Nel 2023 è iniziata una fase di rallentamento per il settore della manifattura italiana, che ha stravolto i ritmi di produzione nel comparto delle auto, alle prese con una trasformazione epocale tra elettrificazione, contrazione della domanda e tensioni internazionali. L’industria dell’automobile in Italia e, più in generale, in Europa sta attraversando un momento di forte difficoltà, riconducibile alla riduzione dell’efficenza e della produttività delle aziende, alle vendite in calo e agli interrogativi legati alla transizione verso la mobilità elettrica. Secondo l’ultimo report del Centro Studi di Confindustria, il settore automotive italiano ha registrato una diminuzione di circa -10,3% rispetto ai periodi precedenti, evidenziando una crisi strutturale dovuta alla competizione internazionale sempre più agguerrita e alle trasformazioni tecnologiche che richiedono investimenti rilevanti. Come è già stato sottolineato, la produzione italiana di auto continua a mostrare segnali di sofferenza, con dati industriali che indicano cali significativi. Nel 2024 la produzione automotive è diminuita del 22,7% complessivo e quella di autovetture del 42,8% rispetto all’anno precedente, livelli che non si vedevano da decenni. Di pari passi, anche sul fronte europeo i dati di mercato confermano un rallentamento delle immatricolazioni, con una vendita che risulta in calo rispetto ai livelli del 2019 e continue flessioni significative registrate nei singoli mesi dello scorso anno. Uno dei nodi più dibattuti è la transizione verso i veicoli elettrici, che da un lato rappresenta un passaggio fondamentale per il futuro della mobilità, ma dall’altro si scontra con ostacoli reali sul piano di mercato. Gruppi come Stellantis si sono visti costretti a chiudere il 2025 con perdite significative — oltre 22 miliardi di euro — in parte attribuibili alla revisione dei piani di elettrificazione e alla riduzione degli investimenti nelle tecnologie che non riescono a soddisfare rapidamente la domanda reale. Mentre i finanziamenti vengono indirizzati verso le auto elettriche, i consumatori guardano ancora con troppa diffidenza questa realtà. I listini sono elevati, le colonnine insufficienti, le ricariche troppo lente e le bollette poco accessibili: le auto a batteria davanti agli occhi di tutti rimangono un bene di lusso che solo pochi si possono permettere. Il contesto competitivo globale, inoltre, non aiuta. La pressione dei produttori asiatici, in particolare cinesi, sta cambiando gli equilibri di mercato, in settori come le batterie e le componenti elettroniche dove molte filiere europee sono meno competitive. In aggiunta, in molti mercati i clienti mostrano ancora una forte preferenza per motorizzazioni tradizionali o ibride rispetto alle elettriche, rendendo ulteriormente lento il percorso di piena elettrificazione. In Italia, in particolare, le associazioni di settore segnalano che la quota di auto ricaricabili resta inferiore alla media europea e che gli incentivi statali e le politiche fiscali sulle auto — inclusi i benefici per l’elettrico — devono essere rivisti per sostenere domanda e capacità competitiva. La crisi dell’automotive è quindi sia quantitativa, con produzione e vendite in calo, sia qualitativa con la sfida della transizione energetica che richiede tempo, investimenti e coerenza tra politiche pubbliche e strategie industriali. Per superare questa fase, stakeholder, istituzioni e imprese dovranno collaborare per bilanciare innovazione, sostenibilità e competitività, evitando che la trasformazione tecnologica si traduca in una perdita di terreno industriale e occupazionale.