Italia - Una direttiva europea permette di confrontare il proprio stipendio con quello dei colleghi

Se verrà notata una differenza salariale ingiustificata tra uomo e donna, i datori di lavoro saranno obbligati a intervenire per correggerla

Monica Martini 06/02/2026 12:23

In Italia, grazie ai contratti collettivi nazionali che regolano la quasi totalità dei rapporti di lavoro, negoziati a livello nazionale dai sindacati e dalle associazioni datoriali per le diverse categorie professionali, si stabilisce quello che è lo stipendio minimo che i lavoratori devono ricevere. Vengono in questo modo fissate le cifre di base per ogni livello contrattuale, quindi per ogni avanzamento di carriera o anzianità, che mettono sullo stesso piano uomini e donne, senza discriminazione. Si tratta di una somma sotto la quale le aziende non possono andare, ma che possono liberamente decidere di superare per ogni singolo dipendente, in base alla loro specializzazione del ruolo, all’alto livello di istruzione, per motivi di trasferimento, per attrarre un maggior numero di talenti che altrimenti opterebbero per altre offerte lavorative, e via così. A causa di queste decisioni indipendenti, si potrebbe attivare un sistema di disparità; però nel momento in cui si parla di trattamento individuale, il principio di riservatezza può andare a occultare il problema. Proprio per questo motivo il decreto legislativo attuativo della direttiva Ue 2023/970 si pone l’obiettivo di “assicurare la parità retributiva tra uomini e donne che svolgono lo stesso lavoro, o un lavoro di pari valore, introducendo nuovi obblighi di trasparenza per i datori di lavoro e meccanismi di tutela per le lavoratrici in caso di trattamenti salariali discriminatori”. La scadenza per recepire la normativa europea è il 7 giugno. La direttiva di fatto è stata approvata nel 2023 per combattere il divario retributivo di genere, ovvero per cercare di limitare il più possibile la differenza negli stipendi di uomini e donne. Tra le principali novità previste c’è quella che obbliga le aziende a fornire informazioni retributive già nella fase di selezione del personale. Gli annunci di lavoro dovranno presentare dettagli chiari sul trattamento economico offerto, offrendo già una fascia indicativa di stipendio, mentre durante il colloquio le aziende non potranno più fare domande riguardanti la retribuzione dei candidati. All’interno di ogni impresa dovranno essere previste determinate politiche che possano stabilire criteri per le maggiorazioni che vanno a riconoscere individualmente, sia in termini di stipendio che di eventuali benefit concessi, politiche che devono essere trasmesse a tutti i dipendenti mediante comunicazioni interne. Ai lavoratori verrà riconosciuto il diritto di sapere quali siano le retribuzioni medie dei colleghi che svolgono lo stesso lavoro e sono legati dello stesso livello contrattuale. Qualora le informazioni ricevute siano ritenute imprecise o incomplete, “i lavoratori hanno il diritto di richiedere, personalmente o tramite i loro rappresentanti, ulteriori chiarimenti riguardo ai dati forniti. La risposta deve essere motivata”. Tali risposte dovranno esser date in tempi ragionevoli. Le domande non potranno essere effettuate in riferimento agli stipendi medi dei propri responsabili. Se verrà notata una differenza salariale ingiustificata tra uomo e donna, ovvero superiore al 5%, i datori di lavoro saranno obbligati a intervenire per correggerla. Nel nostro Paese, attualmente, le discriminazioni di genere sono particolarmente evidenti in settori come quello finanziario (32%), nel commercio (23,7%) e nella manifattura (20%).