Per quanto l’Italia continui a essere un Paese di proprietari, le abitudini economiche degli italiani stanno cambiando. Il modello tradizionale — acquistare un bene, possederlo e conservarlo nel tempo — convive ormai con una formula sempre più diffusa, che prevede di pagare per utilizzare qualcosa, attraverso un affitto, un noleggio o un abbonamento. Secondo i dati del Censimento permanente Istat riferiti al 2023 e diffusi nel 2026, il 73,9% delle famiglie italiane vive in una casa di proprietà, mentre il 19,6% è in affitto. Ma fuori dalle mura domestiche il principio della proprietà appare molto meno dominante. Musica e cinema sono tra gli esempi più evidenti di come il rapporto con i contenuti sia passato dal possesso all’accesso. Non si compra più necessariamente un CD, un DVD o un film da conservare, ma sempre più spesso si paga un abbonamento che permette di ascoltare o guardare ciò che si vuole in qualsiasi momento. Nel 2025 il mercato italiano della musica registrata ha raggiunto 513,4 milioni di euro, con lo streaming a rappresentare la parte largamente prevalente dei ricavi. Anche nel settore video le piattaforme a pagamento hanno ormai un ruolo centrale: a dicembre 2025 gli utenti unici delle piattaforme video on demand a pagamento erano quasi 15,8 milioni. La stessa trasformazione sta interessando il settore dell’automobile, dove nel 2025 il noleggio — prendendo come riferimento auto e veicoli commerciali leggeri — ha rappresentato il 30,6% delle nuove immatricolazioni. Il dato comprende una componente aziendale importante e non significa che un italiano su tre abbia rinunciato all’auto di proprietà, ma mostra quanto il concetto di utilizzo al posto dell’acquisto sia entrato nel mercato italiano. Il tema dell’affitto diventa ancora più concreto quando si guarda al mercato delle stanze per studenti e lavoratori. Secondo l’analisi dell’Osservatorio sul mercato delle stanze di Immobiliare.it Insights, nell’ultimo anno il canone medio nazionale di una stanza singola è sceso del 6,2%, arrivando a 575 euro al mese. A diminuire è stata soprattutto la domanda, poiché i contatti medi per annuncio sono calati del 19,8%, mentre quelli complessivi sono diminuiti di quasi il 22%. In Italia, Milano resta la città più cara, con una media di 704 euro al mese per una stanza singola, nonostante una diminuzione del 3,8%. Seguono Firenze con 627 euro, Roma con 615 euro e Bologna con 585 euro. Anche Torino si colloca nella fascia alta della classifica, con una stanza singola che costa mediamente 479 euro al mese, in aumento dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Il capoluogo piemontese si trova così davanti a città come Verona, Venezia e Napoli. Affitto della casa, noleggio dell’auto e abbonamento a una piattaforma hanno una cosa in comune: il consumatore non paga necessariamente per diventare proprietario di un bene, ma per poterlo utilizzare. Evitare una grande spesa iniziale, avere maggiore flessibilità e non doversi occupare direttamente di manutenzione, sostituzione o gestione può rendere il servizio più conveniente dell’acquisto in determinate situazioni. Ma esiste anche un rovescio della medaglia: i pagamenti mensili, sommati tra loro e accompagnati da decine di altri canoni, possono diventare una voce consistente del bilancio familiare. La cosiddetta “subscription economy” vive proprio di questa frammentazione: tanti costi relativamente piccoli che diventano significativi quando vengono considerati nel loro insieme. E c’è una differenza economica fondamentale. Dopo anni di pagamenti per un bene acquistato può rimanere qualcosa che conserva un valore, mentre alla fine di un lungo periodo di abbonamento o affitto rimane soprattutto il servizio che si è utilizzato.