L’obiettivo mancato di far rientrare l’Italia sotto la soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil apre un nuovo scontro politico fra il governo e gli organismi tecnici. Alla base della controversia ci sono i dati dell’Istat e “la sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II”, il Superbonus, indicati dall’esecutivo come le principali cause che hanno impedito di raggiungere il risultato desiderato. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sostiene che, senza l’impatto dei bonus edilizi, il deficit sarebbe già sotto il limite europeo. Secondo la premier, la misura introdotta durante il governo Conte abbia ancora effetti pesanti sui conti pubblici, tanto da impedire all’Italia di uscire dalla procedura d’infrazione, riducendo i margini di spesa per settori come sanità e welfare. Accanto alla critica politica, emerge anche una contestazione tecnica, visto come la premier mette in dubbio le stime dell’Istat, parlando di una possibile sottovalutazione del Pil. Secondo questa lettura, una revisione al rialzo dei dati economici potrebbe cambiare il quadro complessivo e trasformare il mancato raggiungimento dell’obiettivo in una sorta di “beffa” statistica. La linea del governo è condivisa dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che difende la riduzione del deficit ottenuta negli ultimi anni ma sottolinea i vincoli ancora presenti, tra cui proprio l’eredità delle politiche passate e le rigidità europee. Tuttavia, questa interpretazione non ha fatto che alimentare forti critiche. Secondo diversi analisti e opposizioni politiche, i vertici politici starebbero spostando l’attenzione dalle proprie responsabilità, attribuendo a fattori esterni – come l’Istat o il Superbonus – il mancato raggiungimento degli obiettivi che il Paese non è riuscito a raggiungere. In particolare, viene contestata l’idea di mettere in discussione i dati ufficiali della statistica pubblica, considerata un pilastro di credibilità per il Paese.