Italia - L’Ecce Homo di Antonello da Messina torna in Italia: colpo segreto all’asta di Sotheby’s

Grazie una trattativa privata, la tavola nata durante il Rinascimento meridionale probabilmente troverà accoglienza all’interno del Museo di Capodimonte di Napoli

Monica Martini 09/02/2026 11:39

Si aggiunge al mosaico di opere d’arte costudite nei musei italiani un importante tassello del Rinascimento meridionale. L’Ecce Homo di Antonello da Messina, dipinto su legno a metà Quattrocento, era stato inserito come lotto 18 nell’asta Old Masters di Sotheby’s, in programma per lo scorso 5 febbraio a New York, con stima fissata tra i 10 e i 15 milioni di dollari. È nel pomeriggio del 7 febbraio che sono nate alcune indiscrezioni sui social riguardanti un possibile acquisto da parte dello Stato italiano. Spiccano tra le fonti quella della Fondazione “Federico Zeri” di Bologna che, con un post sulla propria pagina Facebook, ha dichiarato: “Appena battuta all’asta da Sotheby’s, da oggi è proprietà dello Stato italiano. Federico Zeri per primo l’attribuì al grande maestro: ‘il Cristo assume, con questa straordinaria smorfia, addirittura un aspetto che oggi si definirebbe mafioso. È un’opera giovanile ancora ignota alla letteratura artistica’” e quella del direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria e della Pinacoteca Nazionale di Bologna ad interim, Costantino D’Orazio, che ha pubblicato un post — poi cancellato — nel quale annunciava: “Un nuovo Antonello da Messina torna in Italia grazie al Ministero della Cultura. Chi lavora al MiC sa quanto sia complicato per lo Stato Italiano partecipare ad un’asta, ma questa volta il Ministero ha giocato d’anticipo, assicurandosi un vero capolavoro in trattativa privata, spuntando anche un prezzo più vantaggioso. Grazie ai colleghi che hanno gestito l’operazione, al Ministro che l’ha voluta e al proprietario che ha accolto l’idea che l’opera tornasse in Italia, guadagnando meno di quanto avrebbe potuto”.  Il costo conclusivo dell’accordo sarebbe pari a circa 12 milioni di euro. Grazie a una trattativa privata che ha coinvolto il comitato tecnico-scientifico del MiC composto da Mauro Agnoletti, Daniele Malfitana, Maria Cristina Terzaghi, Tomaso Montanari e Italo Muntoni, si è riuscito a evitare il rilancio, e quindi prezzi esorbitanti. È stato il gallerista Fabrizio Moretti ad aver fatto da intermediario con l’ultimo proprietario del dipinto, un collezionista cileno, e la casa d’aste americana. Questa compravendita rappresenta un passo significativo anche per il Museo di Capodimonte di Napoli che probabilmente si troverà ad accogliere così una delle opere di Antonello da Messina, artista che sul mercato è rarissimo. La tavola di piccole dimensioni (19,5 x 14,3 centimetri), dipinta su entrambi i lati, vede protagonista sul fronte il volto sofferente di Cristo, mentre sul retro compare un San Girolamo nel deserto, oggi quasi illeggibile a causa dell’usura. Secondo la ricostruzione dello storico dell’arte Federico Zeri, confermata dall’esperta Fiorella Sricchia Santoro, l’immagine veniva conservata in una bisaccia di cuoio ed era oggetto di devozione privata, consumata da baci e sfregamenti dei fedeli. Tale dipinto ha rappresentato un ruolo cruciale nell’evoluzione iconografica del soggetto, in quanto ha visto la trasformazione dell’icona bizantina in ritratto psicologico moderno, affiancata dall’introduzione in Italia della tecnica a olio di matrice fiamminga.