Italia - Corto circuito sulla tassazione del tabacco: l’Ue non trova un accordo

In attesa della revisione delle direttive unitarie, l’Italia si è attivata attuando modifiche importanti nei costi di sigarette e altri prodotti a loro correlate

Monica Martini 01/07/2026 11:40

La direttiva europea sulla tassazione del tabacco nel corso dello scorso mese si è trovata di fronte ad un bivio che da una parte ha visto l’approvazione in versione ridotta dalla commissione Affari economici del Parlamento europeo e dall’altra la mancata unanimità dall’agenda del consiglio Ecofin. Sul tema della tassazione del tabacco, l’UE dunque non è ancora riuscita a fare passi avanti, inceppandosi di fatto di nuovo dando conferma di come le idee e gli orientamenti diversi presenti a livello nazionale si riflettano a livello europeo. In attesa della revisione delle direttive unitarie, l’Italia si è in realtà già attivata attuando modifiche importanti nei prezzi di sigarette e di altri prodotti a loro correlate, tra accise, Iva e imposte di consumo. Trasformazioni che hanno fatto raggiungere l’anno scorso il record di 15,6 miliardi, ottenuto soprattutto grazie alla rimodulazione progressiva del calendario fiscale decretata dalla legge di Bilancio 2026, con aumenti spalmati nel corso del triennio 2026-2028. A livello europeo, rimane necessario riscrivere la Tpd, la direttiva 2014/40/UE che regolamenta caratteristiche, etichettatura, ingredienti, avvertenze sanitarie, vendita transfrontaliera a distanza, tracciabilità dei prodotti, e aggiornare il corpus normativo Ted che fissa struttura e aliquote minime delle accise sui tabacchi lavorati, integrata dalla direttiva 2020/262/Ue sul regime generale delle accise. Tuttavia i parlamentari europei, che hanno direttamente respinto al mittente con oltre 400 voti contrari il provvedimento riguardante l’aumento della tassazione che avrebbe colpito tanto le sigarette tradizionali quanto i nuovi prodotti, non sembrano proprio voler scendere a patti con la proposta avanzata dalla Commissione von der Leyen. La volontà emersa da parte dell’Eurocamera è quella di riscrivere il testo con uno sguardo che guardi al presente e tenga conto delle differenti realtà economiche e sociali presenti negli Stati membri, con una particolare attenzione alla tutela dei posti di lavoro. Per l’eurodeputato di Forza Italia Marco Falcone (Partito popolare europeo) “la maggioranza che si è consolidata in Commissione ha scelto una linea che guarda agli effetti economici e sociali della riforma. Per questo abbiamo rafforzato il principio del meno rischio, meno tasse, abbassando l’imposizione sui prodotti innovativi rispetto alla sigaretta tradizionale, adottando quindi un approccio fiscale di buon senso”. La riforma in questo modo coniugherebbe “salute, legalità, competitività e tutela dell’occupazione”.  L’Italia rientra nel gruppo degli Stati Ue che temono che la modifica delle direttive possa produrre un’eventuale migrazione della domanda dal mercato legale a quello illegale, l’equiparazione di prodotti tradizionali e innovativi con profili di rischio diversi, un calcolo delle aliquote minime che non tenga conto dell’approccio Ppp (purchasing power parities) e della parità del potere d’acquisto tra i vari Paesi.