Tanti abbracci, qualche lacrima, un forte applauso e persino alcuni mazzi di fiori. È così che i duecento ragazzi italiani del progetto Onu sono stati accolti all’apertura delle porte nell’area arrivi dell’aeroporto di Milano Malpensa da genitori, parenti e amici, dopo che erano rimasti bloccati a Dubai a causa dell’attacco di Usa e Israele contro l’Iran e la risposta di Teheran contro i Paesi del Golfo. Il volo partito da Abu Dhabi nel primo pomeriggio (ora locale) è atterrato sul suolo italiano alle 19.25, quaranta minuti in ritardo rispetto all’orario previsto, le 18.45. Durante i tempi di attesa le famiglie, tutte accumulate dal desiderio di stringere i giovani studenti, si sono trovate a ingannare l’attesa chiacchierando le une con le altre, esprimendo i loro punti di vista sull’escalation delle tensioni in Medio Oriente e sull’operato del governo e delle autorità. “Non posso neanche descrivere cosa ho provato quando mia nipote mi ha scritto che erano iniziati gli attacchi e che avevano dovuto rifugiarsi dove potevano” spiega nonna Anna Maria, mentre spera di vederla il prima possibile. “Non avrebbero dovuto farli partire. Sapevano che la situazione era delicata, mi chiedo perché non abbiano capito in tempo che non era il caso di questa volta”, afferma con determinazione il padre di Rebecca, ex militare. “Siamo qui dalle 17, forse anche da prima. Sono stati giorni di apprensione, i ragazzi sono stati fantastici: hanno sentito le esplosioni ma non hanno mai ceduto al panico. Non siamo mai stati soli. Ci sono sempre stati vicini tutti, questo ci ha aiutato. Adesso vogliamo solo riabbracciarli”, aggiungono ancora quattro mamme. Quella che hanno vissuto gli alunni, che si sono recati Dubai per un’attività extrascolastica organizzata da WSC Italia – World Student Connection Global Leaders, nell’ambito del progetto di simulazione delle assemblee Onu, sarà un’esperienza che difficilmente dimenticheranno. “In diversi momenti della giornata e anche di notte arrivavano allarmi, sia con sms sui telefonini sia con le sirene dell’albergo. In quelle circostanze eravamo costretti a scendere nei seminterrati, trasformati in bunker. Ci avevano sistemati al piano terra dell’hotel per poter scendere più velocemente — racconta Lucio, diciassettenne studente del liceo Sant’Anna di Torino, dopo essere stato accolto a Malpensa —. Ringrazio il coordinatore scolastico per essersi subito attivato per il nostro rientro, i giornalisti per aver raccontato la nostra situazione e il governo che in pochi giorni ci ha riportato dalle nostre famiglie e dai compagni di classe. Domani saremo felici di riabbracciarli e raccontare la nostra avventura”. Il 3 marzo erano anche previsti diversi voli che hanno riportato in Italia diversi compaesani partiti da Abu Dhabi e Mascate, in Oman. Il ministero Tajani ha fatto sapere come “la priorità va alle persone che si trovano in zona di guerra”, ma che verranno accolte anche le quaranta richieste arrivate da parte di persone con cittadinanza italiana che hanno avanzato il desiderio di lasciare l’Iran: “Vediamo di farli partire nella massima sicurezza, perché lì c’è ancora più rischio, come a Tel Aviv, per farli uscire. Stiamo lavorando per organizzare spostamenti nella massima sicurezza possibile, per cercare di evitare rischi di qualunque tipo”.