattie croniche, che nel 2024 interessavano il 77,3% degli over 65. “L’invecchiamento della popolazione e l'aumento delle malattie croniche generano bisogni assistenziali molto più complessi rispetto al passato - precisa Cartabellotta -. Di conseguenza, un massimale di 1.500 assistiti per medico di famiglia, adeguato al quadro demografico sino agli anni Novanta, oggi riduce il tempo da dedicare ai pazienti, aumenta i carichi di lavoro e genera inevitabili ripercussioni su accessibilità e qualità dell'assistenza”. Così nonostante il numero di medici si riduca, la domanda di assistenza cresce, proprio perché l’Italia invecchia. “I criteri per definire il numero massimo di assistiti per medico di famiglia - evidenzia il presidente della Fondazione Gimbe - non hanno mai tenuto conto dell’evoluzione demografica degli ultimi 40 anni e, ancora oggi, ignorano le proiezioni per i prossimi decenni”. L’Accordo collettivo nazionale stabilisce infatti un massimo di 1.500 assistiti per medico, con possibili deroghe locali che arrivano a comprendere fino a 1.800 pazienti. Ulteriori ampliamenti possono essere concessi anche in caso di indisponibilità di medici o per iscrizioni temporanee. Secondo Gimbe, per garantire prossimità e libera scelta, il rapporto ottimale dovrebbe essere di un medico ogni 1.200 assistiti. Se si tiene conto di come al 1° gennaio 2025 mancavano all’appello 5.716 medici di base, distribuiti in 18 regioni e province autonome, anche ipotizzando un pensionamento a settant’anni e un numero di medici pari alle borse di studio ministeriali finanziate, i nuovi ingressi non andrebbero a coprire tutte le carenze attuali, in quanto il gap stimato supera i 2.700 medici di famiglia. “Peraltro da un lato sempre più medici di famiglia scelgono di ritirarsi prima dei 70 anni, dall’altro il numero di medici che completa il percorso formativo è inferiore alle borse finanziate: non tutte vengono assegnate e almeno il 20% degli iscritti abbandona il percorso formativo” aggiunge Cartabellotta. A essere messa al centro dalla Fondazione Gimbe è la questione dell’attrattività. Nel 2025 i candidati al concorso nazionale per le borse di formazione in medicina generale in realtà sono stati 2.810, a fronte di 2.228 posti disponibili, testimoniando una presenza ancora alta della domanda, che però - se analizzata da vicino - nasconde forti squilibri territoriali. In Bolzano e Valle d’Aosta, ad esempio, la quota di candidati rispetto ai posti era inferiore del 60%, nelle Marche del 49%, in Trentino del 38%, in Piemonte del 29%. “Questa spia rossa è accesa da anni in diverse Regioni e oggi è sempre più evidente - commenta Cartabellotta -. Da un lato segnala il progressivo calo di attrattività della professione di medico di famiglia; dall’altro mette in luce criticità particolarmente gravi in alcune Regioni dove la carenza di medici di famiglia già rilevante rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni”.