Italia - Devianza giovanile, un “diffuso allarme sociale” che richiede nuovi interventi

La delinquenza minorile necessita “un approccio multidisciplinare che tenga conto dell’attività di contrasto, esplori dinamiche, tendenze e si interroghi su origini e motivazioni”

Monica Martini 23/06/2026 15:15

Mettendo a confronto le percezioni e le esperienze dei cittadini riguardanti i reati commessi dai ragazzi, Eurispes ha avviato un’indagine per analizzare e comprendere uno dei fenomeni più delicati e complessi della nostra società: la devianza giovanile. Il presidente dell’istituto di Ricerca del italiani Gian Maria Fara definisce la delinquenza minorile come un problema che richiede indispensabilmente di essere affrontato con “un approccio multidisciplinare che tenga conto dell’attività di contrasto, esplori dinamiche, tendenze e si interroghi su origini e motivazioni”. Partendo dalle conseguenze che ha creato la pandemia Covid-19, per poi attraversare tutti i cambiamenti che il sistema scolastico ed educativo sta affrontando in questi anni, i fenomeni migratori, l’impoverimento delle famiglie e l’impatto dei social, sono tantissimi i fattori che hanno provocato nei ragazzi la nascita di comportamenti devianti. Non potendo definire la realtà giovanile come un gruppo sociodemografico omogeneo, è giusto prendere in esame uno per uno gli episodi di devianza e criminalità. A nascondersi dietro l’esigenza di “ribellione” spesso si trovano carenze affettive ed educative e condizioni di disagio sociale, come abusi e sfruttamento. Contemporaneamente spesso i ragazzi vengono arruolati dalla criminalità organizzata anche se cresciuti in contesti apparentemente meno problematici, ambienti del tutto “normali” dove una devianza “borghese” e “normalizzata” si traduce in episodi di vandalismo, bullismo, formazione di gang giovanili, ma anche comportamenti autodistruttivi, dallo sballo ritualizzato alle dipendenze, o ancora comportamenti irresponsabili alla guida. Questa trasgressione spesso finisce per esprimere il disagio derivante dal confronto con una società di cui non ci si sente realmente parte, né tantomeno protagonista. Un ruolo significativo può essere attribuito anche ai social network e alle piattaforme digitali, che sebbene da un lato rappresentino strumenti di comunicazione e socializzazione, dall’altro contribuiscono alla diffusione e alla normalizzazione di modelli negativi. Attraverso la viralità dei contenuti, comportamenti aggressivi o violenti rischiano infatti di essere amplificati, trasformandosi in esempi imitabili e riducendo la percezione delle conseguenze che tali azioni possono provocare. L’indagine ha evidenziato come la percezione della sicurezza legata alla violenza giovanile divida l’opinione pubblica. Molti cittadini ritengono che il fenomeno sia in crescita rispetto al passato e individuano tra le principali cause l’indebolimento del ruolo educativo della famiglia, la carenza di una cultura della legalità, il disagio economico e la mancanza di opportunità lavorative. In particolare, il tema della sicurezza urbana viene strettamente collegato alle condizioni di degrado e alla qualità della vita dei singoli territori. Ora si ritengono necessari determinati interventi integrati che coinvolgano famiglia, scuola, istituzioni, associazioni e comunità locali, in modo da contrastare efficientemente questo “diffuso allarme sociale”. La prevenzione, il sostegno educativo, il contrasto alla dispersione scolastica e la promozione dell’inclusione sociale rappresentano solo alcuni degli strumenti fondamentali per intercettare il disagio prima che si trasformi in veri e propri comportamenti devianti. La sfida, dunque, non riguarda soltanto la repressione dei reati, ma la costruzione di un contesto sociale capace di offrire ai giovani opportunità concrete di crescita, partecipazione e futuro.