L’Italia si trova tra i paesi dell’Unione europea con la quota più bassa di persone in possesso di un titolo di studio universitario. Anche se nel corso degli ultimi anni sono stati registrati diversi progressi, la situazione attuale, ancora caratterizzata da forti disuguaglianze territoriali e di genere, rimane estremamente distante dagli obiettivi fissati dall’UE per il 2030. L’Unione europea aveva stabilito infatti l’obiettivo che entro cinque anni almeno il 45% dei giovani tra i 25 e i 34 anni dovrebbe avere un titolo di studio terziario, come la laurea. Nel 2024 la media Ue per questa fascia di età si attestava intorno al 44,2%, con quasi la metà degli Stati membri con una percentuale già superiore. In Italia la quota di giovani (25-34 anni) con un titolo universitario è pari solo al 31,6%, collocandosi al penultimo posto in tutta l’Ue, sopra solo alla Romania. Si tratta di una situazione critica, che vede un altro marcato divario, ovvero quello di genere, con un numero molto più alto di donne detentrici di un titolo di studio universitario rispetto agli uomini; tale differenza supera ben 13 punti percentuali, una delle più nette in Europa. I dati a livello nazionale nascondono forti differenze tra regioni. Secondo le statistiche Istat riferite alla fascia 25-49 anni (anno 2022), sei regioni superano il 30% di persone laureate, con a capo il Lazio, Molise e Abruzzo. Guardando ai singoli comuni, si nota una grande frammentazione, con solo 81 comuni (meno dell’1%) che nel 2022 avevano oltre il 40% di laureati nella fascia 25-49 anni. Di fatto, va detto che nel periodo temporale compreso tra il 2018 e il 2022 in tutte le regioni si sono registrati incrementi più o meno considerevoli, ma spesso partendo da livelli molto bassi. Nonostante tutti questi aumenti graduali, l’Italia rimane però lontana dall’obiettivo europeo sulla percentuale dei laureati e presenta profonde disuguaglianze sia tra territori sia tra generi. Senza investimenti strutturali nel sistema educativo e politiche mirate per ridurre queste disparità, sarà difficile colmare il divario con gli altri paesi europei.