Non ha tardato ad arrivare la risposta ufficiale della società Cloudflare a seguito della sanzione da oltre 14 milioni di euro che le è stata inflitta dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) a seguito della violazione della legge antipirateria. Ad un giorno dalla denuncia, la replica è stata pubblicata direttamente dal co-fondatore e CEO dell’azienda californiana, Matthew Prince sulla piattaforma X. La multa è stata effettuata visto il mancato blocco di alcuni siti che violavano la cosiddetta legge “antipezzotto”, chiamata informalmente così anche dai politici dal nome di un diffuso sistema illegale usato per vedere le partite di calcio senza pagare abbonamenti a chi ufficialmente in Italia ne detiene i diritti. Matthew Prince ha minacciato da parte sua di interrompere il traffico di milioni di dollari in servizi di cybersecurity pro bono che stanno fornendo alle imminenti Olimpiadi di Milano-Cortina, ma anche di smettere di fornire i servizi gratuiti di cybersecurity per tutti gli utenti che presentano sede in Italia. Anche tutti i server dalle città italiane rischiano la rimozione, bloccando inoltre qualsiasi investimento nel Paese, compreso il piano di edificazione di un ufficio gestito dalla società. Queste minacce non hanno fatto che creare preoccupazioni molto serie all’interno del territorio italiano, visto la funzione fondamentale che possiede Cloudflare nel web, come uno dei pilastri “invisibili” nella struttura che tieni in piedi Internet: si occupa dell’erogazione dei servizi di protezione contro attacchi informatici, del caricamento delle pagine e fa da scudo per milioni di portali, aziende e piattaforme, in quanto intermediario tra utenti e siti. In Italia, se le parole riferite dal CEO della società si trasformeranno in realtà, verrà meno il filtro che permette di navigare veloce nel web e di proteggersi da determinati attacchi hacker. Cloudflare non solo ha respinto le accuse di AGCOM ma ha attaccato direttamente la piattaforma da loro gestita, il Piracy Shield: “L'Italia insiste sul fatto che un’oscura cricca mediatica europea dovrebbe essere in grado di dettare cosa è consentito e cosa non lo è online. Nessuna supervisione giudiziaria. Nessun giusto processo. Nessun appello. Nessuna trasparenza”, definendo inoltre la richiesta dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni uno “schema per censurare Internet”. Matthew Prince ha infine concluso: “In altre parole, l’Italia insiste sul fatto che un’oscura cricca mediatica europea dovrebbe essere in grado di dettare cosa è permesso e cosa no online”. Mentre da governo italiano non è ancora trapelata alcuna contro risposta, è da una nota della Lega Serie A di calcio che si accusa come Cloudflare sia stata sanzionata perché “è l’unica grande azienda che, per scelta del suo CEO, rifiuta qualsiasi collaborazione con le autorità, con le forze dell’ordine, con i titolari dei diritti e persino con i giudici e rappresenta per questo la prima e più comune scelta fatta dalle associazioni criminali per gestire i propri servizi illeciti proprio per questa determinazione a consentire atti di pirateria”.