Luca Spada, un operatore della Croce Rossa di Forlimpopoli-Bertinoro, è attualmente indagato per la morte sospetta di cinque anziani, tutti in condizioni terminali, durante il trasporto in ambulanza dalle strutture in cui erano ospitati verso l’ospedale. Di sé il giovane racconta, in una vecchia intervista, di aver lasciato presto gli studi e che a soli 19 anni si è trovato a rilevare la gestione di una pizzeria, che poi ha chiuso per investire su due chioschi di piadine. Fino a qui non si nota niente di strano, ma nel corso del 2024 all’immagine limpida di “Spadino” se ne contrappone una offuscata. In primo luogo si candida in Consiglio comunale, ma non entra; in seguito una delle due piadinerie viene rivenduta alla precedente proprietaria, mentre l’altra inizia a essere gestita principalmente dal socio e dalla fidanzata, che in quel periodo era incinta. Parallelamente continua la sua attività all’interno della Cri, avviata a soli 14 anni come volontario di primo soccorso, operando anche con la Protezione Civile. Dipendente della Croce rossa, Spada lavorava 38 ore come autista-soccorritore di ambulanze a settimana e forse non solo. “Era fuori di parecchio sul conto — precisa una persona che ha avuto accesso alla sua posizione finanziaria dell’anno scorso —. I debiti si ammucchiavano e non riusciva a pagare”. L’indagato 27enne a piede libero e destinatario di un avviso di garanzia ricevuto a novembre, con la pesante contestazione di “omicidio volontario continuato, aggravato dalla premeditazione” in relazione alle morti di almeno cinque anziani, trasportati mentre era in turno, a cui sono state somministrate delle iniezioni. Si tratta di accuse pesanti che si collegano ai suoi presunti rapporti, ancora da chiarire, con un socio di un’agenzia funebre, che Spada ha più volte in varie interviste respinto in modo deciso, affermando di essere “pienamente innocente”. Dalle indagini della Procura e dei carabinieri sarebbero emerse relazioni frequenti con un’impresario delle “Onoranze funebri Romagna” di Meldola, con cui pareva — secondo alcune fonti — avere un vero e proprio rapporto lavorativo “a chiamata”, un’ipotesi negata dalla società stessa che ha ribadito: “È un amico di famiglia, lo conosciamo da quando era bambino”. Anche verso questa azienda, adesso però si rivolgono le attenzioni di un pm, Andrea Marchini, che nel suo fascicolo avrebbe indicati sia i nomi degli operatori sanitari che hanno denunciato i comportamenti sospetti di Spada e quelli di almeno due che sembrerebbero implicati come complici. Per il momento, in realtà essendo le indagini da parte del magistrato riservate, l’unica famiglia di cui si sappia abbia nominato legali, gli avvocati Max Starni e Antonio Mambelli, è quella di una 85enne deceduta lo scorso 25 novembre, su cui è stata disposta l’autopsia. Tra gli obiettivi dell'esame medico legale, verificare se la causa sia stata un'embolia. La voci che circolano accusano l’indagato sostengono che “lo si vedeva spesso alle onoranze funebri, lavorava con loro”, aggiunge la fonte. Se la teoria sostenuta dalle fonti richiedere l’esistenza dell’accordo informale di collaborazione come l’ipotetico movente, la domanda da porsi è se sia possibile collegare il fatto che Luca Spada avrebbe ucciso cinque, anzi forse otto persone, in nome di una società illecita solo per aumentarne il guadagno. Di fatto, appare difficile credere che reati così gravi siano stati commessi senza la convinzione di raggiungere il proprio fine, e quindi garantire alle onoranze funebri la certezza di essere ingaggiate dai parenti; perché quest’ultimi avrebbero potuto ovviamente optare per un altro servizio. Nel mentre, Spada nelle interviste continua a sostenere la sua innocenza: “Quando a novembre ho ricevuto l'avviso di garanzia mi è cascato il mondo addosso. Fin dal primo momento ho portato la documentazione, a sostegno dell’estraneità ai fatti. Dopo tanti anni, tanti interventi, stiamo parlando di cinque persone su 200 in un anno, i numeri sono questi. Spero che la Procura faccia luce”.