Italia - In Italia solo il 4,8% di studenti universitari proviene dall’estero

A trasferirsi nel Paese per studiare sono soprattutto giovani asiatici. A non facilitare il loro inserimento è l’assenza di corsi internazionali, tenuti ad esempio in lingua inglese

Monica Martini 25/08/2025 10:40

Nel 2023, l’8,4% degli studenti iscritti nelle università europee, circa 1,76 milioni, proveniva dall’estero. La distribuzione tuttavia, in termini assoluti, non appare uniforme, in quanto solo alcuni Stati attirano quote molto elevate di studenti internazionali, mentre altri restano ai margini di questo flusso. Secondo Eurostat, è il Lussemburgo a conquistare il primato, con una percentuale del 52,3% di iscritti provenienti da altri Paesi, seguito da Malta con il 29,6% e Cipro con il 22,3%. Tra i Stati con la quota più bassa di giovani stranieri nelle università si trovano invece la Grecia, la Croazia e la Spagna, con percentuali sotto il 5%. Nei venti Paesi dell’UE presi in analisi, la maggioranza degli studenti stranieri proviene da altre parti d’Europa, con picchi registrati in Slovacchia (91,3%), Slovenia (89,4%) e Croazia (89,0%). Più della metà degli studenti universitari stranieri proviene invece dall’Africa, ad esempio in Portogallo dove occupano il 42,1% del totale. In Spagna a frequentare l’istruzione terziaria sono in particolare ragazzi stranieri, il 46,7%, originari dei Paesi dei Caraibi, dell’America Centrale e del Sud. L’Italia, collocata nella parte bassa della classifica europea con una percentuale del 4,8% di giovani internazionali, testimonia come l’attrattività del sistema universitario al di fuori dei confini italiani appare molto limitata. Ad attrarli è lo studio dell’arte, del design e della moda. Molto spesso gli studenti asiatici si affidano ad agenzie che si occupano di far conoscere le regole di ciascun Paese e che possono aiutarli nell’iscrizione nelle diverse università. In Italia, per dare loro il benvenuto vengono organizzati programmi di accoglienza. Per tutte le materie linguistiche, umanistiche e legate alla lirica/coreutica, il programma “Marco Polo/Turandot”, attivo in diversi istituti, permette di avere accessi agevolati per i visti, un corso obbligatorio di lingua italiana e molte altre agevolazioni. Il problema si presenta però nell’assenza di corsi internazionali, tenuti in lingua inglese, che obbligano così gli studenti a dover imparare direttamente su libri universitari in lingua italiana. Le relazioni accademiche dell’Italia guardano, in ogni caso, con maggiore interesse verso il continente asiatico, probabilmente anche per effetto delle collaborazioni con Paesi come Cina, India o Iran e della presenza, in alcune città, di comunità già ben radicate.

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