Italia - Pedofilia: Papa Francesco riscrive il Codice del Vaticano

Il Codice del Vatico in tema di pedofilia e detenzione di materiale pedopornografico ha subito un enorme cambiamento; chi commette reato rischia la cacciata per crimine contro la dignità della persona.

Redazione 03/06/2021 10:49

Papa Francesco ha riscritto il Codice del Vaticano, più precisamente le norme riguardanti il reato di pedofilia. Un enorme cambiamento, perché secondo il quanto si legge gli abusi sessuali e la pedofilia non saranno più considerati come reati contro gli obblighi dei consacrati, bensì come reati gravi con la persona e la propria dignità. Un cambiamento radicale per il Vaticano, che a partire da oggi considera la pedofilia non più come un “disobbedire” alle norme e regole della Chiesa, ma come una mancanza di rispetto e un’offesa grave nei confronti della vittima.
 
La riforma del Codice del Vaticano
Una grande novità per quanto riguarda il tema spinoso della pedofilia in Vaticano; oggi è stato pubblicato, infatti, il nuovo testo del Codice del Vaticano in materia di reati e abusi sessuali, già approvato lo scorso 28 maggio 2021. Le nuove norme, inoltre, entreranno in vigore a partire dal prossimo 8 dicembre. Ecco le parole riportate sul nuovo testo del Codice del Vaticano: “Chi, oltre ai casi già previsti dal diritto, abusa della potestà ecclesiastica, dell’ufficio o dell’incarico sia punito a seconda della gravità dell’atto o dell’omissione, non escluso con la privazione dell’ufficio o dell’incarico, fermo restando l’obbligo di riparare il danno”.
 
Quindi, secondo la nuova legge del Vaticano chi viola un minore, ma anche chi possiede materiale pedopornografico verrà punito con l’espulsione.
Secondo una nota riportata da Papa Francesco: “Per rispondere adeguatamente alle esigenze della Chiesa in tutto il mondo appariva evidente la necessità di sottoporre a revisione anche la disciplina penale promulgata da San Giovanni Paolo II, il 25 gennaio 1983, nel Codice di Diritto Canonico, e che occorreva modificarla in modo da permettere ai Pastori di utilizzarla come più agile strumento salvifico e correttivo, da impiegare tempestivamente e con carità pastorale ad evitare più gravi mali e lenire le ferite provocate dall’umana debolezza”.

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