Italia - La “mafia” non può sedersi a tavola: vietato il termine sull’insegna dei ristoranti spagnoli

L’Ufficio iberico che si occupa di brevetti ha stabilito che il marchio “La Mafia se sienta a la mesa” è contrario all’ordine pubblico e al buon costume

Monica Martini 09/03/2026 16:29

Dopo anni di dispute legali, l’Italia ha ottenuto una nuova vittoria contro la catena di ristoranti spagnola che utilizza la parola “mafia” nel proprio marchio. L’Ufficio iberico che si occupa di brevetti e marchi ha infatti stabilito che il nome “La Mafia se sienta a la mesa” (“La mafia si siede a tavola”) è contrario “all’ordine pubblico e al buon costume”, accogliendo le obiezioni presentate dal governo italiano. Tale decisione potrebbe costringere l’azienda a cambiare nome ai propri locali, presenti in numerose città spagnole. La controversia non è nuova, poiché è da tempo che le istituzioni italiane contestano l’uso commerciale della parola “mafia” usata in modo improprio come stereotipo tipo “pizza spaghetti e mandolino”. Associandola a un’esperienza gastronomica o di intrattenimento, si ritiene che l’utilizzo del termine non faccia altro che banalizzare e romanticizzare un fenomeno criminale reale e ancora attivo. Di fatto, già nel 2018 il Tribunale dell’Unione europea aveva respinto la richiesta dell’azienda di registrare il nome come marchio, sostenendo che la denominazione trasmetteva un’immagine ingannevole della mafia e poteva risultare offensivo per le vittime e per l’opinione pubblica. La recente decisione dell’Ufficio spagnolo si inserisce quindi in una battaglia legale iniziata anni fa e portata avanti dallo Stato italiano e dalla sua ambasciata in Spagna. Secondo l’autorità spagnola, il marchio richiama direttamente il nome di una reale organizzazione criminale e quindi non può essere utilizzato per promuovere attività commerciali. L’uso del termine, usato all’interno di un contesto come quello della ristorazione, è stato così considerato incompatibile con i principi di ordine pubblico e moralità. L’azienda, da parte sua, ha sempre respinto le accuse, sostenendo che il loro titolo non vuole glorificare la criminalità organizzata. Secondo i proprietari, l’espressione deriverebbe dal titolo di un libro di ricette e sarebbe stata scelta come riferimento culturale legato alla cultura italiana. La società ha anche affermato che in Spagna la parola “mafia” viene spesso percepita come un riferimento culturale o cinematografico, non necessariamente legato alla criminalità. Nonostante ciò, le autorità hanno ritenuto che l’associazione resti problematica. La decisione però non è definitiva, infatti la catena può ancora presentare ricorso. Se il provvedimento venisse confermato, il gruppo dovrebbe rinunciare al marchio e cambiare nome ai suoi ristoranti spagnoli. Per l’Italia, però, la sentenza rappresenta già un importante passo, in quanto rafforza l’idea che simboli e riferimenti alla criminalità organizzata non possano essere utilizzati come strumenti di marketing o di intrattenimento.