Italia - Allarme Confcommercio: dal 2012 in Italia si sono abbassate le serrande di 156mila negozi

Il report “Città e demografia d’impresa” fotografa un cambiamento profondo nei centri urbani. Mentre crescono turismo e ristorazione, il commercio tradizionale continua a perdere terreno

Monica Martini 13/03/2026 12:03

Negli ultimi tredici anni le città italiane presentano nelle loro vie sempre più serrande abbassate. Secondo il report “Città e demografia d’impresa” elaborato dall’Ufficio Studi di Confcommercio, tra il 2012 e il 2025 sono scomparsi circa 156mila punti vendita tra commercio al dettaglio e attività ambulanti, pari a oltre un quarto del totale nazionale. Si tratta di un fenomeno che descrive con chiarezza la crescente desertificazione commerciale che caratterizza sempre di più i centri urbani della penisola italiana. L’analisi, condotta su 122 città italiane tra capoluoghi e città di grandi dimensioni, evidenzia come il numero di saracinesche abbassate continui ad aumentare, con una propensione dei centri storici a orientarsi verso il mondo del turismo. Il tasso medio annuo di chiusure nel 2025 ha raggiunto il 3,1%, un dato in crescita rispetto al 2,2% registrato nelle precedenti rilevazioni. La desertificazione commerciale presenta i danni peggiori per le edicole con un crollo del 51,9% e i negozi di abbigliamento e calzature del 36,9%. Sullo stesso piano, librerie, ferramenta e molte altre attività di vicinato stanno progressivamente scomparendo dal tessuto urbano, lasciando spazio a locali sfitti o a nuove tipologie di attività. Uno dei principali fattori che ha causato questo cambiamento è la trasformazione dei modelli di consumo. Nel 2025, in base a quanto emerso, “le vendite online rappresenteranno oltre l’11% dei beni acquistabili e il 18% dei servizi, mentre tra il 2015 e il 2025 l’e-commerce quasi triplica (+98,4%), passando da 31 a oltre 62 miliardi di euro”. Parallelamente si osserva una trasformazione delle attività economiche presenti nei centri urbani, poiché a fianco alla riduzione del numero dei negozi, crescono invece le imprese legate al turismo e alla ristorazione. Dal 2012 si registrano circa 19mila attività in più in questi comparti, mentre nei centri storici aumentano anche gli affitti brevi e le strutture ricettive come bed and breakfast. Il fenomeno però, va detto, che non colpisce tutte le aree del Paese allo stesso modo. Secondo il report, il calo dei negozi è particolarmente marcato nei comuni del Nord, dove alcune città hanno perso oltre il 30% delle attività commerciali. Nel Mezzogiorno, invece, la rete commerciale mostra una maggiore capacità di resistenza, pur non rimanendo completamente estranea al processo di trasformazione del commercio urbano. Il report sottolinea come la desertificazione commerciale non rappresenti solo un problema economico, ma anche sociale e urbano. La progressiva scomparsa dei negozi di prossimità rischia infatti di rendere alcune zone delle città meno vive e meno sicure, con quartieri che potrebbero trasformarsi in aree dormitorio e con crescenti difficoltà per le fasce più anziane della popolazione nell’accesso ai servizi quotidiani. La sfida per i prossimi anni sarà trovare nuove strategie di rigenerazione urbana e di sostegno al commercio locale, per evitare che la trasformazione del sistema distributivo porti a un ulteriore impoverimento del tessuto sociale ed economico delle città italiane.