I cittadini dell’Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia e Spagna confermano un ampio sostegno al principio “chi inquina paga”, alla base del Sistema di scambio delle quote di emissione di CO2 dell’Ue. Nella nostra penisola sette persone su dieci (71%) — compresi coloro che votano per il partito guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni — ritengono che le imprese che emettono di più o che non riducono abbastanza il rilascio di anidride carbonica debbano pagare di più. A sostenerlo è il nuovo sondaggio, commissionato dalla campagna europea Beyond Fossil Fuels per conto di un’ampia rete di organizzazioni, tra cui WWF Italia, e condotto da YouGov nei sei paesi europei. Andando a ricercare le origini del principio “chi inquina paga”, la sua prima formulazione a livello internazionale è da attribuire all’Ocse, che nella Raccomandazione del 26 maggio 1972 n.128 chiedeva all’inquinatore di coprire “i costi della prevenzione e delle azioni contro l’inquinamento”, considerato “una diseconomia esterna (esternalità negativa), ovvero un danno senza risarcimento per la collettività”. Ora, questa ricerca è stata associata al sistema “Emissions Trading System”, il principale mercato del carbonio al mondo e lo strumento chiave adottato dall'Ue per ridurre le emissioni di gas serra e raggiungere la neutralità climatica. A tutti gli impianti grandi emettitori di gas serra, quali centrali elettriche, acciaierie, cementifici, raffinerie, aviazione, trasporto marittimo — oltre 1.000 installazioni in Italia e più di 10.000 in Europa — viene chiesto di munirsi di una autorizzazione con obbligo di compensare annualmente le proprie emissioni attraverso quote apposite da acquistare sul mercato se non rispettano i limiti massimi fissati; in questo modo, quindi, si applica in modo corretto la definizione che stabilisce che chi inquina di più, paga di più. Sebbene con questa misura si è ottenuto un calo del 50% delle emissioni anche a fronte dei pesanti rincari di petrolio e gas indotti dalla crisi petrolifera — per far fronte alla concorrenza internazionale —, ultimamente l’intero sistema è stato rimesso in discussione. Il 59% degli intervistati ritiene che sia giusto che le industrie pesanti, come quelle siderurgiche, del cemento e chimiche, debbano pagare per le proprie emissioni di CO2. Il sostegno a questa posizione all’interno del nostro Paese supera i due terzi (65%), così come in Spagna (68%), Francia (66%), e Paesi Bassi (71%), mentre i contrari, nel campione complessivo, si attestano intorno al 23%. L’unico compromesso accettato — dal 62% degli italiani e degli europei — prevede che per far in modo che le aziende possano continuare a beneficiare di quote gratuite è che queste debbano accettare di investire nella riduzione delle emissioni future. Rispetto alla varietà delle prospettive presenti al centro del dibattito politico, l’opinione dei cittadini sembra essere molto più chiara e uniforme. Per loro è giusto che l’industria, in particolare quella pesante, paghi per le proprie emissioni e riceva sostegni — sotto forma di quote gratuite — solo nel momento che possono garantire benefici per i lavoratori e la comunità.