La protezione della Posidonia oceanica entra sempre più nel mirino delle autorità francesi. A dimostrarlo è la pesante condanna inflitta dal Tribunale marittimo di Marsiglia al comandante del Laurie I, yacht di 37 metri battente bandiera maltese, sorpreso ad ancorare in una zona vietata del Parco naturale marino di Cap Corse e dell’Agriate, in Corsica. La sanzione ammonta a 90mila euro ed è accompagnata da tre anni di divieto di navigazione nelle acque francesi. Il caso risale al luglio dell'anno scorso, quando lo yacht è stato individuato all’ancora in un’area nella quale, per le unità superiori ai 24 metri, l’ancoraggio è vietato quando sono presenti praterie di Posidonia. A intervenire dopo una segnalazione sono stati gli agenti dell’Office français de la biodiversité dando così avvio al procedimento poi conclusosi davanti al Tribunale. La Posidonia oceanica non è un’alga ma una pianta marina endemica del Mediterraneo; le sue praterie rappresentano un habitat fondamentale per numerose specie che contribuisce alla protezione delle coste e svolgono un ruolo importante nell’equilibrio dell’ecosistema marino. Proprio per la loro fragilità, in diverse aree francesi le autorità hanno progressivamente introdotto restrizioni all’ancoraggio. Il problema non riguarda soltanto il punto in cui cade l’ancora, visto come durante i movimenti dell’imbarcazione la catena può trascinare sul fondale e danneggiare porzioni della prateria. Per questo la normativa francese ha previsto limiti specifici soprattutto per le grandi unità e nelle aree marine maggiormente sensibili. La vicenda del Laurie I ha dimostrato come l’ancoraggio in una zona vietata non venga considerato una semplice violazione amministrativa, ma può arrivare davanti alla magistratura e produrre conseguenze economiche e operative molto pesanti. Tale episodio di fatto arriva in un momento che vede una crescente pressione sulle coste italiane, dalla Sardegna alla Toscana, legata alla presenza sempre più consistente di yacht e al conseguente impatto sui fondali. Nella nostra penisola le sanzioni sono arrivate, in alcuni casi, a poche centinaia di euro, che a fronte dei 90mila euro multati in Francia sottolineano un'importante differenza. Non si tratta però soltanto di stabilire quale sia la multa più alta. Il punto centrale è il valore attribuito alla tutela di un ecosistema estremamente delicato: la Francia ha scelto di rendere più stringenti le regole sull’ancoraggio e di accompagnarle con controlli e conseguenze giudiziarie capaci di incidere concretamente sull’attività degli yacht.