Italia - Strage Mottarone: il piccolo Eitan è stato preso dal nonno materno

Approfittando di una delle visite al bambino, il nonno materno ha organizzato un vero e proprio blitz e con un volo privato ha portato il bambino in Israele. L'uomo avrebbe precedenti penali per violenza domestica

Gerusalemme, Israele

Redazione 13/09/2021 10:03

 
Strage del Mottarone: il piccolo Eitan è stato portato in Israele dal nonno materno con un aereo privato. L’uomo risulta essere già stato condannato per maltrattamenti dall’ex moglie. La Procura indaga per sequestro di persona.
 
I fatti
Come si ricorderà, il piccolo Eitan è l’unico superstite del disastro avvenuto a maggio del 2021 e per il suo affidamento era scoppiata una lite tra le famiglie. Gli zii affidatari ora ne denunciato il rapimento.  
La Procura di Pavia ha aperto un'inchiesta per sequestro di persona nel caso di Eitan Biran, il bambino di sei anni, unico sopravvissuto della tragedia del Mottarone, che i nonni materni hanno portato in Israele sottraendolo alla zia Aya che ne è anche tutrice legale
Il viaggio dall'Italia in Israele sarebbe avvenuto con un volo privato, secondo alcune fonti informate che hanno riferito al circostanza agli organi di stampa. Il piccolo, nell'incidente della funivia del 23 maggio scorso, in cui morirono 14 persone, aveva perso entrambi i genitori, il fratellino e i bisnonni che erano venuti a trovarlo in Italia e da mesi era al centro di una battaglia per la custodia legale.
A Pavia c’è la casa dove Eitan è cresciuto e il bambino è cittadino italiano. Gli zii riferiscono che lo aspettano a casa, e che sono molto preoccupati per la salute del piccolo. Questo ha affermato in lacrime Aya Biran, la zia paterna di Eitan, che ha aggiunto: «Con questa mossa unilaterale e gravissima della famiglia Peleg, vedo come mio dovere sottolineare alle autorità Israeliane quanto già conosciuto al sistema giuridico italiano, sempre per il bene di Eitan: il nonno materno, Shmuel Peleg, è stato condannato per maltrattamenti nei confronti della sua ex moglie, la nonna materna».
 
I parenti in Israele dichiarano di aver agito per il bene del bambino
In una intervista alla Radio israeliana 103, Gali Peleg, zia materna del piccolo ha dichiarato: «Parlo solo per chiarire che abbiamo agito per il bene di Eitan. Non lo abbiamo rapito e non useremo quella parola, l'abbiamo portato a casa e abbiamo dovuto farlo perché non avevamo notizie sulla sua salute e la sua condizione mentale». «Eitan - ha aggiunto - ha urlato di emozione quando ci ha visto ed ha detto “finalmente sono in Israele”».  La zia materna ha continuato dicendo che il bambino era molto emozionato di trovarsi in Israele insieme alla sua famiglia. 
 
Il nonno ha ignorato l’ordine di consegnare il passaporto del bambino
Il Tribunale di Pavia aveva ordinato alla famiglia Peleg di consegnare alla zia paterna affidataria entro il 30 agosto il passaporto israeliano del bambino che era in possesso, per motivi non chiari, del nonno materno. Tale consegna non è mai avvenuta. Per garantire una maggiore tutela ad Eitan e sorvegliare sul rispetto delle disposizioni dei magistrati, la famiglia paterna aveva nominato anche una protutrice: l'avvocato Barbara Bertoni.
La zia ha sottolineato come sin dalla dimissione a casa, il 10 giugno 2021, Eitan sia stato seguito da un’equipe multidisciplinare: oss, infermiere, fisiatra e fisioterapisti, oltre che da una psicoterapeuta specialista in traumi infantili. Attualmente, il piccolo è seguito da un fisiatra, da una fisioterapista e da una psicoterapista e deve essere sottoposto regolarmente a queste terapie per il suo bene. Proprio questa settimana doveva essere sottoposto a visite ospedaliere di controllo. 
La zia ha poi ricordato che Eitan «è stato iscritto alla scuola dai suoi genitori, a gennaio 2020, nello stesso istituto in cui ha frequentato l'ultimo anno della scuola materna» e oggi, lunedì 13 settembre, avrebbe dovuto «iniziare» le elementari, dopo aver già trascorso «una settimana di inserimento» in quell'istituto a Pavia. «Le sue cugine - ha detto Aya Biran - che lo aspettavano ieri per cena sono preoccupate, il suo letto è vuoto, i suoi giochi e vestiti lasciati indietro, la sua nuova scrivania, il suo nuovo zaino, quaderno, astuccio, libri pronti per iniziare l'anno scolastico domani». Pavia, ha ripetuto la donna, «è la sua città di vita, è arrivato in Italia all'età di 1 mese e 18 giorni, è un cittadino italiano, non solo israeliano».
 
Le autorità israeliane faranno dei controlli
Intanto, il ministero degli Esteri israeliano ha annunciato che sta «verificando l'informazione» relativa al presunto sequestro del piccolo Eitan. 
Sia i legali che altre personalità hanno espresso disappunto per la vicenda: «Siamo spettatori passivi e vittime di un fatto molto grave che si è verificato ieri sera - ha dichiarato Armando Simbari, avvocato di Aya Biran Nirko, tutrice di Eitan Biran –. Il nonno materno di Eitan ha approfittato di questi incontri periodici che erano stati autorizzati dal giudice tutelare, incontri che noi avevamo assolutamente e caldamente voluto e favorito proprio nell'interesse del minore, invece è stato organizzato un blitz.
Il 22 ottobre prossimo era già stata fissata, davanti al Tribunale per i minorenni di Milano, un'udienza per discutere sul reclamo presentato dalla famiglia materna del piccolo Eitan, contro la nomina come tutrice legale della zia paterna del bambino di 5 anni.
 
La comunità ebraica di Milano condanna il gesto del nonno materno
«Milano ha appreso con sgomento la notizia del sequestro del piccolo Eitan ed esprime una decisa condanna nei confronti di questo gravissimo atto che viola le leggi italiane ed internazionali»: così ha detto il presidente della Comunità ebraica milanese Milo Hasbani. «L'augurio - ha aggiunto - è che la vicenda si risolva nel più breve tempo possibile nella direzione dell'ottemperanza della decisione del Tribunale dei minori».
Hasbani ha precisato che Aya e Nirko gli zii del bambino qui in Italia, si stanno attivando con le autorità e hanno scritto anche all’ambasciata israeliana in Italia. Secondo Aya, il bimbo è cresciuto nel nostro paese, la volontà del papà era farsi una vita in Italia ma i genitori della moglie hanno sempre detto che doveva crescere in Israele. L'accordo era che ogni tanto venissero a trovarlo e per Israele questo è un periodo di feste, con il capodanno ebraico dei giorni scorsi. Non c’è niente di strano dunque, fino a che i nonni non hanno preso Eitan e invece di riportarlo dalla zia hanno preferito inviare un messaggio con su scritto “il bambino è tornato a casa”.
Hasbani ha precisato che la famiglia paterna ha voluto forzare le cose. «Quello che la comunità può fare, per l'uno e per l'altro - ha concluso - è essere a disposizione, non prende posizione. È il giudice che ha preso una posizione».
 

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