Italia - È l’Italia a detenere il record europeo per il numero di Zone a Traffico Limitato

La mancata uniformità dei criteri e della segnaletica non fanno che creare confusione nei cittadini. È necessario un coordinamento tra i Comuni

Monica Martini 16/06/2026 12:20

L’Italia è il Paese europeo che detiene il primato per il numero di Zone a Traffico Limitato (Ztl), ospitandone ben 446 su circa 500 totali, e che conta più della metà (56%) delle limitazioni alla circolazione e sugli accessi urbani (Uvar), incluse le Low Emission Zone (Lez) e i sistemi di congestion charge. Tali dati emergono dall’ultimo studio dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, intitolato “Auto e Città, oltre il divieto”, che analizza il rapporto tra mobilità privata e spazio urbano alla luce delle nuove esigenze ambientali, economiche e sociali. Le Zone a Traffico Limitato, nate come uno strumento a disposizione dei sindaci per proteggere il patrimonio artistico archeologico limitando il traffico ai non residenti locali, sono spesso oggetto di critiche nel dibattito pubblico. Nel nostro Paese, che copre l’89% di tutte le ZTL presenti in Europa, spesso si fanno spazio diverse questioni che mettono in dubbio quali siano gli autentici benefici di questo sistema.  “Chi viaggia da Milano a Napoli può incontrare decine di norme differenti e difficili da interpretare: per questo servono maggiore coordinamento tra le amministrazioni e informazioni più semplici e accessibili — precisa il presidente Unrae, Roberto Pietrantonio evidenziando la confusione che le regole, differenti in tutti i Comuni, creano tra i cittadini —. La mobilità non è il problema da limitare: è una risorsa da governare. Le città migliori saranno quelle capaci di conciliare sostenibilità, inclusione e libertà di movimento”. Le restrizioni adottate in Italia, di fatto, hanno tra gli obiettivi principali quelli di tutelare i centri storici e di diminuire l’inquinamento. Tuttavia per Pietrantonio, la mancata uniformità dei criteri e della segnaletica non fanno che creare quella che lui definisce “balcanizzazione” della mobilità: “È evidente l’assenza di un coordinamento efficace a livello nazionale. L’esempio di altri paesi, come Germania, Francia e Spagna, ci dice che per le zone a basse emissioni sono possibili definizioni uniche nazionali”. La diffusione di questi spazi, avvenuta solo in modo frammentato e al di fuori di una strategia nazionale organica, non ha permesso la formazione di un’infrastruttura regolatoria unitaria e di una piattaforma digitale nazionale che raccolga in tempo reale tutte le ordinanze locali. Solo in questo modo sarebbe possibile offrire alla comunità uno strumento che possa guidarli nella grande mappa delle Zone a Traffico Limitato. Sarebbe ora importante investire favorendo chi acquista veicoli di ultima generazione, connessi e capaci di elaborare miliardi di dati al secondo, permettendo loro di connettersi velocemente con tutto il labirinto burocratico che si nasconde dietro alle regolamentazioni degli accessi urbani. Agli abitanti e ai visitatori si permetterebbe così di accedere a tutte le norme che determinano quali città hanno o adotteranno in futuro Ztl e tutti i divieti a loro collegati, capendo come pianificare al meglio i tragitti e che veicoli utilizzare.