Italia - Gli italiani rubano la scena ai Mondiali di atletica leggera indoor con un nuovo record di medaglie

A portare alto il nome del Paese i campioni Larissa Iapichino, Mattia Furlani, Zaynab Dosso, Nadia Battocletti e Andy Díaz

Larissa Iapichino
Mattia Furlani
Nadia Battocletti
Zaynab Dosso
Andy Díaz

Monica Martini 23/03/2026 11:46

Larissa Iapichino e Mattia Furlani conquistano una doppio secondo posto nel salto in lungo, mentre lo scalino più alto del podio viene occupato da Zaynab Dosso nei 60 metri, Nadia Battocletti nei 3000 metri e Andy Díaz nel salto triplo: per la prima volta ai Campionati del mondo di atletica leggera, in 41 edizioni - 20 all’aperto e 21 in sala - la squadra italiana ha chiuso il medagliere al terzo posto con ben cinque medaglie, tre ori e due argenti. I tre giorni, che hanno visto i riflettori puntati sulla pista al coperto della Arena Toruń in Polonia, hanno dato continuità alla scia di successi che caratterizza i campioni dell’atletica italiana fin dal 2020, quando durante le Olimpiadi di Tokyo hanno conquistato 5 ori, proseguita con due Coppe Europa e un’ondata di medaglie assolute e giovanili. In cima al medagliere per la quattordicesima volta hanno trionfato gli Stati Uniti dopo aver guadagnato 18 medaglie, 5 ori, 7 argenti, 6 bronzi, davanti alla Gran Bretagna che ne ha conquistate 4, ma tutte d’oro. Compare subito dopo l’Italia, che condivide il terzo posto con l’Ucraina con 3 podi, 2 ori e 1 argento. “Ho pensato di avere una sorta di maledizione con i Mondiali perché succedeva sempre qualcosa ma oggi nonostante le mie solite ‘larissate’ sono riuscita finalmente a raggiungere quest'obiettivo: per l’oro è mancato poco — commenta la saltatrice azzurra Larissa Iapichino, tenendo alto il nome della mamma Fiona May, che nei mondiali indoor 1997 di Parigi aveva portato al collo la medaglia d’oro —. È mancato poco per l’oro ma tutto sommato mi sono piaciuta nella seconda parte di gara e ho lottato. Non sono mattiniera e ho dovuto cercare di adattarmi: al primo salto ero troppo sotto, al secondo lontana, il terzo nullo e mi sono detta di darmi una svegliata. Qui a Toruń ho debuttato in Nazionale assoluta agli Europei indoor del 2021 e finora ho avuto un rapporto complicato con questa area, sono contenta di averci fatto pace”. “È fantastico considerando che le ultime settimane non sono state facili per me, se penso che tornavo da un periodo di influenza e che stanotte ho dato due volte di stomaco. Ho fatto un ottimo lavoro ma allo stesso tempo c’è da lavorare ancora su molte cose. L’obiettivo era confermarsi e difendere il titolo, inutile nasconderlo, ma ogni gara è a sé e in quel salto, se avessi preso più centimetri alla pedana, ero sugli 8,50 metri, sono pronto ormai per certe misure che diventano l’obiettivo per la stagione all’aperto” dichiara Mattia Furlani, vicecampione del mondo indoor di salto in lungo, subito dopo aver conquistato la medaglia d’argento saltando 8,39 metri, primato personale eguagliato. Il nuovo titolo ha testimoniato ancora una volta come il lunghista delle Fiamme Oro riesca a farsi spazio tra gli altri atleti; già in precedenza, aveva infatti centrato l’argento a Glasgow 2024 con un salto lungo 8,22 metri e a Nanchino lo scorso anno si era imposto su tutti con 8,30 metri. Il potere si conferma poi ancora in mano alle donne azzurre. Nadia Battocletti e Zaynab Dosso sono riuscite a trionfare in cima al podio nella seconda giornata dei Mondiali indoor. “È stata una gara folle, penso di aver finito le lacrime di gioia. Qui bisognava danzare nel caos e ci sono riuscita — esorta con entusiasmo la trentina Battocletti, a seguito della vittoria alla sua prima partecipazione —. Per me è un sogno, non perché non creda in me stessa, ma in questa gara ho faticato, il percorso di avvicinamento non è stato semplice. Ritrovarmi a fare una gara così, un finale così dopo un ultimo mese per me completamente in salita, è qualcosa di molto importante: ho concluso il Ramadan due giorni fa, le sensazioni in allenamento non potevano essere ottimali. Fino alla scorsa settimana ero in dubbio se partecipare, non avevo le sensazioni che ricerco negli allenamenti, devo ringraziare il mio staff e la mia famiglia per avermi dato la forza che cercavo. Non sono un’habitué di questa specialità”. “È stata una gara in cui mi sono detta: parti e arrivi, senza pensare troppo. Dopo la semifinale mi aspettavo di dover scendere sotto i sette secondi, ma non è successo. Va bene lo stesso, l'importante era vincere. Il vero cambiamento è arrivato dopo Tokyo: mi sono seduta Giorgio e abbiamo deciso di cambiare tutto — commenta l’oro la 26enne reggiana Dosso, ringraziando in particolare il suo allenatore, che l’ha sempre accompagnata nel duro percorso che l’ha resa la donna più veloce della terra —. Questo percorso interiore è iniziato anche grazie a lui, mi ha fatto uscire dalla zona di comfort. Abbiamo tutta una serie di cose che non mi piace fare come i blocchi di lavoro a Tenerife. Però mi sono goduta il viaggio, queste è la cosa più importante”. A chiudere la cinquina di successi è Andy Díaz, triplista originario di Cuba, naturalizzato italiano, che si conferma campione del mondo dopo aver vinto la medaglia d’oro nel salto triplo ai Campionati in Polonia. L’atleta trentenne ai microfoni sottolinea: “Siamo un'Italia vincente, pochi giorni fa ha vinto Antonelli, poi Sinner, l'atletica non poteva rimanere indietro. Ho forzato, ho fatto il mio meglio. Paura mai, il primo salto è stato molto facile, ho fatto una preparazione eccezionale, gli altri poi me l'hanno lasciata così, meglio di così non poteva andare. A me l'azzurro porta fortuna, sono molto contento, ringrazio sempre le persone che mi hanno aiutato, arrivare qua con l'intenzione di prendere il titolo non era facile. Due settimane fa non volevamo venire, ma abbiamo detto ‘proviamoci’, ora è festa. Siamo pronti a difendere la maglia azzurra anche a Birmingham”.