Italia - Caro energia, quando la Dad diventa una scelta per ridurre la mobilità quotidiana

L’ipotesi lanciata dall’Anief comporrebbe una sorta di “lockdown economico”, studiato come strategia preventiva contro il possibile ampliamento della crisi

Monica Martini 07/04/2026 12:14

L’ipotesi di riattivare la didattica a distanza per l’intero mese di maggio ha generato trambusto nelle case italiane. Nel contesto dell’attuale crisi internazionale, l’opzione della DAD diventa una scelta per ridurre la mobilità quotidiana. La chiusura delle scuole non dipenderebbe questa volta da motivi sanitari, ma dall’emergenza di energia; si tratterebbe di un vero e proprio “lockdown economico” pensato come strategia preventiva contro un eventuale regime di “austerity”. Alla crescente instabilità del settore energetico, alcune organizzazioni sindacali hanno suggerito di limitare la mobilità di massa nel settore scolastico e nella publica amministrazione in modo da abbattere in parte i consumi di carburante e contenere la lievitazione dei costi, grazie alla riduzione drastica degli spostamenti quotidiani generati dai servizi pubblici. La crisi internazionale, nata a seguito dello scoppio del conflitto fra Stati Uniti e Iran, potrebbe comportare così grandi cambiamenti nei settori considerati strategici per l’economia italiana. In primis, è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto a lanciare l’allarme: “Entro un mese il Paese potrebbe trovarsi a corto di energia”. Di conseguenza i sindacati si sono subito attivati, non solo proponendo l’idea della scuola online, ma considerando l’eventuale ipotesi di smart working sistematico per la maggior parte dei lavoratori statali, con l’obiettivo di tagliare ancora di più gli spostamenti. Tale proposta per ora rimane solo una remota ipotesi, che potrebbe venire adottata solo in caso di un peggioramento ulteriore della situazione energetica all’interno del Paese, provocato dai tagli delle forniture che viaggiano attraverso lo Stretto di Hormuz. Ad avanzarla è stato Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, l’associazione nazionale insegnanti e formatori, che ha dichiarato: “La crisi energetica, con ripercussioni sul costo dei carburanti, potrebbe portare l'Italia entro giugno a un tasso di inflazione altissimo: per frenare il costo della vita, il Governo e il Parlamento potrebbero valutare l'adozione della didattica a distanza, a seguito del collocamento dei lavoratori pubblici in smart working”. Si tratta di una sorta di avvertimento che di fatto considera la DAD “una misura emergenziale da confinare a scenari estremi, non certo un modello da riproporre”. Lo stesso Pacifico, a nome del sindacato, ha anche precisato come “la scuola dovrà essere l’ultima a chiudere, ma se la guerra in Medio Oriente continua potrebbe essere colpita dall’attuale crisi”. La Rete nazionale scuola in presenza, da parte sua, non ha fatto attendere la sua risposta: “Se davvero l’obiettivo fosse quello di ridurre i consumi energetici, risulta allora del tutto assurdo prendere di mira ancora una volta la scuola, come se fosse il settore più sacrificabile del Paese. Con la stessa logica, si dovrebbe allora proporre la chiusura di aziende, acciaierie, centri commerciali, supermercati, compagnie aeree e navali, cioè di realtà che certamente comportano consumi enormemente superiori. Ma nessuno osa avanzare simili proposte. La scuola non può essere trattata come una variabile dipendente delle crisi economiche o belliche. Va difesa, sostenuta e preservata, sempre. Tanto più quando il mondo intorno sembra andare nella direzione opposta”. Le associazioni hanno inoltre evidenziato come “l’esperienza degli anni scorsi ha già mostrato con chiarezza quanto la didattica a distanza abbia amplificato il disagio psicologico, relazionale ed educativo di bambini e adolescenti, colpendo in modo ancora più grave gli studenti più fragili. La Dad ha inoltre compromesso il diritto all’inclusione degli alunni con disabilità e ha fortemente limitato il diritto all’istruzione, alla relazione e alla socialità, che devono essere garantiti a tutti i minori”.