Diventano sempre più chiari i due presunti volti che si celano dietro al tentato attacco all’aeroporto di Lipsia, dove sono stati trovati e smantellati droni carichi di esplosivo. Sembrerebbe trattarsi di un uomo nato in Russia con passaporto lettone e di un cittadino della Bielorussia con passaporto russo, entrambi già noti alle autorità. Il bielorusso, in particolare, pare abbia commesso diversi reati nei Paesi Baltici; la sua identità è stata rivelata grazie alla scoperta delle tracce del suo Dna trovate sulla superficie del drone e su una lattina contenente deflagrante. L’uomo è riuscito a varcare il confine europeo grazie a un visto turistico rilasciato alla fine di aprile dalle autorità italiane a Minsk, nonostante nella penisola non abbia mai messo piede. Il complice, il quale contributo logistico si sarebbe potuto rivelare letale durante l’attentato, è legato in via diretta ai servizi russi. Ora entrambi risultano già tornati nel loro Paese d’origine. “Se confermata, questa notizia dimostra chiaramente che i visti sono utilizzati come uno strumento da queste persone che vogliono colpire l’Ue — evidenzia l’alta rappresentante Ue Kaja Kallas, secondo la quale l’Europa deve essere sempre più preparata ad affrontare gli attacchi continui del “terrorismo sponsorizzato” della Russia. In Italia è subito stata lanciata un’inchiesta sulla questione del visto, che potrebbe coinvolgere anche il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica: “Faremo tutti i controlli necessari – interviene il ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine del Consiglio informale che si è tenuto a Wicklow, in Irlanda – per verificare se è andata effettivamente così, tenendo presente che c’è una procedura per la concessione dei visti e se non c’è un alert specifico sulla persona, non si può non concedere”. Ora l’invito avanzato dall'Ue è di adottare una stretta sul rilascio dei visti turistici ai cittadini russi, con particolare riguardo verso i governi che avevano manifestato le resistenze più forti su tale misura nel corso delle trattative dell’ultimo pacchetto di sanzioni avanzate alla Russia — quello italiano e quello francese. Intervenuta attraverso un post social, Ursula von der Leyen si è definita “pienamente solidale” con la Germania. “Voglio essere molto chiara, questo è stato un attacco con materiale militare portato avanti da un'operazione della Russia in territorio europeo. Non lo tolleriamo — dichiara la presidente della Commissione europea a seguito del suo incontro con il segretario generale della Nato Mark Rutte a Bruxelles —. Quest’intimidazione non funzionerà, l’Ue e la Nato sono uniti”. “La Russia ha aumentato la sua spregiudicatezza — aggiunge Rutte —, ma non ci spaventa. La nostra unità è incrollabile, il nostro supporto all'Ucraina è chiaro. Le forze armate stanno lavorando senza sosta per garantire la prontezza operativa e tutelare la sicurezza pubblica”.