Italia - Ozono, l’estate del caldo fa scattare l’allerta sanitaria nelle città italiane

Il 2026 ha mostrato con particolare evidenza il legame tra cambiamento climatico e qualità dell’aria

Monica Martini 07/09/2026 15:14

L’estate 2026 si sta avviando verso la conclusione, ma il suo passaggio ha lasciato tracce di una temperatura eccezionalmente elevata e un peggioramento della qualità dell’aria. A preoccupare è soprattutto l’ozono, un gas fortemente ossidante e caratterizzato da un odore pungente, la cui formazione viene favorita dall’intensa radiazione solare e dalle alte temperature. I dati raccolti dal progetto “Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città”, promosso da ISDE Italia insieme all’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, mostrano un aumento significativo dei superamenti in numerose città italiane rispetto allo stesso periodo del 2025. Il caso di Brescia è particolarmente significativo. Alla centralina del Villaggio Sereno, tra gennaio e agosto, la soglia di 120 microgrammi di ozono per metro cubo è stata superata per 58 giorni, contro i 12 dello stesso periodo dell’anno precedente; si tratta di un dato che supera già ampiamente il limite previsto, che consente non più di 25 superamenti nell’arco di un anno. La situazione del capoluogo provinciale della Lombardia non è però un’eccezione, in quanto a fine agosto la condizione più critica risultava quella di Bergamo-Meucci, con 77 giornate oltre i 120 µg/m³, seguita da Vicenza-Quartiere Italia con 69, Torino-Lingotto e Torino-Rubino con 67, Milano-Verziere con 66 e Verona-Giarol Grande con 65. L’ozono presente negli strati bassi dell’atmosfera non viene emesso direttamente da una fonte specifica; è un inquinante secondario che si forma attraverso reazioni chimiche favorite dalla luce solare e dalle alte temperature. Per questo motivo le ondate di calore rappresentano una condizione particolarmente favorevole al suo accumulo. Il 2026 ha dunque mostrato con particolare evidenza il legame tra cambiamento climatico e qualità dell’aria: più caldo e maggiore irraggiamento possono creare condizioni favorevoli alla formazione di ozono, mentre le emissioni dei suoi precursori continuano ad alimentare il problema. Secondo ISDE Italia, questa correlazione deve ormai essere considerata anche sotto il profilo sanitario. “I dati sull’ozono rappresentano un segnale che non può essere sottovalutato — spiega il presidente Roberto Romizi —. Qualità dell’aria, salute e cambiamento climatico sono sempre più strettamente collegati: estati più calde e condizioni meteorologiche favorevoli alla formazione dell’ozono possono aumentare l’esposizione della popolazione a un inquinante con effetti rilevanti sull’apparato respiratorio. Le politiche climatiche sono quindi anche politiche di prevenzione sanitaria. Dobbiamo ridurre le emissioni dei precursori dell’ozono e, contemporaneamente, affrontare con maggiore decisione le cause del riscaldamento climatico”. Accanto a questo problema rimangono elevate anche le concentrazioni di biossido di azoto, soprattutto in alcune città portuali, e quelle del particolato fine PM2,5, considerato particolarmente rilevante per la salute. “Il PM2,5 rimane uno degli indicatori più importanti dal punto di vista sanitario. I valori OMS non sono semplici obiettivi ambientali astratti: rappresentano livelli definiti sulla base delle evidenze disponibili sugli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute. Ridurre l’esposizione della popolazione deve essere l’obiettivo centrale delle politiche pubbliche, andando oltre una logica basata esclusivamente sul rispetto formale dei limiti di legge”, sottolinea ancora Romizi. Per il biossido di azoto, ad esempio, Genova-Via Buozzi ha registrato 223 giornate sopra il valore indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità di 25 µg/m³; Palermo ne ha contate 215, Catania 231 e Napoli-Ente Ferrovie 196. Per il PM2,5, invece, Torino-Rebaudengo ha raggiunto 129 giornate oltre i 15 µg/m³ indicati dall'OMS, Verona-Giarol Grande 115 e Napoli-Ente Ferrovie 110. Tra traffico, combustioni, attività industriali e condizioni meteorologiche sempre più influenzate dal riscaldamento climatico, la qualità dell’aria nelle città italiane non fa che andare incontro a uno scenario sempre più preoccupante.