Con la presentazione in Parlamento della relazione annuale dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera), ancora una volta è stato dimostrato come i costi delle bollette nel nostro Paese raggiungano livelli che in molti altri Paesi europei sembrano impensabili. “Il Pun medio 2025 (Prezzo unico nazionale dell'elettricità) è stato di 115,9 euro al Megawattora (+7% sul 2024), il più alto tra le principali borse europee. I prezzi italiani restano strutturalmente superiori a quelli di Francia (61,1 euro/MWh) e Spagna (65,3 euro/MWh), per la forte dipendenza dalla generazione a gas”. Sono questi i principali dati che Nicola Dell'Acqua, presidente dell’Arera, l'agenzia pubblica dell'energia, acqua e rifiuti, ha annunciato in Sala della Regina della Camera. Sul fronte dell’elettricità, sebbene nel corso dello scorso anno in Italia si è registrata una moderata riduzione del prezzo totale (-1,6%) che ha raggiunto 35,12 c€/kWh, la componente energia è rimasta invariata (-0,1%: da 19,69 a 19,68 c€/kWh). A diminuire sono stati i costi di rete (-5,8%, da 6,23 a 5,87 c€/ kWh) e la componente fiscale (-2,1%). I consumatori domestici in Italia pagano un prezzo superiore del 13% rispetto a quelli all’Area euro, con un differenziale di 4,03 c€/kWh che per l’appunto è riconducibile esclusivamente alla componente energia. Più nei dettagli, la crescita maggiore si è verificata nella generazione da gas naturale che è aumentato del 7% e dal fotovoltaico si è innalzato del 25%; per eolico e idroelettrico è stato invece registrato un calo rispettivamente del 3% e del 21%. Questo non fa che creare speranza sul fronte delle fonti rinnovabili, che risultano aver contribuito in totale per il 48% al fabbisogno nazionale di energia elettrica. Sulla stessa lunghezza d’onda, nel 2025 il prezzo dell’elettricità per le imprese è sceso appena dell’1% (a 26,25 c€/kWh), dimostrando come anche i clienti non domestici debbano affrontare alcuni dei costi fra i più alti d’Europa. “L’Italia resta un Paese manifatturiero che dipende in misura significativa da energia importata, e il differenziale dei prezzi dell’elettricità e del gas rispetto alla media europea continua a pesare sulla competitività delle imprese e sui bilanci delle famiglie — sottolinea Dell’Acqua —. Ridurre questo divario non è solo un obiettivo regolatorio: è una condizione di equità sociale e di tenuta del sistema produttivo nazionale”. “Incrementare l'utilizzo di energia elettrica rinnovabile prodotta a livello nazionale - prosegue il presidente dell’Arera — è la strategia migliore per l’Europa al fine di ridurre la sua vulnerabilità alla volatilità delle forniture energetiche internazionali e all'aumento dei prezzi dell’energia”. Se si pensa alla situazione che si è andata a creare nel momento in cui il gas russo non è più stato disponibile, si nota come l’Europa si sia ritrovata ad affrontare il forte rischio di sotto-utilizzazione dei terminali gas, il cui livello di utilizzazione raramente supera il 35%. Se ora venissero approvati i nuovi terminali in Calabria (Gioia Tauro), Sicilia (Porto Empedocle), Sardegna (Porto Torres, Portovesme e Oristano) e Marche (Falconara Marittima), all'interno del Pese si darebbe il via libera a una soluzione più concreta e definitiva.